Maigret e la Signora Maigret

La Signora Maigret e il commissario.

Maigret e la Signora Maigret

Maigret e la Signora Maigret. (foto da https://archivetvmusings.blog)

Chi è la Signora Maigret?

La Signora Maigret, tutti lo sanno, è la moglie del commissario capo della squadra omicidi della polizia giudiziaria parigina Jules Maigret.

Questi, a sua volta, è un personaggio letterario, reso celebre dai romanzi polizieschi dello scrittore Georges Simenon.

Quella della Signora Maigret è la perfetta rappresentazione di una compagna di vita discreta e devota, e la sua è una presenza tutt’altro che secondaria nella serie dei romanzi realizzati da Simenon.

Lo scrittore introduce questo personaggio femminile fin dal primo romanzo ufficiale della serie, Pietr le Letton, delineandone fin da subito, anche se con pochi tratti come sua abitudine, quelle che saranno le sue caratteristiche fondamentali. 

Dolce, comprensiva, ottimista, paziente. Ingenua, ma nel senso migliore del termine, priva, cioè di malizia, ma niente affatto sprovveduta o incapace di cogliere la malizia altrui.

Una donna semplice nei gusti e nei modi, con un ottimo spirito di osservazione e una perfetta capacità di valutare cose e persone per quello che effettivamente valgono.

Simenon propone al suo pubblico la rappresentazione di una donna praticamente perfetta, per la quale è impossibile per il lettore non provare subito affetto.

Eppure il personaggio di M.me Maigret non è stato esente da critiche anche molto severe.

La stessa Andreina Pagnani, che ne rese una magistrale interpretazione nella mitica serie di sceneggiati televisivi andati in onda sulla RAI dal 1964 al 1970, non sembra nutrisse una particolare simpatia per questa figura di donna, tanto dedita al marito e dalla vita un po’ scialba di casalinga in servizio permanente effettivo.

Sotto accusa è la perfetta sintonia della coppia costituita da lei, semplice casalinga senza ambizioni apparenti, e suo marito, il commissario capo della Brigata Criminale di Parigi.

La straordinaria capacità di attesa di questa donna, la sua dedizione assoluta alla casa ed al suo uomo, la totale assenza, in lei, di ambizioni diverse da quella d’essere una casalinga perfetta sono tutti aspetti del personaggio assolutamente inaccettabili per gli engagé del riscatto femminile unidirezionale, che, il rapporto uomo/donna, pretendono sia posto sempre e solo in termini di rivalsa e competizione.

Che si tratti di un trattato di sociologia o di un romanzo d’evasione poco importa.

Di tutto questo abbiamo scritto altrove ed è inutile ritornarvi. 

Oggi interessa definire meglio la storia di questa donna tanto amata dal suo commissario: chi è M.me Maigret?

Un’indagine su M.me Maigret.

Della signora Maigret non possediamo una descrizione precisa, come del resto non ne possediamo una dello stesso commissario.

Simenon non scende nello specifico con nessuno dei suoi personaggi.

Di lei sappiamo che è un poco più bassa di Maigret, molto probabilmente anche un po’ più giovane di lui.

Simenon in Les Mémoires de Maigret, evocando il loro primo incontro, fa dire a un Maigret ormai in pensione:

“Quando la conobbi, quella famosa sera, era una ragazza paffutella, con il viso acqua e sapone e uno sguardo scintillante che le sue amiche non avevano”.

Per il resto è una donna di una mezza età come il marito, un po’ in carne, ma non troppo. Donna di gusto che veste bene, ma senza eccessi. Una donna che sa riconoscere la qualità negli abiti come negli oggetti e nei cibi. Apprezza e quindi, probabilmente, indossa degli adorabili cappellini.

Brava massaia, donna di casa “perennemente impegnata in cucina”, a lustrare la casa o a “coccolare quel bamboccione di suo marito”.

Simenon l’ha voluta così: semplice e dedita all’uomo che ama e al focolare domestico.

Un focolare domestico che lei ha il potere di riprodurre quasi identico ovunque i casi della vita la conducano.

A Parigi in boulevard Richard-Lenoir, in place des Volges, in una stanza d’albergo o in un piccolo appartamento in provincia.

Come il marito predilige una cucina tradizionale e i bistrot tipici, ai grandi ristoranti dove entrambi si sentirebbero un po’ spaesati.

Nonostante questo, ogni tanto, la coppia si concede, comunque, una cena anche in un ristorante raffinato, purché la qualità della cucina sia all’altezza della fama del luogo.

Di gran lunga, lei, preferisce le cene in casa, che a turno organizza con la moglie dell’unico amico di Maigret: il dott. Pardon. Un medico rionale che vive e lavora a pochi isolati dall’abitazione dei Maigret.

Durante quelle cene le due coppie parlano del più e del meno. Nel dopo cena, le donne si appartano a condividere i segreti delle loro ricette di cucina, mentre Pardon e Maigret evocano, fumando e centellinando un liquore, i casi spesso drammatici in cui le loro professioni, diverse ma simili, li coinvolgono quasi quotidianamente.

Non è raro che il dottore debba lasciare in anticipo gli amici, chiamato d’urgenza al capezzale di un malato grave.

Quando la cena si svolge a casa dei Pardon, Maigret e la moglie tornano, lentamente, verso casa, lei sottobraccio al marito. 

Percorrono il breve tragitto quasi sempre in silenzio o scambiando tra loro brevissime impressioni sulla serata. 

Si comprendono al volo completamente: non c’è bisogno di troppe parole.

Un solo dramma nella loro vita: la perdita di un figlio in tenera età.

Un dramma di cui, tra loro o con altri, non parlano mai.

Un dramma elaborato completamente in virtù della solidità sovrumana del loro rapporto.

Ma quando e come è nato questo amore perfetto?

L’altra metà del cielo di Maigret.

Louise Léonard è una dolcissima fanciulla in età da marito quando, a Parigi, incontra per la prima volta il giovane Jules Maigret.

Lei è alsaziana, nata a Colmar. La città, come tutta l’Alsazia in quegli anni, è sotto l’amministrazione dell’Impero tedesco, ma i rapporti privilegiati con la Francia sono evidentemente molto profondi. Almeno per una parte della popolazione.

Simenon immagina per lei radici famigliari miste, un po’ tedesche e un po’ francesi e questo rimanda inevitabilmente alla famiglia dello scrittore stesso, di origini valloni da parte di padre e fiamminghe da quelle di madre.

Louise proviene da una famiglia della media borghesia che, fin dai tempi del Primo Impero, fornisce funzionari al Genio Civile. Quello che in Francia era il prestigioso Corps des ponts et chaussées.

La ragazza si è trasferita da pochi mesi, a Parigi, presso certi anziani zii paterni che abitano in boulevard Beaumarchais, nei pressi di Place de la Bastille.

L’ambizione dei genitori è quella di maritarla con un uomo di buona posizione sociale. Magari un funzionario dello Stato. Magari, e ancora meglio, un promettente ingegnere che appartenga al Genio Civile, così da continuare la tradizione di famiglia.

Sembra che a Colmar e nelle vicinanze, non vi siano soggetti maschi disponibili con quella peculiare caratteristica: o sono già maritati o appartengono alla famiglia stessa.

Le cose, come sappiamo, andranno molto diversamente. Senza troppi patemi d’animo famigliari Louise finisce per sposare un poliziotto che, in quel momento, è semplicemente un funzionario di basso livello: segretario del commissario di polizia nel quartiere di Saint-Georges. Tanto lavoro e un basso stipendio. Unica consolazione per la famiglia di lei: è pur sempre un impiego statale.

È lei a scegliere il suo uomo: non la famiglia.

Louise e Jiules si sposano nel 1912 e, subito, vanno ad abitare in quel mitico appartamento di boulevard Richard-Lenoir, 132. Poco distante da Place de la Bastille.

Un appartamento in cui entrano giovani sposi e che non abbandoneranno mai più, se non per brevi periodi, nel corso della loro vita a Parigi e che conserveranno anche dopo che il commissario è andato in pensione e la coppia si trasferisce nel paesino di Meung-sur-Loire.

Questi dettagli, però, il lettore li apprende pienamente solo nel 1951, quando Simenon pubblica Les Mémoires de Maigret.

Prima di allora deve accontentarsi di sapere solo il minimo indispensabile sulla moglie del commissario Maigret.

Lo scrittore ha, al contrario, tutto ben chiaro fin da subito. Fin da quel primo romanzo della serie, Pietr il lettone, che si chiude proprio sull’immagine nitida di quello che è, nella sostanza, la signora Maigret.

“Giorni e giorni senza notizie! Ogni tanto una telefonata, appena rassicurante, da chissà dove, poi un bel mattino ecco Maigret che arriva con l’aria di non farcela più, si lascia cadere su una poltrona e balbetta: -Chiama il dottore…-

Lei andava avanti e indietro per la casa, allegra, fingendo di brontolare solo per la forma, girava il suo spezzatino che friggeva nella pentola, agitava secchi d’acqua, e di tanto in tanto si informava: – Vuoi la pipa?…-“

Questo è la signora Maigret! Una sorta di Genius loci, di anima della casa. Il nume tutelare vivente del mondo privato di Maigret.

La Signora Maigret nei romanzi di Simenon.

gino cervi con andreina pagnani in maigret

Andreina Pagnani con Gino Cervi nelle Inchieste del commissario Maigret

La signora Maigret non è quindi un personaggio secondario nella serie dei romanzi che hanno il commissario Maigret come protagonista. 

Certo non è possibile stabilire con esattezza quanto rilievo, Simenon, intendesse fin da subito attribuirle, nel prosieguo della serie.

Significativo è, comunque, che fin da subito ne vengano evidenziate le fondamentali particolarità del carattere.

Quello che possiamo fare è rilevare quanto la sua presenza sia stata diffusa e costante, e costantemente in crescita, nel corpus dell’intera serie.

Torna utile a questo proposito uno studio statistico realizzato, tempo fa, da Murielle Wenger, studiosa di Simenon e storica collaboratrice del blog Simenon-Simenon.

Murielle ha preso in esame tutti i romanzi e i racconti che costituiscono il corpus della produzione con Maigret protagonista; ha analizzato con cura, capitolo per capitolo, la rilevanza della presenza o meno del personaggio della signora Maigret (o M.me Maigret per dirla alla francese).

Scopriamo così che il personaggio di M.me Maigret compare, in una gamma di possibilità che vanno dalla semplice menzione alla partecipazione attiva alla vicenda, in ben 69 romanzi e 18 racconti dell’intero corpus, che sappiamo essere di 75 romanzi e 28 racconti.

Più in dettaglio, Louise, risulta assente in soli 5 dei 17 romanzi della serie Fayard ed in uno della serie Gallimard, mentre non manca in nessuna delle opere pubblicate in Presses de la Cité.

Approfondendo ulteriormente, Murielle Wenger, ci informa nel dettaglio delle apparizioni di Madame Maigret, rispetto all’insieme dei capitoli. 

Ebbene, anche qui, un’interessante sorpresa, che ci conferma non solo l’importanza attribuita al personaggio dal suo autore, ma anche la costante crescita di questa importanza nel tempo.

Analizzando l’insieme dei capitoli, che compongono il corpus dell’opera, risulta che M.me Maigret vi compare nel 56% di essi

Più in dettaglio essa è presente nel:

32% dei capitoli del periodo Fayard,

44% dei capitoli del periodo Gallimard,

65% dei capitoli del periodo Presses de la Cité.

Una presenza, quindi, in costante crescita e non solo in senso puramente quantitativo. 

Infatti su 346 capitoli complessivi in cui compare M.me Maigret, in soli 84 le è riservata una semplice menzione, quindi non più del 24%.

Nel periodo Fayard si parla di lei in 65 capitoli e solo nel 27% dei casi, 14 capitoli in tutto, citandola semplicemente.

Più equilibrato il periodo Gallimanrd dove le semplici menzioni rappresentano il 57% dei casi: 13 capitoli dei 23 totali in cui è presente.

Nel lungo periodo Presses de la Cité la signora Maigret è presente in ben 272 capitoli e solo in 58 di essi si tratta di semplici menzioni: solo il 28% dei capitoli che la vedono presente complessivamente.

Lo studio di Murielle Wenger qui disponibile in francese ed inglese.

Il ruolo della signora Maigret nei romanzi di Simenon.

Evidente che Simenon attribuisca a questo personaggio femminile un ben preciso ruolo nella vita del commissario Maigret.

La signora Maigret consente, con la sua presenza, di definire la dimensione privata del commissario, così come la squadra dei suoi collaboratori al Quai des Orfèvres, Lucas, Janvier e Lapointe, serve a definire quella pubblica.

Un ruolo ben preciso, il suo, che cresce nel tempo, seguendo il progressivo evolversi della complessità dei romanzi stessi.

Non è il personaggio ad evolvere. Lei rimane sempre esattamente com’è stata immaginata fin dall’inizio. Sono le trame narrate dallo scrittore belga che, negli anni, sempre più sconfinano nell’indagine psicologica ed umana, tipica dei romanzi duri di Simenon. Il privato ed il pubblico di Maigret si mescolano sempre più, dilatando la necessità della presenza di lei nella narrazione.

Questo non si traduce necessariamente in un maggior spazio dedicato a lei nella singola storia, ma in una maggiore intensità della sua presenza, anche laddove ella viene semplicemente citata o poco più.

“La signora Maigret gli lanciò il piccolo sguardo ansioso che aveva sempre quando il marito conduceva un’inchiesta difficile. Non si meravigliava del suo silenzio, della sua aria imbronciata. Sembrava che, una volta a casa, non sapesse dove stare né cosa fare. Mangiò distrattamente e sua moglie gli disse sorridendo: -Sei là-.”

(da Maigret e il signor Charles).

 

La Signora Maigret ieri ed oggi.

Esistono due “modi” di intendere il personaggio della Signora Maigret. Due modi opposti e significativi di un atteggiamento intellettuale.

Il primo, e più comune, è appunto tipicamente intellettuale. Si vuole a tutti i costi “restituire” a M.me Maigret quel ruolo primario di cui, a detta di alcuni, Simenon l’avrebbe privata per maschilismo e, infondo, misoginia.

Un esempio di questo atteggiamento è il libro del 2014 scritto da Diego Cappelli Millosevich La signora Maigret confessa.

Dal lato opposto c’è chi al contrario riesce a cogliere l’importanza intrinseca del personaggio di Louise, il non detto di Simenon che è lì da vedere, in mezzo alle righe dei tanti romanzi, se solo lo si vuol vedere.

È l’approccio che mi trova più favorevole e di cui un bell’esempio è il libro di Barbara Notaro Dietrich Mio marito Maigret.

Nel mezzo, ad essere sinceri, c’è un terzo “modo” di cogliere il senso del personaggio ed è quello un pochino spocchioso di certi sapientoni che si limitano a disprezzarne la figura costruita dallo scrittore belga. Non lo fanno per amore delle donne, ma, credo, molto di più per odio verso gli uomini.

 

È complesso definire il rapporto dei lettori e soprattutto delle lettrici, con M.me Maigret.

Per noi italiani è immortalata, nell’immaginario collettivo, dal volto e dalla figura della magnifica Andreina Pagnani, nella serie di sceneggiati televisivi andati in onda sulla RAI dal 1964 al 1970.

Ma, come già detto, la stessa Pagnani dichiarò di non provare eccessiva simpatia per questo personaggio, così stridente con l’immagine femminile che si andava consolidando proprio in quegli anni.

Quanto è veramente amato questo personaggio? Quanto invece è mal sopportato e criticato in quanto esempio di figura femminile tutta dedita unicamente alla casa e al marito?

Certo la sua figura di donna che realizza se stessa esclusivamente nella sua missione di moglie e casalinga, è lontanissima dall’immaginario e dai desiderata della donna di oggi.

Possiamo dire, però, che doveva essere altrettanto lontano dall’ideale di donna perseguito, nella Parigi degli anni ’30 del  secolo scorso, fra le prime lettrici di Simenon.

 

moda femminile anni trenta

 

Erano anni in cui, se la donna ancora non aveva raggiunto i livelli di indipendenza ed autodeterminazione di oggi, è certo che iniziava a prendere forma quell’anelito ad un riscatto sociale ed umano che solo molti anni dopo darà i suoi primi frutti.

La Prima guerra mondiale aveva imposto, per carenza di uomini, un massiccio impiego delle donne in ambiti lavorativi riservati in precedenza esclusivamente ai maschi. Non solo nelle fabbriche (dove le donne lavoravano da sempre), ma nei trasporti pubblici e in tanti uffici.

Terminato il conflitto, nell’ubriacatura esaltante degli anni ’20, il protagonismo femminile aveva continuato ad affermarsi, oltre che nel mondo del lavoro, anche in quello della vita sociale, almeno per le donne di ceto borghese e medio borghese.

Le potenziali lettrici di Simenon.

Poteva essere il loro ideale la Signora Maigret, allora, più di quanto non lo sia oggi?

Per approfondire il discorso su questo personaggio femminile così particolare, pensiamo si debba ancora partire dalla figura del suo adorato marito: il commissario Maigret.

Nessuno, fra il lettori delle avvincenti avventure costruite da Georges Simenon attorno alla figura del suo commissario, si stupisce o si adombra per quelle caratteristiche assolutamente borghesi, che contraddistinguono Maigret e che sono, indubbiamente, parte della singolarità e complessità di questo personaggio. Figura destinata ad innovare un intero genere letterario.

Maigret è tutto giocato sul doppio binario, dell’eccezionalità e della banalità.

Di eccezionale, c’è l’intuito e l’umanità del commissario di polizia: la sua proverbiale capacità di comprensione.

L’estrema capacità, che lo contraddistingue, di penetrare l’animo umano e i suoi drammi. Di arrivare quasi a scomparire dentro l’altro, vittima o colpevole che sia, per giungere a dipanare l’intricato bandolo di una matassa che nasce e si svolge dentro i più intimi recessi dell’anima dei protagonisti.

Di banale c’è il suo vivere quotidiano. La sua dimensione privata. Banale non nel senso di insignificante, ma, propriamente, nel significato di “non eccezionale” di comune a tutti noi.

La “semplicità” è la cifra di Maigret. Arriverei a dire: l’essenzialità.

Ama mangiare, ma predilige la cucina popolare. I piatti cucinati dalla moglie o quelli  dei ristoranti e delle brasserie a conduzione famigliare.

Ama bere, certamente, ma anche qui non si discosta, nei gusti, dalla maggior parte di noi.

Beve birra, spessissimo. Se beve vino predilige quello genuino e semplice, spesso legato al territorio o alla zona in cui si trova ad operare. Non necessariamente i grandi vini blasonati.

I liquori raffinati li sa apprezzare, ma solo al momento giusto; dopo un lauto pranzo con amici, per esempio. Quelle cene bisettimanali a casa dell’amico Pardon e di sua moglie. Altrimenti sono Calvados e grappe, Pernod e, in casa, quel liquore di prugna, che la sorella di sua moglie gli manda dall’Alsazia.

Quando è proprio indispensabile c’è quel cognac che tiene nell’armadio a muro dell’ufficio e che serve a “tirare su” i testimoni o gli accusati in crisi e che non ha l’aria di essere esattamente un XO.

Fuma la pipa, ma il tabacco è il “Gris”, detto anche “Gros cul”; il tabacco nazionale francese.

Nulla di tutto questo fa di lui un uomo ripiegato in se stesso. Non è un mediocre insoddisfatto, costretto ad accettare, suo malgrado, i propri limiti e invidioso della ricchezza altrui. Questa semplicità è la sua essenza.

Allo stesso modo ama sua moglie e la vita semplice che conduce con lei.

Le cene in casa. Le serate in salotto; lui a leggere e fumare, lei a cucire o a fare a maglia. Le passeggiate nei dintorni, tenendosi sottobraccio. Il cinema di quartiere o il tavolino alla terasse di un bistrot.

Parlano poco fra loro, ma non sono i silenzi fra vecchi coniugi annoiati o indifferenti l’uno all’altra.

Parlano poco, Maugret e la signora Maigret, perché si capiscono dai gesti e dagli sguardi, senza bisogno di parole.

Un mondo in ordine opposto al disordine e al delitto.

Il commissario Maigret nella sua poltrona di casa. Dal blog SIMENON SIMENON

Il commissario Maigret nella sua poltrona di casa. Dal blog SIMENON SIMENON

 

Il giornale, la pipa, la pesca, qualche fine settimana in un alberghetto in riva alla Senna. Le vacanze estive, quando gli riesce di farle, al mare o in Alsazia dai parenti di sua moglie.

Un sogno in comune: quella casa in campagna dove si trasferiranno quando lui andrà in pensione. Cureranno l’orto e la cucina. Lui giocherà a carte e a bocce, con i compaesani, ed andrà a pescare.

Tutto molto semplice. L’essenza ultima della vita umana elevata alla massima potenza.

I drammi, le insoddisfazioni, i fallimenti, le angosce, le passioni che sconvolgono all’improvviso l’esistenza umana, il sentirsi fuori posto o in pericolo: tutto questo è fuori da Maigret e dalla sua casa. Questo fa parte del suo lavoro.

Al fianco di quest’uomo c’è la sua donna: Madame Maigret. E lei è esattamente l’altra metà del commissario.

Se lui ama la vita famigliare, lei è l’artefice prima di questa vita. Senza di lei, nulla delle cose che sono indispensabili alla vita del commissario potrebbero esistere.

Lei lo ha scelto, fin da subito, in forza di una intuizione, di una commozione tutta femminile. Fulminata più dalla sua goffaggine che dall’avvenenza maschile, ma, evidentemente, anche da quel tanto di lui che ella ha saputo cogliere al volo.

Il sogno di lui è una vita che solo lei può costruirgli. Il sogno di lei è costruire per lui proprio quella vita.

La questione non è femminismo o non femminismo. La questione sta nell’equilibrio perfetto che due esseri umani creano quando si trovano perfettamente all’unisono.

Simenon ha creato un “mondo in perfetto equilibrio” da contrapporre ad un altro che in equilibrio non è.

Simenon ha successo anche perché i suoi personaggi non vivono nel contingente, nella storia. Sono archetipi. Non si lascia condizionare continuamente da ideologie o tendenze del momento. Quelle cambiano nel tempo, sono soggette ad interpretazioni e varianti continue.

Quello che non cambia mai è l’essena dell’essere umano e, con essa, quell’essenziale necessità di sintonia con l’altro.

Se è vero che quello che veramente conta nella vita sono le piccole cose, queste cose diventano grandi nel momento in cui ci si rende conto che sono quelle che più contano, e se ne fa una ragione di vita.

Il contraltare a questo, è il disordine. Quello che nasce dalla mancanza di equilibrio nei rapporti umani e dentro se stessi. Lì si annida il dramma e nasce il crimine, oppure, più frequentemente, si consuma una vita disordinata e infelice.

Per il commissario Maigret l’antidoto a tutto questo è sua moglie: la signora Maigret.

– Tu vas aller faire un petit tour dans le quartier, madame Maigret. Ne te presse pas trop. Mets ton chapeau à plume verte.
– Pourquoi mon chapeau à plume verte ?
– Parce que c’est bientôt le printemps.

Da Maigret et son mort“.


Mio marito Maigret. Il racconto di un amore speciale

La signora Maigret confessa

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Maigret e la Signora Maigretultima modifica: 2021-10-21T00:10:35+02:00da albatros-331
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