Maigret i bistrot e la rue Fontaine

Il Bistrot è un classico luogo di Maigret.

Bistrot e brasserie luoghi di Maigret

Bistrot e brasserie luoghi di Maigret.

Maigret trova un bistrot per ogni inchiesta.

Il primo appostamento della carriera di Maigret avviene in un bistrot. Il primo appostamento che il futuro commissario compie nel corso di un’inchiesta tutta sua. Il primo di una lunga carriera.

Lo sapiamo per certo perché ad informarci in proposito provvede personalmente lo scrittore Georges Simenon, che di Maigret vanta la paternità.

Siamo nel romanzo La prima inchiesta di Maigret (1913).

Il bistrot dove tutto ha inizio è proprio uno di quelli che piaceranno per sempre a Maigret.

Già il nome è tutto un programma: Vieux Calvados!

Una sala un po’ rustica, le lavagnette con il piatto del giorno scritto con il gesso. Il proprietario, un uomo massiccio e rubicondo dalle gambe corte. Anche il nome non è certo casuale: Paumelle.

Paumelle, in francese indica un tipo di cardine per porte e finestre, ma, più probabilmente, Simenon, vuole creare un collegamento con Pommeau, tipico aperitivo normanno realizzato con il sidro di mele: proprio come il calvados.

Da dietro il banco di zinco, Paumelle, con le maniche della camicia rimboccate fino ai gomiti, si muove nel suo locale pulendo le bottiglie e lucidando il banco. In cucina una grassa e bonaria Signora Paumelle prepara il pranzo per i clienti abituali. Marito e moglie non si scambiano una sola parola per tutto il tempo.

Maigret, imbarazzato, cerca di non attirare su di se troppa attenzione, ma è solo nel locale e nulla sfugge all’occhio attento del vecchio oste.

Taciturno ed apparentemente indifferente a tutto, Paumelle, coinvolge il poliziotto in incognito nei suoi riti abituali, fatti di bicchierini di calvados ogni mezzora e fette abbondanti di salsiccia. Rituali culinari che scandiscono le interminabili ore di appostamento che il giovane Maigret, a quel tempo semplice e inesperto segretario del commissariato di Saint-Georges, trascorre nel locale in attesa di un indizio qualsiasi che gli permetta di avviare la sua prima inchiesta.

Nel corso delle sue inchieste il commissario entrerà innumerevoli volte in locali identici a quel primo bistrot.

Lo sapiamo: a Maigret piace mangiare e bere, ma, soprattutto, gli piacciono i luoghi deputati da sempre a questa funzione. I bar popolari, i piccoli bistrot parigini, le trattorie a prezzo fisso, frequentate da operai, artigiani, impiegati e segretarie. Luoghi semplici, ma che se ben gestiti da un oste come si deve, possono riservare piacevoli sorprese, eccellenti libagioni e un’atmosfera introvabile altrove.

Questi locali rappresentano spesso il luogo ideale dove recarsi, durante un’indagine, per raccogliere informazioni, o dove appostarsi per ore così da tenere d’occhio, non visti, la casa di un sospettato. Certe volte assolvono alla terapeutica funzione di ridonare un po’ di serenità al poliziotto che poco prima si è trovato faccia a faccia con un crimine efferato o con un criminale incallito. Una boccata d’aria pura che sa di birra e calvados. Magari solo per togliersi di dosso il peso di un’atmosfera particolarmente angosciante dopo un interrogatorio in ufficio o nelle case dove è costretto a recarsi per indagare.

Questi bar e bistrotMaigret, li ama sinceramente.

Che si trovi in riva alla Senna, alla periferia della città, nel cuore di Parigi, o in una cittadina di provincia, Maigret è inevitabilmente attratto dal richiamo di questi ambienti; dai loro odori, dalle atmosfere, dalla sfilata di bottiglie colorate dietro le spalle del barista o dalla botola nel pavimento che conduce nella fresca cantina con le botti di vino. Gli piacciono soprattutto se conservano l’arredamento e il particolare “colore” dei tradizionali locali francesi d’un tempo.

Che siano stati testimoni di un dramma sanguinoso o si trovino semplicemente nelle vicinanze e quindi, Maigret, li scelga come punto d’appoggio privilegiato, è subito evidente come il Commissario apprezzi frequentarli.

Per lo più si tratta di rapide bevute, ma, all’occasione, possono essere veri e propri pranzi, o cene, di notevole impegno per la digestione.

La cucina in quei luoghi è sempre casareccia, i piatti abbondanti e assolutamente impegnativi per qualunque stomaco. La soddisfazione però è totale ed il piacere vale la fatica.

Il Petit Albert de Il morto di Maigret, o il bistrot di Quai de Valmy de Il Corpo senza testa, così come il citato  Vieux Calvados de La prima inchiesta di Maigretsono solo alcuni esempi fra i tanti.

Naturalmente su tutti spicca la famosa Brasserie Dauphine!

Ovviamente la Brasserie Dauphine è qualcosa di più di un semplice ristorante: per Maigret e molti dei suoi colleghi è quasi una dependance degli uffici della Questura parigina al Quai des Orfevres. Quando il lavoro lo permette, ispettori, commissari, agenti e persino il Direttore della Polizia Giudiziaria, vi si ritrovano per un aperitivo (anche più di uno) o per il pranzo.

Quasi un luogo rigenerante dove ritrovare se stessi e l’esatta misura delle cose.

Alzò le spalle, da uomo disincantato, che non si fa illusioni. E fu il suo turno di fare una domanda.

«Sei proprio molto stanco?»

«Non troppo.»

«In tal casso, andiamocene tranquillamente a cena insieme alla Brasserie Dauphine…»

Non vi avrebbero trovato né la clientela del George V né quella degli aerei, o di Montecarlo, o di Losanna. Un pesante odore di cucina, come nelle locande paesane. La madre ai suoi fornelli, il padre dietro il banco di stagno, e la figlia a dare una mano al cameriere per servire in tavola.

«E poi?»

«Poi, intendo ricominciare tutto da capo, come se io non ne sapessi nulla, come se non conoscessi tutta quella gente…»

-da Maigret viaggia –

Quando però il lavoro non concede tregua e, in particolare, quando un lungo ed estenuante interrogatorio inchioda in ufficio Maigret, ed i suoi ispettori, alle prese con criminali incalliti e coriacei o con individui distrutti dalla colpa di un delitto commesso, desiderosi solo di liberare la propria coscienza da un peso indicibile, è dalla Brasserie Duphine che un volonteroso garzone accorre in soccorso consegnando a ritmo serrato birre schiumose e panini al prosciutto.

Maigret al bar tabacchi di rue Fontaine.

Abbiamo definito il rapporto che lega il commissario Maigret all’ambiente dei bistrot e delle brasserie.

Non tutti i bar o i bistrot sono uguali per il commissario Maigret. Ce ne sono alcuni che non rappresentano, per lui, la solita gradevole attrattiva, ma sono solamente autentici luoghi di “lavoro”!

Simenon ha identificato un luogo specifico a questo proposito e lo ha eletto a simbolo stesso di questo tipo di ambienti: si tratta del bar tabacchi di Rue Fontaine. 

È esattamente il tipo di locale che Maigret non ama assolutamente e dove si reca quasi esclusivamente per scopi professionali. Un ambiente ben diverso da quelli descritti in precedenza.

Qui si incontrano quasi esclusivamente delinquenti. Soprattutto nel tardo pomeriggio e durante la notte.

Infatti il bar tabacchi di rue Fontaine non è un bistrot. Nessuno cucina, l’ambiente è più freddo che nei classici bistrot parigini: un bar anonimo, senza una vera anima. Un bar come se ne possono trovare in ogni luogo del mondo.

Tutti coloro che hanno letto anche solo una manciata di romanzi della serie Maigret, hanno, probabilmente, avuto modo di conoscere il bar tabacchi di rue Fontaine.

insegna la neon bar tabac rue fontaine

L’insegna del bar tabacchi della rue Fontaine

 

 Il bar tabacchi di rue Fontaine, covo della malavita parigina.

Qui i clienti sono quasi tutti malavitosi e, spesso, anche il barista è uno del “giro”.

“Pronto…Sono Janvier…Il ragazzo è appena entrato nel bar-tabacchi di rue Fontaine…ha la faccia stravolta…Sembra nervoso, preoccupato…Si guarda intorno come se temesse di essere seguito, ma non credo che mi abbia notato”.

Così Pétillon ha dormito solo poche ore ed è di nuovo in strada. Il bar-tabacchi di rue Fontaine è frequentato in prevalenza da piccoli delinquenti”. – Félicie est là-

Questa tipologia di bar, Simenon, lo caratterizza in modo particolare e ne fa una sorta di cliché: il luogo malfamato per antonomasia.

Sempre aperto fino a notte fonda, una clientela di prostitute, papponi, personale dei locali notturni, qualche nottambulo incallito, qualche ubriaco.

Il Bar Tabacchi di Rue Fontaine fa la sua comparsa già del primo romanzo: Pietr le Letton. È lì che Maigret troverà informazioni dopo che uno sconosciuto gli ha sparato di notte una rivoltellata.

Il locale compare ancora in almeno altri cinque romanzi: L’ombra cinese, Félicie, La prima inchiesta di Maigret, Maigret al Picratt’s, Maigret e l’omicida di rue Popincourt.

Ci sarebbe anche il romanzo Maigret e l’informatore, ma lì si parla della rue Fontaine in generale.

Sempre al Bar Tabac il commissario, ormai in pensione, lancerà la sua sfida, quando il nipote verrà “incastrato” da un trafficante di droga, nel romanzo Maigret che chiude la serie edita da Fayard.

Anche in Maigret si difende viene menzionato un luogo simile, ma senza riferimenti particolari.

Rue Fontaine, locali notturni e malavita.

Ma questo luogo esiste veramente a Parigi o è frutto dell’immaginazione di Simenon? E, se esiste, in quale zona esatta della rue Fontaine si trova?

La rue Fontaine è lunga 350 metri. Inizia tra rue Chaptal e rue Pigalle e termina in place Blanche: proprio in faccia al Moulin Rouge.

È proprio in questa via parigina che, il 10 dicembre 1926, Joséphine Baker inaugura il suo locale Chez Joséphine”

È una zona di Parigi famosa per i locali notturni. Solo in rue Fontaine, negli anni di Maigret, si contavano a decine i locali notturni che aprivano i loro battenti nella via e in quelle limitrofe. Alcuni anche piuttosto famosi.

Al numero 6 della rue Fontaine oggi troviamo una discoteca: il Bus Palladium. Questo locale, nel 1929, portava il nome di Cotton Club, si suonava il jazz e vi si esibivano artisti del calibro di Louis Armstrong e  Sidney Bechet.

Poco più avanti, al numero 10, un altro locale: El Garron, tango e musica sud americana. Nel 1931 diventa La Boîte à Matelots ed è il jazz ad essere di casa. Il nuovo proprietario è Léon Volterra, famoso impresario teatrale e uomo di spettacolo,  ha diretto alcune delle più importanti sale parigine dell’epoca. Oggi il locale esiste ancora e si chiama: Théâtre Fontaine.

Proseguendo ecco il civico 15. Oggi è tutto chiuso, ma negli anni ’30 qui splendeva l’insegna de L’Escadrille: bar e Night Club.

A gestirlo Eugene Bullard, una delle figure più significative del jazz e delle notti parigine dell’epoca fra le due guerre mondiali. Afro-americano, eroe di guerra, pilota d’aviazione, batterista jazz. Subito dopo la Grande guerra apre un locale in rue Pigalle, Le Grand Duc 52, poi lo rivende e acquista L’Escadrille.

Al numero 16bis, sempre in rue Fontaine proprio difronte al bar di Eugene Bullard, ecco un altro cabaret notturno: è lo Zelli’s Royal Box!

Il proprietario è, forse, il più noto ed eccentrico animatore delle notti parigine intorno a Pigalle, tra gli anni ’20 e ’30 del novecento: Joe Zelli.

Salvator Zelli: un italiano a Parigi.

Al secolo Giuseppe Salvator Zelli, nato a Roma nel 1889. Ha girato il mondo, soprattutto gli Stati Uniti, poi approda in Francia e a Parigi. Si fa una nomea non particolarmente positiva all’epoca della prima guerra mondiale. C’è il coprifuoco e i “cabaret de nuit” devono chiudere alla mezzanotte. L’attività nelle ore successive si svolge in clandestinità. Zelli subisce per questo un processo e svariate critiche.

Nel 1929 il suo locale di rue Fontaine è uno dei pochissimi aperti tutta la notte a Parigi. Il successo è immediato.

Si respira aria di festa permanente e, al suo interno, gli alcolici scorrono a fiumi.

Fuori la rue Fontaine con la sua aurea di luogo malfamato.

Rue Fontaine: spari nella notte.

Perché la via è diventata luogo di incontro e di scontro di molti degli interessi illegali della malavita. In particolare lo sfruttamento della prostituzione.

Racconta lo scrittore Francis Carco che un terribile scontro a fuoco ebbe luogo nella via, proprio di fronte al locale di Zelli. Un regolamento di conti tra banditi parigini e corsi.

Ben cinquanta bossoli verranno ritrovati a terra tra i civici 16 e 23 della rue Fontaine!

Durante gli anni ’30 del novecento tutto il quartiere di Pigalle si ritrova ad essere la scenografia preferita dello scontro tra bande continentali e i nuovi arrivati dalla Corsica che contendono loro la piazza.

I corsi, dopo il secondo conflitto mondiale e l’occupazione, finiranno per avere la meglio e diventare i veri padroni di Pigalle, ma anche fra loro i rapporti non sono sempre amichevoli e sgarri e vendette si susseguono incessantemente.

Un episodio fra i tanti: la guerra che oppose la banda di Jean-Paul Stéfani a quella di Ange Foata dura dal 1934 al 1937.Tre anni di agguati e sparatorie.

Sulla rivista Détective del 1937 Emmanuel Car definisce rue Fontaine come: “rue du gang“! E così la descrive:

“Témoin presque quotidien des fusillades qui mettent aux prises les gangsters, les racketteurs et les trafiquants.”

 

È dunque questa la rue Fontaine conosciuta da Simenon ed è quella in cui si muove il commissario Maigret tra il 1929 e il 1972.

In questo filmato l’orchestra di Joe Zelli al Zelli’s Royal Box di Parigi.

Alla batteria proprio Eugene Bullard!

Maigret al bar tabacchi di rue Fontaine.

E il bar tabacchi della rue Fontaine? Esiste o non esiste?

Ebbene si: il bar esiste ed esisteva anche negli anni ’30 del novecento!

Ad essere del tutto precisi i bar tabacchi in rue Pierre Fontaine sono due ed esistevano entrambi a quell’epoca.

Il primo si trova al civico n° 1 dal lato di rue Pigalle: Les trois fontanes è il suo nome ai giorni nostri. Il secondo si trova più su, all’angolo con la rue Mansart e la rue Douai. Oggi il locale si chiama Le Mansart e ha l’apparenza di una tranquilla brasserie. Non abbiamo idea di chi lo frequenti abitualmente, ma i tempi sono cambiati e nemmeno Pigalle è più quella di un tempo.

Ai tempi di Maigret questo locale era piuttosto famoso o, per meglio dire, famigerato: Le Lizieux.

I proprietari erano i fratelli Vinceleoni, di origine corsa, e il loro bar divideva, fin dagli anni ’20, con il Laëtitia della rue Notre-Dame-de-Lorette la fama di quartier generale della malavita corsa a Parigi.

bar tabacchi della rue fontaine

Le Lizieux: il bar tabacchi della rue Fontaine in una foto degli anni ’60. Dal sito grandbanditisme.canalblog.com

Rififi – Auguste Le Breton

Sei romanzi per due bar tabac!

Simenon non sembra fare molta distinzione tra i due locali, forse perché in definitiva non ve n’era affatto.

Nel romanzo Pietr il lettone, è sicuramente a Les trois fontaines che il commissario entra in cerca di informazioni.

“L’auto si fermò davanti al night-club che aveva le saracinesche abbassate…Ma Maigret non suonò al Pickwick’s. Voltò le spalle al night-club e scorse una tabaccheria all’angolo con rue Fontene, dove quelli che lavoravano nei locali notturni usavano ritrovarsi…Il bar era ancora aperto…tre uomini appoggiati al bancone bevevano caffè corretto discutendo dei loro affari.”

 

Il locale notturno che lo scrittore chiama Pickwick’s bar è in realtà, quasi sicuramente, El Garron. C’è nel testo un accenno alla “folata di Tango” proveniente dal locale che sembrerebbe sostenere questa possibilità. El Garron era proprio un tempio della musica argentina, almeno fino al 1931.

I due locali, tabaccheria e night-club sono a poca distanza l’uno dall’altro sui lati opposti della via.

Nei romanzi Maigret al Picratt’s e Maigret, è invece sicuramente Le Lizieux il bar tabacchi descritto da Simenon. Il riferimento all’incrocio con rue Douai non consente dubbi.

In Félicie, eccoci nuovamente al Le trois fontaines!

“Maigret risale lentamente rue Pigalle con le mani nelle tasche del cappotto: è passata la mezzanotte e il temporale ha rinfrescato l’aria, lasciando tracce di bagnato sul marciapiede. Sotto le insegne luminose, i portieri dei locali notturni non tardano a riconoscerlo, e i clienti del bar-tabacchi all’angolo di rue Notre-Dame-de-Lorette si scambiano un’occhiata interrogativa, in piedi intorno al banco a ferro di cavallo. Chi non è dell’ambiente non può accorgersi di nulla. Eppure, da un capo all’altro della Montmartre notturna serpeggia un moto impercettibile, come il fremito che annuncia burrasca sull’acqua di uno stagno. Maigret lo sa e ne è contento. Qui almeno non ha a che fare con una ragazza che ora piange ora lo sfida. Riconosce alcuni dei volti che gli passano accanto, afferra al volo il passaparola che getta l’allarme fin nei bagni dei locali notturni, dove le inservienti nascondono in fretta e furia piccole dosi di coca.”

 

Due locali differenti come collocazione, ma sostanzialmente uguali per clientela ed attività. Solo al mattino sono frequentati da clienti occasionali o da gente che vive e lavora nella via. I clienti abituali hanno fatto le ore piccole e dormono fino a tardi.

Perché, nonostante la nomea preoccupante, rue Fontaine e le vie adiacenti sono abitate da un variegato mondo di operai, piccoli artigiani, negozianti e borghesi. Tutta gente onesta e lavoratrice.

Nel pomeriggio inizia a circolare il gruppetto degli habitué, che si ritrovano per giocare alla belote, un gioco di carte tipicamente francese.

Alcuni degli avventori pomeridiani sono autentici tagliagole, rotti a tutte le esperienze, altri sono solo personaggi di piccolo calibro, che vivono al margine del milieu e di cui nessuno si fida veramente.

Vecchi marpioni sopravvissuti a mille avventure e giovani rampanti ambiziosi e violenti, destinati ad una fulgente carriera criminale e, presto o tardi, ad una tragica caduta. Per citare un solo nome in proposito basta ricordare i fratelli Zemour e la loro crudele e tragica epopea.

La notte il bar è aperto fino a tardi ed allora la clientela è composta, soprattutto, da camerieri e musicisti dei night club e dei cabaret e da prostitute ed entreneuse a caccia dell’ultimo cliente, prima di ritornare al mattino, esauste, a casa loro. Non manca il malavitoso venuto solo per mettersi in mostra e crearsi un alibi.

Ogni tanto un colpo di pistola o una raffica di mitra echeggia nella notte raccontando una storia o, per meglio dire, il suo epilogo.

Rififi – Auguste Le Breton

Maigret e i clienti del bar tabac.

Quando Maigret fa il suo ingresso nel locale, cala il silenzio fra gli avventori. Non vi è mai alcuna empatia fra lui e l’ambiente circostante e l’atmosfera è sempre fredda, se non addirittura gelida. Gesti furtivi segnalano il pericolo agli sprovveduti.

Maigret beve una birra o, più spesso, una grappa. Non accetta mai eventuali offerte da parte del tenutario o da qualcuno dei clienti e pretende di pagare la consumazione. Sa perfettamente che molti di loro finiranno con il diventare suoi “clienti” al commissariato!

Qui non ci troviamo in un normale bistrot e Maigret marca quasi impercettibilmente la differenza! Qui il criminale è solo un criminale e non vi è nessun possibile contatto se non sul piano “professionale”.

Perché diversamente si tratterebbe in qualche modo di una compromissione, una resa al male. Maigret non giudica, come sua abitudine, ma in nessun caso fa confusione.

Come abbiamo visto i romanzi in cui è citato il bar tabacchi sono numerosi e sono stati scritti in epoche diverse, ma per Maigret e Simenon l’ambiente è sempre lo stesso: immutabile.

Il fatto è che effettivamente le cose furono così. Fino almeno agli anni ’70, Pigalle, la rue Fontaine e i suoi tanti locali continuarono ad essere i luoghi da cui la malavita controllava i suoi svariati traffici criminali.

Oggi molto è cambiato e dell’antico quartiere del sesso e della malavita rimangono una manciata di sexi-shop e l’insegna luminosa di qualche locale notturno ad uso dei turisti. Non che, ovviamente, la malavita sia scomparsa da Parigi. Tutto cambia senza che in realtà cambi mai nulla. Giusto i nomi delle vie e dei quartieri.

Stiamo dunque tranquilli: da qualche parte ci sarà sempre un bar tabacchi di rue Fontaine!

 


 

Maigret i bistrot e la rue Fontaineultima modifica: 2020-10-07T03:00:00+02:00da albatros-331
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