Le vacanze al mare di Maigret

Le vacanze al mare di Maigret.

maigret a les sables d'olonne

Le vacanze al mare di Maigret a Les Sables-d’Olonne

Settembre archivia ogni anno le nostre vacanze.

Le vacanze, anche per quest’anno sono ormai archiviate. Per me, sicuramente, e per una buona quantità di altre persone.

Settembre può ancora essere mese di vacanza, forse tra i migliori, ma, per i più, è già mese del ricordo e del racconto; ricordo delle vacanze appena trascorse come di quelle del passato. Ricordo e, insieme, preparazione, adattamento, alla nuova stagione ormai prossima: l’autunno.

Le belle giornate che questo mese riesce a regalare sembrano un ultimo scampolo d’estete, che ancora permette rapide fughe di uno o due giorni, ma il lavoro incombe e la normale routine ha già ripreso il sopravvento sulla fantasia, sulla novità, su quell’abbandono di se stessi che, in definitiva, sono l’essenza di ogni vera vacanza.

Perché vacanza non significa viaggiare o spostarsi e nemmeno semplicemente riposare. La parola “vacanza” rappresenta, nel suo significato originale, proprio un vuoto lasciato dietro di noi. Un’assenza da se stessi, prima ancora che dal proprio posto di lavoro e dalla quotidianità.

Indaghiamo Maigret e le sue vacanze.

Quello di vacanza è un concetto tipicamente borghese che non esisteva prima dell’avvento della società contemporanea e della progressiva diffusione dei valori borghesi all’intera massa delle popolazioni dei paesi industrialmente avanzati.

Quando la società era divisa, sostanzialmente, in ricchi e poveri, le cosiddette vacanze erano esclusivo appannaggio di aristocratici e ricchi borghesi. Tutti gli altri si accontentavano delle feste rionali o di paese e, al massimo, delle gite “fuori porta”, quasi sempre consumate tra il mattino e la sera.

Aristocratici e alta borghesia non andavano in vacanza, ma in villeggiatura. Si spostavano, cioè, dalle città o dai grossi centri in cui trascorrevano l’inverno, nelle loro proprietà di campagna, dove continuavano a condurre le stesse attività di sempre. Vale a dire poco o nulla.

Con la progressiva industrializzazione, il tramonto definitivo del mondo aristocratico e l’affermarsi della mentalità borghese, basata sul lavoro come “valore”, ecco che, altrettanto progressivamente, trova spazio il controvalore del riposo, della fuga dalla routine quotidiana. Poi il consumismo, un certo benessere sempre più diffuso ecc. ed arriviamo ai giorni nostri.

Questa lunga tirata pseudo sociologica mi serve ad introdurre il tema di questo post e ad arrivare al nostro amato commissario Maigret.

Nello specifico: Maigret, l’investigatore borghese per eccellenza, ed il suo complesso rapporto con la consuetudine, altrettanto borghese, delle vacanze.

Come scopriremo non è un rapporto del tutto lineare, chiaro e preciso. Questo perché, in Maigret, gli innegabili tratti borghesi convivono e si mescolano ad una marcata vena plebea e, innegabilmente, ad una più sottile, ma  comunque evidente, vocazione anti borghese.

Così, non paghi di ricordare le nostre vacanze, eccoci qui a curiosare tra le abitudini vacanziere del commissario e, naturalmente, della sua amata consorte!

Il commissario Maigret ama le vacanze?

Sono abbastanza convinto che chiunque abbia letto almeno un romanzo Maigret, si sia fatto l’idea che il commissario parigino non ami particolarmente andare in vacanza.

Anche chi frequenta più abitualmente il commissario sa che il suo rapporto con questa amabile abitudine non è facilmente definibile. Così come risulta non facile immaginare il nostro eroe bighellonare qua e là, immerso pienamente in questa “assenza” da se stesso, e neppure capire a pieno fino a qual punto, la cosa, veramente, gli possa piacere.

Fin dal tempo del romanzo La balera da due soldi lo avvertiamo riluttante ad abbandonare il lavoro e più dispiaciuto dell’assenza della moglie (che passa un mese in Alsazia dalla sorella), che ansioso di raggiungerla.

Ma c’è qualcosa di più nell’apparente avversione di Maigret per le vacanze. Qualcosa che riguarda il concetto stesso di vacanza e soprattutto di vacanza balneare.

Forse perché il mare è ormai associato idealmente al concetto stesso di vacanza. Più di quanto lo sia qualsiasi altro ambiante naturale.

Si ha l’impressione, leggendo certe pagine, che le località balneari siano, fra tutte le mete di una possibile scelta per le vacanze, quelle che maggiormente rappresentano, per Maigret, quell’uscire da se stessi per essere altro. Cosa che proprio il commissario non riesce a gradire.

Alla domanda “Non le piace il Mediterraneo?” Il commissario risponde perentorio:

“In genere non mi piacciono i posti dove perdo il gusto di lavorare”

Lui preferisce restare sempre uguale a se stesso anche quando interrompe per un certo periodo il lavoro.

È vero che entra di continuo nelle vite altrui, fino a coglierne la più intima essenza, ma la sua immagine esteriore non muta mai in modo sostanziale. Rappresenta un po’ la sua divisa da lavoro. Il punto di partenza assolutamente certo e immutabile che gli permette di comprendere gli altri rimanendo sempre se stesso.

Quando il commissario, in Alsazia, passeggia con gli zoccoli o aiuta in cucina con tanto di grembiule allacciato alla vita, quando pesca lungo la Loira o quando coltiva l’orto nella sua casetta a Meung-sur-Loire, egli sente di rimanere sempre Maigret. Questa certezza sembra abbandonarlo invece quando si avvicina al mare e la cosa lo infastidisce, forse addirittura lo sconcerta. Solo restando in abiti da città riesce a porre una cesura fra se e l’ambiente, tanto marcata da rassicurarlo.

Illuminanti in questo senso certe pagine sempre del romanzo Il mio amico Maigret!

Ricordiamo il viaggio del commissario nello scompartimento-letto con l’ispettore inglese Pyke e, successivamente, la naturalezza di quest’ultimo ad adeguarsi allo stile di vita vacanziero dell’isola di Porquerolles. Maigret, al contrario, non si sogna nemmeno di procurarsi delle espadrilles, di girare senza giacca e, meno che mai, di mettersi in costume da bagno e tuffarsi tra le onde.

L’inglese ha bisogno del proprio conformismo per non sentirsi “fuori luogo”, inadeguato e, quindi, non all’altezza. Per Maigret è esattamente il contrario: si oppone, quasi, al cambiamento e più la sua figura contrasta con l’ambiente più lui sembra caparbiamente soddisfatto.

Questo, a dire il vero, è un atteggiamento che ritroviamo non solo al mare, ma più’ in generale ogni volta che egli entra in contatto con un ambiente decisamente diverso dal suo. Solo tra l’intimità delle mura domestiche si concede un paio di pantofole e una giacca da camera. Si toglie la cravatta e si slaccia il colletto della camicia, o si toglie il solino, nei primissimi romanzi degli anni trenta.

Questo non è però un uscire da se stessi: è un entrarci ancora di più. È solo la sua dimensione privata e personale. Dimensione che divide esclusivamente con la sua Louise: M.me Maigret.

Il commissario Maigret va in vacanza al mare?

In realtà Maigret ama il mare e lo spettacolo di quei luoghi lo affascina sempre ed immancabilmente. Sia che si tratti della costa atlantica che del profondo sud  mediterraneo. Ad infastidirlo, semmai, è l’atmosfera artefatta che coglie intorno a se e che suo malgrado rischia di coinvolgerlo contro la sua stessa volontà.

“La prima sensazione fu di essere in vacanza. Quando Maigret scese dal treno, la stazione di Antibes era inondata per metà da un sole così luminoso che la folla in movimento sembrava fatta di ombre. Ombre munite di cappello di paglia, pantaloni bianchi e racchetta da tennis…La piazza era proprio graziosa, con un giardinetto al centro e delle tende da sole color crema o arancione a tutte le finestre…Boutigues costrinse il commissario a sedersi a un tavolino all’aperto e a bere un pernod. Di fronte a loro c’era una vetrina di articoli sportivi, piena di costumi da bagno, accappatoi…A sinistra, un negozio di apparecchiature fotografiche…Qualche bella macchina lungo il marciapiede… Un’atmosfera di vacanza insomma!” (Liberty bar)

Le vacanze di Maigret.

Volendo scrivere di Maigret e delle sue vacanze è giocoforza riprendere in mano il romanzo Le vacanze di Maigret. Il romanzo è certamente il più esplicito riguardo all’argomento vacanze al mare e una serie di preziose informazioni le fornisce.

Non vi sono descritte chiaramente le vere vacanze che Maigret avrebbe condotto se la moglie Louise non si fosse ammalata di appendicite e, in più, la drammatica inchiesta che lo vede coinvolto, non aiuta certo a cogliere gli aspetti più propriamente ludici e vacanzieri, che dovrebbero caratterizzare la quotidianità di una coppia parigina di mezza età in vacanza sul mare.

Ecco quindi che vediamo Maigret, di primo mattino, indugiare in vestaglia sul balcone della propria camera d’albergo, affascinato dallo spettacolo del mare:

“…e la vista era davvero splendida, con la spiaggia vasta e lucente, il mare solcato da vele bianche e azzurre. Si aprivano i primi ombrelloni a righe e arrivavano i primi marmocchi col costumino rosso.”

È evidente che il paesaggio marino affascina il nostro commissario, ma l’accenno ai marmocchi in costumino rosso non lascia sperare troppo bene, sul reale piacere che egli prova nel mescolarsi con loro, lì su quella meravigliosa spiaggia lucente.

Infatti dopo tre pipe, la colazione e un “bianchino” offertogli dal padrone dell’albergo ecco Maigret uscire sul lungomare…ma:

“Dopodiché Maigret non poteva certo andarsi a sedere sulla spiaggia, in mezzo a mamme e bambini.”

Perché non può? Perché è solo? Se M.me Maigret fosse con lui lo farebbe? Ne sarebbe soddisfatto? Sembra legittimo dubitarne!

Dunque, Maigret va in vacanza anche al mare e ci va più di quanto quell’unico romanzo, dedicato all’argomento dal suo autore, possa lasciar supporre.

Abbiamo delle conferme in questo senso, che Simenon ha disseminato, tra le infinite righe delle tante pagine della saga maigrettiana. Conferme importanti perché il romanzo Le vacanze di Maigret è un’opera che, sull’argomento in oggetto, illumina solo parzialmente.

Ci viene, a questo punto in aiuto un altro testo maigretttiano dove si parla di mare: Maigret e la vecchia signora:

“Per lui, nato e vissuto all’interno, il mare era quello: reti per granchi,
un trenino, uomini in pantaloni di flanella, ombrelloni sulla spiaggia,
venditori di conchiglie e di souvenirs, osterie dove si mangiano
ostriche annaffiate di vino bianco, e pensioncine per famiglia impregnate tutte dello stesso odore, un odore che non si nota altrove.
Pensioncine per famiglia dove, dopo qualche giorno, la signora
Maigret era così infelice di starsene con le mani in mano, che si sarebbe offerta volentieri di aiutare in cucina.
Naturalmente, Maigret sapeva benissimo che non era vero, ma era
più forte di lui: ogni qualvolta si avvicinava al mare aveva
l’impressione di entrare in un mondo artificiale, da non prendere sul serio, dove nulla di grave poteva accadere.”

E, in un altro capitolo dello stesso romanzo, ecco alcune righe che ci dicono ulteriormente dello strano rapporto tra Maigret e le vacanze in generale. Qualcosa che viene da lontano: dall’educazione dell’infanzia, da quel senso del dovere, persino esagerato, che era insito nell’essenza di ogni uomo, che fosse veramente tale, che sentiva che il “lavoro” era il primo dovere e una parte del proprio destino.

Maigret ha interrogato diversi testimoni, bevuto alcuni aperitivi, pranzato con il collega che lo coadiuva nelle indagini ed ora vorrebbe tanto schiacciare un pisolino in albergo. Ma l’indagine lo chiama ad altri impegni e lui rinuncia a quel breve riposo:

“Lo trattenne un certo pudore.
Anche quello era un’eredità della sua infanzia, una specie di senso del
dovere che lui volentieri esagerava, l’idea di non aver mai fatto
abbastanza per guadagnarsi il pane, al punto che, quand’era in ferie, cosa che non gli capitava tutti gli anni, si sentiva quasi colpevole.”

Vacanze al mare per Maigret. Dove andrà il commissario?

Di tante località balneari che la Francia può offrire ad un turista, quale sarà la preferita da Maigret e consorte?

La prima cosa che scopriamo, leggendo il romanzo Le vacanze di Maigret, è proprio il luogo in cui i nostri due eroi amano soggiornare per le loro vacanze balneari: Les Sables-d’Olonne. Si tratta di una località sulle coste della regione francese della Vandea. Non il mare quindi per i Maigret, ma addirittura l’Oceano Atlantico!

Questa scelta la vediamo confermata da un’altra fonte autorevole: il romanzo Maigret si diverte. Questo secondo romanzo, scritto in realtà una decina d’anni dopo, mostra i coniugi Maigret incerti sul dove trascorrere le loro vacanze estive. Tre diverse opzioni vengono prese in considerazione: un viaggio in Alsazia, una vacanza sulla Loira, in una località non meglio precisata, e, appunto, un soggiorno a Les Sables-d’Olonne.

L’Alsazia, dove la sorella della Signora Maigret e suo marito possiedono uno chalet e dove, si sottolinea nel romanzo, i Maigret hanno soggiornato spesso negli anni precedenti, è data come meta principale. In molte altre occasioni Simenon ci conferma questa predilezione della copia, a partire dal romanzo La balera da due soldi. Solo un imprevisto costringe il commissario e la moglie ad individuare una soluzione differente.

Della Loira e del suo territorio sappiamo bene quanto piacciano ai Maigret; tanto da farne la meta del loro “buen retiro”, previsto al pensionamento del commissario dalla Polizia Giudiziaria.

La località vandeana di Les Sables-d’Olonne, è citata come luogo di eccellenti vacanze trascorse in precedenza e, visto che il soggiorno che Simenon racconta in Le vacanze di Maigret, non dovrebbe proprio rientrare nel novero delle vacanze migliori possibili, siamo autorizzati a pensare che i due Maigret vi abbiano trascorso altre estati in non meglio precisati periodi della loro vita.

In entrambi i romanzi che ho citato viene fornito il nome dell’albergo in cui i Maigret soggiornano. In Le vacanze di Maigret si tratta dell’Hôtel Bel Air, mentre in Maigret si diverte è l’Hôtel des Roches Noires. Non è un dettaglio importantissimo: tutti possono cambiare albergo, per tanti motivi diversi, pur restando nella stessa località. Sembrerebbe comunque che il secondo sia stato preferito al primo e i due vi siano tornati più spesso. Niente di strano se si pensa che il ricordo dell’Hôtel Bel Air è legato al grave attacco di appendicite di M.me Maigret e agli efferati omicidi del caso Bellamy.

Simenon a Les Sables-d’Olonne.

Ho cercato informazioni in proposito e, in effetti esiste a Les Sables-d’Olonne un Hôtel des Roches Noires ed è proprio collocato lungo il Remblai (il lungomare della cittadina) sulla Promenade  Georges Clemenceau, ma ha un’aria decisamente “nuova” per essere lo stesso dei Maigret. Nulla vieta, però, che, negli anni, sia stato ristrutturato completamente. Al contrario non vi è traccia in zona di un Hôtel Bel Air, ma esiste un Camping con lo stesso nome. Potrebbe, quindi, esserci stato, un tempo, un albergo chiamato a quel modo.

In realtà i due luoghi potrebbero coincidere anche se identificati con nomi diversi. Per dimensione e posizione rispetto al mare il Bel Air sembra la fotocopia del Roches Noires. Simenon descrive il primo come un albergo di buona qualità, ma senza eccessive pretese. I bagni in comune nel corridoio, una clientela piccolo borghese di anziani e mamme con molti bimbi.

I proprietari dell’albergo, marito e moglie, intenti a gestire personalmente la struttura, coadiuvati, però, da un numero adeguato di personale addetto. Tutte caratteristiche che, in quegli anni, ben si adattano all’immagine di un albergo di media categoria e che giustificano la recente ristrutturazione. I gusti dei turisti sono cambiati parecchio negli ultimi quarant’anni!

hotel les roches noires a les sables d'olonne

L’Hotel Les Roches Noires ai tempi di Simenon e Maigret.

Ogni dubbio si dissolve rapidamente dando un’occhiata alla biografia di Georges Simenon. Lo scrittore belga, dopo un primo soggiorno nel 1927, dimora infatti a Les Sables-d’Olonne da settembre del 1944 all’aprile del 1945.

Non solo. In questi mesi occupa proprio una stanza affacciata sul mare, la numero 103, al primo piano dell’Hôtel des Roches Noires.

Non si tratta certo di un periodo sereno della vita dello scrittore belga, come ci ricorda Murielle Wenger in un suo post nel blog Simenon Simenon.

L’edificio che ospita l’albergo è eretto nel 1905 da tale Dott. Manne che ne fa la propria abitazione con annesso lo studio medico. Nel corso degli anni ’30 del novecento la villa passa di mano ed è acquistata dai coniugi Bertrand, che la trasformano in Hotel e ristorante. Le camere sono semplici, ma la posizione è assolutamente invidiabile, proprio in faccia al mare e di fronte alla spiaggia.

Da quando, nel 1999, prende l’avvio a Les Sable-d’Olonne il Festival Simenon, l’albergo è diventato il luogo d’accoglienza degli ospiti d’onore della manifestazione. Tra questi anche i due figli di Simenon:  Marc e John.

Nell’autunno del 1959 il mitico Jean Gabin soggiornò un mese intero all’Hôtel des Roches Noires, durante la lavorazione del film di Pierre FresnayLes Vieux de la vieille.

L’albergo, nel 1986, è passato alla famiglia Blanchard ed è stato rinnovato completamente, sia in quell’anno che, di nuovo, nel 2001.

Chissà se la figura del Dott. Manne, primo proprietario della villa, ha in qualche modo, ispirato il personaggio protagonista della vicenda narrata ne Le vacanze di Maigret. A questa domanda proprio non saprei rispondere, ma mi piace pensarlo.

Possibile che Maigret non digerisca le cozze?

A margine di tutto questo ecco una curiosità interessante che scopriamo, sempre dal romanzo Le vacanze di Maigret, e riguarda il rapporto dei coniugi Maigret con le cozze!

Appena giunti a Les Sables vogliono entrambi cenare proprio con un piatto a base dei gustosi mitili.

“Un piacere che si ripromettevano fin da Parigi: gustare un piatto di cozze fresche.”

Risultato:

“Erano stati male tutti e due, tanto da non lasciar dormire i vicini.”

E Louise afferma demoralizzata:

“Non dovevo lasciarmi tentare. È inutile, non mi è andata mai bene, con le cozze…”

Nulla di strano in tutto questo se non fosse che le cozze sono, probabilmente, il piatto nazionale belga! Simenon era abituato a mangiarne fin da piccolo o, almeno, da ragazzo. Curioso che voglia attribuire questa sostanziale intolleranza ai suoi personaggi prediletti. A meno che non sia una frecciatina campanilistica ai cugini francesi.

Vacanze sul Mediterraneo per Maigret.

Ma torniamo alle vacanze al mare del nostro commissario.

Abbiamo stabilito che in vacanza i Maigret ci vanno eccome. Certo può accadere che un lavoro molto impegnativo del commissario li costringa a sacrificare alcune estati, quando il ritmo delle inchieste non consente sosta alla polizia, ma in linea di massima, quando può, Maigret in vacanza ci va e il mare rientra certamente tra le mete prese in considerazione.

Un’ulteriore conferma di quanto fino ad ora stabilito ci viene da un altro romanzo, scritto nel 1970, che con le vacanze non ha proprio nulla a che fare: Maigret e la vecchia pazza o La pazza di Maigret, come, più correttamente, traduce Adelphi nella sua edizione del 2011.

In questa vicenda vediamo il nostro commissario impegnato in una complessa inchiesta per risolvere l’omicidio di un’innocua vecchietta che gli si era rivolta, inascoltata, per cercare protezione da una minaccia che sembrava, a prima vista, piuttosto campata in aria.

Nel corso delle indagini Maigret si deve recare a Tolone, città del sud della Francia che affaccia sul Mediterraneo. Qui lo vediamo prendere contatto con un pari grado, commissario Marella nizzardo di origine, che Maigret conosce bene e stima moltissimo. I due non si vedono da una decina d’anni e questo perché:

“Da molto tempo non veniva sulla Costa con la moglie, e si riprometteva di farlo durante le prossime vacanze. Ma in quel periodo ci sarebbe stata una gran folla.”

Veniamo così a sapere che, Maigret e signora, pur preferendo, forse, di più la costa atlantica, non disdegnano neppure il Midi della Francia, per le loro vacanze estive. Non insistiamo su questo punto, ci limitiamo a segnalarlo. Perché qui entreremmo nel vivo di quell’altro intrigante dilemma costituito dal rapporto estremamente ambiguo che lega il commissario Maigret alla Costa Azzurra e di cui parleremo in un altro post.

Per il momento possiamo affermare che i Maigret hanno anche il mare come possibile opzione per le loro meritate vacanze e ci vanno, se non sempre, abbastanza spesso.

Tutto risolto allora? Direi proprio di no!

Maigret: vacanze al mare, ma anche no!

Tutto sarebbe risolto se il caro Simenon in persona non provvedesse a mettere di nuovo tutto in discussione nel 1971.

Accade nel romanzo, per altro una bellissima inchiesta nello stile dei più moderni “Cold Case“, Maigret e l’uomo solo. Il commissario è in procinto di partire per La Baule, una località balneare nel dipartimento della Loira Atlantica, circa centotrenta chilometri più a nord rispetto a Les Sables-d’Olonne. Il motivo del viaggio non è di vacanza: Maigret deve interrogare un sospettato d’omicidio. Conta di andare e tornare nello stesso giorno. Ma siamo in agosto e la moglie Louise lo prende amabilmente in giro:

“-Forse avrai il tempo di fare il bagno…- disse scherzando la moglie. Faceva allusione al fatto che Maigret non sapeva nuotare. Era una delle ragioni per cui non andavano mai in vacanza al mare, ma in campagna.”

Ma come Signor Simenon! Stiamo scherzando!

Così manda in malora tutta la mia inchiesta.

È come scoprire all’improvviso, dopo tanto cercare l’assassino, che la vittima di un omicidio non è morta per nulla!


 

 

 

Le vacanze al mare di Maigretultima modifica: 2018-09-29T02:24:23+02:00da albatros-331
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