La Nuit du Carrefour

Simenon Maigret: La Nuit du Carrefour.

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Simenon Maigret: La Nuit du carrefour.

Simenon Maigret: La Nuit du Carrefour.

La Nuit du Carrefour, È un romanzo poliziesco di Georges Simenon con protagonista il commissario Maigret.

Pubblicato in traduzione italiana anche con i titoli: Il mistero del crocevia, Maigret e la casa delle tre vedove e Il Crocevia delle Tre Vedove.

È il settimo romanzo dedicato al celebre commissario della polizia giudiziaria parigina.

Simenon Maigret: La Nuit du Carrefour. La trama del romanzo

Una vecchia leggenda, tre case sperdute: un grande e vecchio edificio, una piccola abitazione e una pompa di benzina, un omicidio.

Chi ha ucciso un famoso ricettatore di diamanti venuto dall’estero? Il cadavere è stato ritrovato nell’automobile di un uomo del luogo, ma Maigret non è convinto, e alla fine sbroglierà la matassa che vede protagonista una grande banda criminale.

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Copertina dell’edizione francese.

Il romanzo è stato scritto (come il precedente Le Chien Jaune) all’hotel La Michaudière di Guigneville-sur-Essonne, nei pressi di La Ferté-Alais (non lontanissimo dai luoghi narrati) in Francia nell’aprile del 1931 ed è stato pubblicato per la prima volta nel giugno dello stesso anno, per l’editore Fayard.

In Italia è apparso per la prima volta nel 1934 con il titolo Il mistero del crocevia, tradotto da Marise Ferro e pubblicato da Mondadori nella collana “I gialli economici”.

Sempre per lo stesso editore è stato ripubblicato anche col titolo Maigret e la casa delle tre vedove in altre collane o raccolte tra gli anni sessanta e ottanta (dal 1962 nella traduzione di Elena Cantini e dal 1989 in quella di Lea Grevi).

Nel 1996 il romanzo è stato pubblicato presso Adelphi con il titolo Il Crocevia delle Tre Vedove, tradotto da Elena Muratori, nella collana dedicata al commissario Maigret.

Simenon Maigret: La Nuit du Carrefour. Cinema e televisione.

Al romanzo è ispirata una pellicola cinematografica, dal titolo omonimo distribuita anche in Italia come:La notte dell’incrocio. La regia è di Jean Renoir e il film è del 1932, con Pierre Renoir, fratello del regista, nel ruolo di Maigret.

Tre sono stati gli adattamenti per la televisione:

Episodio dal titolo The Crooked Castle, facente parte della serie televisiva Maigret, trasmesso per la prima volta sulla BBC il 19 novembre 1962, con Rupert Davies nel ruolo del commissario Maigret.

Episodio dal titolo La nuit du carrefour, facente parte della serie televisiva Les enquêtes du commissaire Maigret per la regia di François Villiers, girato in bianco e nero e trasmesso per la prima volta su TV1 (Francia) il 15 novembre 1969, con Jean Richard nel ruolo del commissario Maigret.

La serie include un altro episodio, sempre con Jean Richard, con lo stesso titolo e tratto dallo stesso romanzo, ma in una versione a colori, diretto da Stéphane Bertin e trasmesso per la prima volta su Antenne 2 il 14 novembre 1984.

Episodio dal titolo Maigret et la nuit du carrefour, facente parte della serie televisiva Il commissario Maigret per la regia di Alain Tasma, trasmesso per la prima volta il 27 novembre 1992, con Bruno Crémer nel ruolo del commissario Maigret. In Italia l’episodio è apparso con il titolo Il mistero del crocevia.

Questo è quanto grossomodo serve sapere sul romanzo, per avere voglia di leggerlo, e quanto si può facilmente trovare un po’ ovunque in rete.

A noi, ovviamente, piace andare un poco più affondo e fare le pulci, come si suol dire, al nostro amatissimo commissario ed al suo autore.

La Nuit du Carrefour merita, a mio avviso, lo sforzo di questa analisi per almeno tre motivi, che sono anche quelli che rendono questo romanzo molto particolare:

Primo: per contenuto e struttura il romanzo rappresenta un unicum in tutto il corpus delle opere che Simenon ha dedicato a Maigret.

Secondo: si tratta del secondo romanzo scritto immediatamente dopo il successo del lancio della collana Maigret, avvenuto a Parigi nel febbraio di quello stesso anno.

Terzo: si tratta del primo romanzo di Simenon da cui viene tratto un film.

I tre argomenti sono intimamente legati fra loro, ma il primo è quello fondamentale e, forse, anche quello più interessante.

Chi ha letto il romanzo conosce bene l’inizio della narrazione. Simenon ci porta subito nel cuore del mondo di Maigret e ci mostra in diretta una di quelle situazioni che poi diventeranno fra le più rappresentative del commissario.

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Tipica immagine di Maigret mentre mette alle corde un colpevole.

La vicenda si apre sull’ufficio del commissario al quai des Orfevres dove è in corso da ben 17 ore l’interrogatorio del principale indiziato di un bizzarro crimine commesso il giorno precedente in un altrettanto bizzarro luogo: Il crocevia delle tre vedove.

Tutto assolutamente in linea con lo stile del commissario: stanze fumose, ispettori che si alternano all’interrogatorio, birre, panini, pipe e sigarette.

L’inquisito è un giovane danese dal fare aristocratico e dal monocolo scuro a nascondere un occhio di vetro.

Uno dei mitici interrogatori fiume cui i lettori di Maigret son abituati e che si concludono inevitabilmente con una confessione. Non questa volta però.

Il sospetto regge bene, si difende senza contraddirsi e a suo carico il commissario non ha nessun elemento concreto. Maigret, più sorpreso che a malincuore, lo rilascia.

Simenon Maigret: La Nuit du Carrefour. Inizia l’inchiesta vera e propria.

Anche qui nulla di diverso dalle classiche situazioni cui Simenon ci ha abituato. Maigret si reca sul luogo del delitto, osserva, si impregna di quella particolare atmosfera. Studia i personaggi coinvolti cerca di coglierne l’intimo carattere, di immedesimarsi nel loro

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Pierre Renoir interpreta Maigret nel film del fratello Jean

modo di pensare. Il classico metodo Maigret così ben illustrato nel romanzo precedente, Le Chien Jaune. Su questa falsariga il romanzo ci conduce fino a circa tre quarti del terzo capitolo.

Simenon Maigret: La Nuit du Carrefour. Di colpo, tutto cambia.

Da questo momento non sembra più di leggere un vero Maigret, ma un romanzo di Dasch Hammet o di Horace McCoy.

Spari nella notte, donne assassinate, inseguimenti, lotte corpo a corpo, sventagliate di colpi da auto in corsa.

E il nostro Maigret, pistola alla mano, che sfonda porte, spara alle finestre, bucherella camere d’aria gonfie di cocaina, si getta a peso morto in un pozzo asciutto incurante dei proiettili che fischiano intorno e tempestando di pugni il malcapitato malfattore.

Roba da Dead yellow woman o The big knockover!

Non vedremo mai più un Maigret così, nemmeno in quello che alcuni ritengono il più americano dei Maigret: Maigret, Lognon et les gangsters.

No signori miei. La Nuit du Carrefour è il più americano dei romanzi Maigret.

Direi senza timore un autentico Hard Boiled (con le dovute cautele, ma non tanto).

Questo ci collega al secondo punto della nostra indagine. Come ho già avuto modo di dire i primi Maigret scritti da Simenon danno l’impressione che l’autore si diverta o si metta alla prova nell’esplorare i vari generi che caratterizzano la letteratura gialla dell’epoca e nel fornirne una sua personalissima versione. Quasi dicesse al suo lettore:

Non sembra Maigret nella Nuit du Cattefour? Si tratta di una classica interpretazione noir dell'attore americano Edward G. Robinson

Non sembra Maigret nella Nuit du Cattefour? Si tratta di una classica interpretazione noir dell’attore americano Edward G. Robinson

“Ti piacciono i gialli d’azione? Preferisci quelli d’indagine o le storie gotiche? Ebbene io posso darti tutto questo e anche un qualcosa in più!”

Si tratta di un gioco che Simenon ha iniziato fin da subito, con Pietr le Letton, e che in questo settimo romanzo giunge al culmine e, anche, termina definitivamente.

Dal Maigret successivo, Un crime en Hollande, inizia una nuova era (diciamo così), le sperimentazioni e i giochi sono finiti. Rimane solo Maigret con le sue inchieste, sempre uguali e sempre diverse, che è poi quello che, a questo punto, il pubblico desidera.

Simenon Maigret: La Nuit du Carrefour. Il terzo punto da chiarire.

La Nuit du Carrefour esce per i tipi Fayard nel giugno del 1931. Prima della fine dello stesso anno il regista Jean Renoir cerca Simenon ed acquista da lui i diritti cinematografici del romanzo. Qui ha inizio un equivoco le cui conseguenze si trascinano ancora oggi.

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Classica atmosfera noir

Mi riferisco alla questione delle famose atmosfere simenoniane di cui il romanzo è diventato una sorta di simbolo suo malgrado, proprio in virtù della versione cinematografica realizzata da Renoir.

Tutto nasce dal fatto che il regista legge il romanzo e rimane particolarmente colpito dai luoghi in cui la vicenda si svolge: il solitario crocevia con i campi, le poche abitazioni e il nastro d’asfalto della strada nazionale.

Renoir è, a sua volta, un artista e nella sua mente elabora, del luogo, una visione poetica in linea con il suo mondo espressivo, ma non del tutto aderente al quadro d’insieme che lo scrittore ha sviluppato nella sua opera.

Questo è abbastanza normale quando si realizza la versione cinematografica di un’opera letteraria. Qui il risultato è particolare perché, ad una sostanziale fedeltà al testo si affianca un’altrettanto sostanziale infedeltà al contesto. Simenon presenta una vicenda sicuramente torbida e, in alcuni punti del romanzo, gioca anche sull’aspetto sinistro del luogo, ma sono più la casa delle tre vedove e i suoi occupanti ad inquietarlo, che non il crocevia in se:

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Winna Winfried attrice danese interpreta Else Andersen nel film di Renoir

“Nell’aria della sera la campagna ai lati della strada aveva un aspetto monotono, stagnante, e si udivano dei rumori lontani, un nitrito, la campana di una chiesa distante forse una decina di chilometri.”

Nulla di drammatico in questa descrizione. Solo avvicinandosi alla casa si inizia a percepire una sorta di inquietudine e compaiono gli accenni alla nebbia.

“Fecero il giro della casa. Dietro c’era un prato abbastanza grande, dominato da una terrazza sulla quale si aprivano direttamente le alte porte-finestre delle stanze a pianterreno. Nessuna era illuminata. In fondo al parco, i tronchi degli alberi erano fasciati di nebbia.”

E mentre fuori una mucca muggisce e il rombo di un’automobile, che sfreccia sulla statale, ferisce il silenzio:

“In casa niente, Solo qualche fruscio, qualche scricchiolio, solo piccoli suoni indecifrabili, a far supporre che non fosse deserta.”

Del resto quando Maigret giunge per la prima volta al famoso crocevia è un tranquillo pomeriggio di aprile. Niente pioggia, niente nebbia ne atmosfere desolate:

“Un incrocio. Un’autorimessa con cinque pompe di benzina dipinte di rosso. A sinistra, la strada per Avranville, segnalata da un cartello.”

Quasi un non-luogo, è vero, ma senza drammi:

“C’erano solo tre case. La prima era quella del padrone dell’autorimessa, in mattonelle di gesso, costruita in fretta e furia…Di fronte, una pretenziosa villetta in pietra molare con uno stretto giardino circondato da una rete metallica alta due metri….L’altra casa era a duecento metri. Un muro intorno al parco consentiva di vedere solo il primo piano, un tetto di ardesia e qualche bell’albero.”

Solo quando scende l’oscurità il quadro d’insieme muta d’aspetto, al punto da far dire a Lucas:

“…Non so perché, di colpo questo crocevia mi ha fatto un’impressione così brutta…”.

Ma qui Simenon ci sta introducendo verso i drammatici fatti che avverranno nella prima delle due notti dell’incrocio.

Perché i veri drammi, intorno al crocevia, accadono tutti di notte mentre di giorno c’è il sole, migliaia di invisibili uccelli cantano tutt’intorno, mentre in lontananza, nei campi, sfilano contadini e cavalli al lavoro.

Lo stesso Simenon lo definisce …un inno all’Île-de-France.

Simenon/Renoir: incontro tra letteratura realista e realismo poetico.

Dove sono, in Simenon, le atmosfere, che già preludono al realismo-poetico, che ci restituisce Renoir nel suo film?

Evidentemente è il regista ad idealizzare quel non-luogo in un determinato modo; un modo assai diverso da quello immaginato da Simenon.

Renoir lo fa con la sua maestria portando avanti un discorso sull’immagine che gli è caratteristico.

L’operazione di Renoir non stravolge la storia di Simenon, semmai le conferisce un aspetto diverso e forse più magico di quanto Simenon stesso intendesse.

Resta il fatto che, nonostante siano passati novant’anni, alla Nuit du Carrefour rimane appiccicato questo marchio di romanzo d’atmosfera che appartiene più alla pellicola che al romanzo stesso.

La Nuit du Carrefour, uno dei pochi veri polizieschi di Simenon.

Naturalmente nei romanzi di Maigret le atmosfere non mancano mai e anche qui sono al centro della vicenda, ma in un senso diverso da quello inteso dal regista.

La casa, in primo luogo, con la triste leggenda delle tre vedove che l’hanno abitata e che vi sono morte, la strada costeggiata da un doppio filare d’alberi come i fiumi e i canali amati da Simenon, ma, diversamente da questi, luogo di una modernità arrogante e violenta: fascinosa, ma infida. Così come piena di fascino ed infida è la figura di Else cui nemmeno il commissario riesce a restare completamente immune.

Si può tranquillamente dire che questo è il romanzo in cui Maigret rischia la vita e sua moglie qualcos’altro.

Unica figura positiva del romanzo il giovane Carl Andersen. Aristocratico dai nobili sentimenti e dai fermi propositi, caduto per amore nella trappola di Else.

Ritroviamo in lui quella sorta di ideale aristocratico di vita che sopravvive ad ogni avversità e che Simenon aveva già evocato nel precedente Monsieur Gallet décédé e che ritroveremo in quel Bob conte D’Anseval del romanzo La première enquête de Maigret (1913).

Il crocevia delle tre vedove

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La Nuit du Carrefourultima modifica: 2021-07-05T19:05:36+02:00da albatros-331
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