Storia del defunto signor Gallet.

Monsieur Gallet décédé.

il defunto signor gallet

Il defunto signor Gallet.

Il romanzo del signor Gallet.

Monsieur Gallet, décédé è, cronologicamente, il terzo dei romanzi dedicati al personaggio del celebre commissario con la pipa, anche se, editorialmente, è stato il primo Maigret ad essere pubblicato. Il romanzo è stato scritto a Morsang-sur-Seine, a bordo dell’Ostrogoth, il famoso battello su cui Simenon e famiglia navigano i canali di Francia nell’estate del 1930, e pubblicato per la prima volta, da Fayard, in occasione del lancio della collana dedicata a Maigret nel febbraio del 1931.

In Italia il romanzo appare, per la prima volta, nel 1933. A pubblicarlo è Mondadori nella collana “I libri neri -I romanzi polizieschi di Georges Simenon”, nella traduzione di Guido Cantini e con il titolo Il signor Gallet, defunto.

Il signor Gallet muore senza un perché.

In una stanza dell’Hôtel de la Loire, a Sancerre, un uomo è stato assassinato in maniera alquanto rocambolesca. Qualcuno gli ha sparato una rivoltellata dall’esterno della camera in cui alloggia, poi, penetrato dalla finestra lo ha finito con una coltellata al cuore.

Il commissario Maigret è chiamato dalle circostanze ad indagare su questo omicidio del tutto insignificante e, in aggiunta, avvenuto lontano da Parigi.

Tutti gli ispettori della polizia sono impegnati in operazioni di ordine pubblico, a causa della visita del Re di Spagna nella capitale francese e la polizia di Sancerre richiede espressamente un ispettore perché il caso si presenta piuttosto complesso.

La giustificazione è valida. Maigret, che in quel momento sostituisce addirittura il capo della polizia impegnato all’estero per un congresso, molla tutto e si precipita (più o meno) sul luogo del delitto.

Il caso si presenta, allo stesso tempo, misterioso per le modalità dell’omicidio, ma assai banale, causa la figura del tutto priva di interesse della vittima: un anziano rappresentante di commercio che gira la Francia vendendo posateria di bassa qualità.

La moglie ed il figlio della vittima, piccoli borghesi arrivisti, lo considerano un fallito e non hanno di Gallet alcun rispetto. Lo svolgersi dell’inchiesta svela, molto presto, una realtà del tutto diversa: Monsieur Gallet si rivela essere una figura molto più complessa di quanto sembri.

Gallet, al momento del suo omicidio, ha lasciato il lavoro di rappresentante da ben 18 anni!

Lo ha fatto senza dire nulla alla famiglia e, sotto falso nome, si è trasformato in un insospettabile truffatore.

Non grandi truffe internazionali, ma piccoli raggiri ai danni dei vecchi monarchici legittimisti, ai quali sottrae, con pervicace costanza, oboli destinati, a suo dire, al sostegno della causa.

L’interesse di Maigret per il caso e per la figura della vittima, non può, naturalmente, che aumentare.

Maigret, decide di indagare a fondo la vicenda di quest’uomo non comune e l’inchiesta si rivela, man mano, sempre più torbida e complessa, arrivando a coinvolgere il figlio della vittima con la sua amante e un improbabile aristocratico, il cui parco confina con l’Hôtel de la Loire ed al quale, Monsieur Gallet, ha fatto visita, per ben due volte, il giorno prima di essere assassinato.

Maigret e Monsieur Gallet décédé.

In questo romanzo, che, ricordiamolo, fu scelto da Simenon nel 1931, insieme a Le pendu de Saint-Pholien, per il lancio della collana Maigret edita da Fayard, l’autore ci presenta un commissario imponente e cocciuto, ma soprattutto presenta ufficialmente le due caratteristiche fondamentali del suo personaggio.

da pierogrima.it

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Prima caratteristica: Maigret, pur non rinunciando alle tradizionali tecniche investigative, indaga soprattutto la persona e l’ambiente della vittima. Entra quasi nella sua pelle, respira la stessa sua aria e a chi gli chiede se sta indagando sull’assassino o sulla vittima, risponde tranquillamente:

“Saprò chi è l’assassino quando conoscerò bene la vittima”

Seconda caratteristica: Maigret non divide gli uomini in buoni e cattivi e, sebbene distingua chiaramente il confine dove il male ed il bene sembrano sfiorarsi e confondersi, il suo giudizio non è mai impietoso e, soprattutto, non prescinde mai dal contesto in cui i soggetti agiscono o hanno agito.

Dove e quando Maigret incontra Gallet.

“Il primo contatto fra il commissario Maigret e il morto, con il quale avrebbe poi vissuto per settimane in una sconcertante intimità, avvenne il 27 giugno 1930 in circostanze banali, penose e indimenticabili al tempo stesso. Indimenticabili soprattutto perché da una settimana la Polizia giudiziaria non faceva che ricevere dispacci con cui si annunciava che il 27 sarebbe arrivato a Parigi il re di Spagna e si ricordavano le misure da adottare in casi del genere. Per l’appunto, il capo della Polizia giudiziaria era a Praga, dove partecipava a un congresso di polizia scientifica, e il vicecapo era dovuto andare nella sua villa sulla costa della Normandia perché uno dei figli era ammalato. Maigret era il commissario più anziano e doveva perciò occuparsi di tutto, con un caldo soffocante e l’organico ridotto ai minimi termini a causa delle ferie.”

Ancora un mistero riguardo il signor Gallet.

Simenon nell’incipit del romanzo fa una cosa abbastanza inusuale, non solo per lui, ma per molti scrittori: colloca gli avvenimenti in un preciso contesto temporale.

Non si limita ad indicare l’anno, ma la data esatta. I fatti accadono il 27 giugno 1930. Praticamente sono contemporanei alla stesura del romanzo e abbastanza prossimi al momento in cui questo arriva in mano ai lettori.

Anche in La Première Enquête de Maigret, 1913, Simenon cita con esattezza una data, 15 aprile 1913, ma lui scrive nel 1949 e non specifica chi sia il monarca in visita.

Simenon sembra scrivere una storia, diciamo così, in “presa diretta” e la inquadra talmente in un tempo reale da lasciar supporre che i parigini chiamati, l’anno successivo, a leggerla mantengano un ricordo ancora vivo degli avvenimenti.

Naturalmente tutto questo ha un senso a condizione che l’autore avesse la ragionevole certezza di pubblicare in tempi rapidi o che l’avvenimento avesse avuto una certa risonanza. A Parigi di sovrani stranieri ne capitavano sicuramente diversi in ogni momento dell’anno.

Del resto perché proprio il Re di Spagna? Simenon avrebbe potuto citare la visita di un sovrano qualsiasi. Lo Scià di Persia o il Re d’Inghilterra.

Il fatto che citi espressamente il Re di Spagna fa pensare che quella visita potesse essere avvenuta effettivamente quell’anno e in quella data.

Non sono riuscito a scoprire se i mie sospetti erano fondati, ma una cosa l’ho scoperta.

Il Re di Spagna, che nel 1930 è Alfonso XIII di Borbone, era considerato dai legittimisti francesi, nel caso di un ritorno della monarchia, proprio il pretendente al trono di Francia.

Questo ci riporta a Monsieur Gallet e alle sue truffe proprio ai danni dei legittimisti.

Se la visita del Re fosse autentica potremmo azzardare che abbia, in qualche modo, ispirato a Simenon la storia che poi egli costruisce abilmente come al solito.

In più, questo forte aggancio al reale, non contribuisce forse a conferire all’intera vicenda una patente di veridicità o, almeno, di verosimiglianza?

Magari alcuni fra i primi lettori di Maigret si sono presi la briga di andare fino a Sancerre per cercare l’Hotel de la Loire o il castello del conte di Saint-Hilaire.

Simenon giocherellone che fa uno scherzo ai suoi lettori o un antesignano del metodo inaugurato, in epoca assai più recente, dai fratelli Coen in Fargo (la falsa citazione iniziale che presenta i fatti narrati nel film come autentici)?

Magari nulla di tutto questo.

Le sconfitte infinite del signor Gallet.

Il signor Gallet è un uomo sconfitto dalla sorte, almeno quanto dalla sua mancanza di qualità.

Nasce povero e povero cresce, assillato dal nome altisonante di una storica casata aristocratica, della quale è discendente d’un ramo cadetto.

Giovane solo e senza denaro, cede alle lusinghe di un truffatore che compra il suo nome per il classico piatto di lenticchie, di biblica memoria.

Quando Gallet scopre d’essere stato raggirato non vi è, per lui, più alcun modo di rimediare: legalmente il suo nome non è più il suo.

Ecco il peccato originale da cui prende le mosse una vicenda tragica dal tragico epilogo.

L’ateo Simenon ha incontrato forse il giansenista Pascal?

“È giusto che si segua ciò che è giusto; è necessario che si segua ciò che è più forte. La giustizia senza la forza è impotente; la forza senza la giustizia è tirannica.

La giustizia senza la forza è contraddetta, perchè ci sono sempre dei malvagi; la forza senza la giustizia è messa in accusa. Bisogna dunque unire la giustizia e la forza; e perciò bisogna far sì che ciò che è giusto sia forte e ciò che è forte sia giusto.

La giustizia è soggetta a discussione, la forza è molto riconosciuta e indiscussa. Così non si è potuto dare la forza alla giustizia perchè la forza ha contraddetto la giustizia e ha affermato che solo lei era giusta. E così, non potendo ottenere che ciò che è giusto sia forte, si è fatto sì che ciò che è forte sia giusto”.

Non è dato sapere di questo, ma è certo che di dare un minimo di forza alla Giustizia si incarica il nostro Maigret e non sarà l’unica volta.

I luoghi del romanzo Il defunto signor Gallet.

I luoghi in cui si svolge la vicenda sono tre. Il già citato Hôtel de la Loire a Sancerre, dov’è avvenuta la morte del misterioso Monsieur Gallet, la casa dove egli viveva con la moglie a Saint-Fargeau e, marginalmente, Parigi, in rue Clignancourt, dove si agitano le inquietanti figure di Henry Gallet, figlio della vittima, della sua amante Éléonore Boursang e quella di un misterioso Jacob ricattatore, a sua volta, del truffatore assassinato.

Il paese di Saint-Fargeau citato nel testo è, probabilmente, quello di Saint-Fargeau-Ponthierry ad una quarantina di chilometri da Parigi. Oggi non c’è un treno che lo unisca alla capitale (Maigret vi giunge in treno), ma esiste una rue de la Gare che farebbe pensare a passati collegamenti ferroviari ora rimossi. Un paese piccolo immerso nel verde, all’epoca, oggetto di quella espansione edilizia che Simenon ci descrive senza troppo entusiasmo.

Sancerre lo conoscono tutti: in particolare gli amanti del buon vino!

Simenon conosce bene il paesino di Sancerre per avervi vissuto poco più di un anno nel 1923, all’epoca in cui era segretario del marchese Raymond d’Estutt de Tracy che vi possedeva un castello.

L’Hôtel de la Loire esiste veramente a Sancerre, ma non assomiglia molto a quello descritto nel romanzo. I due luoghi hanno in comune solo l’essere in prossimità del ponte sulla Loira e l’immediata vicinanza al fiume.

Una cosa curiosa: a Parigi, in una piccola via del 14° arrondissement, Rue du Moulin Vert al numero 39 bis, esiste un Hôtel de la Loire, piccolo e grazioso (piuttosto isolato) che, sul retro, ha proprio l’albero ed il muro bianco che Simenon descrive nel romanzo, trasportandoli però a Sancerre.

Giocoforza pensare che Simenon ci sia stato (l’edificio esisteva sicuramente in quegli anni, l’albergo non lo so). È certo che lo scrittore conoscesse bene quella tranquilla via vicino a Montparnasse. Sarebbe interessante sapere con chi potrebbe aver frequentato quel piccolo alberghetto. Magari anni prima con Joséphine?

 

Il giardino dell'Hôtel de la Loire a Parigi

Il giardino dell’Hôtel de la Loire a Parigi

 


Il defunto signor Gallet

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Storia del defunto signor Gallet.ultima modifica: 2022-02-16T00:53:04+01:00da albatros-331
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