Il Maigret di Laconte e Depardieu

Il commissario Maigret ritorna nel Cinema francese.

Il Maigret di Laconte e Depardieu

Il Maigret di Laconte e Depardieu.

Patrice Leconte ripropone Maigret al pubblico del terzo millennio.

Con il nuovo film intitolato semplicemente Maigret, il regista Patrice Leconte, ripropone al pubblico il popolarissimo personaggio del commissario Maigret, della omicidi parigina. Personaggio notissimo, nato dalla penna dello scrittore belga Georges Simenon nel 1929.

Si tratta di un evento certamente significativo, per gli appassionati di Simenon e Maigret, come per gli appassionati di cinema in generale e di quello francese in particolare.

L’ultimo film di un regista francese che abbia avuto Maigret come protagonista risale addirittura al 1963.

Si trattava di una pellicola realizzata dal regista Gilles Grangier, dal titolo Maigret voit rouge.

Protagonista, manco a dirlo, il mito cinematografico francese per antonomasia: Jean Gabin.

In italiano il film titolava Maigret e i gangsters, anche perché il soggetto era stato ricavato, con le opportune libertà, dal romanzo Maigret, Lognon et les gangsters.

Leconte pensa a Maigret e la giovane morta.

Clara Antoons, interpreta la ragazza morta nel film Maigret di Leconte.

Clara Antoons, interpreta la ragazza morta nel film Maigret di Leconte.

È passata dunque molta acqua, sotto i ponti della Senna, da quell’ultimo Maigret cinematografico, e il regista Patrice Leconte ha pensato bene di porre rimedio a questa imperdonabile dimenticanza.

Nel 2019 ha deciso di portare sul grande schermo un adattamento del romanzo Maigret et la jeune morte, noto in Italia come Maigret e la giovane morta.

Il film è arrivato nelle sale italiane il 15 settembre di questo 2022 e, come per tanti altri, anche per me è stato assolutamente impossibile non correre ad assistere alla proiezione.

Irresistibile è stata anche la tentazione di consegnare immediatamente le mie impressioni sul film alle pagine di questo blog, ma ho resistito, aspettando, quasi un’intera settimana, che queste sedimentassero dentro di me, prima di dare la mia opinabile opinione.

Ora direi che è il momento di affrontare l’argomento.

Ogni volta che si affronta un film tratto da un romanzo che si è letto, il rischio di restare molto delusi dal modo in cui il regista ha interpretato la trama e lo spirito dell’opera letteraria.

È un rischio ben noto a tutti gli appassionati di cinema e letteratura ed al quale tutti sono, più o meno, preparati, ma mai abbastanza.

Personalmente ho deciso di adottare una strategia ben precisa per risolvere il problema:

“Devi guardare il film come se non avessi mai letto il romanzo. Come se non avessi mai letto un Maigret e magari nemmeno un Simenon in vita tua”.

Semplice a dirsi, ma non così semplice a farsi.

Il Maigret di Patrice Leconte.

Ancora mentre mi accomodavo nell’accogliente poltroncina della modernissima multisala in cui stava per iniziare la proiezione, io ripetevo a me stesso il mantra risolutivo e risolutore: “Devi guardare il film come se non avessi mai letto…”.

La cosa ha funzionato? Forse un po’, ma non subito.

Per i primi dieci o quindici minuti è stata molto dura.

Dalla sequenza iniziale, nel camerino, al ritrovamento del cadavere…coperto di sangue: è stata veramente dura.

Poi ho conquistato lentamente il giusto distacco ed è stata un po’ meno dura.

Ho iniziato a guardar scorrere sullo schermo le immagini di un film e a vederle per quello che erano: immagini di un film. Con una sua sceneggiatura e una sua storia da raccontare.

Al resto avremmo pensato dopo.

Immediatamente ho ritrovato le splendide inquadrature di Patrice Leconte. Quelle, per intenderci, di Il marito della parrucchiera e L’uomo del treno.

Ho potuto godere della sublime fotografia del mai abbastanza elogiato Yves Angelo.

Riguardo al montaggio: non sono così certo d’essere rimasto entusiasta.

Soprattutto ho potuto ammirare l’interpretazione magistrale del grande (enorme direi) Gérard Depardieu.

Il Maigret di Gérard Depardieu.

Gérard Depardieu da vita sullo schermo alla figura di un uomo vecchio e stanco, che incidentalmente è anche commissario di polizia a Parigi e si chiama Maigret.

Un commissario che indaga sulla morte. Più sulla propria che su quella di una sconosciuta ventenne, ritrovata accoltellata per strada.

Tante cose in questo film:

Gli anni che passano e lasciano un segno, la morte di un figlio che lascia un segno più indelebile e marcato di tutti, noi che ci avviciniamo al capolinea e non riusciamo più ad essere noi stessi.

Tutte cose profonde che i due quasi ottantenni, Leconte e Depardieu, riescono a trasporre molto bene sullo schermo.

Indagine più introspettiva che poliziesca; condotta con l’estenuante lentezza di inquadrature interminabili: su oggetti, volti, luoghi e, naturalmente, sul commissario che implacabile e testardo insegue un suo percorso.

Come contorno un classismo populista stile anni ’30, che Simenon ha indubbiamente cavalcato, ma anche superato molto presto.

Giovani morte e giovani vive.

ade Labeste, interpreta Betty, la ragazza"viva" di Maigret.

Jade Labeste, interpreta Betty, la ragazza”viva” di Maigret.

Unico sprazzo di vitalità, una ragazza (non morta, questa, ma ben viva), in cui il commissario ritrova, non si capisce quanto in egual misura, un po’ la giovane assassinata e un po’ la propria figlia morta anni prima.

Grazie a lei, Betty, lo spettatore può godere degli unici momenti vagamente vitali del film: quando Betty e Maigret collaborano per scoprire la verità e incastrare i colpevoli. Pochi momenti in cui accade, finalmente, qualcosa!

Depardieu è bravo! Leconte è bravo! Il film è lento, pesante e poco coinvolgente.

Quanto a Maigret e Simenon, latitano o, per meglio dire, aleggiano costantemente, grazie a citazioni da altri romanzi che perlopiù sono decisamente approssimative, ed al fatto che si, c’è, in effetti, nella storia una giovane ragazza morta e che questo è anche il titolo di un romanzo di Simenon con protagonista il commissario Maigret.

Questo è in ogni caso il male minore. Quando un regista porta sullo schermo l’opera di uno scrittore, quasi sempre ne fa un’altra cosa. Con i Maigret, in particolare, lo hanno fatto un po’ tutti i registi: chi riuscendo peggio chi meglio.

In questo caso è il film che lascia a desiderare.

Ecco a cosa sono serviti i quattro giorni di decantazione prima di scrivere le mie impressioni.

C’era da rispondere ad una domanda: lo rivedresti questo film?

Risposta: si certo, ma non subito e solo se non c’è nulla di meglio da fare o vedere.

Sassolini dalle scarpe…senza spoiler…

Non voglio certo spoilerare il film, ma c’è una cosa in questo adattamento cinematografico che mi ha estremamente infastidito.

Lo dirò cercando di non dire troppo, ma chi ha letto il libro e visto il film capirà facilmente.

Mi riferisco alla differente condizione fisiologica della “ragazza morta”.

È solo un dettaglio, ma, nel romanzo, serve a Simenon per caratterizzare la protagonista. Non in senso moralistico, ma psicologico.

Nella sceneggiatura di Leconte, la questione perde totalmente di significato e quindi, il dettaglio, poteva essere addirittura tralasciato.

Presentare la cosa in modo diverso mi ha infastidito. Forse più del dovuto.

Non so perché, ma l’ho trovato un po’ vile.


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Il Maigret di Laconte e Depardieuultima modifica: 2022-09-27T11:00:28+02:00da albatros-331
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