Maigret alla balera da due soldi

Maigret alla balera da due soldi.

Come si ballava alla "balera da due soldi".

Come si ballava alla “balera da due soldi”.

Ma cos’è questa balera da due soldi? Una casetta bianca in riva alla Senna, stretta fra l’alzaia e la collina.

Due sole stanze e, sul retro, un capannone completamente aperto su di un lato. Tavoli, panche, il bancone del bar, una pianola meccanica che funziona con un paio di monetine e, appesi intorno, pochi lampioncini colorati. Qua e là lampade a petrolio ad illuminare in modo incerto la scena.

Eccola la “Balera da due soldi“. Inconsapevole testimone di uno dei più improbabili, ma ugualmente affascinanti romanzi Maigret, che vedono il commissario protagonista di una difficile inchiesta.

Il titolo originale francese, La guinguette à deux sous, evoca da solo quei luoghi di un antico e semplice divertimento popolare. Luoghi che ancora esistono lungo la Senna, ma anche qui da noi, e dove poche note, un po’ di vino e una cucina senza pretese possono bastare a colorare in modo speciale una bella giornata in famiglia o in compagnia di amici.

Maigret alla balera da due soldi: l’incipit.

Scritto a Ouistreham, un dipartimento del Calvados, in Francia, nell’ottobre del 1931, La balera da due soldi, è l’11° romanzo di Georges Simenon con Maigret protagonista. Venne pubblicato per la prima volta, in Francia, nel dicembre dello stesso anno per i tipi dell’editore Fayard,

“Un tardo pomeriggio radioso. Un sole quasi languido sulle strade tranquille della Rive Gauche. E ovunque la gioia di vivere, sui visi, nei mille rumori familiari della strada. Ci sono giorni come questo, in cui l’esistenza è meno banale, e i passanti sui marciapiedi, i tram e le auto sembrano uscire da una fiaba. Era il 27 giugno. Quando Maigret arrivò alla postierla della Santé, la guardia osservava intenerita un gattino bianco che giocava con il cane della lattaia. E ci sono giorni in cui anche il selciato dev’essere più sonoro. I passi di Maigret risuonarono nell’immenso cortile. In fondo a un corridoio, interrogò un agente di custodia.

“Gliel’hanno detto?…”.

“Ancora no”.

Un giro di chiave. Un catenaccio. Una cella molto alta, pulitissima, e un uomo che si alzava e sembrava cercare, col viso, un’espressione.

“Come va, Lenoir?” chiese il commissariro”.

finestra del carcere

La balera da due soldi: un uomo prigioniero del proprio fallimento.

Maigret alla balera da due soldi: dopo un avvio improbabile…

Una storia improbabile, dicevo, nelle premesse almeno. Si perché la prima reazione leggendolo è stata proprio questa, da parte mia.

Il primo capitolo mi è sempre parso poco realistico, imperniato, com’è, su tutta una serie di coincidenze fortuite. Quasi scritto senza convinzione o in mancanza di meglio, nell’urgenza dell’autore di giungere rapidamente al succo autentico della storia.

L’amara e tardiva confidenza di un condannato a morte, una bombetta rotta e l’incontro casuale in un negozio di cappelli. La Signora Maigret in vacanza dalla sorella in Alsazia. Questo il concatenarsi di eventi che conducono Maigret ad occuparsi di un caso d’omicidio accaduto sei anni prima e rimasto irrisolto.

Poi la storia, i personaggi, l’intreccio. Qui tutto cambia. Tutto diviene drammaticamente concreto e plausibile. Passioni umane semplici, drammatiche e palpabili. Una storia attuale oggi come nel 1931 quando fu scritta.

Maigret alla balera da due soldi: un intreccio appassionante.

Con i personaggi che emergono in rilievo, vitali e palpabili, da vederseli quasi davanti agli occhi, la storia ti prende sempre di più ed arrivi quasi a sentirli, presenti, intorno a te.

Un omicidio appena commesso, forse accidentale o forse volontario, e, sullo sfondo, un altro assassinio commesso in passato e del quale, in principio, non si conosce nemmeno la vittima.

Tre possibili colpevoli. Tre facce differenti della stessa classe sociale: la borghesia.

Un mercante di carbone ricco e di successo, un camiciaio ricco solo di sussiego e sempre perseguitato da cambiali e scadenze, un impiegato di banca disilluso e alcolizzato, chiuso in un suo mondo artificiale ed incurante di se stesso.

Tre personaggi diversi legati da una strana amicizia che li riunisce ogni fine settimana sulle rive della Senna alla balera da due soldi. Legati anche da un curioso intreccio del destino personificato da un vecchio usuraio scomparso anni prima e da Madò: donna carnale e spregiudicata, archetipo della passione senza senso e autodistruttiva.

Il dramma si scatena inaspettato e sconvolge la vita di tutti i protagonisti. Un dramma che ne nasconde un altro, più antico, e altrettanto sordido.

Il commissario Maigret verrà a capo della vicenda non senza una certa amarezza, dopo un complicato viaggio nella mente e nell’animo dell’assassino.

La balera da due soldi è anche la storia di un’amicizia virile, ma più di tutto è il racconto drammatico di un fallimento esistenziale.

Anche l’amore è visto, qui, nella sua dimensione più avvilente e distruttiva, con una sola concessione: la moglie del sospetto assassino che rimane fedele fino all’ultimo.

Un bel romanzo, ripeto, uno di quelli che preferisco; nonostante quel primo capitolo così così.

La balera da due soldi- Georges Simenon

Sei un collezionista? Segui questo link. Troverai tantissime occasioni su oggetti d’arte e da collezione.


Vuoi aiutare il blog a crescere? Leggi qui come fare!


Maigret alla balera da due soldiultima modifica: 2021-04-21T00:56:05+02:00da albatros-331
Reposta per primo quest’articolo