Le charretier de La Providence

Maigret-Le charretier de La Providence.

tipico battello su un canale navigabile francese

Le charretier de la Providence

 Maigret Le charretier de La Providence.

Le charretier de La Providence, secondo dei romanzi della serie Maigret. È stato scritto a bordo dell’Ostrogoth (il famoso battello fatto allestire da Simenon per i suoi viaggi) a Morsang-sur-Seine nell’estate del 1930 e pubblicato per la prima volta in Francia, dall’editore Fayard, nella primavera successiva.

In Italia è apparso per la prima volta nel 1932, tradotto da Guido Cantini e pubblicato da Mondadori nella collana “I libri neri i romanzi polizieschi di Georges Simenon” e, sempre per lo stesso editore, è stato ripubblicato in altre collane o raccolte tra gli anni quaranta e ottanta (dal 1966 con il titolo Maigret si commuove, nella traduzione di Elena Cantini e dal 1988 nella traduzione di Lea Grevi).

Nel 1997 è stato pubblicato presso Adelphi con il titolo Il cavallante della Providence, tradotto da Emanuela Muratori, nella collana dedicata al commissario (parte de “gli Adelphi”). È stato poi incluso in Romanzi I (2004), presso lo stesso editore, nella collana “La nave Argo”.

Tre sono stati gli adattamenti per la televisione, nessuno in Italia, di questo romanzo:

Episodio dal titolo The Crime at Lock 14, facente parte della serie televisiva Maigret, trasmesso per la prima volta sulla BBC il 10 dicembre 1963, con Rupert Davies nel ruolo del commissario Maigret.

Episodio dal titolo Le charretier de La Providence, facente parte della serie televisiva Les enquêtes du commissaire Maigret per la regia di Marcel Cravenne, trasmesso per la prima volta su Antenne 2 il 14 giugno 1980, con Jean Richard nel ruolo del commissario Maigret.

Episodio dal titolo Maigret et la croqueuse de diamants, facente parte della serie televisiva Il commissario Maigret per la regia di André Chandelle, trasmesso per la prima volta su France 2 il 16 febbraio 2001, con Bruno Crémer nel ruolo del commissario Maigret. In Italia l’episodio è apparso per la prima volta il 28 luglio 2007 con il titolo Maigret e l’arrampicatrice sociale.

Maigret: Le charretier de “La Providence”. La trama.

La vicenda prende le mosse dal ritrovamento del cadavere di una donna, dall’apparenza borghese ed elegante, a Dizy, presso la Chiusa 14 che collega la Marna al canale laterale. Misterioso il movente dell’omicidio. Altrettanto misteriose le ragioni che possono aver condotto in quella stalla un personaggio che nulla ha a che vedere con quell’ambiente. Il luogo, infatti, non è raggiungibile in automobile ed è frequentato unicamente dai battellieri, dalle loro famiglie e dagli addetti al lavoro presso la chiusa.

Maigret inviato ad indagare sull’omicidio viene a contatto con un ambiente di cui nulla conosce, fino a quel momento, al contrario del suo autore, Simenon, che quei canali li sta percorrendo in lungo e in largo, insieme alla moglie Tigy, sul suo battello privato.

L’identità della vittima viene presto alla luce. Si tratta della moglie, francese, di un ex colonnello inglese che naviga i canali di Francia su di un piccolo yacth in compagnia, oltre che della moglie, di un giovane avventuriero che gli fa da segretario personale, di un mozzo tutto fare e dell’ex moglie di un diplomatico. Strani ed equivoci rapporti legano i quattro personaggi.

I sospetti si addensano a turno su varie figure, mentre alla prima vittima se ne aggiunge una seconda e, in sottofondo, inizia ad emergere la figura di uno strano uomo brusco e solitario: l’anziano cavallante di una chiatta senza motore dal nome quasi emblematico: La Provindence. Non è la provvidenza, però, a condurre il gioco in questa storia. Sono, come sempre le Passioni umane deluse e il Destino. La storia giungerà quindi al suo tragico ed inevitabile epilogo.

Maigret: Le charretier de “La Providence”. Incipit.

“La ricostruzione pur minuziosa dei fatti non chiariva nulla, se non che la scoperta dei due cavallanti di Dizy era a dir poco inverosimile. Quella domenica – era il 4 di aprile -, alle tre del pomeriggio aveva cominciato a cadere una pioggia torrenziale. Nel porto a monte della chiusa 14, che collega la Marna al canale laterale, c’erano in quel momento due chiatte a motore dirette a valle, un battello in fase di scarico e una draga. Poco prima delle sette, quando ormai calava il crepuscolo, era arrivato un battello cisterna, l’Eco III, che ora si trovava nel bacino. Il guardiano, che aveva dei parenti in visita e avrebbe preferito starsene tranquillo, aveva fatto segno di no a una chiatta che stava sopraggiungendo lentamente, trainata da due cavalli. Poi l’uomo era rientrato in casa, seguito poco dopo dal cavallante, che era una sua vecchia conoscenza. “Posso passare? Il padrone vorrebbe essere a Juvigny prima di domani sera…”.

Maigret Fayard: Le charretier de “La Providence”. I luoghi della vicenda.

Con l’eccezione di poche pagine il romanzo si svolge interamente sul canale della Marna e molte sono le citazioni di luoghi e cittadine della zona. Si tratta di un ambiente, quello dei canali, che Simenon ama particolarmente e che proprio negli anni in cui inizia a pensare e scrivere i primi Maigret ha ripetutamente visitato con il suo battello: l’Ostrogoth.

E proprio i canali e la vita di lavoro che si svolge lungo i loro argini sono i veri protagonisti della storia. Battellieri, guardiani di chiuse, argini e paratie d’acciaio. Acqua calma o ribollente. Storie di viaggi e di drammatici incidenti. Fatica quotidiana di uomini e animali lungo quelle vie liquide della Francia.

Questo romanzo è, a mio avviso, un autentico capolavoro. Simenon scrive in modo sublime evocando persone ed ambienti con una nitidezza e un colore che rivelano lo scrittore di autentica razza.

Basta il dialogo, nel quarto capitolo, che si svolge nella stanza di Maigret fra il commissario e Willy Marco, segretario del colonnello inglese, per rendersi conto della potenza evocativa di cui è capace Simenon. Basta l’immagine di quella bambina vestita di rosso e con una bambola in braccio che, lungo l’alzaia del canale, conduce i due cavalli che trainano una pesante chiatta. Probabilmente un autentico e vivido ricordo dello scrittore.

La passione di Simenon per l’ambiente dei canali deve essere, del resto ben nota, se, proprio a lui, Jean Vigo nel 1934 in procinto di girare L’Atalante e molto malato di tubercolosi (morirà quello stesso anno), affida i sopralluoghi lungo i canali, per la scelta dei siti dove intende girare le scene del film.

Jean Vigo regista francese morto a 29 anni per tubercolosi

Jean Vigo regista francese morto a 29 anni per tubercolosi

Maigret: Le charretier de “La Providence”. Mme Maigret.

Questo è uno dei pochi romanzi della serie Maigret dove la moglie del commissario, Mme Maigret, non compare in nessun modo all’interno del racconto: nemmeno in una semplice citazione.

La cosa non stupisce il lettore, poiché l’intera vicenda si svolge lontano da Parigi e troviamo il commissario già sul posto dell’indagine. Possiamo immaginare quindi che se ha deciso di avvisare la moglie della sua partenza, o di farla avvisare da un suo collaboratore, questo sarà avvenuto in precedenza.

Simenon non è tipo da indugiare in inutili orpelli non necessari alla narrazione e qui ogni rimando alla vita privata del commissario sarebbe effettivamente fuori luogo.

Maigret: Le charretier de “La Providence”. I collaboratori del commissario.

Unico collaboratore presente nel romanzo è l’ispettore Lucas, che qui non viene fisicamente descritto, ma che assume quelle caratteristiche di famigliarità con il commissario Maigret che avevamo trovato nel Torrance di Pietr le Letton.

“Maigret tese la mano con un gesto meccanico e Lucas, con gesto altrettanto meccanico, si tolse di tasca un pacchetto di tabacco e glielo porse.”

Maigret: Le charretier de “La Providence”. Le donne del romanzo.

Questo romanzo potrebbe apparire molto maschile, perché quello che si agita intorno a Maigret lungo i canali è soprattutto un mondo di uomini.

Alcune figure femminili emergono però nella storia, tutte abbastanza sommariamente descritte eppure tutte così nitide e ben caratterizzate. Figure femminili distinte in due diverse categorie.

Da un lato ci sono quattro donne che si assomigliano, nelle loro differenze, al punto da risultare praticamente intercambiabili. La vittima, Mary Lampson alias Céline Mornet e un paio di altri nomi, Gloria Negretti, che viaggia con lei sullo yacth del colonnello Lampson (di cui è l’amante),

Bunny Godillot e Antonia Berkof nello sceneggiato con Jean Richard

Bunny Godillot e Antonia Berkof nello sceneggiato con Jean Richard

Suzanne Verdier, detta Suzy, e Lia Lauwenstein due prostitute ingaggiate dal colonnello e dalla sua comitiva per un pomeriggio danzante a bordo del battello.

Maigret non le giudica, forse ha per alcune di loro anche una certa simpatia, ma è chiaro che le classifica e che quanto è accaduto a una di loro poteva accadere indifferentemente ad un’altra. Alcune di queste donne se la godono, momentaneamente, altre patiscono la fame. Una è assassinata. Tutte conseguenze di una scelta di vita ben precisa tutta giocata sul filo di un cedimento alle loro passioni, egoismi o scherzi del destino.

Dall’altra parte si erge la figura massiccia di Hortense Canelle, proprietaria con il marito della Providence. Una donna che sgobba come un uomo, al punto da essere lei, piuttosto che il marito, la vera anima della chiatta.

Che tiene la cabina del battello come fosse il soggiorno di una casa borghese e cura i suoi due uomini, marito e cavallante, con una straordinaria attenzione. Legata da un profondo affetto a quel vecchio e fedele cavallante, taciturno e selvatico, che da ormai otto anni vive sulla barca dormendo con i cavalli.

Più a margine un’altra figura di donna piena di buoni sentimenti: Emma, figlia del padrone dell’osteria emporio vicino alla chiusa 14.

Anche lei vive e lavora sul canale. Serve ai tavoli, pulisce, vende in negozio alle famiglie dei barcaioli. Forse sogna un’altra vita, è romantica e pronta a fantasticare. Lo sguardo di un uomo sconosciuto, come il commissario o Willy Marco, bastano alla sua fantasia per costruire in se stessa storie improbabili che forse crede di aver realmente vissuto.

Alta, con i capelli rossi, le caviglie grosse; insignificante. Che ne sarà di lei? Chissà. Probabilmente resterà lì per sempre, si sposerà farà dei figli. Smetterà di sognare.

O, forse, un giorno fuggirà con un uomo più sbagliato degli altri e finirà con il perdersi come Suzy e Lia o arricchirsi o, addirittura, finire assassinata come Mary Lampson, alias Céline Mornet e un paio di altri nomi.

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Le charretier de La Providenceultima modifica: 2021-08-18T17:33:36+02:00da albatros-331
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