Chi è il pazzo a Bergerac?

Maigret cerca un pazzo perverso a Bergerac.

Bergerac: la città di Cyrano e del pazzo di Simenon

Bergerac: la città di Cyrano e del pazzo di Simenon.

Il pazzo nella città di Cyrano.

Bergerac, città natale del personaggio più famoso del poeta e drammaturgo francese Edmond Rostand, diventa teatro delle gesta criminose di un pazzo sadico che uccide donne indifese, nel romanzo di Georges Simenon Il pazzo di Bergerac.

Siamo nel marzo del 1932 quando Simenon, che si trova a La Rochelle in quel periodo, scrive il romanzo Le fou de Bergerac, sedicesima opera del ciclo dedicato al commissario Maigret.

Si tratta di uno dei più noti tra i romanzi della serie Maigret. In Italia, in particolare, anche grazie all’interpretazione di Gino Cervi nella famosa serie televisiva degli anni ’60: Le inchieste del commissario Maigret.

L’ambientazione non è quella parigina, cui Simenon abituerà maggiormente i suoi lettori dal dopoguerra in poi. Fin dall’esordio della serie, pubblicata da Fayard a partire dal 1931 e fino al 1934, sono molti di più i romanzi in cui ritroviamo un Maigret impegnato in inchieste condotte lontano da Parigi.

Sembra quasi che l’autore voglia immergere il suo personaggio in situazioni ed ambienti sempre nuovi e particolari. Per farlo Simenon ricorre, in moltissimi casi, alla propria esperienza diretta di luoghi visti e persone incontrate, nei tanti viaggi effettuati in quegli anni, o ai ricordi della prima gioventù (ricordiamoci che Simenon ha in quel momento solo 29 anni).

Simenon e Maigret vittime degli eventi.

In questo particolare romanzo Simenon sembra ispirato, in primo luogo e in qualche misura, dalla frustrazione che gli provoca la propria situazione del momento.

È bloccato in un albergo di La Rochelle, l’Hôtel de France et d’Angleterre, mentre attende che siano completati i lavori a La Richardière; la casa che lui e la moglie hanno affittato a Marsilly. Forse è l’impazienza di trasferirsi nella nuova dimora che lo fa sentire in qualche modo prigioniero o comunque bloccato lì dove si trova? Forse in quell’albergo non trova l’ambiente adatto al suo lavoro?

È per questo che immagina un Maigret, convalescente da una brutta ferita, in una stanza d’albergo a Bergerac, mentre la sua intenzione era quella di recarsi in visita di un amico nella tenuta dal nome emblematico di La Ribaudière?

Chi può dirlo! Certo è che l’albergo, dove il commissario è costretto a restare bloccato a letto e ad osservare ogni cosa da una finestra, si chiama proprio: Hôtel d’Angleterre. In sovrappiù, l’albergo situato sul lato opposto della piazza è, guarda caso, l’Hôtel de France.

Forse fra i clienti lo scrittore ha incontrato un’anziana cantante di cafè chantant un po’ troppo esuberante, o un procuratore della Repubblica in vacanza, dall’aria poco rassicurante. Magari un giovane medico arrivista con una moglie troppo scialba e insicura.

Chissà. Forse niente di tutto questo.

Un Maigret più scontroso del solito.

Il Maigret che incontriamo in questo romanzo è decisamente più scontroso del solito. Tratta in malo modo l’amico ed ex collega Leduc, battibecca con la moglie come mai lo vediamo fare in altre occasioni.

Invia la povera Signora Maigret in missione esplorativa in giro per il paese, come fosse uno dei suoi ispettori alle prime armi. Non le risparmia neppure la vista di un cadavere morto da diversi giorni ed un’ispezione degli effetti personali del deceduto.

È a disagio Maigret. Si sente come una foca spiaggiata. Non può lasciare quella stanza d’albergo dov’è convalescente, non può vedere con i propri occhi i luoghi dove il dramma si consuma. Le vie della cittadina gli sono precluse, così come gli sono interdetti i piccoli caffè dove potrebbe incontrare la gente del luogo e famigliarizzare. Non può recarsi nemmeno al ristorante dell’albergo dove servono fegato d’oca e tartufi in quantità; neanche fossero patatine fritte!

Può solo immaginare. Documentarsi su una guida Michelin, ascoltare i rapporti di Leduc e di Mme Maigret, osservare ossessivamente dalla finestra.

Non potendo lui andare verso l’inchiesta, tenta di portare l’inchiesta verso di lui. Offre una ricompensa a chiunque gli possa fornire informazioni, causando un grande scompiglio in albergo, provocando la riprovazione dei notabili del luogo, ma anche quella dell’amico Leduc e, anche se in misura minore, persino della devota consorte.

Eppure questo è uno dei pochi romanzi che si aprono mostrandoci un Maigret insolito, ma da un altro punto di vista.

Un Maigret come lo si vede raramente.

È il Maigret che, come in Le pendu de Saint-Pholien segue in treno uno sconosciuto da Parigi a Brema solo perché ha trovato sospetto il suo atteggiamento. Lo stesso Maigret de La guinguette à deux sous, che uscendo da un negozio di cappelli chiama un taxi per seguire un altro sconosciuto fino ad una balera lungo La Marna. Un Maigret che, in questo romanzo, si lancia picarescamente da un treno in corsa inseguendo l’ennesimo sconosciuto che ha visto fare altrettanto.

Un Maigret come non lo vedremo più negli anni a venire.

Un Maigret che si lascia dominare dal caso. Anzi! Che diviene lui stesso parte del “caso”. L’imprevisto che può cambiare il destino degli uomini.

Ed è proprio quello che accade.

Vogliamo vedere un po’ insieme cosa c’è in questo romanzo di Simenon?

Un uomo e il suo destino.

C’è innanzi tutto un uomo in questo romanzo. Un uomo con delle qualità non comuni. Poco importa, per il momento, sapere se nel suo intimo è un uomo buono o cattivo. Sempre che queste due categorie dell’essere abbiano o meno un senso per Simenon e Maigret.

C’è un uomo giovane e di talento che ad un certo punto è chiamato ad una scelta decisiva: salvare il padre o lasciarlo al suo destino. L’archetipo di tutte le scelte! Sembra una tragedia greca della migliore tradizione.

Quell’uomo sceglie. Segue la voce del sangue: salva il padre, commette un crimine.

Tutto quello che accade dopo ha certo un suo peso, ma non è determinante. La scelta definitiva è stata fatta!

Certo, quello stesso uomo sposa una donna credendo di amarla, scopre la sua pochezza, si innamora perdutamente della sorella di lei. Un ménage à trois tipicamente francese. Niente che non si potrebbe risolvere in condizioni normali, ma c’è quel peccato originale che incombe e c’è che quell’uomo infondo è uguale a suo padre: è disposto a tutto pur di affermare se stesso. Nessun limite, nessun senso morale.

Tutto sembra perfetto. L’uomo ha accomodato la propria vita a suo piacimento. Vive e lavora sotto falso nome, tutti lo stimano e il futuro professionale si annuncia radioso. Anche in famiglia tutto è perfetto. La moglie gli è devota, la cognata lo ama, la suocera, che sa tutto, tace e acconsente. L’unico estraneo che ha capito tutto è sotto scacco grazie ad un ricatto ignobile.

Ma il passato ritorna, perché chi semina vento raccoglie tempesta. Il padre, quel malfattore salvato al prezzo della propria innocenza, torna dal passato. Torna più perverso e ingombrante che mai. Il figlio che ormai ha solo se stesso nel proprio orizzonte, tenta di annullare quel passato. Un gesto estremo e, nella sua logica, assolutamente necessario: uccidere il padre.

Potrebbe essere un finale accettabile. Un vecchio pazzo perverso trovato morto al margine di un bosco. Forse si è ucciso, forse qualcuno gli ha sparato e, per non avere complicazioni, tace. Il pazzo di Bergerac se ne va e nessuno lo rimpiange di certo.

Tutto potrebbe accomodarsi così, ma c’è Maigret. Maigret che è saltato da un treno in corsa, inseguendo uno sconosciuto angosciato da chissà quale segreto. Uno sconosciuto che gli ha sparato ferendolo e costringendolo così a quei lunghi giorni rinchiuso all’Hôtel d’Angleterre. Lunghi giorni senza potersi muovere, impedito a raggiungere la tenuta dell’amico Leduc, ad assaggiare i tartufi che al ristorante dell’albergo servono come fossero patatine fritte.

Vorrebbero fargli credere che tutto questo accade per colpa di un pazzo? No accade per colpa di quel peccato originale.

C’è un uomo in circolazione, uno come tutti noi, ma un uomo che ha ucciso e potrebbe uccidere ancora.

Perché non c’è freno al suo ego ed ogni ostacolo alla propria fortuna va eliminato.

Maigret arriva fino in fondo. Mette a nudo il dramma ed i suoi protagonisti.

C’è un errore che, a mio avviso, commette Maigret, ed è quando accredita al suo avversario un autentico amore nei confronti della cognata. Può amare veramente, dico io, un uomo così? Forse sono io a sbagliare, forse è, invece, Simenon che ha ancora solo 29 anni e crede negli uomini più di quanto meritino.

Il finale è da melodramma e lo risparmiamo ad uso di eventuali futuri lettori del romanzo.

Il romanzo termina con il commissario finalmente guarito che rivendica finalmente il suo pranzo con “fegato d’oca e tartufi”.

Poi lascia l’albergo e si accomiata con una frase perentoria: On fout le camp! Ce ne andiamo.

Il pazzo di Bergerac


Chi è il pazzo a Bergerac?ultima modifica: 2021-03-24T02:35:37+01:00da albatros-331
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