Leonardo Sciascia e quel metodo Maigret

Leonardo Sciascia

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Leonardo Sciascia e quel metodo Maigret.

L’uscita in febbraio, per i tipi di Adelphi, del saggio a firma Leonardo Sciascia, “Il metodo Maigret (e altri scritti sul giallo)“, offre il destro anche a me di spendere qualche riga sull’argomento.

Naturalmente con tutta l’umiltà ed il rispetto dovuti all’uomo, all’intellettuale ed allo scrittore, che fu Leonardo Sciascia e, certamente, senza la pretesa di porre sullo stesso piano di valore le considerazioni mie e le sue.

Un abisso di competenza e preparazione ci separa e ne sono consapevole. Tuttalpiù rivendico, per me, un vago diritto di replica e la ben più concreta speranza che tu, lettore, nello spirito del miglior Maigret, ti sforzi di esercitare quella difficile arte del “comprendere e non giudicare” che tanto, entrambi, amiamo nel nostro commissario.

Leonardo Sciascia e quel metodo Maigret.

Il preambolo, potrebbe far pensare che si voglia qui prendere le distanze o criticare in qualche modo, il pensiero espresso da Sciascia nei confronti di Simenon.
Niente affatto! Ma un po’ si!

Tanta dell’analisi che lo scrittore siciliano fa del collega belga , mi trova assolutamente concorde. Non potrebbe essere diversamente visto che Sciascia è stato uno dei pochi, in Italia, e in epoca non sospetta, a sottolineare il valore letterario dell’opera di Simenon, compreso quel Maigret da tanti ed a lungo sottovalutato.

Nota è la passione di Sciascia per il genere poliziesco e per i suoi autori. Noto è, ormai da tempo, l’interesse dello scrittore italiano per Simenon. Nota è la genesi del saggio proposto da Adelphi che raccoglie articoli di Sciascia dedicati al tema del libro giallo e, di conseguenza, anche a Maigret e al suo autore, apparsi su varie riviste in un lasso di quasi trent’anni.

Noto, credo, ai più l’interesse di Sciascia per l’opera di Alberto Savinio, che, di Simenon, è stato proprio il primo censore, in Italia.

E proprio da Alberto Savinio e dal suo famoso articolo del 1932 su Simenon, prendono avvio le analisi di Sciascia. Compresa l’ennesima citazione sul falso episodio della “gabbia di vetro”.

Detto questo, il libro, proposto da Adelphi, è godibile. La prosa di Sciascia si legge sempre con piacere! Gli appassionati del genere giallo troveranno, in queste pagine, certamente spunti interessanti. Meno soddisfatti resteranno gli appassionati di Maigret.

Sciascia, Simenon e quel metodo Maigret.

Premesso che il giudizio più completo e definitivo su questa operazione editoriale di Adelphi, lo ha già fornito molto bene Luca Bavassano, con molto garbo ed altrettanta chiarezza, in un suo intervento sulla pagina Facebook del gruppo “Amici di Maigret (e di Simenon)”.

Io mi accodo e infierisco, magari solo per amor di polemica, anche perché sorprende un po’ quanto il generale giudizio di Sciascia sul commissario e il suo autore risulti, alla fine, poco più che banale.

A partire dalla descrizione del famoso “metodo Maigret”:

” Il metodo di indagine del commissario Maigret non procede per indizi materiali, per deduzioni positive come quello di Sherlock Holmes; né attraverso la cerebrale algebrica ricostruzione del crimine, come quello di Poirot. Con un’aria di massiccia ottusità , Maigret è un uomo che si affida alla conoscenza del cuore umano e alle istantanee intuizioni: e sa cogliere nella vibrazione di una voce, nell’esitazione di un gesto, nell’arredamento di una stanza, più verità che nelle impronte digitali e nelle perizie balistiche.”

 

Tutte cose, che magari scritte peggio, trovi un po’ ovunque si parli di Maigret. Anche qui, su questo blog!

E ancora in un altro passo:

“E’ un francese della provincia, con qualità  contadine di testardo buonsenso e di astute intuizioni; una specie di Bertoldo impastato di ingenuità  e di malizia, di antica saggezza e di lenta tenacia. La sua ricostruzione di un delitto avviene come per pennellate giustapposte: tinte neutre, grigie, mortificate; la noia delle giornate di provincia, gli interni piccolo-borghesi, le stagnanti passioni da cui improvvisamente scattano i delitti mediocri.”

 

Mi perdonino gli appassionati ammiratori di Sciascia, ma tutto questo non aggiunge nulla di nuovo. Anzi, se mai toglie qualcosa, e conduce fuori strada, l’indagine sul personaggio simenoniano.

Naturalmente Leonardo Sciascia ha tutto il diritto di definire:

“Le prime inchieste di Maigret, i primi romanzi di Simenon che hanno Maigret a protagonista, sono piuttosto inverosimili e farraginose. In Sicilia si dice in proverbio che non si può al tempo stesso “piangere il morto e tenere la candela”: e Simenon era più occupato a reggere la candela dell’intrigo, del mistero poliziesco che non ad approfondire la realtà  del suo personaggio e degli ambienti in cui muoveva le sue inchieste. Lentamente, ha lasciato cadere i fili dell’intrigo, ha cominciato a non preoccuparsi di creare una raggiera di personaggi sospettati o sospettabili, ad evitare quelle cortine fumogene che di solito, in un romanzo poliziesco, servono a celare il mistero fino all’ultima esatta stoccata dell’investigatore. Ha dato più linearità  all’azione, ha ridotto il numero dei personaggi, ha rinunciato al virtuosismo che, a scapito della verosimiglianza, è proprio a un siffatto prodotto (o sottoprodotto) letterario”.

 

Io non condivido nulla in questa analisi, ma proprio nulla in modo assoluto.

Del resto lo stesso Sciascia si permetteva di essere in disaccordo con André Gide nel giudizio sulle qualità di Dashiell Hammett. Sciascia non solo non considera il padre di Sam Spade un grande scrittore, ma nemmeno uno scrittore, se non per il fatto di conoscere:

” il mestiere di scrivere, la tecnica del raccontare, la capacità di ordinare in forme nuove, violente e veloci, una materia pesantemente romanzesca”.

 

Vero è che lo scrittore siciliano non è nuovo ad esprimere giudizi lapidari e un tantino frettolosi, su questioni e soggetti di ben altra levatura!

Certo riguardo a Simenon, Sciascia mostra una considerazione ben diversa:

“… in Hammett la tecnica non riesce a riscattare la materia narrativa; mentre in Simenon è connaturata ad essa, è stile, è umanità”.

 

Le premesse, però, (a mio avviso, che come ovvio non è molto significativo, ma è un mio diritto) da cui Sciascia delinea il suo giudizio su Simenon, come uomo e scrittore, mi lasciano alquanto perplesso.
Come quando, prendendo le mosse da alcune dichiarazioni rilasciate da Simenon in una intervista, durante la quale gli era stato chiesto di scegliere tra una terna di scrittori, quello cui si sentiva più vicino. L’intervistatore propone a Simenon i nomi di Balzac, Gogol e Dostojevski e, Simenon, sceglie Gogol ed aggiunge Cecov.

Da questa scelta Sciascia deriva la conclusione, magari condivisa da molti, ma per me arbitraria, almeno nelle conclusioni ultime:

“Gogol e Cecov: lo scrittore che vede e lo scrittore che ama. E il vedere gli uomini e l’amarli si possono considerare come qualità peculiari di Simenon: qualità che permettono allo scrittore di giungere alla verità dell’uomo così come a Maigret permettono di giungere alla soluzione di un caso”

E ancora:

Il metodo di Maigret per giungere alla soluzione di un mistero poliziesco praticamente si ripete in tutti i romanzi di Simenon: è la tecnica narrativa di Simenon, il suo modo di ordinare la realtà, di darle un senso, di collegare le cause agli effetti, di far scaturire dal mistero la verità. Maigret vede: vede perché ama. Non c’è personaggio, nella letteratura contemporanea, che ami la vita e gli uomini quanto Maigret. Non c’è, dopo Cecov, scrittore che ami così profondamente, così minutamente, così religiosamente la vita e gli uomini come Georges Simenon”

 

Può darsi! Sono convinto che Simenon amasse la vita e che provasse una profonda attenzione e curiosità per gli uomini (ed al fondo per il proprio essere uomo), ma, personalmente, arrivo a malapena a concepire un San Francesco che ama gli uomini. Sempre che non amasse molto di più Dio.

Per Cecov, Simenon e la totalità degli altri, nutro fortissimi dubbi.

Chissà quali considerazioni avrebbe tratto Sciascia sapendo Simenon, che nelle sue dichiarazioni pubbliche amava citare come suoi autori prediletti Balzac, Cecov, Gogol ecc. avido lettore  delle opere di Jack London!

Tutto questo per ribadire che ci si sarebbe aspettato di più dall’analisi eseguita da uno scrittore del calibro di Sciascia, che fra l’altro, ha utilizzato il “giallo” come mezzo espressivo per veicolare importanti messaggi sociali e politici. Magari un scendere più a fondo nella struttura dei testi simenoniani e nelle sue scelte stilistiche. Cosa, questa, che certo Sciascia era in grado di fare.

Personalmente ho trovato spunti più originali nella fredda cronaca quasi da “ragioniere” che Lorenzo Montano fa al suo editore, Mondadori, presentando Simenon e i suoi primi romanzi:

“Georges Simenon è un autore francese il quale da poco più di un anno pubblica, con successo crescente, presso l’editore Fayard una serie di romanzi polizieschi, con copertina in fototipia di grande effetto…Questi romanzi, quasi tutti impostati sulla figura dell’Ispettore Maigret, rappresentano qualcosa di veramente nuovo nel campo poliziesco. Uno stile veristico molto sobrio e preciso, un’atmosfera di sorprendente intensità, danno agli intrecci, sempre originali e a soluzione inattesa, un’aria di «fatto vero» quale si incontra molto di rado…È notevole l’alto livello qualitativo, poiché tra i 10-12 romanzi finora usciti, mentre sono parecchi gli ottimi, non ve n’è neanche uno che si possa dire mediocre…Perché non farne una collezione a parte, e chiamarla ad es., alludendo anche al colore della copertina oltreché al contenuto:
La serie nera. I romanzi di Georges Simenon.”
– Carteggio tra Lorenzo Montano e Arnoldo Mondadori.

 

Per puro amor di polemica, adesso, mi piacerebbe affermare che, molto probabilmente, Simenon non ha mai letto Sciascia. Non sarebbe giusto naturalmente. Sembrerebbe un voler sminuire in modo gratuito e un po’ volgare un uomo che come scrittore merita sicuramente un posto di rilievo nella letteratura recente di casa nostra.

Forse non quel posto da “scrittore europeo che si intende di cose di Sicilia” che egli ambiva ad occupare e che tanti gli riconoscono. Io lo trovo terribilmente italiano, nel bene e nel male, e questo non è un difetto, sia chiaro, ma, a quanto pare, è cosa difficile da superare.

Di certo è stato un uomo onesto e un po’ illuso, ma consapevole di esserlo:

“Non sono infallibile; ma credo di aver detto qualche inoppugnabile verità. Ho sessantasette anni, ho da rimproverarmi e da rimpiangere tante cose; ma nessuna che abbia a che fare con la malafede, la vanità e gli interessi particolari. Non ho, lo riconosco, il dono dell’opportunità e della prudenza. Ma si è come si è”.

 

Dunque, in conclusione, questo libro “Il Metodo Maigret e altri scritti sul giallo” può piacere più agli amanti del giallo in genere che agli affezionati cultori di Maigret e Simenon.

Molto meglio, per incontrare Leonardo Sciascia, visitare i suoi famosi e splendidi romanzi!
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Leonardo Sciascia e quel metodo Maigretultima modifica: 2018-03-12T12:19:32+01:00da albatros-331
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2 comments for “Leonardo Sciascia e quel metodo Maigret

  1. 22 luglio 2018 at 13:15

    Grazie!

    • 23 luglio 2018 at 17:58

      Di nulla! Il tuo post su Fb era ottimo. Decisamente migliore del mio. Citarlo era il minimo. A presto.

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