Maigret poliziotto psicologo

Maigret poliziotto psicologo


Maigret poliziotto psicologo

Definire Maigret poliziotto psicologo è talmente ovvio da apparire banale.

Maigret poliziotto psicologoTutti gli appassionati delle sue inchieste, sanno benissimo che una delle caratteristiche peculiari del commissario, è proprio quella sua ricerca dentro l’animo delle persone coinvolte nelle sue inchieste, per scoprire le ragioni profonde che hanno portato a commettere un crimine.

Secondo lui vittima e colpevole sono legati in un rapporto reciproco che non è mai casuale e non è unicamente determinato da un fatto contingente, ma da un insieme di fattori che gli conferiscono quasi un senso di predestinazione.

Più spesso è il colpevole, l’assassino, a trovarsi in una condizione psicologica che non può che condurlo al delitto. Ma, a volte, anche la vittima può trovarsi in una situazione simile.

Ad un certo punto della loro vita, vittima e colpevole hanno intrapreso strade e vissuto esperienze che li hanno condotti entrambi al tragico epilogo finale. Avessero vissuto vite diverse, più in armonia con l’essenza della loro personalità, non si sarebbero trovate, alla fine, nel vicolo cieco che non ha lasciato loro via di scampo.

Maigret è un poliziotto, uno psicologo o entrambi?

Certo Maigret è un poliziotto e conduce le sue inchieste non per amore di verità o per speculazione o divertimento. Anzi: il più delle volte non si diverte affatto. Più entra nel dramma dei protagonisti e più ne rimane colpito e spesso amareggiato. Quasi sentisse che se solo avesse potuto intervenire prima avrebbe potuto evitare che si arrivasse a tanto.

“Quando era giovane e fantasticava sul futuro, non si era forse immaginato un mestiere ideale che, malauguratamente, nella vita non esiste? Non l’aveva mai detto a nessuno e non aveva mai pronunciato quelle parole, nemmeno fra sé e sé, ma avrebbe voluto fare il “raddrizza-destini”. D’altra parte, ed era una cosa piuttosto curiosa, nella sua carriera di poliziotto gli era capitato abbastanza spesso di rimettere in carreggiata persone che i casi della vita avevano indirizzato su una cattiva strada. E, cosa ancora più curiosa, negli ultimi anni era nata una professione che assomigliava un po’ a quella che si era immaginata lui: la psicanalisi, che si sforza di rivelare alle persone la loro vera natura.”

(Il corpo senza testa)

 

E, prima ancora, quando Simenon decide di dare al suo personaggio una “storia” e un passato è anche con queste parole che descrive la scelta di Maigret di entrare in polizia:

La morte del padre aveva costretto Maigret a interrompere al secondo anno gli studi di medicina, ma in realtà non aveva mai avuto intenzione di fare il medico e curare i malati.

A dire il vero, il mestiere che aveva sempre sognato non esisteva. Da ragazzo, al paese, aveva come l’impressione che un sacco di gente non fosse al posto suo, o prendesse una strada sbagliata unicamente perché non aveva le idee chiare.

E immaginava un uomo di infinita saggezza, e soprattutto di infinita perspicacia, al tempo stesso medico e sacerdote, un uomo in grado di intuire con un’occhiata il destino delle persone.

Un uomo da consultare come si consulta un medico. Una specie di aggiustatore di destini. E non solo perché intelligente – forse non aveva neanche bisogno di un’intelligenza eccezionale –, ma perché capace di mettersi nei panni di chiunque.

Maigret non aveva mai parlato di questo con nessuno. Né osava pensarci troppo seriamente per paura di sentirsi ridicolo. Non potendo portare a termine gli studi di medicina, era comunque entrato nella polizia, per caso. Ma era stato poi veramente un caso? E i poliziotti non sono qualche volta proprio degli aggiustatori di destini?

(La prima inchiesta di Maigret)

 

Eppure in tutti quei casi in cui effettivamente Maigret viene coinvolto in una situazione Destino-500-x-500drammatica, prima che questa degeneri in delitto, è lui stesso il primo ad ammettere la propria impotenza. Non può sorvegliare le persone ventiquattro ore al giorno. Non può nemmeno intervenire nelle loro vite e modificarne il passato o condizionare il futuro. Non gli resta che andare sul posto quando una telefonata lo avverte, magari nel cuore della notte, che tutto ormai si è compiuto.

A questo punto può solo cercare di capire, senza giudicare, il perché si è arrivati a tanto e, il più delle volte, assicurare il colpevole alla giustizia. Anche se può capitare che in cuor suo provi tutta la comprensione possibile per l’assassino. La comprensione; mai (o quasi mai) la giustificazione.

Questi sono anche i motivi per i quali alla fine di un’inchiesta raramente il commissario, e con lui il lettore, prova un senso di sollievo o di soddisfazione. Giustizia è stata fatta? Forse. Ma la vera giustizia sarebbe stata evitare che il dramma accadesse.

Maigret poliziotto psicologo e psicoanalista

Ma il rapporto del commissario con la psicologia non si limita al solo desiderio di capire e penetrare i motivi delle azioni altrui. Il famoso metodo Maigret che così spesso è tirato in ballo da ammiratori e detrattori del commissario altro non è, infondo, che un metodo di indagine psicoanalitico.

Maigret non si comporta da poliziotto, non interroga per conoscere i fatti. Lui psicanalizza le persone, ne osserva ed analizza i comportamenti. Da queste informazioni deduce una serie di attitudini che poi lo conducono ad individuare il colpevole in un soggetto piuttosto che in un altro. Una volta individuato non lo molla più fino a quando lo stesso colpevole finisce per scivolare nella rete del commissario.

Molto spesso è proprio l’osservazione di un unico elemento colto al volo, che fin dall’inizioOdio-12 conduce Maigret a seguire una certa pista. Da quell’unica osservazione prende le mosse il lavoro dell’investigatore, la cui attività si concentra più sul portare il colpevole a confessare la propria colpa che nel raccogliere le prove che inchioderebbero il responsabile.

Il commissario è così incline naturalmente ad analizzare la vita altrui che gli viene spontaneo farlo anche quando non lavora:

“Non investigava, non seguiva nessuna pista. Non si sentiva affatto tenuto a osservare le persone, né a sforzarsi di scoprire la loro verità. E se lo faceva, ogni tanto, ciò accadeva suo malgrado, perché in lui era come un riflesso condizionato. Gli capitava di interessarsi senza motivo a un tizio che passeggiava, e di provare a indovinare la professione, la condiziona familiare, il genere di vita al di fuori di quel periodo di vacanza a Vichy.”

( Maigret a Vichy)

Più psicoanalisi di questa!

Il metodo Maigret: comprendere non spiegare.

Quello di Maigret è il metodo della “saggia passività”. Uno staccarsi da se stesso per entrare nei panni dell’altro. In psicanalisi questo si chiama trance. Maigret affronta l’inchiesta ponendosi sempre più fuori da se stesso e progressivamente entra in quello stato di trance che, inevitabilmente, porterà anche il suo antagonista ad entrare, a sua volta, in una sorta di trance ed a rivelare al poliziotto-analista le ragioni della sua azione criminale.

Quante volte vediamo il commissario appesantirsi progressivamente nel corso dell’inchiesta, diventare sempre più irascibile, immusonirsi ed entrare in una sorta di apparente torpore. Sono tutte manifestazioni esteriori riconducibili ad uno stato di trance.

Maigret indaga facendo il morto, aspettando quasi che le cose vengano a lui. Che la verità emerga spontaneamente.

traumdeu-205x300Sono teorie che vengono da Freud: l’analisi fa l’analisi.

A chi chiedeva al padre della nuova scienza perchè l’avesse chiamata psicoanalisi e non psicosintesi, Freud rispondeva:

“Perché se si fa l’analisi la sintesi viene da se”

 

In definitiva quello di Maigret durante l’inchiesta non è altro che un lungo setting analitico in cui il paziente non sa di essere analizzato, ma piano piano arriva a vedere Maigret come l’unica persona che potrà capire le sue ragioni: le sue motivazioni.

É noto come Simenon fosse appassionato di psicanalisi e quanto avesse letto sull’argomento. Così come è noto il fatto che non facesse mistero su quanto desiderasse incontrare Jung una volta stabilitosi in Svizzera (l’incontro non avvenne mai, ma è un’altra storia). Del resto di psicologia c’è n’è in tantissima produzione letteraria dello scrittore belga. Possiamo dire in tutta quella che egli stesso riteneva di maggiore qualità come i suoi romans-romans o romans-dur.

Sull’argomento è disponibile un bell’articolo di Paola Cerana, apparso sul blog Simenon Simenon di Maurizio Testa nel settembre del 2012 e che potete leggere cliccando qui.

Io mi limito al personaggio del commissario Maigret, perché sul suo autore so di non avere tutta la competenza che servirebbe a scriverne come si deve e mi limito a veloci scorribande.

Mi sento comunque di poter dire che quello di Simenon sui suoi personaggi è uno sguardo attento proprio all’aspetto psichico più profondo ed è anche per questo che le sue opere, seppure caratterizzate da precise descrizioni ambientali, arrivano ad assumere un carattere quasi atemporale. Il mistero della mente umana e gli effetti del condizionamento esercitato dall’ambiente esterno su di essa, rimangono immutati nel tempo e si ripresentano allo stesso modo in ogni epoca. Nulla di sorprendente se il suo personaggio più famoso agisce, quindi, più da psicologo che da poliziotto.

Su Georges Simenon. Maigret, conversazionalismo, abduzione, proustismo, schizo-scrittura

 

Maigret poliziotto psicologoultima modifica: 2016-11-25T04:02:14+00:00da albatros-331
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