Psicologia di Maigret: il complesso di inferiorità

psicologia di maigret

Maigret in una immagine di Pinter

Psicologia di Maigret: il complesso di inferiorità.

Le chiavi di lettura per interpretare Maigret sono numerose, ma la principale è, certamente, quella psicologica.

Simenon è appassionato di psicologia. Il suo personaggio più famoso, il commissario Maigret appunto, è tutto incentrato su aspetti sottilmente, spesso nemmeno tanto sottilmente, psicologici.

Il principale di questi aspetti è proprio il complesso di inferiorità di cui il poliziotto parigino soffre innegabilmente.

Diceva Jung:

L’inferiorità è il modo in cui gli uomini incontrano gli uomini.

Maigret è intriso di questo senso di inferiorità. Quasi una nemesi della sua superiorità professionale.

Innumerevoli sono i momenti in cui il commissario si sente inadeguato rispetto alle situazioni e, soprattutto, rispetto agli uomini che incontra nelle sue inchieste. Certe categorie di uomini almeno.

Nota a tutti i cultori del commissario è la difficoltà in cui egli si trova ogni volta che deve rapportarsi con elementi caratteristici dell’alta borghesia e dell’aristocrazia.

Non si tratta di rancore sociale. Maigret non sopporta quella naturalezza e quella disinvoltura manifestata in ogni situazione da queste persone. Individui che mai sono sfiorati dal dubbio e che anche nelle situazioni che potrebbero apparire più imbarazzanti, per chiunque altro, dimostrano un’assoluta padronanza di se ed ostentano un senso di appartenenza ad un mondo diverso da quello in cui vivono tutti gli altri. Un mondo con regole proprie e che essi padroneggiano completamente.

Maigret viene regolarmente, quanto momentaneamente, soggiogato da queste persone e questi ambienti. Poi, quando ritrova se stesso, spesso davanti ad una birra fresca in un bistrot, egli non manca di rimproverarsi per questo suo senso di inferiorità che lo ha condotto a subire l’altrui supremazia come uno scolaretto innanzi al professore.

Lo stesso accade quando è costretto a condurre indagini nei Grand hotel frequentati dal bel mondo.

In quegli ambienti ovattati e lussuosi, dove uno scorcio di umanità viziata e, all’apparenza imbelle, viene coccolata ed accudita da uno stuolo di persone dedite solo al loro benessere e ad alleviare ogni possibile loro difficoltà; reale o presunta.

In questi ambienti il commissario entra quasi sempre prevenuto, chiuso in se stesso.

La Hole dell'Hotel Majestic a Parigi

La Hall dell’Hotel Majestic a Parigi

Oppone la massa di tutto il suo essere. Rifiuta di adeguarsi all’ambiente e alle sue regole. Ma è sufficiente lo sguardo perplesso di una cameriera addetta ai piani per metterlo in imbarazzo.

Prova ad ordinare una birra ben sapendo che, i bar di quel genere, spesso non ne servono.

Ogni sguardo, ogni parola che gli rivolge il personale, dal direttore all’ultimo degli addetti alle pulizie, lo irrita, lo imbarazza. Percepisce una guerra personalmente condotta da tutti contro di lui.

Psicologia di Maigret: il complesso di inferiorità.

Fin dal primo romanzo della serie, Pietr il lettone, si può notare questo atteggiamento.

Ne La prima inchiesta di Maigret, sono proprio persone dell’alta borghesia a metterlo in difficoltà e innumerevoli sono le situazioni simili che tutti noi conosciamo.

Maigret è, però, assolutamente consapevole di questo suo complesso di inferiorità. Egli non lo subisce: lo gestisce, in qualche modo, lo cavalca. Anche questo è il suo metodo.

Lasciare che l’ambiente lo pervada. Di fronte alla supponenza, reale o presunta che sia, dei ricchi e di chi lavorandone a contatto acquisisce una parvenza dei loro modi, Maigret è un po’ più in difficoltà, ma alla fine supera e si riprende. Percepisce e capisce.

Allo stesso modo, anche se forse per motivi un poco diversi, il complesso di inferiorità si manifesta di fronte ai magistrati con cui ad ogni inchiesta il commissario si confronta.

Quasi sempre si tratta di uomini provenienti da ricche famiglie, con legami consolidati con gli esponenti di quel “bel mondo” che Maigret detesta e insieme ammira.

Non dimentichiamo che è nato e cresciuto nelle terre di un castello di cui il padre era amministratore e che ha sviluppato fin da bimbo e conservato nel tempo, un’autentica venerazione per la contessa di Saint-Fiacre.

Ma non è solo il rapporto con l’aristocrazia a rivelare il complesso di inferiorità di Maigret.

Ancora più emblematico è il senso di irritazione che il commissario prova nel deludere un’altra persona. Non credo vi siano molti altri esempi di questo nel resto della narrativa poliziesca.

Possiamo dire che un costante senso di inadeguatezza segue il commissario nel corso delle sue indagini. Senso di inadeguatezza che ritroviamo manifestato in modo chiarissimo nel corso delle esperienze oniriche che spesso il commissario vive e che, quasi sempre, lo vedono imbarazzato, goffo, non all’altezza della situazione.

Tutto questo non è certamente casuale. Maigret vive un senso di inferiorità e di inadeguatezza di cui è assolutamente consapevole, così come è consapevole che il crimine stesso, la radice della nevrosi che conduce al punto di rottura, nasce da un senso di inadeguatezza e inferiorità.

Quindi il complesso di inferiorità vissuto dal commissario è la strada, una delle strade, attraverso le quali egli giunge alla comprensione dell’animo da cui il crimine è scaturito e quindi, al movente e al colpevole.

Alfred Adler, fondatore della psicologia psicodinamica

Alfred Adler, fondatore della psicologia psicodinamica

Una costruzione psicologica sottile, di matrice adleriana, Simenon ben conosceva le teorie psicoanalitiche di Alfred Adler, che riporta a quella mancanza di “metodo” che Maigret spesso vanta, ma che, in realtà, è un’innocua bugia che il commissario racconta a se stesso e agli altri. Perché un metodo di Maigret in realtà esiste: è il metodo psicoanalitico.

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Psicologia di Maigret: il complesso di inferioritàultima modifica: 2015-10-28T23:23:07+01:00da albatros-331
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