Simenon con Maigret tra i castelli dell’Allier

Uno scrittore, due fiumi ed un Marchese.

Il castello di Tracy nella valle della Loira

Il castello di Tracy nella valle della Loira.

Dalla Loira all’Allier fra castelli e contadini.

L’Allier è un fiume della Francia, principale affluente della Loira, che, a sua volta, con i suoi 1020 chilometri totali di lunghezza, giunge fino a gettarsi nell’Oceano Atlantico.

Una via d’acqua di 410 chilometri, l’Allier, che nasce nella catena montuosa della Cevenne per poi gettarsi nella Loira presso Cuffy, ad ovest di Nevers, in un luogo detto Le Bec d’Allier.

È un fiume che conserva per lunghi tratti l’antico aspetto selvaggio; dove ancora risalgono i salmoni per riprodursi e dove nidificano svariate specie di uccelli. Uno dei pochi fiumi selvaggi rimasti in Europa.

Il suo lungo percorso attraversa ben sette Dipartimenti e numerose cittadine.

Uno di questi Dipartimenti prende nome dal fiume stesso ed è quello che più interessa noi, appassionati lettori di Simenon, perché ha un ruolo importante nella vita dello scrittore.

Il territorio del dipartimento dell’Allier corrisponde grossomodo al territorio dell’antica provincia del Bourbonnais che, a sua volta, costituiva parte della più vasta regione storica e culturale dell’Alvernia.

Il fiume Allier rappresenta l’asse naturale attorno al quale si è sviluppata la concentrazione di attività umane che hanno dato vita al territorio alverniate.

Un territorio stretto tra il Massiccio Centrale e la Valle della Loira, con tre principali centri urbani (Moulins, Vichy e Montluçon) e una miriade di piccoli centri rurali sparsi ovunque.

Luoghi antichi che hanno visto da protagonisti lo svolgersi, nei secoli, della storia di Francia.

Luoghi che, in qualche misura, hanno influito anche sulla storia personale, certo meno grandiosa ma ugualmente interessante, dello scrittore belga Georges Simenon e di quel personaggio letterario noto in tutto il mondo come il commissario con pipa e bombetta Jules Maigret, la cui famiglia, lo scrittore belga, immagina originaria proprio dell’Alier.

L’Allier nella vita di Simenon e Maigret.

Quattro romanzi di Simenon sono ambientati in questo storico territorio della Francia: il dipartimento dell’Allier.

Alcuni di questi romanzi li conosciamo piuttosto bene. Due appartengono alla serie Maigret e sono: L’affare Saint-Fiacre, del 1932, e Maigret à Vichy, scritto molti anni dopo nel 1968. Gli altri due non hanno Maigret come protagonista e sono, in ordine di tempo: Deuxième bureau, opera del 1933 firmata ancora Georges Sim e, sicuramente più noto al pubblico italiano,  Les inconnus dans la maison del 1940.

Sembra dunque che la terra dell’Allier, con la valle della Loira, abbia lasciato un’impronta significativa nella formazione, umana ed artistica, dell’ambizioso ventenne giunto in Francia, da Liegi, in cerca di fortuna.

È per lavoro che Simenon si stabilisce per circa un’anno, siamo nel 1923, in quell’angolo di Francia fra l’Allier e la Loira. Il futuro scrittore non può ancora definirsi tale ed ha solo venti appena compiuti.

Simenon: dalla Cité ardente alla Ville Lumière.

L’incontro di Simenon con questa antica terra carica di storia non è immediato: potremmo dire, anzi, che sia del tutto fortuito. Il Caso, o il Destino se vogliamo, hanno avuto la loro parte nella faccenda: dipende da come la si vuol vedere.

Simenon giunge a Parigi nella gelida mattina dell’11 dicembre del 1922. I suoi primi passi nella capitale francese li muove lungo i desolanti marciapiedi della Gare du Nord. È, come tanti altri, un giovane con molti sogni e pochi mezzi, ma il suo non lo si può certo definire un salto totalmente nel buio.

Alle sue spalle Liegi, la Cité ardente, una precoce carriera nel giornalismo alla Gazette de Liége, le turbolenti esperienze bohémien, condivise con giovani artisti scapestrati come lui, e un un tenero amore: la fidanzata Régine Renchon che per Simenon sarà sempre e semplicemente Tigy.

Régine è una pittrice promettente che studia alla Reale Accademia di Belle Arti, ha tre anni più del fidanzato e coltiva le proprie legittime ambizioni artistiche. Lei non sarà del tutto estranea alla decisione presa da Simenon di lasciare Liegi per la Francia e Parigi.

Per il giovane belga il periodo è delicato. Lui stesso ammette che, se non avesse lasciato la città natale, il corso della sua vita avrebbe potuto essere pericolosamente diverso.

 L’occasione di lasciare Liegi, si presenta grazie ai buoni uffici di un uomo d’affari belga, amico della famiglia Simenon, Georges Plumier, che vive e lavora a Parigi e si muove abitualmente tra il Belgio e la Francia. Grazie a lui ed ai buoni uffici del direttore della Gazette de LiégeJoseph Demarteau, il diciannovenne futuro scrittore ha, fin da subito, un alloggio modesto ed un lavoro che lo attendono a Parigi.
L’alloggio è probabilmente triste e squallido: una mansarda all’Hôtel de la Bertha al n° 1 della rue Darcet, 17° arrondissement.
Il luogo esiste ancora e continua ad essere un albergo modesto a prezzo economico.
L’edificio deve il nome ed una certa fama al fatto, piuttosto drammatico, d’essere stato completamente distrutto il 5 agosto del 1918 da un proiettile d’artiglieria sparato dalla Grosse Bertha, il gigantesco obice con cui i tedeschi sparavano su Parigi da più di 120 chilometri di distanza.
Il lavoro che attende Simenon, è quello di segretario al servizio d’un influente personaggio del milieu politico parigino: Jean Auguste Gustave Binet de Valmer.

Si tratta di ambientarsi per qualche tempo nella grande città. Un lungo inverno da trascorrere solo, per poi tornare a Liegi in primavera, sposare la fidanzata Tigy e, con lei, stabilirsi definitivamente a Parigi.

Jean Auguste Gustave Binet de Valmer è un medico di origini svizzere trasformatosi in giornalista e romanziere. Si è naturalizzato francese per potersi battere nella guerra del 1914.

Gode all’epoca di una discreta fama e di una certa influenza politica.

È un prolifico autore di romanzi sentimentali, che firma semplicemente Binet-Valmer. È anche un giornalista engagé nelle fila della destra monarchica. È un’uomo d’azione che a 39 anni, da soldato semplice si è guadagnato i gradi di ufficiale: tre ferite, quattro menzioni, la Legion d’Onore. Un eroe di guerra a tutto tondo.

È, soprattutto, il fondatore e principale animatore di un’associazione di ex combattenti legata all’ambiente de l’Action française: la Ligue des chefs de section et des soldats combattants.

Simenon: da La Gazette de Liége alla Lega degli ex combattenti.

La principale attività di Georges Simenon consiste nel seguire il suo nuovo principale da un comizio politico all’altro, da una cerimonia celebrativa ad un’altra. Un lavoro non troppo entusiasmante per un giovane belga dalle grandi ambizioni letterarie che a soli 17 anni, cronista alla Gazette de Liege, correva in lungo e in largo la Cité ardente a caccia di notizie di cronaca nera e di pettegolezzi mondani. Nessuna grande emozione, ora, nel suo nuovo impiego parigino. Un lavoro noioso e, soprattutto, tutt’altro che ben retribuito.

Nel tempo libero e nelle lunghe notti insonni, Simenon, scrive brevi racconti che invia ai giornali parigini, sperando di vederseli, prima o poi, pubblicati. Certe notti le passa nei locali notturni meno costosi, dove incontra ogni genere di personaggio. Vede gente, fa esperienza, tradisce con largo anticipo la futura moglie.

Binet-Valmer è un uomo intelligente e capisce molto presto che il futuro di quel giovane ragazzo belga è sicuramente altrove.

Lo scrittore svizzero, oggi del tutto dimenticato, è, al contrario, molto noto in quegli anni.

Uomo impegnato su molteplici fronti, Valmer, condivide con il ventenne belga una straordinaria predisposizione all’iperattività.

Oltre alla politica e al reducismo, che lo vede protagonista in svariati incarichi ed organizzazioni, Valmer, è, come già detto, autore di un nutrito numero di romanzi sentimentali. Opere di valore limitato, ma che il pubblico sembra apprezzare quanto basta. Forse è proprio il suo esempio a mostrare al nostro Simenon quanto una letteratura leggera, ma di largo consumo, possa rivelarsi un buon mezzo per conquistarsi, se non la fama imperitura, una certa notorietà e la possibilità di sostenersi economicamente.

Una lezione che, molto presto, sarà messa in pratica dal belga e con ottimi risultati.

Simenon incontra l’aristocrazia.

Simenon è del tutto indifferente all’attività politica della Lega e sempre più insofferente di un lavoro noioso e mal pagato.

Valmer vorrebbe comunque tenersi vicino quel giovane di cui intuisce le capacità e gli offre un posto da redattore in un quotidiano regionale: il Paris-Centre.

Di fronte al rifiuto oppostogli da Simenon, Valmer, gioca un’ultima carta e gli propone un incontro con il proprietario del quotidiano Paris-Centre, suo ottimo amico e tra i maggiori sostenitori della Lega: il marchese Raymond d’Estutt de Tracy.

Un incontro importante nella sua vita, visto che lo stesso Simenon arriverà a definire il marchese de Tracy come il suo “second père“: un secondo padre.

Agricoltore, viticoltore, Consigliere municipale di Parigi, tenente di fanteria, sindaco di Paray-le-Frésil nell’Allieril marchese Raymond d’Estutt de Tracy è un aristocratico, all’epoca quarantacinquenne, dalle antiche origini scozzesi.

Possiede cinque castelli in Francia, risaie in Italia, proprietà terriere in Tunisia.

Questa figura originale e autoritaria della grande aristocrazia francese ha appena ereditato dal padre un’immensa fortuna e molteplici patrimoni la cui gestione non è affatto semplice.

Tutti i rapporti legali, finanziari e burocratici si tengono allora per via epistolare e questo impone la scrittura di un gran numero di lettere.

Giocoforza si rende necessaria l’assunzione di un segretario particolare, tanto più che il marchese, vedovo da cinque anni e senza figli, da meno di un anno è convolato felicemente a seconde nozze con l’altrettanto aristocratica ventottenne Germaine Louise Catherine de La Roche des Fontaines, che di figli gliene darà ben quattro. Un collaboratore fidato è, a questo punto, assolutamente indispensabile.

Valmer raccomanda Simenon al marchese, questi propone al giovane un posto da segretario personale e Simenon accetta.

Il 24 marzo del 1923 torna a Liegi e sposa, come aveva promesso, l’amata Tigy. I due novelli sposi partono immediatamente per Parigi, ma è un soggiorno di breve durata.

Nel maggio di quello stesso anno Georges Simenon entra al servizio del marchese Raymond d’Estutt de Tracy come suo segretario personale; al giovane belga sono bastati sei mesi per dare una prima importante svolta alla propria vita.

Georges Simenon ed il Marchese de Tracy.

Quello presso il marchese è un lavoro itinerante e il ventenne belga si muove da una dimora aristocratica all’altra, seguendo i molteplici impegni del suo nuovo mentore. Soprattutto si muove fra Parigi, l’Allier e la Loira, nelle diverse residenze del marchese.

Il marchese possiede una dimora a Parigi, in rue de la Boétie, ma vi soggiorna pochissimo, con grande disappunto di Simenon che preferirebbe avere più occasioni di restare nella capitale, dove vi sono i grandi giornali e i grandi editori.

Molto più spesso l’impegnatissimo aristocratico si muove tra i magnifici castelli di famiglia: quello di Tracy, a Tracy-sur-Loire e quello di Paray-le-Fresil nell’Allier.

Il marchese ha messo a disposizione di Simenon, affittato da un tal Pinet des Ecots, un appartamento a Nevers, al numero 7 di rue Creuse: quasi esattamente a metà strada fra i castello di Tracy-sur-Loire e quello di Paray-le-Fresil.

Tutte queste residenze sono però interdette a Tigy.

Raymond d’Estutt de Tracy trascina il proprio segretario da una residenza aristocratica all’altra: battute di caccia, ricevimenti, visite private, ma non permette che la moglie di Simenon li segua in queste peregrinazioni.

La giovane si arrangia come può in alberghi provvisori e attende lo sposo nei momenti liberi dal lavoro.

Georges è molto innamorato di Tigy, le scrive fino a dieci lettere al giorno e, quando gli è possibile, organizza incontri furtivi con lei nei luoghi più impensati.

Dalle finestre del castello di Tracy, Simenon ha modo di vedere i lunghi filari d’uva sotto il sole, l’ansa argentea della Loira che scorre presso il villaggio di Sancerre.

Forse l’Hôtel de la Loire, a Saint-Thibault poco fuori Sancerre, è uno dei luoghi d’appuntamento segreti in cui lo scrittore incontra la giovane moglie di nascosto dal marchese.

Ecco dunque che il ventenne belga ha l’occasione di frequentare un variegato mondo fatto di uomini di grande prestigio, spesso decaduti e di scarsi mezzi e con giusto solo un nome altisonante da esibire in società, ma, in qualche caso, anche potenti e molto influenti nell’ambiente politico francese.

Tutti sono impegnati a finanziare e sostenere velleitari progetti di ritorno al trono delle contrapposte fazioni monarchiche di legittimisti ed orleanisti.

Simenon proviene dal Belgio, nazione retta, allora come ora, da una Monarchia parlamentare tranquillamente rispettata dalla popolazione, ma è troppo intelligente per non valutare nella giusta misura le concrete possibilità di realizzazione delle ambizioni che agitano l’ambiente monarchico francese, in quel primo scorcio degli anni ’20.

È vero che i francesi non hanno mai superato il senso di colpa del regicidio, ma, bene o male che sia, un Re lo hanno comunque decapitato e sono cose da cui difficilmente si torna indietro.

Di tutto questo troveremo ampie tracce in uno dei primissimi romanzi Maigret: Monsieur Gallet, décédé del 1931.

Simenon matura un sincero affetto per il marchese e, allo stesso tempo, una concreta, seppur disincantata, ammirazione per l’aristocrazia in genere. A disgustarlo son invece i tanti politicanti, anche ministri e Primi Ministri, che immancabilmente affollano i ricevimenti e le cene private organizzate da Tracy, dove tramano ed intrallazzano per il loro solo interesse, incuranti di tutto il resto e della Nazione.

Simenon trova nell’Allier casa e lavoro.

Nonostante i tanti impegni lavorativi Simenon trova comunque il modo di scrivere.

Collabora con il quotidiano regionale Paris-Centre, di proprietà dello stesso Tracy, che ha sede proprio in rue Creuse, dove abita (tra un viaggio e l’altro) anche Simenon.

Scrive romanzi e racconti di genere vario e valore relativo, quella che poi definirà egli stesso “letteratura alimentare”. Li spedisce a giornali belgi e francesi, dove riesce spesso a farli pubblicare: rigorosamente sotto pseudonimo.

Non intende mettere in gioco il suo nome fino a quando non sarà pronto per realizzare qualcosa di veramente valido.

Anche nei brevi soggiorni a Parigi non perde occasione per presentarsi nelle redazioni di quotidiani e settimanali portando con se un breve racconto da pubblicare.

È una gavetta importante, che a breve darà sempre più frutto.

Il 29 settembre del 1923 il prestigioso quotidiano Le Matin accetta, dopo tanti rifiuti, di pubblicare un breve racconto di Simenon nella rubrica letteraria diretta dalla mitica Colette.

La scrittrice ha rifiutato vari scritti presentati in precedenza da Simenon, accusandolo di essere troppo letterario.

Quando il racconto La Petite Idole viene finalmente pubblicato per Simenon è un primo grande risultato e il vero inizio della sua carriera letteraria.

La collaborazione con Le Matin dura fino al 1929 e sarà solo la prima di una lunga serie.

In quello stesso anno avviene un altro incontro importante per il giovane scrittore: quello con Eugène Merle, proprietario di un giornale erotico-umoristico, Le Frou-Frou e di uno politico, Le Merle blanc, ma soprattutto fondatore, proprio nel 1923, del quotidiano Paris-Soir.

Anche con Eugène Merle, Simenon, inizia una prolifica collaborazione.

Paris-Soir è una testata destinata ad un radioso futuro e per tutti gli anni ’30 sarà uno dei principali quotidiani parigini, ma, sotto la direzione di Merle, dal 1923 al 1927, il giornale naviga costantemente in acque cattive per quanto riguarda la contabilità.

I soldi sono pochi e, soprattutto, le spese sono tante.

A Le Frou-Frou, Simenon scrive quasi tutto il giornale, sotto un incredibile numero di pseudonimi. Non vi sono soldi per pagare altri collaboratori perché le entrate, che pure sono buone, servono a coprire i debiti del quotidiano maggiore.

Merle paga Simenon con assegni molto generosi, ma la sua firma è poco affidabile e il belga riesce ad incassare quegli assegni solo alla metà del loro valore nominale. Lo scrittore ricava comunque quanto gli basta rendendosi sempre più indipendente dal lavoro di segretario.

Nell’aprile del 1924, portato a termine il suo incarico, Simenon lascia il marchese de Tracy e torna a Parigi con Tigy.

Vanno ad abitare all’Hôtel Beauséjour, al 42 di rue des Dames, ancora nel quartiere di Batignolles, un albergo che oggi non esiste più.

È l’inizio di una nuova avventura.

L’Allier rimane nel cuore di Simenon.

Cosa rimane, nel cuore di Simenon, di quell’anno trascorso nell’Allier?

Sicuramente molto.

Simenon è una sorta di spugna che assorbe tutto quanto accade intorno a lui e lo trasforma in trama per i suoi romanzi.

È anche un uomo, però, e come tale ha sentimenti e sensazioni che influenzano i suoi rapporti con cose e persone.

Per l’amministratore del castello di Paray-le-Fresil, Pierre Tardivon, lo scrittore prova stima ed amicizia e a lui si ispira per creare il personaggio del padre di Maigret.

Per il marchese de Tracy conserva sicuramente un sincero affetto, al punto da considerarlo un secondo padre.

La sua figura ha probabilmente influenzato in modo importante il giudizio di Simenon sull’aristocrazia. Un mondo che compare di rado nei romanzi dello scrittore, ma verso il quale egli conserva una sorta di disincantato rispetto.

La terra dell’Allier farà da sfondo a più di un romanzo di Simenon e, soprattutto, le viene riservato il grande onore d’essere la terra natia di un bimbo rubicondo e un po’ selvatico, che un bel giorno si arruolerà nella polizia parigina per poi assumere il comando della squadra omicidi.

Un bambino di nome Jules e di cognome Maigret, figlio dell’amministratore di un castello, che nella finzione letteraria sarà quello di Saint-Fiacre, ma, nella realtà, è lo stesso che il marchese di Tracy possiede nel villaggio di Paray-le-Fresil, nell’Allier.


 

Simenon con Maigret tra i castelli dell’Allierultima modifica: 2021-10-06T02:40:55+02:00da albatros-331
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