La maledizione di Simenon

Simenon: un incompreso di successo.

statua testa di angelo

la maledizione di Simenon

Georges Simenon è un grande scrittore, ma non per tutti.

Può apparire fuori luogo evocare l’idea di “maledizione” riferendosi ad un uomo come Georges Simenon. Un uomo che i più sono portati quasi naturalmente a giudicare come “fortunato”. Un uomo che dalla vita ha avuto proprio quel “tutto” che normalmente ci si immagina sia il compendio di un’esistenza di successo.

Denaro, salute, popolarità, ammirazione. Belle donne, belle automobili, belle case.

Tutto abbastanza vero e, anche volendo cercare di compensarlo con gli immancabili dolori che accompagnano la vita di tutti, si può comunque concludere che un secondo matrimonio disastroso e il suicidio della figlia (tutte cose che possono capitare e spesso capitano a tanti), pur rappresentando certamente due drammi profondi e dolorosi, non bastino a compromettere il bilancio esistenziale di questo grande scrittore del novecento.

Quindi, quando parliamo di una maledizione è evidentemente ad altro che stiamo facendo riferimento.

A che cosa esattamente? È presto detto: su Georges Simenon scrittore grava da sempre la maledizione dell’incomprensione.

Simenon grande tra i grandi del suo tempo.

Tutti gli scrittori di un certo valore, in ogni epoca, possono avere successo o meno, essere letti da molti o da pochi, piacere o non piacere al pubblico o alla critica o ad entrambi.

Possono essere osannati in vita, dimenticati dopo alcuni anni, venire recuperati in seguito e ritornare in auge, o essere dimenticati per sempre.

Alcuni di loro, decisamente una minoranza, diventano immortali.

Sono quelli che più sono riusciti ad esprimere, attraverso la loro opera, il senso profondo del loro tempo. Quelli che per la tensione stilistica, la profondità di analisi, il pensiero illuminante hanno saputo cogliere significati senza tempo che sanno andare al di là delle vicende che raccontano.

Questi autori entrano in un Olimpo sempiterno e il giudizio su di loro non cambia nel tempo. Anche quando, per qualche ragione, vengono accantonati e si ritrovano fuori moda.

Magari quasi più nessuno li legge, nemmeno coloro che li citano in continuazione (anzi soprattutto questi ultimi). Eppure rimangono lì ad illuminare l’eterno buio che la comprensione umana ha di se stessa.

Nessuno si permette di mettere in discussione la loro grandezza. Al massimo è l’attualità del loro pensiero che può essere oggetto di critiche e distinguo.

Non vi è nulla di male in questo. Anzi! L’evoluzione del pensiero umano, se evoluzione vogliamo definirla, si nutre del contributo di tutti coloro che hanno saputo lasciare un segno profondo nel nostro spirito, nella nostra coscienza, nella storia del nostro sapere.

Anche Georges Simenon può degnamente sedere al consesso di questi grandi, ma nel suo caso i distinguo si sprecano e continuano a sprecarsi anche oggi, con regolarità tanto cronometrica quanto fastidiosa.

Georges Simenon bersaglio mobile.

Nonostante l’ottimo lavoro compiuto dalla casa editrice Adelphi, che ha saputo valorizzare al meglio l’intera produzione letteraria dello scrittore belga: nonostante i tanti studi ai massimi livelli che il mondo della cultura gli dedica, non è così raro trovare un giornalista o un professore che in un articolo in rete o in stampa, in maniera più o meno velata, sollevi l’annosa questione del valore di Simenon come scrittore.

Ci si appiglia, ora, al troppo vasto successo, ora, all’eccessiva mole di romanzi che lo scrittore sembra sfornare a getto continuo. Saltuariamente vengono rivangati i triti e ritriti sospetti di collaborazionismo, oppure il giovanile antisemitismo dei suoi esordi giornalistici.

In mancanza di meglio ecco spuntare l’eccessivo amore per il denaro e le notevoli capacità imprenditoriali sempre dimostrate da Simenon.

Naturale oggetto di critica è l’ampio uso che lo scrittore ha fatto del genere poliziesco. Maigret, naturalmente, ma anche i tanti romanzi senza Maigret dove al centro della vicenda vi è un crimine o un delitto.

Genere minore il poliziesco, dal quale un vero scrittore dovrebbe tenersi alla larga. Troppi vincoli che limitano la creatività e la possibilità d’espressione dello scrittore autentico.

L’intellighenzia italiana in prima fila contro Simenon.

In Italia Georges Simenon inizia ad essere pubblicato molto presto, nel 1932, grazie alla casa editrice Mondadori. L’iniziativa ha un buon successo e lo dimostra il fatto che lo scrittore belga vede ampiamente ristampate le proprie opere.

Mondadori si concentra però soprattutto su Maigret e non valorizza a sufficienza la produzione complessiva di Simenon.

Quando Adelphi subentra a Mondadori molti titoli non sono più ristampati da tempo.

Forse anche questo ha concorso, insieme ad una certa spocchia accademica di una certa parte dell’intellighenzia italiana, alla visione a lungo limitata che è stata offerta al nostro pubblico, del reale spessore dell’opera di Georges Simenon.

Non tutti, ovviamente, ma molti, per molto tempo, hanno continuato a vedere in Simenon un buon narratore, anche un ottimo giallista, ma non un grande scrittore.

Oggi, finalmente, molta della critica negativa ha perso consistenza e la qualità dell’opera di Simenon è riconosciuta sempre di più a tutti i livelli anche in Italia. Anche se non sono sicuro che sia stata ancora colta a pieno l’importanza complessiva della sua opera.

Simenon è un grande innovatore della scrittura.

Quello che conta di più in Simenon non è, a mio avviso, annidato soltanto nei temi fondamentali della sua narrazione.

Il grande lavoro di indagine sull’uomo nudo, cioè sull’essenza intima dell’essere umano, che lo scrittore conduce immaginandolo alle estreme conseguenze della propria esperienza esistenziale, è sicuramente fondamentale.

È l’uomo del nostro tempo che Simenon indaga: l’uomo nudo e solo della società di massa che egli vede affermarsi e di cui noi oggi vediamo l’evoluzione.

Ma Simenon va ben oltre e lo fa attraverso il linguaggio. Quella lingua estremamente semplice con la quale riesce a creare ogni sorta di atmosfera, a descrivere ogni personaggio, ambiente e situazione.

Una lingua essenziale quanto potente o potente proprio perché essenziale.

La lingua del nostro tempo. La lingua delle masse.

È nella lingua che troviamo la vera rivoluzione che Simenon porta nella letteratura contemporanea. Una rivoluzione non meno importante di quella operata, nello stesso ambito, da Celine, ma forse ancora più radicale perché priva di ogni accento intellettualistico.

Ecco, l’ho detto! Simenon non è solo un grande scrittore contemporaneo: è uno scrittore rivoluzionario.

Questo, spesso, rappresenta un’autentica maledizione!


 

 

 

 

 

 

La maledizione di Simenonultima modifica: 2020-09-30T03:36:37+02:00da albatros-331
Reposta per primo quest’articolo