Maigret e il dramma di una donna

Una donna speciale per Maigret.

il canale saint-martin a parigi

Il canale Saint-Martin scenario del romanzo in cui Maigret indaga il dramma di una donna.-thinkparisian.wordpress.com

Maigret e Aline Calas.

I tanti romanzi che costituiscono l’insieme della serie che Simenon ha dedicato al personaggio del commissario Maigret, traboccano di figure femminili. Alcune sono solo accennate, altre sono guardate con maggiore attenzione.

Alcune sono comparse, altre protagoniste. Un numero più ristretto di esse, sono centrali nella vicenda. Non solo ai fini della trama, ma per il frammento di realtà (spesso amaro o addirittura terribile) che lo scrittore svela attraverso la loro storia.

Il personaggio di Aline Calas, protagonista del romanzo Il corpo senza testa, è una di queste figure femminili, probabilmente la più drammatica e disperata di tutte.

“La signora Calas, oltre a essere un tipo particolare, come tanti incontrati da Maigret durante la sua carriera, rappresentava anche un problema umano. Per Comélieau era una spudorata ubriacona che andava a letto col primo che capitava. Per Maigret era qualcos’altro, non sapeva ancora bene, e finché non l’avesse saputo, finché non avesse “sentito” la verità, non si sarebbe tolto di dosso quel vago senso di malessere.”

Al centro del romanzo, molto più dell’indagine di polizia,  c’è il dramma autentico di questa donna: un dramma terribile, profondo, assoluto e, in sovrappiù, un dramma inconfessabile.

Inconfessabile non solo dalla vittima, ad un Maigret che vuole a tutti i costi capire, ma persino dallo scrittore al suo pubblico.

Al punto che Simenon si consente solo di farlo intuire a noi lettori: nessuna affermazione esplicita.

“Mi è capitato di parlare di Aline col vecchio dottor Pétrelle, che purtroppo è morto…Fin da quando era piccola era diversa dagli altri bambini e c’era qualcosa in lei che metteva soggezione. Non ha mai giocato con i coetanei e non è mai andata a scuola perché suo padre voleva che avesse un’istitutrice privata…Forse non perdonava al padre di farle condurre una vita diversa dagli altri? O, come sosteneva Pétrelle, la situazione era più complicata?..”.

Se è vero, com’è vero, che Simenon è più interessato a raccontare le atmosfere ambientali e le sfumature psicologiche dei personaggi, piuttosto che l’indagine in se stessa, e che il suo commissario conduce le indagini proprio immergendosi in quelle atmosfere e immedesimandosi nella dimensione umana e psicologica dei protagonisti, ebbene, tutto questo risulta essere doppiamente vero in Maigret e il corpo senza testa.

Infatti in questa storia, sebbene i canoni del giallo siano sostanzialmente rispettati, l’impostazione è, fin da subito, completamente diversa rispetto al solito.

C’è una vittima, c’è il mistero sulla sua identità, c’è un’indagine, destinata a definire il quadro e lo svolgersi degli eventi, alla fine ci sarà un colpevole, o più d’uno.

Eppure, in questo particolare romanzo, tutto risulta falsato da una chiara percezione, che coglie Maigret già nelle prime pagine. La percezione che tutto quanto appare semplice e quasi lampante, sia, in realtà, molto più complicato.

Scrittore, Simenon, che all’intrigo ha sempre preferito lo spessore di personaggi travolti dal dramma della propria esistenza, nel romanzo Il corpo senza testa pone il suo Maigret di fronte ad un tabù a quel tempo addirittura impronunciabile ed ancora oggi difficile da affrontare.

Lo fa con una delicatezza incredibile. Riesce a porre il lettore di fronte all’evidenza senza né mostrarla, né citarla, solo adombrandola sullo sfondo.

Così da un caso di omicidio efferato, ma poco più che banale, ecco emergere prepotente, inaspettato, incompreso ed ignorato il dramma di una donna. Forse il dramma più profondo, devastante e assoluto: quello che mina i fondamenti dell’esistenza.

Quello che distrugge fiducia e voglia di vivere. Un dramma delicato e difficile da affrontare serenamente anche oggi, ma un tabù assoluto negli anni ’50 del secolo scorso.

L’ultimo romanzo americano di Simenon.

Questo romanzo, Il corpo senza testa, realizzato nel gennaio del 1955, è l’ultimo scritto da Simenon negli Stati Uniti. Di lì a poco lo scrittore tornerà nel Vecchio Continente, lasciandosi alle spalle un periodo importante della propria esistenza. Un periodo ormai definitivamente archiviato, ma che ha lasciato segni indelebili nella sua vita.

Simenon torna in Europa con una nuova moglie, un nuovo editore, dieci anni e due figli in più.

Nel Vecchio Continente la sua fama è cresciuta costantemente in quegli anni.

Ha scritto molti importanti romanzi, in quei dieci anni lontano da casa e fra questi diversi Maigret, ed è proprio con un Maigret che sceglie di chiudere la sua esperienza “americana”. Un Maigret parigino più che mai.

Ritroviamo in queste pagine il Canal Saint-Martin ed il quartiere che lo circonda. Un quartiere ancora popolare all’epoca del romanzo, animato di artigiani, operai, battellieri in paziente attesa alle chiuse, infermiere del vicino ospedale Saint-Louis e, di notte, dalle ragazze che perlustrano instancabili il marciapiede.

Sull’acqua torbida che scorre lentamente nel canale, le chiatte che si incolonnano lentamente in attesa alle chiuse. Chiatte che caricano, scaricano, salpano verso nuovi ingaggi.

Sulle chiatte, silenziosi e cocciuti, i battellieri fiamminghi, intenti al lavoro o ad una pigra attesa, obbligata, prima di passare una chiusa.

In coperta donne dai capelli color stoppa e carnagione chiarissima, spesso gravide, intente a stendere il bucato, a cucinare o pulire, quando non a manovrare il timone come uomini. In grembo o al fianco bimbi altrettanto biondi, silenziosi come i loro padri: forse già compresi nel loro destino fluviale.

Tutto un mondo che Simenon ci ha insegnato ad amare: a sentire quasi come nostro.

Ritroviamo le atmosfere di romanzi come Il cavallante della Providence, La Chiusa n°1. Le stesse atmosfere che ritroveremo ancora, quasi come una costante di fondo, protagoniste, come in Maigret e il barbone, o semplicemente di contorno, come in Maigret et les témoins récalcitrantes del 1958, dove il nome della chiatta, Twee Gebroders, in fiammingo, è lo stesso che, in francese, troviamo qui ne Il corpo senza testa: Les deux frères.

Ritroviamo, in questo ambiente, il Commissario Maigret alle prese con un dramma esistenziale che va ben al di là del caso in corso o del misfatto del momento: per quanto grave ed efferato esso sia.

Il romanzo inizia come un film.

L’inizio del romanzo è una splendida inquadratura quasi cinematografica. Un “piano sequenza” come solo Simenon sa realizzare.

“Il cielo cominciava appena a schiarirsi quando Jules, il maggiore dei fratelli Naud, comparve sul ponte della chiatta: prima la testa, poi le spalle e infine il lungo corpo dinoccolato. Grattandosi la testa, i cui capelli di un biondo chiarissimo erano ancora scarmigliati, guardò la chiusa, con il quai de Jemmapes a sinistra e il quai de Valmy a destra. Dovette aspettare alcuni minuti – il tempo di fumarsi una sigaretta nell’aria fresca del mattino – prima che una luce si accendesse nel piccolo bar all’angolo di rue Récollets. Per via del brutto tempo la facciata pareva di un giallo più aspro del solito. Popaul, il padrone, scarmigliato e col colletto della camicia aperto, andò sul marciapiede ad aprire le imposte. Naud dalla passerella della barca, scese sul molo e lo attraversò preparandosi una seconda sigaretta. Quando suo fratello Robert, alto e allampanato quasi quanto lui, emerse a sua volta da uno dei boccaporti, vide, nel bar illuminato, Jules appoggiato al banco e Popaul che gli versava un po’ di liquore nel caffè. Sembrava che Robert aspettasse il suo turno. Si arrotolò una sigaretta con gli stessi gesti del fratello e, non appena questi uscì dal bar, scese dalla barca, in modo che i due si incrociarono in mezzo alla strada.”

 

C’è il canale, abbaiamo detto, e c’è quello strano e triste bistrot che si affaccia sul quai de Valmy. Un bistrot in cui il commissario entra assolutamente per caso, poco dopo che il ritrovamento di un cadavere ha dato avvio all’inchiesta.

C’è quella donna così diversa da tutte le altre, che Maigret pone subito al centro della sua indagine. Dell’indagine umana, non di quella giudiziaria.

Una donna come Maigret non ha mai incontrato. Il ritratto stesso dell’indifferenza ad ogni emozione e sentimento. Una donna dietro la cui figura scialba e trascurata, il poliziotto che indaga l’animo umano, intuisce un segreto rimosso e il dramma che lo accompagna.

È stato commesso un reato e c’è, necessariamente, un colpevole. Ma quante sono, realmente, le vittime?

Un cadavere tagliato a pezzi è stato ritrovato nel canale.

Tutti, Maigret compreso, sono concordi nel ritenere che i cadaveri, fatti a pezzi, che riemergono dai canali o nella Senna, appartengano sempre a delle donne.

Solitamente anziane prostitute che battono solitarie in luoghi poco frequentati e che rimangono vittime di maniaci. Il colpevole non viene identificato quasi mai. Emarginate fra gli emarginati.

Questa volta, contrariamente al solito, è quello di un uomo il corpo restituito dalle acque del canale Saint-Martin!

Sarà dunque un’indagine difficile quella che attende il commissario Maigret?

Non difficile, forse, ma di certo dolorosa.

Un dramma governato dal destino.

Come spesso accade nei romanzi di Simenon è il caso a dominare questo romanzoIl caso o, forse, il destino.

È un puro caso che la chiatta dei fratelli Naud, troppo carica, abbia smosso il fondo del canale, provocando così il ritrovamento di un braccio umano, avvolto in carta da giornale e legato con lo spago.

Diversamente sarebbe potuto passare chissà quanto tempo e il piano dell’assassino avrebbe avuto successo.

Le successive ricerche porteranno al ritrovamento del resto del corpo. Tutto tranne la testa.

Un delitto. Un omicidio causato anch’esso dal caso: il destino che riporta nel presente un dramma che doveva restare confinato nel passato.

Ancora il caso, la necessità di fare una telefonata, conduce Maigret e il giovane Lapointe in quel locale piccolo e buio: “Chez Calas“.

Lì, dietro il banco, a servire i clienti c’è lei: Aline Calas nata Boissancourt.

Qualcosa è accaduto a quella donna. Un fatto del passato, le cui conseguenze ancora agiscono nel suo presente, spingendola a vivere nella totale indifferenza di se. Fino ad abbrutirsi in quel caffè di quai de Valmy, concedendosi a chiunque la voglia, senza più rispetto per se stessa e per il proprio corpo.

Una figura pietosa forse per molti, ma tragica per Maigret. Profondamente tragica.

“«Ti ricordi di quello che hai raccontato stanotte a proposito di Aline Calas?» Preferiva non ricordarsene perché aveva la sensazione di essere diventato sempre più sentimentale. « Ne sembravi quasi innamorato. Se fossi una moglie gelosa…» Lui arrossì e lei si affrettò a rassicurarlo. «Sto scherzando. Racconterai tutto ciò a Coméliau?» Le aveva parlato anche di Coméliau? In effetti, era quello che restava ancora da fare. Ma non gli avrebbe parlato negli stessi termini!”.

 

 

La solitudine della vittima in una immagine emblematica da perugiaonline.

La solitudine della vittima in una immagine emblematica da perugiaonline.

 

Sempre per caso sarà Comeliau, l’unico magistrato libero in quel momento, ad assumere la responsabilità dell’inchiesta. È il giudice istruttore che più di tutti ha in spregio i metodi del commissario (quasi un suo nemico personale) e questo è forse il romanzo dove Maigret e Comeliau si trovano umanamente più lontani e dove è più duro il giudizio del poliziotto sul magistrato.

Anche Comeliau entra, quindi, a far parte di quel caso, di quel destino, che nel romanzo ha il compito di contribuire alla vittoria ultima della legalità, consumando, al contempo, l’ennesima ingiustizia.

Maigret sarà costretto a seguire i regolamenti e ad accelerare una conclusione che, sebbene coerente ai criteri di legalità e giustizia, lascerà a lui e a noi lettori l’inevitabile amaro in bocca.

 


Maigret e il corpo senza testa

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Maigret e il dramma di una donnaultima modifica: 2022-01-12T03:19:49+01:00da albatros-331
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