Maigret tende una trappola

Il commissario Maigret e il serial killer.

serial killer nell'ombra

Maigret tende una trappola: caccia al serial killer.

Maigret affronta un omicida seriale.

La trappola di Maigret (titolo originale francese Maigret tend un piège) è un romanzo di Georges Simenon con protagonista il commissario Maigret.

È il quarantottesimo romanzo dedicato al celebre commissario ed il primo, con protagonista Maigret, realizzato da Simenon, dopo il suo ritorno nel vecchio continente dagli Stati Uniti.

La prima pubblicazione, per le edizioni Presses de la Cité, avverrà il 20 ottobre dello stesso anno.

Il nostro commissario si trova qui ad affrontare una situazione molto particolare e coinvolgente. La trama del romanzo affronta il tema dell’omicidio seriale un tema che non ha precedenti nei romanzi della serie realizzati prima di allora e che solo un’altra volta, in seguito, verrà ripresa da Simenon in un romanzo realizzato quasi dieci anni dopo: Maigret si difende.

Si potrebbe pensare che proprio la lunga permanenza dello scrittore oltre oceano non sia del tutto estranea alla scelta del soggetto del romanzo in questione: la caccia ad un serial killer.

Una figura criminale, quella dell’omicida seriale, che siamo abituati a credere, appartenga più alla tradizione del romanzo nero anglosassone, nord americano in particolare, che non a quella del poliziesco francese.

Simenon e il serial killer.

Non possiedo competenze tali da poter affermare che quello di Simenon sia il primo romanzo poliziesco, anglosassone o non anglosassone, che pone al centro della vicenda un omicida seriale.

La produzione di genere era, anche allora, molto vasta e variegata. In particolare quella che oggi chiameremmo di serie B. Tante opere hanno lasciato poche o nessuna traccia di se stesse, ma possono aver influenzato comunque i grandi autori loro contemporanei.

Personalmente semplificherei di molto la questione facendo essenzialmente riferimento a due casi che sembrano poter meritare la titolarità a capostipiti di un sottogenere (il poliziesco dedicato al serial killer appunto) che tanta fortuna doveva avere in seguito e, soprattutto, ai giorni nostri.

Mi riferisco al romanzo del 1886 del celeberrimo scrittore scozzese Robert Louis StevensonLo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde ed alle famose Lettere di Jack lo squartatore, datate 1888, che se non sono certo romanzi sono, per la loro incerta paternità, comunque ascrivibili alla categoria di opere letterarie, almeno in senso lato.

Forse il vero capostipite del genere serial killer non deve essere cercato in un romanzo, bensì in una sceneggiatura originale: quella del film M – Eine Stadt sucht einen Mörder, capolavoro realizzato dal regista tedesco Fritz Lang nel 1931. Sceneggiatura che porta la doppia firma dello stesso Lang e della di lui consorte Thea von Harbou.

Oggi siamo abituati a vedere la figura del serial killer come un tipico prodotto della variegata e complessa società statunitense e questo è sicuramente dovuto al profluvio di figure d’assassini seriali, solitari, in coppia o associati in sette più o meno sataniche, che film, televisione e letteratura d’oltre oceano, continuano a fornire a getto continuo.

In realtà la vecchia Europa non si è mai fatta mancare nulla, nemmeno in questo sgradevole ambito del comportamento umano.

Abbiamo già detto del famoso Jack lo squartatore che insanguinò la Londra del 1800 e sappiamo che l’opera cinematografica di Fritz Lang prendeva spunto dai drammatici casi reali che videro protagonisti Fritz Haarmann Peter Kurten (conosciuti rispettivamente come il Il macellaio di Hannover e il Il vampiro di Düsseldorf).

Anche la storia criminale della Francia annovera alcune figure di assassini seriali di un certo rilievo.

A partire, probabilmente, da quel Gilles Garnier che uccideva bambini nel 1572 e che finì sul rogo per stregoneria e licantropia.

In epoca più vicina al nostro Simenon, ricordiamo Hélène Jégado, ghigliottinata nel 1852 per aver avvelenato decine di uomini e, soprattutto, Henri Landruserial killer universalmente conosciuto per aver strangolato, fatto a pezzi e bruciato, dieci donne e un ragazzino. Landru venne giustiziato a Versailles nel 1922.

Particolarmente efferata e rocambolesca la vicenda di Marcel Petiot, folle medico originario di Auxerre che, nel periodo dell’occupazione tedesca di Parigi, arrivò ad assassinare, per sua stessa ammissione, ben 63 persone. Venne condannato per i 27 omicidi che il commissario Massu, della PJ parigina, (che Simenon conosceva molto bene e di cui era amico) riuscì ad attribuirgli con certezza e venne ghigliottinato nel 1946. La figura di Petiot potrebbe aver ispirato, in qualche modo, Simenon per un altro romanzo scritto nel 1964 che affronta lo stesso tema: il già citato Maigret si difende.

Maigret nel regno oscuro della follia.

Attraverso l’intreccio di un romanzo giallo, la soluzione di un caso d’omicidio può rappresentare un affascinante enigma, oppure il pretesto per un’indagine di carattere sociale o, addirittura, negli abissi dell’animo umano.

Il caso di un omicida seriale porta inevitabilmente, quando non ci si voglia rifugiare nella banalità più assoluta, ad indagare su questioni molto profonde e complesse, dibattute da secoli e, spesso, senza raggiungere risposte del tutto esaurienti: il bene ed il male, la colpa e la responsabilità, la sanità e l’infermità mentale.

Il conflitto interiore tra bene e male è certamente alla base della vicenda del dottor Jekyll e del signor Hyde. Colpa e responsabilità caratterizzano invece il tema del film di Fritz Lang.

Le vicende legate alla criminalità organizzata, sia nella loro dimensione reale che in quella romanzata, ci hanno insegnato che esistono uomini capaci di uccidere altri uomini e di farlo per “lavoro”. Uccidono a pagamento o in obbedienza ad ordini impartiti dai loro capoccia. Non li muove alcun interesse personale, non hanno rancori nei confronti della vittima, spesso nemmeno la conoscono.

Alcuni di questi uomini accumulano nel corso della loro efferata esistenza decine se non centinaia di omicidi. Li chiamiamo sicari, assassini, magari anche Killer, ma mai serial killer.

Il vero omicida seriale ha dei precisi motivi per uccidere, ma sono motivi che affondano le radici nel più profondo abisso del suo essere. Ragioni che a volte sfuggono persino a lui stesso.

Queste vicende ci conduco sul confine incerto della psicosi e dei comportamenti sessuali aberranti: nel labile regno della follia.

Maigret tra psicologia e responsabilità.

Nel 1886 lo psichiatra austro-tedesco Richard Freiherr von Krafft-Ebing pubblica la sua opera principale: Psychopathia Sexualis: eine Klinisch-Forensische Studie (Psicopatia sessuale: uno studio clinico-forense) uno dei primissimi testi ad affrontare il tema delle patologie sessuali. Un testo assai controverso che ebbe ad ogni modo notevole influenza sulla psichiatria forense.

Nel 1916 Sigmund Freud introduce il concetto di “Criminali per senso di colpa“. Lo studioso tedesco afferma che alcuni individui, attraverso l’atto delittuoso, ricercherebbero una punizione, come sollievo ad un forte senso di colpa che provano nel profondo, derivante da un irrisolto conflitto edipico.

Alcuni anni dopo, Alfred Adler, allievo di Freud, fissa come fondamentali le componenti di “autoaffermazione” e “volontà di potenza” nel permettere all’individuo di superare i propri sentimenti di inferiorità, derivanti da fattori individuali o ambientali.

Gli studi di questi ultimi due grandi psichiatri sono utilizzati in criminologia, dal sociologo tedesco Karl Mannheim, il quale sostiene che:

“Un complesso di inferiorità può indurre a compiere un delitto, nel tentativo di attirare l’attenzione su di sé, in senso compensatorio rispetto al sottostante senso di inferiorità. Per molti individui questa può apparire come l’unica possibilità di conquistare la ribalta dell’attenzione pubblica, cosa che essi desiderano ardentemente per alimentare la fragilissima stima in se stessi.”

Simenon era un interessato lettore di questioni psichiatriche e psicologiche e, naturalmente, criminologiche.

Il suo famoso commissario è proprio un emblematico esempio di psicologia applicata all’indagine poliziesca.

Molto delle appena citate teorie lo ritroviamo proprio nel romanzo La trappola di Maigret.

La vicenda è caratterizzata dalla centralità dell’aspetto psicologico dell’indagine svolta dal commissario. Maigret si concentra proprio sulle caratteristiche patologiche dell’assassino seriale, scomodando anche un famoso psichiatra, per poter anticipare le sue mosse ed arrivare a tendere la sua trappola.

Maigret, in questo romanzo, si muove esattamente come il moderno profiler, uno di quelli cui le serie televisive americane di oggi ci hanno abituato.

Egli ha inquadrato perfettamente i termini del problema e vede nel suo antagonista non un criminale, ma un malato. In quanto tale egli è prevedibile, come prevedibili sono l’evolversi e le conseguenze di una malattia.

Naturalmente Simenon, pur partendo da un determinato soggetto e genere di racconto, riesce a spiazzare tutti ed a sorprendere il lettore con un autentico finale a sorpresa, sempre dai complessi risvolti psicologici.

Così lo scrittore ci conduce ancora una volta a cogliere l’essenza del male in quel dedalo di complessità che si annida nel profondo dell’animo umano e nei reciproci rapporti che gli uomini intrecciano fra loro.

Scontro senza tregua tra forze e debolezze interiori, che può provocare immensi danni e lasciare dietro di se ferite nell’anima e nella carne e, in qualche caso, addirittura la morte.

Maigret: un uomo e una città.

Estremamente interessante è anche un altro aspetto della vicenda. Un aspetto che riguarda direttamente il ruolo del commissario Maigret e la sua posizione nell’indagine.

Molto spesso siamo ormai abituati a vedere o a leggere indagini riguardanti serial killer, dove la lotta tra investigatore e assassino si caratterizza come scontro diretto e personale o, al contrario, come asettica operazione di polizia, destinata a giungere a conclusione positiva, necessariamente, a tempo debito, perché il colpevole finirà per commettere un errore.

Le vittime ed il loro numero sono solo una statistica, oppure diventano un’ossessione che toglie il sonno all’investigatore.

Difficile oggi ritrovare la profondità del dramma vissuto da Maigret nel momento in cui egli tende la sua trappola, conscio di esporre i cittadini, che contano su di lui, al rischio di cadere vittime, ignare, di un assassino che credono già assicurato alla giustizia.

È necessario possedere una grande forza morale per accettare su di se questa enorme responsabilità, consapevolmente e senza alibi alcuno.

E, forse, il vero protagonista di tutta la vicenda non è il serial killer.

Non è la malattia, ma il dottore, Maigret, e l’operazione chirurgica, la trappola appunto, che quella malattia riuscirà ad estirpare.

Rimane l’imponderabile fattore umano a complicare indefinitamente le cose.

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Maigret tende una trappolaultima modifica: 2022-04-13T02:23:59+02:00da albatros-331
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