Simenon e Maigret: scrittura e marketing

Simenon e il suo progetto.

Maigret il nuovo perdonaggio di Simenon, qui visto dal disegnatore Pinter.

Maigret il nuovo personaggio di Simenon, qui visto daldisegnatore Pinter

Buongiorno M. Simenon: quanto in fretta passa il tempo!

Si avvicina la data del novantesimo anniversario del lancio editoriale della serie di romanzi, ideata da Georges Simenon, con protagonista il commissario Maigret. Un personaggio che, al suo autore, ha reso fama e fortuna in tutto il Mondo e con il quale, Simenon, ha, ad un certo punto, quasi finito per identificarsi o, magari, gli è solo piaciuto farlo credere.

Nell’occasione ho pensato di riproporre due post (questo è il primo) pubblicati agli esordi del blog, dopo averli un tantino riaggiustati. L’intento è di rivivere insieme gli esordi di quell’avventura letteraria alla cui fortunata sorte, noi appassionati, siamo tutti un po’ debitori.

Simenon ha un nuovo personaggio: Maigret.

Siamo nel 1930 e Georges Simenon, dopo alcuni infruttuosi tentativi con altre case editrici, ha presentato ad Arthème Fayard, figlio del fondatore della dinastia e suo editore abituale, per tanti romanzi popolari, l’idea della serie dedicata al commissario Maigret.

Quello a cui pensa Simenon è una serie di romanzi polizieschi, collegati tra loro da un unico personaggio. Un investigatore incaricato di accompagnare il lettore verso la soluzione del caso. Nulla di nuovo in apparenza. Il settore è già da tempo frequentato da numerosi romanzieri, anche di qualità, e se è sicuramente vero che può garantire buoni livelli di vendita, è anche vero che la concorrenza è tanta e c’è da farsi largo fra una vera folla di autori. Cosa né semplice, né scontata.

 

Eppure Simenon crede in questo personaggio. Ci sta lavorando da tempo. Negli ultimi anni ha iniziato a cercarlo sperimentando varie soluzioni e, adesso, è convinto di avere trovato finalmente quella giusta.

Maigret non sarà un poliziesco come gli altri.

Lo scrittore belga è giovane, figlio del suo tempo, nel suo animo si agitano le stesse inquietudini che smuovono il mondo culturale di quegli anni di grande cambiamento. Vuole un personaggio nuovo, nuove tematiche, nuove atmosfere.

Ha in mente un personaggio che non potrà essere confuso con altri. Niente a che vedere, per esempio, con il Philo Vance di S.S. Van Dine o l’Arsèn Lupin con il quale Maurice Leblanc miete successi ormai da 15 anni.

Proprio questa diversità del personaggio sembra, però, rappresentare l’ostacolo maggiore alla pubblicazione delle nuove opere di Simenon.

Pierre Assouline, nella sua monumentale biografia di Simenon, ci racconta della iniziale diffidenza che l’editore Fayard sembra provare nei confronti del personaggio, proposto dallo scrittore belga, e di quanto egli fosse convinto che una serie, impostata su tale personaggio, non avrebbe avuto nessuna speranza di successo.

L’editore rimprovera a Simenon d’aver sovvertito completamente le regole su cui si regge il genere avventuroso e poliziesco. Mancano storie d’amore che coinvolgano il lettore e, manca, la classica e ben definita distinzione fra buoni e cattivi. Fayard, poi, non sembra apprezzare nemmeno la figura del commissario creata dal suo scrittore. Per lui quel “funzionario statale”, né bello, né giovane e nemmeno particolarmente arguto, non promette niente di buono.

Poi, nei romanzi, manca un vero e proprio enigma da risolvere con metodo scientifico e deduttivo, anzi, non sembra esservi alcuna traccia di un qualunque “metodo”.

Arthème il Grande si preoccupa del coinvolgimento del lettore e, forse, in quel momento sottovaluta il suo autore e anche il suo pubblico.

Non sappiamo, in realtà, cosa accadde durante queste trattative. Fayard, che sprovveduto proprio non era, testa comunque il “prodotto” pubblicando a puntate, il romanzo Pietr le Letton, su uno dei suoi settimanali, Ric e Rac, dal 19 luglio all’11 ottobre del 1930.

Evidentemente qualche riscontro lo avrà pure avuto, visto che poi si “rassegna” a pubblicare anche gli altri.

Fayard: la prima casa di Maigret!

Nella Francia del 1857, quattro secoli dopo Gutenberg, il libro stampato era ancora un bene raro e costoso. Non certo accessibile al grande pubblico.

L’averlo reso disponibile ed accessibile a tutti, è il merito primario di un giovane aspirante editore, Joseph-François Arthème Fayard, che, proprio in quell’anno, decise di cimentarsi nella realizzazione di quello che era , fino a quel momento, solo un suo sogno.

Tutto ebbe inizio il 16 luglio del 1857. Si celebrano le esequie di un beniamino del popolo, poeta ed autore di testi della canzone popolare: Pierre-Jean de Béranger.

Nei giorni seguenti, Arthème Fayard, si reca in svariate librerie alla ricerca di pubblicazioni dedicate ai testi delle canzoni di Béranger.

Scopre così che non ve ne sono che rari esemplari, il cui prezzo è piuttosto elevato e del tutto fuori portata per una grande quantità di lettori, che pure sono appassionati, potenziali delle opere del defunto chansonnier.

Arthème Fayard acquista allora alcune macchine da stampa, affitta dei locali al 31 di  rue de Beaune, nel IIV arrondissement e, poche settimane dopo, è in grado di offrire al pubblico parigino un volumetto intitolato Chansons de Béranger. Il prezzo, 50 centesimi, è indicato sulla copertina, insieme a quello dell’editore: Librairie Arthème Fayard.

Alla morte di Arthème I, nel 1895, la conduzione della casa editrice passa nelle mani del figlio Joseph-Arthème Fayard, destinato a divenire Arthème il Grande: uno dei più famosi e potenti editori francesi della prima metà del XX secolo.

La casa editrice cresce costantemente negli anni. La strategia è semplice: offrire ad un pubblico il più vasto possibile, edizioni integrali e ben curate, ad un prezzo accessibile a tutti.

Opere di grandi autori, ma anche romanzetti a larga diffusione.

Principale sostegno all’opera di Arthème il Grande non sarà un socio o un manager di successo: sarà una donna. Sua moglie.

Figlia di un notaio della Lorena Louise Fayard, nata Pattin, contribuisce grandemente a sostenere ed ampliare le ambizioni del marito. Grazie a lei egli diviene, non solo l’editore, ma l’amico dei più grandi scrittori del suo tempo.

Il fatto che questa donna si chiami Louise e provenga dalla Lorena dovrebbe ricordare qualcosa a noi lettori di Simenon e Maigret!

Sul finire degli anni ‘20, il direttore delle collezioni popolari Charles Dillon, segnala ad Arthème il Grande, un giovane autore che collabora con la casa editrice fornendo racconti per le pubblicazioni di largo consumo:

Tra i nostri giovani autori, ce n’è uno belga che ha un “je ne sais quoi” di diverso … Si chiama Christian Brulls. Firma anche Georges Sim .

Questo belga si chiamava in realtà Georges Simenon. Dopo aver dato a Fayard numerosi racconti popolari, chiese di vedere il capo e gli raccontò del suo desiderio di scrivere romanzi polizieschi. Arthème gli suggerì di portarne uno.

Pare che Simenon abbia risposto che gliene avrebbe portato quattro.

Iniziava un’avventura editoriale il cui successo dura ancora oggi: dopo novant’anni.

Fayard accetta, ma ad alcune condizioni.

Simenon crea Maigret e c’è da chiedersi come ci sia riuscito, visto la mole di lavoro che è costretto a produrre in quel periodo.

Eppure riesce e ci crede tanto da condurre una vera battaglia con il suo editore. Ottiene che i romanzi siano pubblicati e che siano promossi attraverso una vera e propria campagna di marketing, in parte condotta a spese dello scrittore.

Vengono messe in campo tutta una serie di azioni promozionali, presso il pubblico e presso i distributori, che oggi sono normale routine per il lancio di un prodotto sul mercato, ma che allora doveva essere una pratica assai meno consolidata.

Simenon, dunque, ottiene il contratto per la serie con Maigret, ottiene di curarne l’edizione, a cadenza mensile, e di scegliere personalmente le copertine; ottiene, persino, di fissare il prezzo dei volumi a sei franchi. Un prezzo accessibile, ma non economico.

La spunta Simenon, ma ad una condizione: consegnare prima tutti i romanzi popolari per cui lo scrittore è stato già pagato.

Simenon ha pronti tre romanzi Maigret, scritti tra l’inverno del 1929 e l’estate del 1930. Sono nell’ordine:

Pietr le letton

Le charretier de La Providence

Monsieur Gallet, Décédé

Serve almeno un altro titolo e c’è tutto il lavoro arretrato da portare a compimento.

Lo scrittore belga avrebbe preferito utilizzare gli incassi futuri dei Maigret per pareggiare i conti, ma Fayard, poco convinto dell’operazione o, più probabilmente, per timore di perdere la possibilità di sicuri guadagni in un settore, quello del romanzo popolare, dove la penna di Simenon è una garanzia, pretende che prima di iniziare con i Maigret, Simenon, consegni i romanzi che si era impegnato a realizzare in precedenza.

Il clamore di Parigi non si addice ad un uomo impegnato nel colossale lavoro creativo che attende ora lo scrittore. Nemmeno quando questo scrittore è prolifico ed instancabile come lui: troppe distrazioni.

Simenon decide di ritirarsi a Concarneau, in Bretagna, e nella solitudine di quella cittadina di mare in pieno inverno, affronta il lavoro improbo che lo attende.

Chiuso nella sua stanza nella villa Le Roches Blanches o, secondo altri, in una baracca a Finistère, Simenon, si getta a capofitto nell’impresa, al ritmo, sembra, di ottanta pagine al giorno, anche se, la moglie Tigy nel suo diario sostiene fossero solo 20.

Tre mesi forsennati di lavoro, gli consentono di portare a compimento l’impresa di soddisfare le condizioni poste dall’editore e scrivere un nuovo romanzo Maigret: Le pendu de Saint-Pholien.

I primi due Maigret vengono pubblicati.

Arriviamo dunque al febbraio del 1931. Simenon ha tenuto fede ai suoi impegni consegnando all’editore tutto quanto aveva in arretrato. Nello stesso periodo ha realizzato un quarto titolo per la futura collana, Le pendu de Saint-Pholien. 

Fayard, a questo punto, non può che dare avvio alla nuova avventura editoriale e prepararsi a  pubblicare i primi due romanzi con Maigret protagonista. I titoli scelti per l’esordio saranno: Monsieur Gallet, Décédé e Le pendu de Saint-Pholien.

Si tratta di romanzi che rappresentano un’assoluta novità nel panorama del poliziesco francese ed europeo.

Nessuna delle inchieste del commissario Maigret è riconducibile al tradizionale tipo del romanzo d’avventura con cui, a quel tempo, ancora si identifica il poliziesco. Simenon sembra, anzi, giocare con i temi classici del romanzo d’indagine: imbastisce trame solo in apparenza convenzionali, che poi evolvono in tutt’altra direzione.

Gli ambienti sono quelli in cui vive la maggior parte delle persone comuni e, allo stesso modo, comuni sono i personaggi che animano le vicende narrate. Si tratta, nella maggior parte dei casi, di gente del popolo, piccolo borghesi, commercianti, artigiani, esattamente come lo saranno i futuri lettori dei romanzi. I personaggi di Simenon, anche quando appartengono alle classi privilegiate, vengono subito ridimensionati a persone comuni, con le medesime paure, vigliaccherie, egoismi, ma anche con sentimenti e passioni, presenti in ogni essere umano.

È un azzardo, ma si rivela vincente.

Per il suo Maigret vuole un esordio indimenticabile.

Simenon si concentra sul lancio del suo nuovo personaggio e di se stesso come autore a tutto tondo.

Fino a quel momento lo scrittore ha pubblicato centinaia di romanzi e racconti, tutti sotto pseudonimo. Parecchi sono stati pubblicati anche all’estero ed egli è conosciuto dal pubblico, soprattutto, come Geoges Sim. Questa volta utilizzerà il proprio nome. Se ne riappropria. Lo dirà egli stesso in una successiva intervista.

C’è chi sostiene che l’idea sia di Fayard, ma io non ne sono troppo convinto. Si capisce che Simenon ha deciso di puntare moltissimo su questo suo nuovo personaggio ed è molto sicuro del fatto suo. Non stupisce affatto che decida anche di mettere in gioco il proprio nome. Il significato simbolico è evidente.

Si tratta di un vero passaggio da un momento della propria vita ad un altro. Non più racconti su commissione o ad inseguire i gusti del pubblico. Ora è lui che propone al pubblico una propria forma di racconto e vuole che il pubblico lo segua.

Un nuovo inizio, quasi una catarsi, e una catarsi ha bisogno di un ritto. Sarà necessario qualcosa di più di un trafiletto sui giornali. Bisogna che tutti ne parlino e per lungo tempo.

Una grande festa andrebbe bene! Un evento, come si dice oggi, e che sia fuori dal comune!

Vediamo quindi come avviene il lancio della serie Maigret, in quella notte del 21 febbraio 1931…nel prossimo post.

Tutti i libri di Simenon, le biografie e gli studi

Tutti gli oscar di Pinter. Ediz. illustrata


 

Simenon e Maigret: scrittura e marketingultima modifica: 2021-02-17T03:00:34+01:00da albatros-331
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