Il giovane Simenon a Liegi

Il giovane Simenon a Liegi.

il giovane simenon alla macchina da scrivere

Simenon giovane giornalista a Liegi.

Simenon adolescente inquieto nella Cité ardente.

Il giovane Simenon ha quindici anni nella tarda primavera del 1918. Quasi esattamente un secolo fa. La Grande Guerra ha i mesi contati, ma questo, nella Liegi occupata dai tedeschi, dove vive Simenon, nessuno ancora lo sa. Lui è un giovane studente in procinto di diplomarsi, ma gli studi li ha trascurati molto negli ultimi tempi. Colpa della guerra, forse, che ha travolto tutte le regole di convivenza. Colpa dell’animo inquieto del giovane, divorato dal quel desiderio di autoaffermazione tipico degli adolescenti, ma che in lui sembra amplificarsi a dismisura. Spende soldi, trascura gli studi, frequenta amicizie discutibili e pericolose.
Sono i mesi delle prime prime esperienze sessuali, ma anche del mercato nero e del contrabbando di alcolici. Pomeriggi trascorsi nei locali alla moda della Cité ardente: partite a bigliardo, prostitute, debiti e piccoli furti. L’adolescenza è un’età pericolosa. Il giovane futuro scrittore, è inquieto e preoccupato. Di lì a pochi mesi lo attendono gli esami scolastici e lui non riuscirà a superarli. Per i genitori sarà una cocente delusione. Per lui un’umiliazione che vorrebbe non dover subire, ma è ormai troppo tardi.
Ed ecco che lo scenario muta inaspettatamente. Un improvviso attacco di cuore rivela a tutti una grave malattia cardiaca che affligge da tempo Désiré, il padre di Simenon. L’uomo sopravvive, ma è segnato. Non vivrà a lungo e, certamente, non potrà più lavorare.

Lo stipendio da impiegato delle assicurazioni di Desiré Simenon è l’unico reale sostentamento della famiglia. Il denaro che la moglie riesce ad ottenere affittando a studenti alcune stanze dell’appartamento dove vivono, serve al massimo a far quadrare un po’ meglio il bilancio, ma non certo a mantenere tutta la famiglia ed a curare un malato di cuore.

Il quindicenne Georges deve lasciare gli studi e trovarsi un lavoro e deve farlo subito. Per lui, con grande stupore, è quasi un sollievo. Tanto che un po’ se ne vergogna. Dovrebbe essere affranto dal dolore e, invece, l’idea di mollare gli studi ed evitare gli esami quasi gli fa apparire accettabile anche la pericolosa malattia del padre.

Il giovane Simenon a Liegi.

Forse le cose sono andate veramente così, forse è una “leggenda” come altre che Simenon ha costruito intorno a se stesso, in questo caso, per ammantare di una certa nobiltà la scelta ormai maturata dentro di lui di abbandonare gli studi. Forse entrambe le cose.

Simenon impara presto dalla vita quanto l’animo umano sia complesso e quanto difficile sia arrivare a comprendere le ragioni profonde di una scelta. L’individuo stesso, a volte, fatica a capire se stesso.
Ecco quindi che la madre, Henriette Brüll, gli trova un’occupazione nel laboratorio di un pasticcere. Lei, donna pratica e sempre preoccupata per le incognite del futuro, vede una discreta sicurezza in questo lavoro. Quel tipo di lavoro, artigianale, che si “impara” e che poi ti garantisce sempre il pane in tavola. L’esperienza non dura, perché a Georges questo lavoro proprio non piace.
Eccolo, poco dopo, commesso in una libreria. Un amico di suo padre si è adoperato a procurargli quel posto. Si tratta di un lavoro che offre meno garanzie per il futuro, ma Simenon è un avido lettore di libri e, forse, in quell’ambiente si troverà più a suo agio e l’attività gli peserà meno. Niente affatto! Anche questa esperienza è deludente ed effimera. Dopo poche settimane il ragazzo è licenziato. Ha osato contraddire il proprietario della libreria davanti ad una cliente.

Simenon giornalista ha 15 anni!

Così arriviamo al gennaio del 1919. Georges Simenon si presenta alla redazione de La Gazette de Liege. La guerra è finita da pochi mesi e lui gira la città alla ricerca di un posto di lavoro.

Quello che accade a questo punto è, oggi, assolutamente impensabile, ma anche allora non doveva essere proprio una cosa normale. Certo è che gli uomini adulti scarseggiano perché, dalla guerra, molti non sono più tornati.

Accade considerando tutto questo, rimane abbastanza eccezionale il fatto che un ragazzo nemmeno sedicenne, ma certamente molto sfrontato, chieda ed ottenga di essere assunto come redattore in un giornale quotidiano che tira dalle 25 alle 30 mila copie.
Joseph Demarteau che, a quei tempi, dirige La Gazette (detto anche Demarteau III, perché la sua è una vera dinastia di direttori: se ne conteranno ben quattro alla fine), lo assume sui due piedi e lo invia per la strada a raccogliere notizie. Inizia così la professione giornalistica di Simenon.
Non è il lavoro cui dedicherà tutta la sua futura esistenza, ma certamente sono quattro anni ben spesi, quelli trascorsi lavorando al giornale di Liegi.
Frequenta i bar, le brasseries, i commissariati e le case di appuntamenti. Va a teatro, alle manifestazioni pubbliche, ai funerali della gente che conta. In più, e non credo sia così secondario, il suo non è un mestiere qualsiasi: è un giornalista. Il suo amor proprio non può che esserne appagato.
Nel lasso di tempo che trascorre lavorando alla Gazette de Liege, Simenon, scrive molti articoli di costume, firmati con lo pseudonimo di Monsieur le Coq, per la rubrica Hors du poulailler (quasi 800), 155 articoli a firma Georges Sim e circa diciotto tra racconti e novelle.
Nei suoi articoli Simenon affronta temi di ogni genere: politica, attualità, cinema, scienza, condizioni atmosferiche. Veramente un po’ di tutto.

In questa mole di lavoro figurano anche i 17 articoli della rubrica Le Péril Juif, pubblicati tra il 19 giugno e il 13 ottobre 1921. Sono sicuramente articoli a carattere antisemita, ma sappiamo bene quanto Simenon sia stato, per tutta la vita, assolutamente distante dalla politica. La Gazette de Liege è allora un quotidiano cattolico ultra conservatore e di conseguenza, anche se al giorno d’oggi più di uno si scandalizzerà al solo pensarlo, fortemente antisemita.

La campagna contro gli ebrei, scatenata dal giornale belga in quell’estate del 1921, prende le mosse da rivelazioni “sconcertanti”, pubblicate a Londra dall’autorevole The Times, riguardo i noti “Protocolli dei Savi di Sion“.

In un primo momento la prestigiosa testata inglese sembra avallare l’autenticità del documento, che pretende rivelare l’esistenza di un complotto mondiale del giudaismo allo scopo di impadronirsi del potere! Solo più tardi il giornale inglese rivelerà che il testo fatto circolare è un falso e chiederà scusa ai suoi lettori.

Niente di più facile che al giovane e promettente Simenon il suo direttore abbia affidato il compito di redigere quegli articoli e che lui lo abbia fatto semplicemente perché era quanto gli si chiedeva di fare. Rifiutarsi avrebbe significato solo perdere il posto.

Simenon giornalista e scrittore a Liegi.

Nel 1921 il giovane belga è giornalista ormai da due anni e ci tiene a quel posto. Sente in cuor suo che è proprio il lavoro giusto per fare la gavetta che gli occorre. Si veste e si atteggia come il personaggio creato dallo scrittore Gaston Leroux e reso famoso da romanzi polizieschi come “Le Mystère de la chambre jaune“: il giornalista investigatore Rouletabille.

Simenon gira Liegi in lungo e in largo a caccia di  notizie eclatanti e viaggia anche nelle località vicine. Frequenta i bassifondi malfamati allo stesso modo del gran mondo e dell’alta società. Segue avvenimenti sportivi di grido, come le gare automobilistiche e le manifestazioni aviatorie.

Pubblica articoli sempre più vivaci e ben accolti e, quel che più conta, ha iniziato a pubblicare anche novelle e brevi racconti. Ne appariranno una ventina sotto pseudonimo, nei quattro anni scarsi che trascorre alla Gazette.

Due di questi sono pubblicati anche da Le Rappel, quotidiano cattolico di Charleroi. Il giornale è diretto dal giovanissimo Jean Valschaerts, amico personale del direttore de La Gazette de Liege, Joseph Demarteau III. Entrambi sono nati a Liegi, come del resto Simenon. I due racconti sono pubblicati nell’edizione domenicale del giornale di Charleroi, il 23 e il 30 maggio del 1920, dopo essere apparsi sulla Gazette il 13 e il 27 dello stesso mese. Entrambi portano la firma Georges Sim e sono intitolati rispettivamente, “Bourlingue marie ses filles” e “Oh! Mademoiselle“.

Sono l’opera di un ragazzo di soli 17 anni, ma sorprendono per l’acuta conoscenza dell’animo femminile che essi rivelano.
Georges Simenon ha trovato la sua strada. I passi sono ancora incerti, ma il percorso è chiaro e non lo lascerà mai più.

Per meglio approfondire l’argomento:

Michel Carly e Simenon


 

Il giovane Simenon a Liegiultima modifica: 2018-01-25T18:00:17+01:00da albatros-331
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