Maigret e l’adorabile Vecchia Signora

La vecchia signora con gli occhi bleu.

Maigret e l'adorabile Vecchia Signora.

Maigret e l’adorabile Vecchia Signora.

 

Il romanzo americano di Maigret e la vecchia signora.

Il commissario Maigret si trova a fronteggiare una vecchia signora, all’apparenza assolutamente adorabile, in un romanzo che il suo autore, Giorges Simenon, scrive durante gli anni del suo soggiorno negli Stati Uniti.

Lo scrittore belga realizza il romanzo nel novembre/dicembre del 1949 e l’opera viene pubblicata in Francia, per la prima volta, sul finire di febbraio del 1950, con il titolo di Maigret et la vieille dame.

Nei dieci anni che Geoges Simenon trascorre sull’altra sponda dell’oceano Atlantico, dal 1945 al 1955, vedono la luce diversi romanzi della saga con il commissario Maigret protagonista: uno in Canada e ben 20 negli USA.

Fra questi 21 romanzi ve ne sono alcuni tra i più universalmente noti ed apprezzati. Basti pensare a Il morto di Maigret, Maigret e la giovane morta, Le vacanze di Maigret ecc.

Il romanzo oggetto di questo post, Maigret e la vecchia signora, a mio avviso, divide, al contrario, con alcuni altri della saga, una particolarità non troppo lusinghiera.

In cosa consiste? È presto detto.

Un romanzo poco ricordato.

Sono convinto che un lettore di Simenon a cui fosse chiesto di indicare i 5, ma anche 10, migliori romanzi con Maigret protagonista, difficilmente includerebbe questo particolare romanzo nella sua lista.

Eppure l’opera non è peggiore delle altre 74 che, fra il 1931 e il 1972, hanno appassionato ed appassionano ancora milioni di lettori.

Un romanzo che leggi con lo stesso piacere degli altri, ma che forse non lascia un segno eccessivo nel lettore perché…già! Perché?

Il romanzo non è ambientato a Parigi, ma questo non significa assolutamente nulla, visto che altri romanzi Maigret lo sono. Alcuni dei quali certamente fra i più noti come, ad esempio, Il cane giallo.

Le drammatiche vicende narrate in Maigret e la vecchia signora hanno per cornice l’incantevole cittadina normanna di Étretat.

Una località balneare molto nota ai francesi, Étretat,  e certamente, al giorno d’oggi, anche a noi italiani. Una località molto piccola, con una spiaggia ghiaiosa e monumentali falesie che ne sono la vera attrazione.

Piccola oggi, piccolissima ai tempi in cui Simenon vi soggiornò nel 1925.

Quasi a riprova di quanto il romanzo, Maigret e la vecchia signora, tenda a lasciare scarsa traccia di se in chi lo legge vediamo proprio ad Ètretat, il Detective Hôtel, dedicare le sue dodici stanze a svariati protagonisti della letteratura poliziesca e della fiction, ma non al nostro Maigret!

Eppure in quasi tutti i luoghi dove Simenon ha voluto ambientare un suo romanzo, hanno fatto di tutto per ricordare ai posteri l’onore riservato loro dallo scrittore belga padre di Maigret!

Forse ad Ètretat se la sono un tantino legata al dito per come Simenon ha voluto descrivere il loro paesello?

“Étretat appariva candida e innocente, con le sue case troppo piccole, troppo graziose, troppo ben dipinte per ospitare un dramma, con le scogliere sullo sfondo che emergevano dalla foschia proprio come nelle cartoline esposte all’ingresso dell’emporio.”

Sia come sia il romanzo ha i suoi pregi e, forse, alcuni difetti che non bastano certo a comprometterne il valore.

Forse è un po’ breve, se vogliamo, ma non è raro, fra i Maigret, trovare romanzi la cui estensione è al limite del racconto lungo.

La trama poliziesca c’è. Anzi è una trama delle più classiche: stile anglosassone.

Un avvelenamento, un ambiente chiuso, pochi i possibili sospetti. Simenon sembra, in quest’opera, voler rispolverare i canoni classici del poliziesco anglosassone agli albori del genere.

Colpa dell’atmosfera un po’ british che spira dalle parti della Manica e non risparmia la sponda continentale?

Ecco Maigret alloggiare all’Hôtel des Anglais ed accompagnarsi ad una sorta di Watson rappresentato qui dal collega francese della polizia locale, un tipo bruno dalla faccia sanguigna, che risponde al nome di: ispettore Castaing.

In parallelo alle atmosfere del giallo classico anglo americano, Simenon, recupera le istanze di quella letteratura populista che, nei primi anni ’30, lo aveva decisamente ispirato, ma che aveva superato assai rapidamente anche se mai completamente.

In Maigret e la vecchia signora la divisione sociale è netta e un tantino manichea. Tutti i buoni sono rappresentati come gente del popolo minuto: rozzo ed ingenuo, ma fondamentalmente onesto. Tutto il male possibile è incarnato nei personaggi di estrazione alto borghese. Malvagità, egoismo, debolezza di carattere, opportunismo, falsità, vizio.

Simenon sfoga su Maigret i suoi problemi.

Viene quasi il dubbio che Simenon l’abbia fatto apposta oppure…che pensasse ad altro mentre scriveva questa storia. Una storia tanto semplice e insieme così terribile.

Perché, signori miei, questo romanzo ha veramente qualcosa di terribile in se.

Intanto contiene la frase più terribile che Simenon, credo, abbia mai scritto nella sterminata serie di opere che pure ha realizzato:

«…Si pensa sempre che i genitori vogliano bene ai loro figli. Parrebbe naturale. Ma ora mi chiedo se non capiti più spesso il contrario.»

Chi può arrivare a pronunciare queste parole? Ma l’incantevole vecchia signora: ovviamente.

Nemmeno il Jean Radek di Una testa in gioco è mai arrivato, nel suo feroce disincanto, a concepire un pensiero così abominevole.

Un Simenon che scrive un romanzo poliziesco mentre la sua mente naviga mari tempestosi ed infidi?

Chi frequenta, con una certa dimestichezza, le biografie dello scrittore non può che pensare subito al drammatico rapporto di questi con la madre Henriette Brüll.

Proprio in quell’autunno del 1949, mentre Simenon scrive Maigret e la vecchia signora, ricorrono i due anni dalla tragica morte del fratello Christian, caduto in Indocina combattendo nella Legione Straniera.

Christian era il figlio prediletto di Henriette e lei non ha mai perdonato, al maggiore, d’aver indotto il fratello minore ad arruolarsi nella Legione, anche se per sfuggire alla condanna a morte in contumacia, pronunciata contro di lui per crimini di guerra dalla Corte di Charleroi.

La vecchia signora di Étretat condivide con la madre di Simenon  un forte interesse per il denaro e la paura, non del tutto giustificata, di una possibile futura miseria contro la quale premunirsi in anticipo e ad ogni costo.

Probabilmente è così e la Valentine Besson del romanzo è l’ennesima trasposizione letteraria della madre di Simenon.

Probabile però che vi sia anche dell’altro a turbare i pensieri dello scrittore.

Per la sua vita privata si tratta di un momento decisivo.

Proprio nel settembre di quel 1949 Simenon è diventato padre per la seconda volta. É bel maschietto, ma non è figlio di sua moglie Tigy!

Simenon e l’Amour fou.

Giunto in Canada nel 1945 lo scrittore capisce di avere assoluto bisogno di una segretaria bilingue. Non padroneggia la lingua inglese quanto gli sarebbe necessario nel lavoro.

Mette, come fan tutti, alcuni annunci su vari giornali. Durante un viaggio a New York lo contatta una giovanissima ragazza canadese, francofona, ed egli fissa con lei un appuntamento. É il quattro luglio.

Lei si chiama Denise Ouimet e ha venticinque anni. Simenon ne ha quarantadue.

Si incontrano, bisticciano, subito si innamorano.

Lei diventa la sua amante quella sera stessa e diventerà sua moglie nel giugno del 1950, il giorno dopo il divorzio dalla prima moglie Tigy.

Simenon è innamoratissimo di Denise. Geloso di lei al punto da ribattezzarla Denyse, come a voler cancellare tutto il suo passato prima di lui.

Vuole veramente separarsi dalla prima moglie e dal figlio avuto da lei nel 1939?

Chi può dirlo? Certo che la gravidanza di “Denyse” pone fine ad ogni incertezza senza remissione né rimedio.

É dunque con tutti questi pensieri nella testa che Georges Simenon siede alla sua scrivania nella villa californiana di Carmel-by-the-Sea, battendo sui tasti della macchina da scrivere le pagine che comporranno il suo nuovo Maigret.

Un Maigret a tinte fosche, dove nulla è come sembra: a partire da quel villaggio di pescatori trasformatosi in luogo di vacanza per turisti, che sembra un paese giocattolo.

Un romanzo in cui lo scrittore non fa sconti a nessuno: figli, figliastri, madri, matrigne.

Nessuno si salva, tranne i poveri, ingenui, rozzi pescatori di Yport e lei: Arlette, la bellissima figlia della vecchia signora.

Maigret innamorato come Simenon.

Arlette, nata Poujolle, sposata Sudre, che vive a Parigi e tradisce il marito praticamente con tutti, ma non vuole che lui lo sappia per non farlo soffrire.

Una donna viziosa ed inquietante, vittima di una straordinaria sofferenza interiore, nella quale Simenon credo ritragga soprattutto se stesso.

Un se stesso dolente, vizioso e innamorato.

A questo punto è necessario tornare alla precedente affermazione riguardo la scarsa memoria che questo romanzo è condannato a lasciare di se.

Forse è la maledizione della vecchia signora!

La notte folle di Maigret.

Proviamo a chiedere all’affezionato lettore di Simenon, interpellato in precedenza riguardo i Maigret più memorabili, quali delle tante donne presenti nei romanzi della serie, abbiano colpito più profondamente il commissario, al punto da rappresentare quasi un pericolo per la cara Mme Maigret?

Ebbene sicuramente egli citerà la ragazzina bizzarra di Félicie est là oppure la fascinosa Dark Ladi di La nuit du carrefour o ancora la disperata Aline Calas  de Il corpo senza testa.

Sbagliato.

Se l’attento lettore risponde così è solo perché tanto attento non è e non ricorda il memorabile dialogo fra il commissario ed Arlette. Una cena insieme in albergo e poi una lunga passeggiata nella notte fra le viuzze di Étretat.

Un dialogo tra i due che è quasi una dichiarazione d’amore da parte del commissario e che culmina con l’offerta sessuale più esplicita che Maigret abbia mai ricevuto.

Personalmente dubito che abbia raccontato tutto alla moglie fin nei dettagli. Lei del resto non gli chiede mai nulla.

Il mistero di un nome e del colore bleu.

Per finire e come nota a margine un dettaglio trascurabile e misterioso.

La vecchia signora e sua figlia Arlette hanno in comune i grandi occhi di un azzurro intenso e chiarissimo, una tonalità particolare di azzurro che forse potrebbe ricordare il famoso: Bleu Castaing!

Castaing, si, come il nome dell’ispettore che accompagna Maigret nell’indagine, ma soprattutto come il nome di quella famosa decoratrice d’interni francese Madeleine Castaing che a quel colore è intimamente legato.

Quella Madeleine Castaing, che forse Simenon ha incontrato nella Montparnasse degli anni ’30. La donna che sposò nel 1915 un uomo ricchissimo tanto più vecchio di lei, che le regalò un castello e molto altro…una storia durata cinquant’anni, molto più romantica e felice di quella narrata da Simenon.

Magari lo scrittore pensava a lei per arredare la nuova casa che presto…gli sarebbe servita.


 

 

Maigret e l’adorabile Vecchia Signoraultima modifica: 2022-04-06T03:32:14+02:00da albatros-331
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