I Café Chantants della Ville Lumière

I leggendari Café Chantant della Ville-Lumière.

I Café Chantants della Ville Lumière

I Café Chantants della Ville Lumière.

I Café Chantants della Ville Lumière sono diventati leggendari, perché la Ville Lumière è diventata leggendaria. Per meglio dire: lo stile di vita della capitale francese è diventato leggenda. Quella Joie de vivre contagiosa, che sembra animare l’aria di Parigi e dei suoi abitanti, in ogni momento della propria vita.

Sono stati gli inglesi ad adottare questo termine francese, joie de vivre, per esprimere l’dea di un allegro godimento della vita, un’esultanza dello spirito.

Il filosofo americano Shibles Warren ne offre una definizione semplice e chiara:

“…Joie de vivre può essere la gioia di conversare, la gioia di mangiare, la gioia di qualsiasi cosa si possa fare … E la gioia di vivere può essere vista come una gioia di tutto, una gioia globale, una filosofia di vita, una Weltanschauung. Il Dictionnaire le Robert (Il dizionario storico della lingua francese) definisce “joie” come un sentimento esaltante “ressenti par toute la coscience”, cioè che coinvolge tutto il proprio essere”.

Di questa gioia di vivere parigina i Café Chantant e l’ambiente umano che vi gravitava attorno, sono divenuti il simbolo.

Tutto ha inizio con la modernità, per meglio dire: con gli albori della modernità.

All’epoca della Rivoluzione francese, grazie alla maggiore liberalizzazione delle attività artistiche che ha di fatto abolito il monopolio sugli spettacoli dei direttori di teatro, i Café Chantant nascono letteralmente come funghi. Sul boulevard du Temple e sugli Champs-Élysées, naturalmente, ma la massima concentrazione di locali la si ritrova, molto presto, sotto le arcate del Palais-Royal.

In origine questo tipo di locali sono luoghi molto semplici e non particolarmente eleganti. Non bistrot o brasserie come le intendiamo noi oggi, ma semplici estaminet, l’equivalente francese della nostra taverna.

Qui i clienti entrano per consumare da bere o, al massimo, un pasto frugale, attirati anche dalla possibilità di assistere a spettacoli organizzati da artisti di strada: comici o cantanti. Non c’è biglietto d’ingresso: lo spettacolo è compreso nella consumazione. Non è nemmeno detto che lo spettacolo ci sia necessariamente, perché la programmazione è saltuaria.

I primi locali di questo genere fanno la loro comparsa lungo il boulevard du Temple, a Parigi, nella seconda metà del settecento, quando il viale era noto anche come Boulevard du crime. Non perché vi fosse una particolare concentrazione di malavitosi, ma perché, nei tanti teatri e locali che animavano il viale, frequenti erano gli spettacoli ispirati a fatti di cronaca, spesso delittuosi.

Nasce così il Café Chantant café-concert o ancora caf’conç, come spesso amano, abbreviando, chiamarlo familiarmente i parigini.

Il café chantant diviene così uno di quei luoghi dove nasce e si consolida, in breve tempo, l’immagine di Parigi come città del divertimento e della gioia di vivere. La città che, circa cent’anni dopo, con i primi lampioni a gas, sarà nota nel mondo come: la  “Ville Lumiere“.

Il Café Chantant è il regno dello spettacolo popolare più autentico, nel senso di più vicino alla cosiddetta gente comune. Gente comune che trova in quei luoghi il suo tempio e la sua consacrazione. Lo spirito di un popolo, quello di Parigi, felice di vivere quanto pronto alla collera ed alla ribellione.

Proprio l’inclinazione, molto parigina, ad erigere barricate, avrà come conseguenza una lunga battuta d’arresto nella storia di questo tipo di locali.

Gli spettacoli popolari, che vengono ogni sera rappresentati nella moltitudine dei locali, si prestano al proliferare di una satira anche feroce contro le malefatte del Potere e questo, in ogni tempo, non è mai troppo gradito ai rappresentanti delle Istituzioni.

Molto presto i Cafè-concert finiscono sotto l’occhio attento delle forze di polizia. Le licenze d’esercizio vengono centellinate e l’attività degli artisti è sottoposta a censura.

Con la Restaurazione le cose vanno anche peggio, perché i direttori di teatro recuperano parte del loro potere di controllo sulle attività artistiche. Il numero dei locali diminuisce grandemente, ma senza scomparire del tutto.

Alcuni locali resistono, si istituzionalizzano, per così dire, adeguandosi ai tempi.

Sul finire degli anni ’50 dell’ottocento, la città si rinnova completamente sotto la guida del famoso architetto Georges Eugène Haussmann (fama conquistata proprio grazie al rinnovamento urbano di Parigi).

Un po’ per ambizione modernista, un po’ per motivi d’igiene pubblica e qualità della vita, Parigi si trasforma. Scompaiono gli stretti vicoli medievali, per lasciare posto alle ampie prospettive di larghi viali, dove sarà impossibile erigere barricate e i reggimenti di cavalleria possono manovrare liberamente. Si, perché anche le preoccupazioni di ordine pubblico hanno un loro peso sulle scelte che ispirano il nuovo assetto urbano della capitale francese.

È il nuovo che avanza. Con i rappresentanti del potere più tranquilli, i ricchi borghesi ben separati dal popolino nei loro nuovi e lindi quartieri e il popolo minuto relegato ad oriente della città, nei quartieri risparmiati dalle demolizioni di Haussmann e dai rincari della speculazione edilizia. I meno fortunati e più poveri si ammassano nelle baracche fatiscenti della cosiddetta Zone: i terrapieni intorno alla cinta muraria edificata nel 1844.

Nella città rinnovata si consolida anche una maggiore liberalità e tornano a trovare spazio i luoghi del divertimento popolare; rimangono costantemente sotto un controllo poliziesco, ma che è destinato a farsi via via sempre meno pressante.Almeno fino allo scoppio della Prima guerra mondiale.

Nel 1867 Camille Doucet, allora direttore dell’amministrazione dei teatri, autorizza i cafés-concerts aad allestire spettacoli in costume, eseguire pezzi musicali, balli, intermezzi acrobatici ed altre attrazioni.

Parigi diviene il riferimento per il divertimento di tutta Europa.

Café Chantant ritornano e si avviano verso quella che sarà la loro autentica “età dell’oro”: la Belle Époque!

I locali dove si esibiscono attori, comici e cantanti tornano a moltiplicarsi. Nelle zone popolari si tratta ancora dei tradizionali estaminets, spesso autentiche bettole o poco più, ma nei nuovi e luminosi quartieri occidentali i locali che ospitano spettacoli musicali ed arte varia arrivano ad essere addirittura sontuosi. Quasi dei veri teatri.

Sono gli anni che vanno dalla fine dell’ottocento al primo conflitto mondiale. Gli anni delle grandi Esposizioni Universali, di Parigi capitale dell’arte, della cultura e del divertimento europeo. Gli anni di Mistinguett  e Maurice Chevalier.

Sono anche gli anni degli Apaches di Montmartre e Belleville, delle canzoni di Aristide Bruant e Montéhus: gli anni di Fréhel e della giovane Colette.

In alto sulla collina di Montmartre le Lapin Agile, giù in basso le Folies Bergère: due mondi distinti, ma uniti in un unica realtà : Parigi!

 

 

Due nomi per ricordarli tutti.

Tanti sono le insegne che hanno illuminato le notti di Parigi. Locali che hanno fatto la storia della cultura popolare francese e che hanno visto esibirsi stuoli di artisti, alcuni dei quali, divenuti poi famosissimi.

Troppi i locali famosi per potere ricordarli tutti.

Solo per ricordare i più famosi: Folies Bergère, l’Olympiala Scala, l’Empire, l’Européen, l’Eldorado, il Pavilion d’Horloge, Folies Marigny.

Ne ho scelto due in particolare per il valore simbolico della loro storia: L’Alcazar d’été e il Café des Ambassadeurs.

L’Alcazar d’été e il Café des Ambassadeurs, sono stati per decenni tra i più famosi luoghi di Parigi dedicati alla canzone e allo spettacolo. Tanto famosi da divenire autentici miti del loro tempo.

La loro vicenda ha attraversato la storia della città ed è abbastanza rappresentativa del percorso storico del fenomeno culturale che è stato il Café Chantant.

L’Alcazar d’été, aperto nel 1860 lavorò con successo fino al 1914 quando i fatti della guerra europea ne decretarono la fine. Il secondo, il Café des Ambassadeurs, che aveva aperto i battenti nel lontano 1857 (ma esisteva già nella prima metà del ‘700), resistette ai mutamenti prodotti dalla guerra e alla fine della Belle Époque fino al 1929. Entrambi, nel momento del loro massimo splendore, videro tutti i più grandi artisti del tempo calcare le scene dei loro palchi.

Si può tranquillamente affermare che tutti i più grandi artisti della canzone francese si esibirono sui palcoscenici di questi due caffè concerto:

Clovis, Louis Maurel, Florence Duparc, Marguerite Dufay, Jules Perrin, Jules Léter, Antoine Renard, Gustave Chaillier, Joseph Arnaud, Éloi Ouvrard, Libert, Émile Mercadier, Marius Richard,Suzanne Lagier, Eugénie Robert, Chrétienno, Amiati, Marguerite Baudin, Eudoxie Laurent, Zélie Weill, Victorine Demay, Baldy, Claudius, Anna Thibaud, Louise Balthy, Eugénie Buffet, Polin, Paulette Darty, Mayol, Fragson, Dranem, Polaire, Mistinguett, Aristide Bruant e la grande Yvette Guilbert e questo per citarne solo alcuni.

Molti di questi nomi, oggi, sono quasi o del tutto dimenticati, ma all’epoca rappresentavano il meglio del panorama artistico musicale di Parigi.

Music-hall et café-concert.

Un palazzo del divertimento: l’Alcazar d’été.

 

L'Alcazar d'été a Parigi

L’Alcazar d’été a Parigi.

 

 

L’Alcazar d’été aprì le sue porte nel 1860, al n° 5 di Avenue Gabriel, dietro il palazzo dell’Eliseo, sul sito di quello che fino ad allora era stato il Café Morel o Chalet Morel, una struttura risalente al 1830 nei jardins des Champs-Élysées.

Il vecchio caffè, aperto nel 1841 nello stile degli antichi palazzi signorili, venne acquistato da Arsène Goubert, proprietario dell’Alcazar, un caf’ conç’ in rue du Faubourg-Poissonnière numero 10 nel X arrondissement.

Goubert decide che il suo nuovo locale si chiamerà Alcazar d’été, di conseguenza il caffè di rue du Faubourg-Poissonnière diviene comunemente noto come Alcazar d’hiver.

Inizia una storia sfavillante di serate e di spettacoli memorabili!

Sono le apparizioni in questi caffè concerto che renderanno famosa al grande pubblico la cantante  Thérésa, prima autentica vedette del caf’ conç’. Un successo che la condurrà di lì a poco ad esibirsi davanti all’imperatore Napoleone III.

È sempre all’Alcazar d’été che inizia la fortunata carriera di Paulus nel 1877, quando il fantasista si esibisce cantando, gesticolando e ballando la celebre En revenant de la Revue, capostipite di uno stile che prosegue nel tempo passando attraverso Mayol per giungere fino ad Yves Montand.

Ma sono tanti gli artisti ad apparire, nel corso degli anni, sul palcoscenico dell’Alcazar d’été: Clovis, Louis Maurel, Florence Duparc, Marguerite Dufay, Victorine Demay, Polin, Baldy, Claudius, Mayol, Fragson, Dranem, Polar, Anna Thibaud, Louise Balthy, Eugenie Buffet, Paulette Darty, Mistinguett e persino Yvette Guilbert.

Il successo del caffè concerto porta la direzione ad ampliare e rinnovare i locali tra il 1905 e il 1906. Ma si avvicina a passi rapidi la fine di un’intera epoca e anche per l’Alcazar d’été suona presto l’ultima campana.

Allo scoppio delle ostilità, nel 1914, la Croce Rossa francese requisisce lo stabile e ne fa un magazzino. È la fine del mito. Dopo la guerra il caffè non verrà più riaperto. Al suo posto una pista di pattinaggio e, poco dopo, una sala da ballo.

Definitivamente chiuso alla fine degli anni ’20 l’edificio rimane sfitto fino allo scoppio del secondo conflitto mondiale, quando, di nuovo, è adattato a magazzino.

Poi le trasformazioni del secondo dopoguerra e, oggi, quello che rimane è un edificio che ospita sale riunioni per seminari e conferenze…Il Pavillon Gabriel.

 

Musica in giardino: il Café des Ambassadeurs.

 

Il mitico Café des Ambassadeurs.

Il mitico Café des Ambassadeurs.

 

 

Molto più longevo ed articolato il destino di un altro famoso tempio dello spettacolo popolare francese. Un locale che ha seguito levoluzione del gusto e dei tempi, praticamente da prima della Rivoluzione francese, fino alla seconda guerra mondiale.

Stiamo parlando del Café des Ambassadeurs.

Il Café des Ambassadeurs era uno dei locali estivi più alla moda e conosciuti di Parigi, situato sull’Avenue Gabriel all’ingresso degli Champs-Elysées, vicino a Place de la Concorde. Prende il nome dal vicino Hotel Crillon che era diventato la residenza degli ambasciatori stranieri. Ambienti eleganti, concepiti dall’architetto Jacques-Ange Gabriel (da cui il nome della strada).

Fondato nel 1764 come un semplice bar all’aperto e nel 1772 vi fu aggiunto un piccolo padiglione. Nessuno poteva certo immaginare che sarebbe divenuto, un secolo dopo, uno dei più famosi caffè concerto parigini.

Questo caffè fu restaurato all’inizio del XIX secolo e, intorno al 1830, i gestori ottennero l’autorizzazione ad effettuare degli spettacoli durante i quali alcuni cantanti si impegnavano ad intrattenere il pubblico su un palco più o meno improvvisato. Poco prima del 1843, un nuovo padiglione sostituisce quello esistente ed il locale si trasforma in un vero caffè concerto.

I caffè concerto degli Champs-Elysées erano costruiti in modo molto rudimentale: a pochi metri dalla loro facciata, le assi erano poste su cavalletti per formare palcoscenici improvvisati su cui prendevano posto cantanti ambulanti.

Nel 1840 gli Champs-Elysées furono illuminati con lampade a gas e il Café des Ambassadeurs divenne un luogo più elegante con un piccolo palco. L’anno successivo le tavole lasciarono il posto all’affascinante edificio rococò che divenne un punto di riferimento alla moda durante il Secondo Impero.

Un palco coperto per l’orchestra fu installato per proteggere gli artisti nel 1848, ma i clienti erano ancora seduti all’aria aperta. Ogni sera dalle 17 alle 23 si svolgeva un concerto vocale e strumentale e ogni mezz’ora uno degli artisti passava con il cappello in mano, tra i tavolini, per raccogliere il pagamento.

Fra i cantanti più famosi dell’epoca ricordiamo innanzi tutto Fleury, applaudita una cantante comica, ma anche Jules Moulin e il baritono Magne, la famiglia Casirola, la famiglia Piccolo e Madame Piquet Wild.

Non possiamo dimenticare di citare Darcier e la sua applaudita interpretazione, nel 1846, di “Bread”, famosa canzone di Pierre Dupont.

Tante le “stelle” che brillarono su quel palco: Narciso, Meric, Artus, Litté, Sophie, Adèle, Blanche, Pauline; tutti nomi ormai dimenticati.

Arriva la Belle Époque.

Nel 1861, la città di Parigi decise di fare degli Champs Elysees una passeggiata unica al mondo. Anche i locali della zona si impreziosiscono. Il Café des Ambassadeurs si arricchisce con un delizioso giardino all’inglese.

Nel 1867 Pierre Ducarre, che si era fatto un nome aprendo un magnifico ristorante all’Esposizione Universale, acquista il Café des Ambassadeurs. Sotto la sua guida il locale diviene un centro di intrattenimento per l’aristocrazia e vede crescere il suo prestigio ininterrottamente fino all’inizio della guerra del 1914.

Negli anni ’70 dell’Ottocento il locale è meta fissa di alcune delle figure più note dell’arte e del demi-monde parigino.

Edgar Degas e Henri de Toulouse-Lautrec lo immortalano in alcune loro opere e Cheret disegna una serie di 26 famosi poster.

Una galassia di artisti vi si esibisce con regolarità dal 1870 al 1914: Fagette la cui giacca bolero era ricamata con veri diamanti, Kam Hill, che ha cantato ‘L’Omnibus de la Prefecture e La Garde-Champetre Rose, Bouligard con il suo trombone, Theresa che salì alla ribalta cantando ‘Rien n’est pas sacre pour un sapeur e La Femme a Barbe, Yvonne Guilbert i cui guanti neri Chat Noir,  per diverse stagioni, hanno attirato folle di ammiratori entusiasti, un giovane talentuoso che indossava un cappello di paglia chiamato Maurice Chevalier e Mistinguett che cantava canzoni degli apache.

Nel 1903 il trio di Pinard-Cornuche-Chauveau prese in carico gli Ambassadeurs. Il partner principale, Eugene Cornuche, era uno degli uomini d’affari più influenti in Francia e aveva appena venduto il famoso ristorante Maxim’s ad una socetà inglese ed era alla ricerca di nuovi interessi commerciali.

Per rendere gli Ambassadeurs un’attrazione ancora maggiore, realizzò un teatro all’aperto e una sala da ballo nel ristorante. Eugene Cornuche è un uomo d’affari molto intraprendente: di lì a poco acquista le Folies Marigny e costruisce i casinò municipali a Trouville e Deauville.

La nuova gestione ospita tutte le maggiori star del tempo: Polin, Felix Mayol, Max Dearly, Boucot e Dranem Va in scena una serie di riviste con Gaby Deslys (dal 1909) e Maurice Chevalier (1910).

Dopo un breve periodo sotto la direzione di Eugene Heros e poi di Raphael Beretta e Leon Volterra, il locale fu rilevato da Oscar Dufrenne e Henri Varna nel 1917. Oscar Dufrenne fu anche il direttore del Concert Mayol, du Theatre Moncey, des Bouffes -Du-Nord-Concert e il Casino Municipal di Trouville.

Arrivano gli americani.

Finisce il primo conflitto mondiale e quello che non era riuscito ai tedeschi con i cannoni, riesce agli americani con il jazz ed il cinema. Gli americani invadono Parigi!

Il mondo dello spettacolo è in piena trasformazione. Anche il Café Chantant si avvia, non tanto verso un declino quanto verso un radicale mutamento.

Prima è stato il cinema muto ad imporsi nelle sale dove prima si esibivano i cantanti.

Il cinema muto ha necessità di un accompagnamento musicale ed i caf’ conç’ dispongono proprio di quanto serve. Avviene così che molti locali si orientano verso la proiezione di spettacoli cinematografici.

Dopo la guerra arrivano gli americani e conquistano la città. Parigi conquista loro e loro conquistano i parigini.

Il jazz e la “Rivista” spopolano ovunque. Il Café Chantant diventa Music hall.

Sotto la direzione di Dufrenne gli Ambassadeurs organizzarono una serie di elaborate riviste estive che includevano: Revue Schoking, (1919), La Revue Legere (1920), Paris En S’himmy’s (1921), Revue de la Femme (1922, con Edmonde Guy e Van Duren), Paris Sans Voiles (1923, con le Dolly Sisters) e C’est d’un Chic (1924).

Il rinnovo totale del Café des Ambassadeurs.

È all’inizio del 1926 che avviene il rinnovo totale dello storico Café des Ambassadeurs. Edmund Sayag acquista il contratto di locazione da Dufrenne. Sayag è chiaramente intenzionato a replicare il successo ottenuto alla direzione del di Ostenda ed è a Parigi per fare soldi.

Capisce subito che può rivelarsi una grande occasione di guadagno l’enorme contingente americano che, regolarmente, si riversa a Parigi ogni notte in numero crescente.

Sayag esegue grandi lavori di ristrutturazione e il locale si trasforma in un resort di ristorazione di fascia alta con unimportante sala da concerti.

Prima, il ristorante degli Ambassadeurs era gestito separatamente e c’erano solo pochi tavoli sul balcone sul retro da cui i commensali potevano vedere lo spettacolo sottostante. Sayag spazza via tutto e ha trasforma lo spazio in un mix fresco e arioso tra una sala da ballo stravagante e un ristorante sofisticato: con il vantaggio di essere all’aperto in estate.

Sayag ha prodotto quattro spettacoli annuali dal 1926 al 1929 ogni estate.

L’inaugurazione, nel 1926, del nuovo Ambassadeurs vide protagonisti i Blackbirds di Lew Leslie venuti direttamente da New York con la grande e sfortunata Florence Mills.

Si trattava dell’evento più alla moda della stagione estiva 1926 e incoronò l’Ambassadeurs come il teatro-ristorante più importante del mondo.

Per la stagione 1929 Sayag creò una nuova sala da gioco e vide aumentare ulteriormente i suoi guadagni grazie alla sua ricca e famosa clientela.

La stagione di spettacoli del 1929 fu anche l’ultima vera stagione del mitico Café des Ambassadeurs.

Sayag annunciò che gli Ambassadeurs sarebbero stati demoliti. Al suo posto sarebbero sorte due strutture completamente separate: un ristorante e un teatro.

Finisce così la storia del più prestigioso Café Chantant.

Maigret al Café Chantant.

Anche nei romanzi di Georges Simenon dedicati al commissario Maigret vi sono alcuni riferimenti all’epoca del Café Chantant. Ne ho trovati almeno due. Il primo risale ad un romanzo del periodo Fayard , quindi ai primi romanzi Maigret. Si tratta de Il pazzo di Bergerac.

Il commissario interroga l’anziana madre di una sospettata e la blandisce con grande cortesia:

«Credo che lei sia un’artista lirica, signora…» Sapeva che quelle due paroline avrebberostuzzicato la donna nel suo punto debole. «Si, signore…Ho cantato all’Olympia quando…».

«Mi pare infatti di ricordare il suo nome…Beausoleil…Yvonne, vero?…».

«Joséphine! Joséphine Beausoleil!…Ma i medici mi avevano consigliato un clima più caldo, così ho fatto lunghe turnée in Italia, in Turchia, in Siria, in Egitto…». Ai tempi del café chantant! La vedeva benissimo, Maigret, sui piccoli palcoscenici di certi locali alla moda di Parigi, frequentati da gagà e ufficialetti…Dopo il suo numero scendeva fra i tavoli e beveva lo champagne con l’uno o con l’altro…

Poche frasi di Simenon e subito li vediamo innanzi a noi quei locali, quelle sale affollate di gente comune intrattenuta da artisti, spesso banali almeno quanto volonterosi.

Il secondo riferimento al café chantant lo troviamo in un romanzo del 1947: Maigret a New York.

Qui non vi sono particolari descrizioni degli ambienti, piuttosto è descritta la vita grama condotta dagli artisti in estenuanti tournée malpagate, vagabondando da una piccola città all’altra.

Qui Simenon ci informa però sui gusti del giovane Maigret che scopriamo essere stato, all’epoca, un assiduo frequentatore del Petit Casino, un café chantant di un certo nome, che apriva i battenti al 12 di Boulevard Montmartre, dove oggi c’è Le Café Zephyr. Abbiamo quindi un’interessante informazione in più sul modo di trascorrere le serate del nostro beniamino prima del suo incontro con l’amata Louise e del loro matrimonio.

I Café Chantant sono dunque scomparsi?

Café Chantant sono scomparti da tempo. La loro epoca è tramontata e il loro mondo è scomparso.

Sull’esempio di Parigi si erano diffusi in gran parte d’europa ed hanno segnato la cultura popolare della loro epoca.

Oggi non ce ne sono più. Questa è la risposta che chiunque darebbe se gli fosse chiesto se esistono ancora.

È una risposta logica, ma non del tutto esatta.

La logica sta nel fatto che abbiamo tutti un’idea precisa riguardo il Café Chantant e immaginiamo questi luoghi com’erano al momento del loro massimo splendore, nella Parigi della Belle Époque.

L’inesattezza della risposta possiamo coglierla solo se ritorniamo all’origine della loro comparsa in scena.

A quei semplici estaminet anche detti bastringue, sale da ballo popolari, spesso con un pianoforte meccanico come unico accompagnamento.

Appare subito chiaro che, visto in questo modo, il Café Chantant, non solo esiste ancora, ma lo ritroviamo un po’ ovunque oggi, a Parigi come in tante altre città piccole e grandi. Ogni qualvolta entriamo in un bar dove si organizza uno spettacolo di “musica dal vivo” (come si dice oggi), entriamo in un luogo che è parente stretto di quello che fu all’origine il Café Chantant.

Music-hall et café-concert.


Sei un collezionista? Segui questo link.

I Café Chantants della Ville Lumièreultima modifica: 2020-11-11T04:02:14+01:00da albatros-331
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato ma sarà visibile all'autore del blog.
I campi obbligatori sono contrassegnati *