Maigret e l’olandesina volante

Dall’Olanda con amore: il caso Nahour.

Corine Rottschäfer

Corine Rottschäfer, l’olandesina, miss Europa 1957

 

Maigret indaga Miss Europa.

Chi sarà mai l’olandesina volante su cui indaga il nostro Maigret?

L’affezionato lettore, dei romanzi con protagonista il commissario con pipa e bombetta, si è già fatto certamente un’idea in proposito.

È la protagonista femminile del romanzo, Maigret et l’affaire Nahour, scritto nel febbraio del 1966 a Epalinges, piccolo comune svizzero nel cantone di Vaud, dove lo scrittore si è insediato nel 1963, in una grande villa progettata da lui stesso.

Simenon, all’inizio degli anni ’60, sembra aver rinunciato a quell’eterno vagabondare da una residenza ad un’altra, che ha caratterizzato la sua esistenza fino a quel momento.

Una grande casa progettata su misura, ma realizzata, forse, troppo tardi, quando il suo secondo matrimonio è giunto al suo doloroso epilogo, e che non vedrà una famiglia serena raccolta sotto il suo tetto.

Ma torniamo alla nostra “olandesina volante”. Torniamo, cioè, al romanzo: Maigret et l’affaire Nahour

È un bel romanzo poliziesco, questo Maigret et l’affaire Nahour; un romanzo che consiglio a tutti coloro che non lo avessero ancora letto. Anzi, arriverei a sostenere che è uno dei romanzi ideali per chi, non avendone mai letto nulla, volesse approcciare Maigret e la serie delle sue inchieste.

Maigret e il caso Nahour

Sullo sfondo di in una Parigi gelida e deserta, il commissario indaga le vite di un gruppo di personaggi straordinariamente cosmopoliti: un colombiano, tre olandesi, quattro libanesi.

Fra questi personaggi vi è anche un’ex reginetta di bellezza olandese, già miss Europa, sposata ad un ricco libanese: il Felix Nahour che contribuisce al titolo del romanzo.

Non racconteremo, in questa sede, la trama e nemmeno le tematiche, più o meno tipiche, che l’autore vi affronta. Di questo romanzo vogliamo provare ad indagare la genesi dell’ispirazione.

È perché, qualcosa che ronza nella testa, ci dice che quell’olandesina volante, nella genesi del romanzo, ha un suo ruolo ben preciso.

Questo romanzo non sembra essere come gli altri 74 che avremmo a disposizione per svolgere la stessa indagine.

Qui, Simenon, quasi fosse un novello Pollicino, semina un po’ ovunque piccole tracce che fanno pensare ad un preciso messaggio criptato che egli vuole comunicare al lettore (o magari a qualcun altro).

L’anno il posto e l’ora.

Cominciamo col dire che, a differenza di quasi tutti gli altri della serie, questo romanzo ha una precisa collocazione temporale.

A differenza di quasi tutte le opere precedenti e successive, qui è possibile determinare esattamente la data in cui il romanzo è ambientato (ce n’è un altro e anche di quello si parlerà molto presto).

Quando mi sono reso conto di questo, è cresciuta in me la curiosità di scoprire se vi erano altri riferimenti alla realtà e quale ruolo potessero aver giocato nell’ispirare a Simenon la trama del romanzo.

L’anno, il posto e l’ora. Per iniziare questa indagine, prendiamo a prestito il titolo di una famosa canzone che il gruppo musicale italiano dei Pooh realizzò nel 1973.

Nel caso del romanzo Maigret et l’affaire Nahour, il posto è Parigi, l’ora è l’una circa del mattino.

L’anno, come quasi sempre nei romanzi Maigret, non è specificato.

Nella maggior parte dei romanzi di Simenon, è molto difficile, o addirittura impossibile, datare con precisione gli eventi narrati.

Simenon indica quasi sempre il mese o la stagione, in cui si svolgono le inchieste di Maigret. In qualche caso specifica anche in quale giorno della settimana o del mese, ha inizio l’inchiesta. Mai viene indicata una data completa e precisa, dove collocare gli avvenimenti.

Unica eccezione il romanzo La prima inchiesta di Maigret. 1913.

Si può dire che la regola aurea di Simenon, è quella di collocare il suo personaggio in una sorta di eterno presente: attualizzato e atemporale nello stesso momento.

Anche in questo romanzo la regola aurea sembrerebbe rispettata, se non fosse per un’informazione in più che aiuta a restringere di molto il campo dell’indagine.

Quel fatidico venerdì 14 gennaio.

Volutamente o per caso, non è dato sapere, Simenon specifica che la vicenda ha inizio nella notte di un venerdì 14 gennaio.

Sembra un dettaglio banale, ma non è così.

Gli anni in cui il 14 gennaio è caduto di venerdì, nel corso del XX secolo, sono stati solo tredici.

Per la precisione: 1910/1916/1921/1927/1938/1944/1949/1955/1966/1972/1977/1983/1994.

Questo consente di approfondire l’indagine, perché è evidente che da questa lista si possono eliminare subito parecchie annate.

A meno di voler immaginare un romanzo ambientato in un “futuro” imprecisato, direi che tutte le date successive al 1966 (anno di realizzazione del romanzo) debbano essere escluse.

Per quanto riguarda gli anni precedenti, è subito evidente che il 1910 e 1916 non possono essere presi in seria considerazione. Maigret non poteva essere il capo della squadra omicidi già in quegli anni. Simenon ha descritto la gavetta del giovane Maigret, nella polizia parigina, nel romanzo del 1951 Les mémoires de Maigret e nel già citato La première enquête de Maigret (1913) del 1949 e sappiamo da lui che in quegli anni, il futuro commissario, è solo agli esordi della sua carriera.

Ad ogni buon conto Simenon stesso chiarisce ogni dubbio in proposito, fornendo un altro dettaglio, ancora una volta, solo apparentemente casuale.

Due amanti misteriosi nella notte.

Il romanzo si apre con un Maigret svegliato nel cuore della notte dall’amico dottor Pardon. Una coppia di ricchi stranieri, un uomo ed una donna entrambi giovani, è ricorsa alle cure del medico per una ferita che la donna presenta alla schiena. La ferita non è grave, ma a produrla è stata sicuramente un’arma da fuoco.

I due si dileguano poi nella gelida notte di gennaio, prima che il medico possa rilevare le loro generalità e denunciare alle autorità l’accaduto

. Maigret accorre prontamente ed inizia subito ad indagare.

Immagina che quella coppia di stranieri stia cercando di lasciare la Francia in tutta fretta. Dispongono di un automobile sportiva molto potente, un Alfa Romeo rossa, ma le strade sono quasi impraticabili per il gelo intenso.

Subito il commissario sospetta che i due, per lasciare Parigi, possano aver utilizzato l’aereo (da qui “olandesina volante”). Chiede al fido Lucas di metterlo in comunicazione con l’aeroporto di…Orly.

Ecco l’indizio lasciato da Simenon!

Non l’aeroporto di Le Bourget, ma Orly. Siamo quindi dopo il 1952. Molto più probabilmente dopo il 1954, anno di inaugurazione del nuovo Terminal dell’aeroporto parigino. Prima di queste date non era possibile partire da Orly con un volo di linea.

Restano quindi solo due annate accettabili per collocarvi questa inchiesta di Maigret: 1955 o 1966.

Ancora una volta ecco Simenon fornire un ulteriore indizio utile a chiudere definitivamente la questione.

Un libanese al Casino dell’Avana.

Felix Nahour, il libanese protagonista del romanzo, è un giocatore professionista, conosciuto in tutti i casinò di Francia e non solo. Per un paio d’anni è stato consulente e forse socio al casinò dell’Avana, ma questo è avvenuto prima dell’avvento di Fidel Castro. Quindi prima di quel fatidico capodanno del 1959 in cui il rivoluzionario cubano prese il potere!

Ne consegue che il romanzo Maigret et l’affaire Nahour può essere ragionevolmente ambientato solo nel gennaio del 1966. Esattamente nel mese precedente alla sua stesura!

È un caso? A mio avviso no!

Tutti i romanzi Maigret.

Miss, mia cara miss: Maigret indaga miss Europa.

Ora rubiamo il titolo ad una notissima canzone del grande Totò del 1958: Miss, mia cara miss.

Nella trama di Simenon, il libanese Felix Nahour, ha per moglie una giovane olandese di 27 anni, Evelina Wiemers detta Lina. È proprio lei l’olandesina volante che lascia in tutta fretta Parigi su un volo notturno della KLM diretto ad Amsterdam, il 14 gennaio di un anno che ora sappiamo essere il 1966.

I due, all’epoca dei fatti narrati nel romanzo, quindi il gennaio del 1966, sono sposati da sette anni. Si sono conosciuti nell’affascinante cittadina balneare di Deauville. Lui, ovviamente vi si trova per il prestigioso casinò. Lei per partecipare al concorso di Miss Europa. E lo vince!

Troppa è la curiosità per non verificare se e quando una ragazza olandese abbia mai vinto quel titolo.

Quello di Miss Europa è un concorso di bellezza che si tiene regolarmente ogni anno dal 1927, con la sola eccezione degli anni del secondo conflitto mondiale.

Precisiamo, innanzitutto, che, delle 65 edizioni svoltesi fino ad oggi, solo 14 hanno avuto luogo in Francia e nessuna si è mai svolta a Deauville. Simenon, quindi, indicando quella cittadina lavora assolutamente di fantasia. Magari per evitare che qualcuno possa sentirsi tirato in causa e decidere di intentare contro di lui una brutta “causa”.

Ebbene, da quando questa competizione ha preso l’avvio, solo tre ragazze olandesi se la sono aggiudicata: Corine Rottschäfer nel 1957, Elly Konie Koot nel 1964 e Anke Maria Groot nel 1973.

È evidente che Anke Maria Groot deve essere esclusa, poiché la sua vittoria è successiva alla stesura del romanzo e Simenon non se la poteva certo immaginare.

Non così le altre due ed è quindi necessario un ulteriore supplemento di indagine.

Corine Rottschäfer, vinse l’edizione del 1957, che si tenne nella cittadina termale di Baden-Baden, in Germania. Lei è particolarmente interessante perché con la protagonista del romanzo ha almeno un paio di punti di contatto.

Il primo è che Corine nasce ad Hoorn, città della Frisia nel maggio del 1938. Quindi nel gennaio del 1966 non ha ancora compiuto i 28 anni, esattamente come la protagonista del romanzo di Simenon.

Il secondo è che Simenon, raccontando dell’infanzia del suo personaggio, afferma che Lina Nahour è nata ad Amsterdam, per trasferirsi poi giovanissima, con i genitori, proprio nella Frisia.

Sembra evidente un voluto collegamento tra la donna reale e il personaggio immaginario.

Anche i tempi fra la data della vittoria a miss Europa e quella del matrimonio di Lina, nel romanzo, tornano abbastanza; considerando quasi un anno tra fidanzamento e sposalizio, e che i fatti si svolgono nei primissimi mesi del ’66.

L’altra miss Europa.

Elly Konie Koot, classe 1943, di anni nel 66 ne ha solo 23 ed è quindi un po’ giovane rispetto al personaggio del romanzo. Viene eletta nel 1964, ma un particolare colpisce immediatamente: il concorso di miss Europa, quell’anno si svolge proprio a Beirut: in Libano!

Simenon mischia le carte, ma insiste con i dettagli.

Forse a Elly Konie Koot, Simenon, proprio perché più giovane, si ispira per il personaggio della cameriera personale di Lina Nahour: poco più che ventenne, olandese anche lei, altrettanto carina, un po’ meno sicura di se della padrona.

Forse Simenon vuole omaggiare la doppia vittoria olandese ai concorsi di bellezza internazionali?

Due olandesine icone di bellezza.

Elly Konie Koot nasce a Rotterdam, ma si trasferisce molto presto ad Amsterdam. La casa dei suoi genitori sorge sulle rive del Singel, il canale più antico della città, vicino al Bloemenmarkt: il mercato dei fiori. Scoperta dal fotografo di moda Hans Dukkers, la ragazza inizia a lavorare come fotomodella e nel 1964 vince, prima, il concorso miss paesi Bassi e poi miss Europa.

In seguito continua la sua carriera come fotomodella, anche se in alcune occasioni sfila per marchi come Frank Govers e Fong Leng.

Nel 1966 sposa Frank Brandt, un fotografo conosciuto sul set di una campagna pubblicitaria per la Rexona. Negli anni settanta Elly lavora per la prestigiosa agenzia statunitense Wilhelmina Models. In alcune occasioni la ritroviamo tra i giurati durante concorsi di bellezza olandesi. Conclude la sua carriera nel 1996, come Dame de Salon della casa di moda di Mart Visser ad Amsterdam.

Una vita, tutto sommato, piena e di successo, ma niente a che vedere con quella di colei che l’ha preceduta sul podio di miss Europa nel 1957.

Corine Rottschäfer, nasce nel 1938 a Hoorn capitale della Frisia occidentale. È la maggiore di quattro figli. Suo padre è un venditore, sua madre una casalinga. Cresce ad Amsterdam dove lavora per un’azienda di abbigliamento. Capita che la facciano sfilare per le clienti indecise sulla scelta di un capo d’abbigliamento.

Eccola molto presto indossatrice a tempo pieno. Dal mondo delle passerelle a quello dei concorsi di bellezza, per Corine, il passo è piuttosto breve. Ha solo 19 anni quando, nel 1957, partecipa e vince il concorso Miss Olanda.

Il 26 giugno dello stesso anno eccola Baden-Baden impegnata nel concorso Miss Europa. È ancora una volta vincitrice. La prima ragazza olandese in assoluto a fregiarsi del prestigioso titolo.

Le porte del mondo si spalancano per lei: almeno quelle di un certo tipo di mondo.

Il 26 luglio del 1958 la ritroviamo a Long Beach, California: questa volta è in lizza per il titolo di Miss Universo. Corine è tra le favorite, ma i giurati le preferiscono una ragazza colombiana, Luz Zuluaga, e la ventenne olandese deve accontentarsi di un posto più anonimo tra le 15 finaliste.

Fine dei sogni per Corine Rottschäfer? No! Tutt’altro.

Da miss Europa a miss Mondo!

Il 10 novembre del 1959 si tiene a Londra la nuova edizione di Miss Mondo. Per l’Olanda è designata a partecipare Peggy Erwich che detiene il titolo nazionale per quell’anno. La Erwich firma, però, a sorpresa un contratto molto appetitoso per una serie di sfilate in Germania Occidentale (la Germania è ancora divisa in due) e rinuncia a partecipare al concorso.

Gli organizzatori olandesi non hanno più una candidata e a qualcuno di loro viene in mente di rispolverare Corine Rottschäfer.

La ragazza, che ormai ha 21 anni (già molti in quell’ambiente anche allora), arriva a Londra poche ore prima della finale. Non è certo tra le favorite e, in sovrappiù, trova l’abito che dovrebbe indossare rovinato da delle bruciature. Le viene in soccorso miss Israele che le presta uno dei suoi.

Corine Rottschäfer vince il concorso. La prima olandese eletta Miss Mondo! Dopo di lei, fino ad oggi, solo un’altra sua connazionale ha ottenuto quel titolo: Catharina Lodders nel 1962.

La vittoria al concorso di miss Mondo frutta alla ragazza 4mila fiorini, 16mila chilometri in buoni benzina offerti dalla Shell e un’auto sportiva. Cose d’altri tempi ovviamente.

Corine, a quel tempo, non se la passa poi così bene. Il costo per il trasporto dell’auto in Olanda, per lei, è proibitivo.

Non si perde certo d’animo: vende auto e buoni carburante e recupera altri 6mila fiorini olandesi!

Ovviamente, i successi ottenuti ai concorsi rendono molto di più quanto ad ingaggi professionali e per Corine si apre un periodo di intensa attività come fotomodella su importanti riviste europee e statunitensi. Ottiene persino una proposta d’ingaggio come attrice ad Holliwood. Proposta respinta al mittente perché, dice, “la sua Holliwood è Amsterdam.”

Nei primi anni ’60 la vediamo stampata sulle pagine dei principali settimanali di moda, poi il gioco le viene a noia: ha altri progetti per la sua vita.

Nel ’62, quando sposa l’architetto Edo Spier, destinato ad una futura carriera politica, ha già lasciato set fotografici e passerelle.

Decide di continuare a lavorare nel mondo della moda, ma da una posizione completamente diversa.

Nel 1964 fonda la Corine’s Agency, la prima agenzia di modelle del Benelux. L’agenzia si rivela un successo mondiale e, per molti anni, sarà una delle agenzie di riferimento a livello internazionale.

Sul momento, però, le crea non pochi problemi.

In primo luogo, le autorità di polizia sono convinte che quella di Corinne si tratti, in sostanza, di un’agenzia di “squillo” d’alto bordo, e ne controllano in continuazione l’attività. In secondo luogo, la legge olandese, non prevede i contratti di lavoro interinale utilizzati dall’agenzia e fioccano multe e minacce di chiusura.

Nel 1965, dopo lunghe cause giudiziarie, Corine Rottschäfer la spunta ed il Governo olandese promulga una legge espressamente indirizzata a risolvere quel vuoto normativo.

Siamo proprio a ridosso dei giorni in cui Simenon scrive il suo romanzo.

Corine Rottschäfer rimane alla guida della sua agenzia fino al 2002, anno in cui decide di ritirarsi dall’attività, dopo aver ceduto la sua creatura a Rob Peetoom, altro nome storico della moda olandese.

Perché Maigret e l’olandesina?

Simenon con gli interpreti di Maigret.

Simenon con gli interpreti di Maigret.

Perché Simenon avrebbe pensato bene di inserire tutti questi riferimenti a persone realmente esistite e sue contemporanee, in un romanzo che racconta il fallimento di un matrimonio ed un drammatico omicidio?

È una domanda legittima che merita una risposta il più possibile esaustiva.

Per trovare questa risposta dobbiamo tornare alla fine del 1965 o, al massimo, ai primi giorni del 1966.

Chissà, forse, proprio a quel fatidico venerdì 14 gennaio.

Cosa accade in quei giorni di così rilevante al nostro caso?

Avviene un incontro che prelude ad un’importante operazione commerciale.

Abs Bruna, editore in Olanda delle opere di Simenon, incontra lo scrittore belga. I due sono amici da tempo, ma quello sarà essenzialmente un incontro di lavoro.

L’editore informa Simenon che in settembre di quell’anno verrà dato alle stampe il numero mille della collana Zwarte Beertjes (piccoli orsetti neri), che pubblica un vasto numero di autori, fra i quali anche Simenon.

Quel numero mille conterrà due romanzi di Simenon e una prefazione dell’autore imperniata sulla figura del suo mitico commissario Maigret.

A novembre di quello stesso anno è anche previsto l’inizio di una serie televisiva che vede l’attore olandese Jan Teulings interpretare il commissario Maigret in ben 17 episodi.

Bruna e la sua casa editrice hanno pensato di dare risalto alle due iniziative facendo realizzare dallo scultore Pieter d’Hont una statua che raffiguri Maigret ed inaugurandola a Delfzijl, città simbolicamente legata al commissario.

La statua verrà inaugurata il 3 settembre 1966, alla presenza di Simenon e di quattro fra i maggiori attori europei interpreti del commissario (l’inglese Rupert Daviesil tedesco Heinz Rühman, l’italiano Gino Cervi e, appunto, l’olandese Jan Teulings), nella cittadina olandese che ha dato i natali al personaggio di Maigret e che ha fatto da sfondo al romanzo Un crime en Hollande.

A Simenon manca un romanzo adatto alle circostanze.

I due romanzi da pubblicare devono essere ambientati in Olanda o avere a che fare in qualche modo con essa: lo si deduce chiaramente dalle scelte editoriali che vengono effettuate.

Simenon non dispone di molti titoli adatti alla circostanza.

Il romanzo Un crime en Hollande è già stato pubblicato e, tra i Maigret non vi è nient’altro a disposizione.

Alla fine, Simenon ed il suo editore, decidono per un “Maigret prima di Maigret”, il romanzo del 1933 firmato ancora Georges Sim, Le château des Sables rouges, che ha come protagonista l’ispettore Sancette ed è ambientato proprio a Delfzijl.

Manca un titolo e, Simenon, si impegna evidentemente a realizzarlo al più presto insieme alla prefazione.

Si tratta, quasi, di realizzare un romanzo su commissione, cosa che Simenon non fa più da moltissimi anni.

Forse lo scrittore decide per una simpatica “vendetta”?

In febbraio, dal 2 all’8, lo scrittore realizza Maigret et l’affaire Nahour, che non è ambientato in Olanda , ma ha come protagonista la nostra olandesina volante ispirata alla principale bellezza femminile dell’Olanda contemporanea.

Un tocco di umorismo? Una presa in giro tra amici? Una forma di protesta per quella statua che forse Simenon non ama poi cosi tanto?

Difficile a dirsi, ma facile da pensare.

Dal Medio Oriente all’Olanda: cronaca e fantasia.

Il palazzo del Bardo ricostruito in scala a Parigi.

Il palazzo del Bardo ricostruito in scala a Parigi.

Forse lo scrittore aveva già nella mente una storia, in quei giorni del gennaio ’66, una storia che poi adatta alle circostanze, inserendo i riferimenti olandesi che gli consentono di accontentare il suo editore.

Una storia influenzata dalla cronaca francese di quei mesi.

Confesso che qui la mia indagine sconfina un tantino nel “cospirazionismo”, nella tendenza, cioè, a vedere collegamenti diretti anche là dove proprio non ce ne sono.

Abbiamo visto che il protagonista maschile del romanzo è un libanese cristiano maronita. Abbiamo anche visto che il riferimento a Beirut viene, quasi sicuramente, dal mondo dei concorsi di bellezza che, per diverse edizioni, si sono tenuti nella capitale libanese.

C’è un altro personaggio: il segretario di Felix Nahour, un libanese mussulmano.

Una figura emblematica di un mondo rurale mussulmano, comune al Medio Oriente come ai territori del Nord Africa.

Soprattutto c’è quella casa dove tutto si compie. Una casa di Parigi che Simenon immagina collocata in un luogo ben preciso: avenue du Parc Montsouris, l’ultima casa prima del parco.

Non esiste a Parigi una strada con quel nome. Esiste però una rue du Parc Montsouris, una via a ferro di cavallo che guarda proprio in faccia all’omonimo parco.

Perché il Parc Montsouris e non un altro dei tanti parchi di Parigi?

Forse perché in quel parco, all’epoca in cui scrive Simenon, esisteva ancora una costruzione ormai fatiscente, che aveva in precedenza ospitato un osservatorio astronomico, posizionata proprio nel punto più elevato della distesa verde.

Per parecchi anni, quell’edificio, era stato la principale attrazione del parco.

Si trattava di una costruzione risalente alla grande Esposizione Internazionale di Parigi del 1867, Il Palazzo del Bardo: una riproduzione in scala del Palazzo dei Bey di Tunisi, opera dell’architetto Alfred Chapon.

È un caso che Simenon posizioni la dimora dei suoi personaggi proprio nei pressi di quel parco? O si tratta di un criptato riferimento al Nord Africa ed alla cronaca di quei giorni?

E quando il sostituto procuratore si rivolge a Maigret chiedendogli se lo ritiene un delitto politico, Simenon lo descrive preoccupato perché:

“Era un’ipotesi che lo spaventava: ricordava alcuni casi del genere, e spesso e volentieri chi se n’era occupato non aveva fatto una bella fine.”

Atmosfere da intrigo internazionale che, in quei giorni, aleggiano anche sulla stampa parigina.

Dal 3 al 14 gennaio del 1966 si tenne a L’Avana (ma guarda un po’) la Prima Conferenza Tricontinentale dei popoli di Africa, Asia e America Latina. Una conferenza contro l’imperialismo occidentale in favore della libertà dei popoli oppressi.

Protagonista di quell’incontro internazionale avrebbe dovuto essere un’eminente matematico marocchino e instancabile attivista politico: Mehdi Ben Barka.

Ben Barka non poté presenziare all’evento che tanto aveva contribuito ad organizzare.

A mezzogiorno del 29 ottobre 1965 Ben Barka fu fermato davanti alla Brasserie Lipp sul Boulevard Saint-Germain da due poliziotti francesi che lavoravano per i servizi segreti del Marocco. Non fu mai più visto vivo e il suo corpo non fu mai ritrovato. Il delitto perfetto.

Torturato ed ucciso in una casa a sud della capitale francese, il corpo venne riportato in Marocco e (sembrerebbe) sciolto nell’acido: di Ben Barka non si ebbero più notizie.

La sua scomparsa scosse la Francia di De Gaulle ed ebbe eco in tutto il mondo. Ben Barka era, negli anni ’60, un leader del terzo mondo della statura di Che Guevara. Era il segretario generale della Conferenza Tricontinentale, l’influente raduno di leader radicali del terzo mondo che poi si sarebbe tenuto a Cuba, ma senza di lui.

In quel gennaio del ’66 il caso teneva ancora banco sui giornali francesi e lo terrà anche in seguito fino al processo, celebrato l’anno seguente.

Forse è un caso, ma anche il libanese di Maigret è un matematico. Un giocatore professionista esperto di statistica e con una libreria completamente composta da testi di matematica.

Un romanzo fra fantasia e realtà.

Naturalmente tutto questo non c’è nel romanzo di Simenon. La storia che lo scrittore ci racconta è tutta un’altra cosa: un corposo poliziesco con al centro un matrimonio sbagliato, amore, rancore, forse, vendetta.

Credo però che Simenon, nella costruzione dei suoi personaggi, cogliesse intorno a se, nella realtà di tutti i giorni, input provenienti da svariate direzioni, che poi elaborava a suo uso e consumo.

Qualche volta si toglieva la soddisfazione di lasciare delle flebili tracce tra le righe.

Un parco parigino, una miss olandese insoddisfatta, un matematico medio orientale che gioca nei casino di tutto il mondo, un segretario arabo che nasconde rancore (o amore) insospettabile.

Tracce sottilissime che possono, indagandole, condurre alla radice dell’ispirazione.

Un adorabile passatempo!


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Maigret e l’olandesina volanteultima modifica: 2021-10-13T03:13:48+02:00da albatros-331
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