Maigret La Tête d’un homme

Maigret La Tête d’un homme.

la Coupole anni 30

Maigret La Tête d’un homme: La Coupole nel 1930.

Maigret La Tête d’un homme.

Maigret La Tête d’un homme: quinto romanzo con protagonista il commissario francese ideato da Georges Simenon. Scritto nel febbraio del 1931 e pubblicato da Fayard nel settembre dello stesso anno è l’unico dei romanzi Maigret concepito a Parigi: all’Hotel L’Aiglon di Boulevard Raspail.

In Italia fu pubblicato, per la prima volta, nel 1933 da Mondadori con il titolo La testa di un uomo (traduzione di Guido Cantini).

Sempre per lo stesso editore fu ripubblicato negli anni successivi con i titoli Maigret e una vita in gioco (I° edizione Le inchieste del Commissario Maigret, settembre 1966; I° edizione Gli Oscar, ottobre 1972) e Maigret e la vita di un uomo (I° edizione Il girasole, ottobre1957; I° edizione “I romanzi di Simenon”, 1961; I° edizione I Libri del Pavone, luglio 1964).

Nel 1995 il romanzo è stato pubblicato con il nuovo titolo Una testa in gioco (traduzione di Graziella Cillario), nella collana gli Adelphi – Le inchieste di Maigret.

Al romanzo sono ispirate due pellicole cinematografiche:

La Tête d’un homme del 1933regia di Julien Duvivier, con Harry Baur nel ruolo di Maigret.

The Man on the Eiffel Tower del 1949, regia di Burgess Meredith, con Charles Laughton nel ruolo del commissario.

La Tête d'un homme

La Tête d’un homme la locandina.

Di tutti i romanzi dedicati a Maigret è sicuramente quello con il maggior numero di adattamenti per cinema e televisione e questo è forse dovuto alla particolare struttura della storia che vede Maigret cimentarsi in un vero e proprio duello intellettuale e nervoso con un antagonista inquietante e allo stesso tempo affascinante: il cecoslovacco Jean Radek, dall’intelligenza machiavellica e dallo smisurato ego. Personificazione della forza distruttrice scatenata da una personalità repressa.

Negli Stati Uniti il libro uscirà nel 1938 con l’azzeccatissimo titolo di A battle of nerves nella traduzione di Geoffrey Sainsbury.

A battle of nerves

A battle of nerves

Maigret La Tête d’un homme.

Questa opera di Simenon è un po’ diversa dai Maigret scritti fino a quel momento. Non inizia con la scoperta di un delitto, ma con l’evasione di un condannato a morte dalla prigione della Santé in cui è rinchiuso e le vittime e gli omicidi stessi occupano uno spazio marginale nel racconto.

L’evasione è stata organizzata proprio dal commissario Maigret che non è per nulla convinto che l’uomo, accusato e condannato per duplice omicidio sia il vero colpevole e che, questi, lasciato libero, li condurrà alla scoperta del vero responsabile.

Maigret si gioca carriera e reputazione convincendo il giudice Comelieau e addirittura il Ministro della giustizia ad assecondarlo in questa rischiosa operazione che, evidentemente, se fallisse trascinerebbe parecchie persone in uno scandalo e segnerebbe la fine professionale del commissario.

Ma Maigret ne è convinto : La testa di un uomo vale bene questo rischio.

La storia prende a svolgersi e non mancano i colpi di scena. Simenon ci conduce nella rutilante atmosfera della Tout-Paris degli anni ’30 del novecento.

Un mondo cosmopolita gravitante intorno ai locali alla moda di Montparnasse e pieno di “Americani a Parigi”, tipiche figure della capitale francese del primo dopoguerra, qui rappresentate molto bene dal personaggio di William Crosby, di sua moglie e dell’amante di lui Edna Reichberg.

I tre, giovani, spensierati e disperati, sempre con i nervi scoperti ed il sorriso sulle labbra sembrano usciti dalle pagine di Francis Scott Fitzgerald, impegnati come sono a consumare le proprie vite in feste, alcol e amori superficiali.

La tête d'un homme, 1931.

La tête d’un homme, 1931.

Maigret La Tête d’un homme.

Questo è un ambiente che Simenon conosce molto bene, per averlo frequentato di persona negli anni precedenti e lo restituisce ai suoi lettori con poche e semplici pennellate di colore, sufficienti, però, a rendere benissimo situazioni e personaggi.

Radek, vero protagonista della storia, la cui figura emerge piano piano nel racconto fino a svelarsi per quello che realmente è: una sorta di demone nei panni di uno studente di medicina spiantato, rabbioso; con tratti psicologici che rimandano ai tormentati personaggi di Dostoievski.

Poi la lotta sempre più serrata fra l’intelligenza malata e perversa del giovane e la pazienza tenace e testarda del commissario.

Fino al confronto finale e alla scoperta della verità.

Radek ha ucciso per conto di Crosby concretizzando un desiderio inespresso che il giovane americano covava in cuor suo senza ammetterlo nemmeno a se stesso.

Curioso vedere che, anni dopo (1952) un grande maestro dell’intrigo come Alfred Hitchcock, indagando in un contesto diverso il Bene e il suo doppio (il Male) riprenderà una situazione simile nel suo film Strangers on a Train.

Strangers on a Train

Strangers on a Train una locandina

Anche Simenon pensò che questa sua trama si adattasse bene ad una versione cinematografica e, addirittura, cullò l’idea di realizzare personalmente sceneggiatura e regia.

Maigret Una Testa in gioco.

Una testa in gioco: titolo dell’edizione italiana by Adelphi del romanzo di Simenon La tête d’un homme del 1931.

A questo libro che è il quinto dei romanzi Maigret scritto da Simenon abbiamo già dedicato un post che ne riassumeva per sommi capi la trama.

L’argomento merita però ancora un poco di attenzione per almeno un paio di motivi.

Il primo è sicuramente quello ben noto, legato alla fortuna cinematografica del romanzo. Si tratta del testo di Simenon maggiormente rappresentato sul grande schermo e anche su quello piccolo.

I motivi della particolare attenzione riservata a questo soggetto, da parte di registi e produttori, possono essere diversi.

Lo stesso Simenon era intenzionato a trarne una sceneggiatura per il cinema ed a dirigerla personalmente. Poi le cose sono andate diversamente. Credo anche per questioni di bassa moneta o forse perché ognuno deve fare il proprio mestiere.

Ci penserà Julien Duvivier a realizzare la prima versione per il cinema nel 1932. Il titolo sarà lo stesso del romanzo, in italia tradotto in Il delitto della villa con l’attore francese Harry Baur nel ruolo di Maigret e Valéry Inkijinoff in quello inquietante di Radek.

Seguirà nel 1949 una produzione americana  con la regia di Burgess Meredith, su una sceneggiatura realizzata da Harry Brown che diverge parecchio dall’originale testo di Simenon: The Man of Eiffel Tower.

Qui Maigret è qui interpretato dal grande Charles Laughton che però, in questo ruolo, non brilla come d’abitudine.

Maigret Una Testa in Gioco.

Poi sarà la televisione ad impossessarsi del soggetto realizzando almeno sei adattamenti televisivi dell’opera non solo in Francia, ma anche in altri paesi come Italia e Inghilterra.

Gian Maria Volontè interpreta Radek nell'episodio italiano realizzato da Gino Landi

Gian Maria Volontè interpreta Radek nell’episodio italiano realizzato da Gino Landi

Simenon, deluso dall’esperienza, non fece altri tentativi di ricavare sceneggiature dai propri romanzi. In compenso ci pensarono molti altri: lo sappiamo bene.

Tornando al romanzo Una testa in gioco e al di là delle avventure cinematografiche che lo coinvolgono, il secondo motivo d’interesse verso questo testo risiede a mio avviso nella struttura stessa del racconto che per certi versi si differenzia dai quattro che lo hanno preceduto.

Faccio il paragone solo con i quattro romanzi che precedono e non con tutto il corpus delle opere dedicate a Maigret, per il semplice motivo che questi cinque romanzi godono di una particolare specificità: sono gli unici scritti prima dell’inizio delle pubblicazioni della collana Fayard.

Quindi prima di sapere con certezza se l’operazione Maigret avrebbe avuto successo o meno. Nel loro genere, quindi, questi primi cinque romanzi hanno una valenza unica e meritano un’attenzione particolare.

Cinque storie diversissime fra loro nelle quali lo scrittore delinea i tratti fondamentali del suo personaggio, originalissimo, ancorandolo ad una fisionomia, ma non ad uno specifico e stereotipato ambito operativo. Anzi tutt’altro.

Inizia tutto con Pietr Le Letton, una trama dal respiro internazionale e dal ritmo decisamente “americano”; giocata fra treni e grandi alberghi, sparatorie ed omicidi.

Paris la Nuit

Paris la Nuit

Maigret ferito, un suo collega ucciso, un miliardario americano assassinato nella sua stanza d’albergo e un drammatico finale sulla scogliera. Eppure i canoni del poliziesco classico sono subito violati e rovesciati come nessuno si era mai sognato di fare fino ad allora.

Con il secondo romanzo, Le charretier de “La Providence”, ecco che cambia tutto! Sembra un giallo classico: con un cadavere ed un colpevole da scoprire. Lo stile è un po’ all’inglese ed inglese è uno dei protagonisti (con tanto di maggiordomo o giù di lì).

Ma anche qui tutto è giocato fuori dagli schemi. Nessun sottile e sofisticato gioco di intelligenze; solo passioni formidabili e dolorose.

Monsieur Gallet, décédé, terza opera della serie, appare più come una commedia che un giallo: una commedia delle falsità, delle ambiguità e delle miserie umane.

Un’atmosfera leggera e assolata, un crimine che non è un crimine e un assassino che non è un assassino. Nessun dramma solo dei miserabili cialtroni.

Le pendu de Saint-Pholien: quarto romanzo quarta atmosfera. Gotica questa volta. Qui il dramma c’è ed è palpabile per tutto il romanzo.

Un dramma della colpa e dell’impossibile, o forse possibile, redenzione. Maigret si muove fra la Germania il Belgio e la Francia inseguendo un caso che forse non è un caso. Un suicidio nel presente e uno nel passato.

Ma nel passato c’è anche un vero omicidio e un gruppo di ragazzi, ormai uomini, che da allora si dibatte fra senso di colpa e volontà di vita.

Ed eccoci tornati a La tête d’un homme da cui siamo partiti ed a cui volevamo, appunto, tornare.

Il romanzo inizia con un tocco di campana e un condannato a morte seduto sulla sua branda con le ginocchia fra le mani. L’atmosfera è quella cupa e allucinata di una fuga di notte fra i corridoi gelidi di un carcere. Illuminati da fredde e livide luci ad arco.

Una testa in gioco inizia con l'evasione di un condannato a morte

Una testa in gioco inizia con l’evasione di un condannato a morte

Un cortile. Una guardia che batte i piedi per il freddo e un fuggiasco stordito che si dibatte come una mosca contro un vetro.

Poi le voci di una coppia che battibecca oltre il muro del carcere. L’atmosfera si stempera e si distende.

Dietro l’angolo di un muro un commissario fuma la sua pipa nervosamente.

Accanto a lui un giudice in abito da sera si dibatte preoccupato e il direttore della prigione mastica rabbia e scontento. Il lettore si rilassa: la fuga è organizzata dalla polizia, il risultato è scontato nonostante la goffaggine del fuggiasco.

Maigret Una Testa in Gioco.

Un romanzo circolare questo Una testa in gioco. Inizia con un condannato a morte che fugge dal carcere e termina nello stesso luogo con una esecuzione.

Anche  Le charretier de “La Providence” ha lo stesso andamento circolare: inizia con un cadavere ritrovato in una stalla e termina con l’assassino che in una stalla esala l’ultimo respiro.

Ma torniamo alla nostra Una Testa in gioco. Quella dell’uomo che Maigret ritiene accusato ingiustamente di omicidio o quella di Maigret stesso. Si perché qui il nostro commissario rischia grosso.

Ha fatto evadere un condannato a morte convinto che questi lo condurrà al vero colpevole e ora questi gli è sfuggito e carriera e reputazione sono ad un passo dallo sfacelo.

Ma anche qui al dramma sembra sostituirsi la commedia.

L’uomo che tutta la polizia di Francia cerca disperatamente, compare sotto gli occhi del commissario fuori dalla vetrina di un locale alla moda: La Cupolle.

Simenon sembra giocare con il lettore. Spaventarlo per poi deluderlo.

Sussurrargli all’orecchio: ” Guarda che non mi interessano i colpi di scena. L’importante è ben altro”

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Maigret Una Testa in Gioco: ecco il colpevole!

Poi tutto diviene improvvisamente chiaro, drammaticamente chiaro.

Radek è il colpevole! Uno studente squattrinato e fuori corso, dalla sottile e perfida intelligenza.

Non si sa ancora il perché o il percome, ma il colpevole è lui. Si tratta solo di smascherarlo. Di comprendere l’intima ragione del suo agire ed arrivare alla verità.

Tutta la storia cambia punto di messa a fuoco. Abbiamo sotto gli occhi quasi un altro romanzo. Cambiano le ambientazioni, cambiano i protagonisti.

Sembra di vedere quelle soluzioni narrative in cui, molti anni dopo, Frederick Forsyth è stato maestro.

Così ora è lotta di intelligenze, un po’ alla Nero Wolf, tra l’assassino e l’investigatore.

Una lotta che Maigret vince, alla fine, ma non solo per le sue qualità umane e professionali.

L’assassino, Radek, lavora alla propria rovina trascinato verso l’abisso dal proprio ego e da una pervicace volontà di autodistruzione che è, forse, anche all’origine del delitto stesso.

Un personaggio che sembra anticipare certi protagonisti dei romanzi più duri e tormentati che, Simenon, realizzerà di lì a qualche anno.

Jean Gabin ne Il Bandito della Casba di Duvivier

Jean Gabin ne Il Bandito della Casba di Duvivier

Maigret Una Testa in Gioco.

L’assassino uccide le sue vittime e con esse uccide anche se stesso.

Unico riscatto: una dignità nella morte che il destino mortifica.

Cosa lo ha condotto al delitto? Il Fato? Una rivalsa esistenziale? Forse addirittura una ribellione sociale?

Qualcosa di perverso, alimentato dalla frustrazione, ha trasformato un sottile gioco intellettuale in gelida volontà distruttiva.

Non a caso proprio Duvivier che fu uno dei maestri del “realismo poetico”, troverà in questo testo lo stimolo ad un’opera, certo non eccelsa (non è il Bandito della Casba), ma perfettamente in linea con il suo stile.

A questo punto credo non rimanga altra possibilità se non quella di andare a leggere, o rileggere, questo ottimo romanzo di Simenon: Una testa in gioco.

Magari approfittando della recente versione in audiolibro letta dal magnifico Giuseppe Battiston.


Una testa in gioco

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Maigret La Tête d’un hommeultima modifica: 2021-08-19T18:57:13+02:00da albatros-331
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