Tre vittime per un delitto.

Gallet e gli altri: tre inchieste di Maigret.

Tre vittime per un delitto.

Tre vittime per un delitto.

Personaggi simili per storie diverse.

Il commissario Maigret si trova ad indagare, in tre delle sue famosissime inchieste per omicidio, su altrettanti casi che appaiono al lettore molto simili tra loro.

Ad accomunare le tre vicende non sono certo le modalità del delitto, evidentemente diversissime nei tre casi in oggetto.

Sono, piuttosto, le evidenti analogie tra le tre vittime: uomini che conducono una doppia vita sconosciuta (più o meno) a tutti.

Simenon ha scritto, nella sua lunga vita, molti romanzi e racconti. Solo contando i romanzi Maigret si arriva a 75 e se consideriamo anche i racconti con Maigret protagonista, si va oltre i cento.

Di fronte ad una tale mole di opere, non può stupire più di tanto che alcune caratteristiche dei suoi personaggi si ripresentino, simili, in più di una storia.

Per esempio, la figura del giovane cresciuto in orfanotrofio che, da adulto, diviene un ottimo artigiano, sogna di costruire quella famiglia che non ha mai avuto e di crescere dei figli accanto alla propria compagna. Si mette in proprio, apre una bottega e, immancabilmente, finisce con lo sposare una donna volgare, superficiale o prepotente e che, soprattutto, non condivide con lui nessuna di quelle ambizioni.

Altro personaggio ricorrente, in Simenon, è quello dell’industriale o del commerciante venuto dal niente, che con la propria forza di volontà ha costruito il proprio impero, spesso passando sopra le vite altrui. Non rispetta nessuno, ha un’attività sessuale frenetica, ma è incapace di amare e sente il bisogno di umiliare gli altri, per vincere il recondito senso di inferiorità che lo affligge.

Personaggi così ne troviamo più di uno nei romanzi con Maigret. Hanno caratteristiche simili, ma sono inseriti in contesti molto diversi. Addirittura ricoprono ruoli molto diversi: quello di vittima, in certi casi, quello di colpevole in altri.

Gallet l’uomo che morì tre volte.

Monsieur Gallet, décédé

Monsieur Gallet, décédé

 

Nel 1946 mentre si trova in Canada, Simenon scrive un racconto che poi sarà pubblicato in Francia nel 1947 sul periodico “Les Œuvres libres” e, successivamente, in volume pubblicato da Presses de la Cité insieme ad altri tre titoli della serie Maigret: On ne tue pas les pauvres types.

Il racconto riprende l’intreccio già proposto in un romanzo del 1930, all’esordio della serie dedicata a Maigret: Il defunto Signor Gallet.

Un uomo dalla doppia vita muore assassinato in circostanze misteriose e tutti i suoi segreti vengono a galla durante l’inchiesta.

Alcuni anni dopo, nel 1952, quando Simenon vive ormai negli Stati Uniti, ecco un nuovo romanzo Maigret che ripropone una situazione simile alle due precedenti: L’Homme du banc.

Simenon si trova nella tenuta Shadow Rock Farm, a Lakeville (Connecticut), quando in soli 9 giorni (ma non è una stranezza per lui) scrive il romanzo Maigret che apparirà l’anno successivo a puntate su Le Figaro e, successivamente, in volume, sempre per i tipi di Presses de la Cité che ormai è la sua nuova e definitiva casa editrice.

Ad una prima lettura sembra di trovarsi di fronte alla stessa storia riaccomodata e riambientata per darle un tono di novità: ancora un uomo dalla doppia vita che muore in circostanze misteriose.

Questa volta non si chiama più Emile Gallet alias monsieur Clemant, come nel romanzo del 1930, o Maurice Temblet alias monsieur Charles, come nel racconto del ’46, ma Louis Thouret: noto ai più semplicemente come il signor Louis.

Siamo dunque di fronte a tre storie uguali riproposte da Simenon in tempi diversi, magari per mancanza d’ispirazione?

Simenon ha copiato se stesso?

Assolutamente no!

È certamente vero che i tre personaggi hanno in comune una doppia vita segreta, condotta all’insaputa di tutti o quasi. Certamente all’insaputa delle rispettive mogli!

Vero anche che tutti e tre i protagonisti hanno figli che sanno della vita segreta del padre, in tutto o in parte, e ne approfittano, in misura più o meno sordida, ma ne approfittano.

Molto diverse, al contrario, sono le motivazioni che conducono i tre ad organizzare una seconda esistenza clandestina. Molto diversi i caratteri dei tre personaggi.

Due di loro hanno mogli che li opprimono (ricalcate forse sull’immagine della madre stessa di Simenon), rimproverando continuamente ai mariti di essere poco intraprendenti e di condannarle ad una vita miserabile e meschina. Praticamente li considerano dei falliti. Entrambe le donne hanno delle sorelle sposate “bene” e, per i due poveretti, il confronto con il successo dei cognati è continuo.

Il terzo ha più che altro una moglie sgradevole, che si considera perennemente vittima della sventura.

Due di loro hanno una prole che li tradisce arrivando a ricattarli per pura bramosia di denaro.

Uno ha un figlio che lavora in banca e che, con la sua compagna altrettanto venale, ha stabilito di sposarsi solo dopo aver accumulato almeno mezzo milione di franchi.

L’altro ha una figlia che fa un lavoro ancora peggiore: l’esattore per una società di recupero crediti.

Anche lei è fidanzata, ma il suo ragazzo è un bonaccione ingenuo. Lei vuole fuggire dalla propria vita che giudica meschina, vuole denaro e per averlo non esita a ricattare il padre e ad ingannare il fidanzato.

La figlia del terzo personaggio si limita ad accettare supinamente d’essere mantenuta dal padre ed accetta i suoi regali senza porsi troppe domande.

Tre modi di morire in prosa.

Il fatto è che Simenon può raccontare la stessa storia da angolazioni diverse, così come può costruire due storie diversissime partendo da premesse assolutamente simili.

Si, perché Emile Gallet, Louis Thouret e Maurice Temblet non sono per nulla la stessa persona e le loro storie non si assomigliano se non in quell’inizio di racconto che li vede entrambi morti in modo tragico e violento e per la doppia vita che essi conducono.

Quella di Emile Gallet è una storia tragica nel senso greco del termine. Una tragedia che trova nel suo epilogo addirittura un accento epico.

Perché Gallet è innanzi tutto un aristocratico, per quanto in disgrazia, e forse ama veramente la moglie ed il figlio ingrati. Si pone contro la legge e si sottomette, per vent’anni, ad una difficile doppia esistenza, ma non lo fa per denaro. Lo fa per riscattarsi agli occhi dei suoi cari e, alla fine, muore per garantire loro un sicuro avvenire. Muore all’altezza dei suoi avi; quasi in combattimento.

Per Louis Thouret e Maurice Temblet il discorso è completamente diverso.

Uno è soddisfatto della propria vita e non cerca assolutamente nulla di più o di diverso. Vuole solo essere capito e lasciato in pace.

Fa il magazziniere in una ditta dove è entrato da ragazzino come garzone e in quel luogo è rispettato da tutti. Solo a casa gli rimproverano di non guadagnare abbastanza e di non sapersi far valere.

Quando la ditta per cui lavora chiude e lo lascia a spasso senza tanti complimenti è solo per paura della moglie che le nasconde la cosa. Ed è sempre per mantenere le apparenze che si piega ad organizzare una nuova, segreta e pericolosa esistenza.

Certo, trova il modo di togliersi qualche soddisfazione: trova una stanza a Parigi, si veste con scarpe gialle e cravatte rosse che la moglie mai gli avrebbe permesso di portare. Si fa persino un’amante che, infondo, è solo la versione più dolce e comprensiva di sua moglie.

Ma è soprattutto per se stesso, per il suo quieto vivere, che porta avanti il pericoloso gioco che ha iniziato.

Un uomo di poche pretese, sconfitto dalla vita ed attaccato all’illusione di un’esistenza semplice, che cerca in ogni modo di riconquistare anche a costo di entrare in una dimensione esistenziale che non gli appartiene.

E proprio quell’ambiente che non conosce e sottovaluta lo tradirà. Come del resto lo hanno tradito la figlia, il datore di lavoro e la vita stessa.

Maurice Temblet è probabilmente il più egoista di tutti. Non corre rischi, non sacrifica nulla, costruisce un mondo segreto esclusivamente per se stesso ed è proprio l’egoismo, alla fine, ad ucciderlo.

Non vi è alcun riscatto nella vita del signor Louis e di monsieur Charles. Così come non vi è alcun riscatto nella loro morte inconsapevole.

Il giudizio sui personaggi, naturalmente, è il mio: non quello di Maigret che comprende e non giudica.

Maigret non nasconde una certa simpatia per entrambi, ma è qualcosa di diverso dall’ammirazione incredula che ha suscitato in lui il signor Gallett.

Una ammirazione che lo induce, addirittura, ad agire in modo tale da non compromettere l’esito del disperato ed eroico ultimo gesto dello sfortunato uomo, scopertosi all’altezza del proprio nome solo nel momento della morte.

Forse è la malcelata simpatia dello scrittore verso l’aristocrazia a condizionare il giudizio, forse gli anni trascorsi dal primo romanzo e le vicende della propria vita, hanno tolto a Simenon quelle poche speranze sugli uomini che ancora conservava in gioventù.


 

Il defunto signor Gallet

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Tre vittime per un delitto.ultima modifica: 2021-11-17T02:17:32+01:00da albatros-331
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