Joséphine Baker: Venere Nera regina di Parigi

Joséphine Baker: Venere Nera regina di Parigi!

 

Venere Nera

Venere Nera: Joséphine Baker regina delle notti parigine

Joséphine Baker regina della Ville Lumière.

La chiamarono Venere Nera. Era Joséphine Baker, la notissima soubrette franco-statunitense icona degli anni ’30, giunta nella Ville Lumière, dal natio Missouri nel 1925. Lei e l’autore del commissario Maigret, Geoges Simenon, ebbero una relazione segreta e appassionata, negli anni fra il 1925 e il 1927.

La storia d’amore fra i due non è più un segreto, almeno da quando, prima, Pierre Assouline ne ha accennato nella sua monumentale biografia dello scrittore belga e, poi, il giornalista, scrittore e critico letterario Jean-Marc Loubier vi ha dedicato un intero libro uscito nel 2000 per i tipi di France Loisirs: Georges Simenon, Joséphin Baker l’amour sauvage.

Georges Simenon, Joséphine Baker : L’amour sauvage

Anche Tigy, la prima moglie di Simenon, nei suoi Souvenirs pubblicati da Gallimard a cura della nipote Diane Simenon, accenna all’amicizia del marito per la ballerina creola pur senza mai lasciar supporre una storia fra i due, ma forse proprio per questo….

Ricordi-Tigy Simenon

Quando Georges Simenon e Joséphin Baker si incontrano, nell’autunno del 1925, il futuro scrittore più pubblicato del mondo ha solo 22 anni e campa come può (ma abbastanza bene) lavorando come giornalista e scrivendo sotto pseudonimo racconti di consumo popolare.

La futura “Venere Nera” di anni ne ha 19, proviene da una difficile gavetta che l’ha portata dai locali neri di New York alle luci di Parigi e a quella Revue nègre messa in scena al Teatro degli Champs-Elysées da André Daven, direttore artistico del teatro parigino.

Sono gli anni in cui nella Ville Lumière imperversa la moda della cosiddetta  “négrophilie”. Dopo il primo conflitto mondiale, a Parigi, sono arrivati in massa gli “americani” e si sono innamorati della città. Non poteva essere diversamente.

A loro volta i parigini si sono innamorati, prima della musica jazz e, subito dopo, di tutto quanto faccia riferimento a una reale o presunta “cultura nera”.

Joséphine Baker: Venere Nera regina di Parigi.

In questa atmosfera Josèphine debutta in uno dei teatri più importanti della capitale francese, in compagnia con altre sette ballerine e dodici musicisti neri, fra il quali il magnifico quanto turbolento clarinettista/sassofonista Sidney Bechet.

Il debutto dello spettacolo avviene il 2 ottobre 1925 ed il successo è immediato e clamoroso. Successo per lo spettacolo e, soprattutto, successo personale per Joséphine.

Lui, Simenon, è sposato dal 24 marzo del 1923. A Parigi ha ripreso l’attività giornalistica, ma soprattutto scrive racconti che vengono pubblicati a puntate su svariate riviste. La sua attività è frenetica. La sua fame di vita è frenetica. La sua determinazione è assoluta.

Non è possibile che Simenon e la moglie Régine Renchon, detta Tigy, non approdino al Théâtre des Champs-Elisées per ammirare i Ballets nègres. I due giovani sposi conducono una vita frenetica sempre al centro della scena. Così lo scrittore ha modo di ammirare la ballerina. Torna e si presenta nel suo camerino. Si tratta dell’incontro fra due autentiche bombe di sensualità e il risultato non può essere che esplosivo.

Seguono due anni di passione frammista ad incontri segreti e romantici. Lei arriva, più o meno, ad assumerlo come segretario. Lui prepara per lei progetti per una rivista dedicata a lanciare ulteriormente il suo emergente personaggio. La giovane creola conosce anche la moglie di Simenon e frequenta la loro casa. Tutto nella massima discrezione, ma fra i due amanti è passione travolgente. Assoluta, intesa, fisica.

Lui la definisce : “Una bambina selvaggia lanciata attraverso il mondo”.

La loro storia d’amore finisce così com’è iniziata. Di colpo.

Joséphine Baker mon amour Simenon.

La Baker, nel 1927, chiede a Simenon di sposarla, così sostiene Jean-Marc Loubier, ma il giovane scrittore non desidera certo diventare Monsieur Baker. In quel momento lei è una delle artiste più pagate, ammirate e fotografate del mondo. Lui ha all’attivo centinaia di storie scritte, ma tutte pubblicate sotto pseudonimo,  guadagna, ma non è all’altezza di quella donna già all’apice del successo.

Probabilmente le cose sono andate realmente così, le americane avevano, allora, il matrimonio facile e la stessa Joséphine, nonostante la giovanissima età era reduce da ben due matrimoni. Niente di strano quindi che la giovane innamorata trovasse naturale convolare a giuste nozze. Nella vita della donna, però, è già presente, in quegli stessi anni, un’altra importante figura maschile.

Joséphine Baker e il Conte di Calatafimi.

C’è un uomo, un avventuriero italiano, che si sta attivamente occupando di lei e della sua carriera artistica: il sedicente “Conte di Calatafimi”, Giuseppe Abatino detto Pepito.

Poco o nulla si sa di questo siciliano emigrato a Parigi dopo la Prima guerra mondiale e lì affermatosi nel bel mondo spacciandosi per aristocratico ed arrivando a conoscere moltissime delle persone che contano, soprattutto nell’ambiente dello spettacolo.

Poco o nulla si sa di lui fino all’incontro con lei!

Pepito conosce Josèphin nello stesso periodo di Simenon e l’effetto che la donna ottiene su di lui deve essere molto simile a quello avuto sullo scrittore belga. Abatino, però, non scrive romanzi, è un avventuriero e un faccendiere.

C’è lui, probabilmente, dietro la decisione della Baker di rompere con la Revue nègre, al ritorno dalla tournée europea iniziata subito dopo la fine delle rappresentazioni parigine, a dicembre del 1925. C’è, sicuramente, lui dietro la scrittura ottenuta dalla bella creola alle Folies-Bergère. Pepito è amico di Derval, direttore del teatro.

C’è ancora lui a costruire il personaggio Joséphine Baker e ha volere il mitico costume disegnato dal costumista austriaco Paul Seltenhammer. Quello, per intenderci, con le famose 16 banane e basta.

Sempre con Pepito al suo fianco Joséphine apre, il 10 dicembre 1926, il suo locale Chez Joséphine” al n° 40 di Rue Fontaine.

Tutto questo mentre si consumano i segreti e travolgenti incontri amorosi con Georges Simenon. Parigi è sempre Parigi!

Joséphine Baker regina della Parigi di Maigret.

La ballerina resterà unita al suo falso aristocratico, divenuto suo amante, manager e, ma sembra solo per scherzo, marito, fino alla morte di lui nel 1936 per un tumore. La storia con Simenon finisce bruscamente nel 1927.

Simenon scriverà almeno un romanzo la cui protagonista è decisamente ispirata dalla figura della Venere nera: Défence d’aimer proprio del 1927 e firmato ancora come Georges Sim.

E Maigret? Al nostro commissario, ormai in pensione, toccherà indagare sulla morte di un tale “Pepito Palestrino”. Un gangster di seconda categoria tenutario di un locale in Rue Fontaine. Avviene nel romanzo Maigret scritto nel 1934, che chiude la collaborazione di Simenon con la casa editrice Fayard.

Se non bastasse: chi è l’assassino di Torrance nel primo romanzo di Maigret Pietr le Letton? Ah! Si. Un ballerino. Si chiama Pepito Moretto!

E non sono gli unici casi: anche ne La Nuit du Carrefour la figura del bandito di professione incaricato di eseguire gli omicidi a freddo, pur non chiamandosi Pepito, è un italiano!

Forse è rimasto un tantino di animosità, in Simenon, verso lo pseudo marito di Joséphine?


 

Joséphine Baker: Venere Nera regina di Parigiultima modifica: 2015-11-26T02:43:06+01:00da albatros-331
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