La Police Judiciaire prima di Maigret

La Belle Époque dei criminali.

La Panhard Levassor delle Brigate del Tigre.

La Panhard Levassor delle Brigate del Tigre.

Il primo ‘900 vede evolversi la malavita non la polizia.

Il XIX secolo è stato testimone di importanti cambiamenti nell’organizzazione delle attività umane.

Molte di queste attività, legittime quanto illegittime, operavano da secoli in dimensioni essenzialmente locali, soprattutto per la difficoltà o addirittura la pericolosità degli spostamenti da un luogo all’altro di merci e persone.

Nel corso del XIX secolo, in particolare dagli anni ’50 in poi, la tecnologia con il suo grande sviluppo ha consentito di superare progressivamente molte di quelle difficoltà rendendo i viaggi più semplici, comodi e meno rischiosi.

Il treno, la navigazione a vapore, l’automobile e infine l’aeroplano sono tutte conquiste della tecnologia umana che vedono la luce nel corso del XIX secolo.

Con la possibilità di spostarsi più agevolmente cresce il giro d’affari delle attività mercantili e industriali, un certo benessere si diffonde maggiormente (anche se ancora timidamente) fra i vari strati sociali della popolazione e, possiamo dire che in generale il tenore di vita migliora abbastanza anche se non certo per tutti.

Parallelamente alle attività legali anche quelle illegali ampliano i loro orizzonti operativi.

Se il treno e la nave a vapore aiutano i grandi truffatori ad internazionalizzarsi allargando alla grande la loro attività, l’automobile consente anche al banditismo più brutale e violento di spingersi oltre i confini angusti dei quartieri cittadini, le campagne o il paesello d’origine.

Oltre e più della moltiplicata mobilità operativa la cosiddetta Belle Époque, con i suoi miglioramenti sociali da un lato, ma anche l’acuirsi del divario economico tra la massa più povera della popolazione e i pochi ricchissimi privilegiati, vede una forte recrudescenza delle attività criminose: in Francia come in gran parte d’Europa.

Nascono le Brigate del Tigre.

In Francia, la Terza Repubblica, nella persona di Georges Clemenceau energico presidente del Consiglio e Ministro dell’Interno, detto Il Tigre, proprio per la sua determinazione, decide di correre ai ripari potenziando le strutture di Polizia che fino a quel momento hanno dado prova di scarsa efficienza nel contrastare la nuova malavita in aumento.

Il Tigre, su precise indicazioni di Célestin Hennion, Prefetto di polizia e direttore della Sûreté générale, con due nuove testi di legge getta le basi di quella che sarà la Polizia Giudiziaria francese.

È il 30 dicembre del 1907.

Prendono vita così dodici nuove Brigate di polizia, molto presto dotate anche di moderni mezzi di locomozione, come le limousines De Dion Bouton puis Panhard Levassor, distribuite su gran parte del territorio nazionale e poste al comando del Commissario Jules Sébille.

Le dodici Brigate hanno sede in altrettante città della Francia:

Paris (1ª), Lille (2ª), Caen (3ª), Nantes (4ª), Tours (5ª), Limoges (6ª), Bordeaux (7ª), Toulouse (8ª), Marseille (9ª), Lyon (10ª), Dijon (11ª) et Châlons-sur-Marne (12ª).

Il loro compito è ben specificato dallo stesso presidente Clemenceau.

«Procedendo [alla creazione di queste brigate], il Governo ha l’unico scopo di dotare il nostro Paese di un’organizzazione divenuta essenziale per la salvaguardia sociale. Criminali di tutte le categorie a cui l’ampliamento e il miglioramento dei mezzi di comunicazione offrono ogni giorno maggiori possibilità di fuga e che troppo spesso la polizia locale non riesce a contrastare a causa di strutture indipendenti l’una dall’altra, senza contatto da comune a comune e rinchiuse in giurisdizioni anguste e invalicabili. Vogliamo che a ricercare e perseguire questi soggetti siano agenti esperti che si muovano rapidamente, dotati di vasta competenza professionale. »

Molto presto si vedono i primi positivi risultati e, per tutti, il nome  della nuova organizzazione di Polizia sarà: le Brigate del Tigre.

Nel 1911 il numero delle brigate mobili sale a quindici, aggiungendosi quelle di Rennes (13ª), Montpellier (14ª) et Nancy (15ª). Nello stesso tempo le Brigate di Angers (4ª), Orléans (5ª), Clermont-Ferrand (6ª) et Reims (12ª) rimpiazzano rispettivamente quelle di Nantes, Tours, Limoges et Châlons.

Ogni Brigata è diretta da un commissario divisionale, assistito da tre commissari di polizia, ed ha in forza da quindici a venti ispettori che svolgevano il loro lavoro ventiquattro ore al giorno, a turno, in gruppi di cinque. Lo staff iniziale è composto da 168 agenti di polizia (12 commissari divisionali, 36 commissari e 120 ispettori).

Una tale attività a livello di indagini, sorveglianza e pedinamento ottimizza l’efficacia dell’azione mantenendo una pressione costante sugli obiettivi criminali.

Il primo grande successo mediatico di questi agenti di polizia è lo smantellamento della famosa “Banda Bonnot“, operazione che costò la vita a Louis Jouin, il numero due della Sûreté

Questa banda di criminali si era resa particolarmente famosa per aver utilizzato, nel 1911, in rue Ordener, a Parigi, una nuova tecnica di banditismo poi qualificata come “furto in preda al panico“, una tecnica successivamente adottata anche negli Stati Uniti dagli anni ’30. 

Jules Bonnot fu arrestato a Choisyle-Roi il 28 aprile 1912. Gravemente ferito, morì poco dopo. Si dice che questo bandito atipico e anarchico, sia stato per un certo periodo l’autista di un certo… Sir Arthur Conan Doyle, il padre di Sherlock Holmes, ma è senza dubbio una leggenda.

In quegli stessi anni si svolse un’indagine assai meno drammatica: il furto della Gioconda. L’indagine svolta dalla brigata di ricerca parigina e portò all’arresto di due sospetti che vennero a lungo interrogati prima di essere rilasciati. Erano due disadattati, di nome… Apollinaire e Picasso.

La Gioconda tornò al Louvre due anni dopo, grazie ad un antiquario italiano.

Molti altri sono i casi che vedono impegnate le brigate del Tigre, a Parigi come in provincia.

La lotta contro i temibili Apaches delle periferie parigine, le sanguinarie bande criminali come la Banda Pollet nelle Fiandre, i famigerati Chauffeurs de la Drôme, i nomadi della  Caravane à Pépère in Vandea, Turenna e Charente, gli anarchici-banditi noti come les Travailleurs de la nuit.

Gli ultimi due casi importanti prima del 1914 furono l’assassinio del deputato socialista Jean Jaurès e quello del direttore de Le Figaro, Gaston Calmette.

Il 16 marzo 1914 Henriette Caillaux, moglie del Ministro delle Finanze Joseph Caillaux, uccise Gaston Calmette, il direttore de Le Figaro, per paura che il suo passato sentimentale venisse smascherato in pubblico.

Lo scandalo si amplifica e per Caillaux, il politico più in vista del momento, riconosciuto pacifista, svanisce ogni possibilità di essere eletto presidente del Consiglio – il che potrebbe aver cambiato il corso delle cose, pensa lo storico Jean-Denis Bredin.

In ogni caso, questo colpo di revolver è il primo di una serie di tre che coinvolgeranno Francia ed Europa nella più grande tragedia della loro storia. Il secondo prenderà di mira l’arciduca Ferdinando a Sarajevo e il terzo Jean Jaurès, convinto pacifista, al Café du Croissant, il 31 luglio dello stesso anno.

Durante la guerra del 14-18 gli agenti di polizia delle brigate mobili furono impiegati soprattutto per la difesa del Paese e parteciparono ad una vasta rete di controspionaggio. 

Ma mentre tuonano i cannoni della Prima guerra mondiale, compare sulla scena criminale uno strano uomo barbuto, Henri-Désiré Landru, molto presto soprannominato Barbablù (per analogia con il personaggio della leggenda orientale, ripreso da Charles Perrault) che da 1914 nel 1919 fu “consumato” d’amore per una miriade di donne.

Questo specialista in “omicidio matrimoniale” non è l’inventore del metodo. Prima di lui, negli Stati Uniti, nel 1895, Johann Hoch sposò 24 mogli e ne avvelenò metà. Fu impiccato.

Allo stesso modo, l’americana Belle Gunness, ha approfittato del sonno dei suoi nuovi mariti per assassinarli con un’accetta. Si crede sia morta nell’incendio della sua fattoria nel 1908, ma è probabile che sia scappata, lasciando dietro di sé il corpo di un’altra persona per ingannare la polizia.

Landru viene arrestato dagli ispettori Belin e Riboulet. Quest’ultimo sorprese Landru mentre cercava di sbarazzarsi di un piccolo taccuino, su cui aveva annotato ogni cosa.

Il taccuino sarà la prova decisiva durante il suo processo, perché l’accusa non poté esibire alcun cadavere.

Questo ricorda altri processi…, ma per Landru, nonostante si sia sempre dichiarato innocente, nessuno ha mai sollevato l’ipotesi di un errore giudiziario.

Quando il Presidente della Corte d’Assise di Versailles gli diede la parola, prima della sentenza, egli dichiarò semplicemente:

«Ho solo una cosa da dire, Vostro Onore, non ho mai commesso un omicidio. Questa è la mia ultima dichiarazione.»

Ma, per l’opinione pubblica, il caso era risolto e, per il governo, era opportuno distogliere l’attenzione della brava gente da cose più serie, come la conferenza di Parigi, che doveva portare al Trattato di Versailles.

Landru venne processato per undici omicidi, anche se durante le perquisizioni vennero trovate tracce riconducibili a ben… 169 donne.

Per anni, ad ogni macabra scoperta si effettuarono approfondite indagini per assicurarsi che il cadavere ritrovato non fosse riconducibile ad una delle vittime di questo triste personaggio.

Durante il processo, davanti alla Corte d’assise di Versailles, egli dichiarò in oltre:

«Mi si spezza il cuore al pensiero che, a causa di tutto questo scandalo, mia moglie sa che le sono stato infedele.»

Fu ghigliottinato il 25 febbraio 1921. 

Webb Miller, giornalista americano, descrisse l’esecuzione:

 “Landru, con le mani legate dietro la schiena, era affiancato da due carcerieri… I due uomini lo sistemarono rapidamente, la faccia contro l’asse ribaltabile… La caduta della mannaia fu istantanea e la testa cadde con un tonfo nel cestello… erano passati ventisei secondi.”

L’ispettore Belin, nel suo libro di memorie Il mio lavoro alla Sûreté, confida questa curiosa analisi:

«… non potevo fare a meno di provare una vera ammirazione per lui. A volte mi dava l’impressione d’essere un relitto umano che affrontava con coraggio e compostezza un mondo ostile. Forse era questa traccia di disincanto nella sua natura ad attrarre lo spirito sentimentale delle donne piuttosto che il suo cosiddetto potere ipnotico.»

L’attività delle brigate non si ferma certo qui. Per il momento il loro nome è ancora quello di Contrôle général des services de recherches judiciaires e la sede della Brigata di Parigi è inizialmente nella rue Greffulhe 8º arrondissement.

Sarà dal 1º di agosto del 1913 che la futura PJ prenderà sede al leggendario 36 quai des Orfèvres: proprio quando Maigret è in procinto di intraprendere lì la sua carriera!


 

La Police Judiciaire prima di Maigretultima modifica: 2022-03-30T02:24:27+02:00da albatros-331
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