Georges Simenon-ossessione e volontà

Georges Simenon: la scrittura come ossessione e volontà.

Georges Simenon: la scrittura come ossessione e volontà.

Georges Simenon-ossessione e volontà.

Tutta la vita di Georges Simenon è caratterizzata dalla sua ossessione di scrivere e dalla ferrea volontà di riuscire a farlo nel modo migliore.

Solo attraverso il binomio ossessione e volontà si può trovare una spiegazione all’enorme numero di testi che questo scrittore belga ci ha lasciato in eredità.

Articoli, racconti, romanzi e, negli ultimi anni della sua vita, i “dettati”; quando scrivere, per lui, era diventato troppo faticoso.

Al cospetto di una tale mole di lavoro, l’appassionato lettore come l’attento studioso, si trovano, loro malgrado, costretti a definire dei confini intermedi che consentano, per sommi capi, di fare ordine in questa sterminata produzione letteraria.

Confini che, almeno in prima battuta, sono necessariamente temporali.

Come nella pittura di Pablo Picasso c’è un “periodo blu” e un “periodo rosa”, così nella scrittura di Georges Simenon si identificano un certo numero di periodi particolarmente caratteristici.

Così ecco gli anni dei racconti e romanzi scritti sotto pseudonimo: il cosiddetto periodo della “letteratura alimentare”. Testi eseguiti più o meno su commissione ed affidati per la pubblicazione, in massima parte, a quotidiani e settimanali parigini di buona tiratura popolare.

Seguiranno i primi romanzi Maigret (dove lo scrittore esordisce finalmente con il suo vero nome), i romans-romans, i romans-dur ed, infine, Les Dictées.

Georges Simenon-ossessione e volontà.

La storia della vita di un’artista, quando questa si riveli abbastanza lunga e con una produzione sufficientemente ampia, può prestarsi a questa sorta di compartimentazione.

Ma come spesso accade quando si vuole racchiudere entro precisi confini temporali o tematici, determinati avvenimenti, rimane latente il rischio di produrre nel lettore meno disposto all’approfondimento o ancora poco informato, l’illusione di uno svolgersi dei fatti privo di sfumature. E, spesso, le sfumature sono importanti quanto il colore.

A questo peccato originale non è andato immune nemmeno il nostro blog.

Parigi con Maigret è un blog certamente dedicato a Simenon, ma soprattutto, se non esclusivamente, al Simenon che scrive i Maigret.

I motivi di questa scelta sono almeno due: gli evidenti limiti della competenza di chi scrive e la necessità di circoscrivere una materia che, come detto sopra, è davvero vastissima.

Esiste comunque nel blog una sezione, molto piccola, dedicata più specificatamente allo scrittore anche se in ottica comunque maigrettiana.

Alcuni post in particolare sono dedicati alla nascita del personaggio Maigret, al suo esordio editoriale ed all’importanza di questo nell’esperienza artistica dello scrittore.

Mi sono reso conto, rileggendo alcuni testi, che l’enfasi posta nel sottolineare la svolta rappresentata da Maigret nella vita artistica di Simenon, riconduce in maniera un po’ troppo netta a quella schematizzazione temporale e tematica cui accennavo in precedenza.

Questo potrebbe far pensare ad un Simenon che scopre le proprie capacità nel momento in cui affronta i romanzi Maigret e che, in seguito, cerca di uscire dall’etichetta di genere che il successo del personaggio gli ha cucito addosso, abbandonando il personaggio stesso (o meglio cercando di farlo), cambiando editore e dedicandosi ad una, culturalmente, più elevata produzione letteraria.

Queste conclusioni sarebbero, se non del tutto false, almeno pesantemente imprecise.

Simenon e Maigret.

È sicuramente vero che Georges Simenon esce allo scoperto, rinunciando agli svariati pseudonimi, dietro cui ha paludato la sua produzione cosiddetta alimentare, nel momento in cui esordisce con i romanzi Maigret.

Ma c’è una dinamica del suo agire che non sono riuscito a sottolineare a sufficienza.

Quell’ossessione di scrivere e quella volontà di farlo al meglio che lo accompagna, forse fin dalla nascita, e non lo abbandonerà mai per tutta la vita.

Scrivere non è una professione, ma una vocazione di infelicità. Non credo che un artista possa mai essere felice.

Queste parole di Simenon appartengono alla famosa intervista rilasciata nel 1955 al giornalista Carvel Collins.

Parole semplici, come sempre in Simenon, che riassumono una vita intera.

Sarebbe sbagliato pensare che, pur nell’enorme importanza che il personaggio ha avuto nella vicenda artistica dello scrittore, Maigret abbia rappresentato, anche solo per un momento, un qualcosa di assoluto e di definitivo per Simenon.

I romanzi che vedono il commissario parigino come protagonista sono, nella mente del loro autore, niente di meno, ma nemmeno niente di più, di un ottimo progetto editoriale ed artistico.

Un progetto di successo, certamente. Un progetto che cresce tra le mani dello scrittore man mano si sviluppa e progredisce.

Un progetto che, ad un certo punto, Simenon sembra voler abbandonare o, almeno, ridimensionare. Poi ci ripensa e lo riprende; prima in forma di racconto, poi, di nuovo, in quella di romanzo.

Alla fine Simenon decide di non mollare più il suo commissario e i due continueranno insieme per lunghi anni. Una convivenza che, sappiamo, arriva fino a trasformarsi in una quasi sovrapposizione tra personaggio ed autore.

Complice, certamente, il successo che i romanzi del commissario non hanno mai smesso di riscuotere presso il pubblico di tutto il mondo.

Maigret sempre. Solo Maigret mai.

Nonostante questo, Simenon, non ha mai smesso di coltivare altri progetti.

Ed ecco il punto importante da sottolineare.

Proprio prendendo in esame il periodo della collaborazione con l’editore Fayard tra il 1931 e il 1934 (gli anni della nascita di Maigret), quando ci piace immaginare un Simenon tutto dedito alla creazione ed al lancio di questo nuovo personaggio, cui sembra aver affidato il suo destino di scrittore, ecco invece che scopriamo quanto d’altro continuasse ad agitarsi nella sua mente e quanti altri progetti hanno visto la luce contemporaneamente a Maigret

In quei quattro anni Simenon pubblica ben diciannove Maigret, ma la sua produzione letteraria non si limita certo a questo.

Ben nove romanzi vedono la luce in quello stesso lasso di tempo e non si tratta di opere di secondo piano. Sono romanzi importanti, degni di competere con tutta la futura produzione letteraria dello scrittore belga.

Eccone l’elenco con le date di stesura:

  • Le Relais d’Alsace:luglio 1931
  • Le passager du Polarlys: estate 1930
  • Les fiançailles de Mr. Hire: autunno 1933
  • Le coup de lune: autunno 1932
  • La maison du canal: gennaio 1933
  • L’Ane-rouge: autunno 1932
  • Les gens d’en face: luglio 1933
  • Le haut mal: estate 1933
  • L’homme de Londres: autunno 1933

Parlavamo di ossessione e volontà e già direi che nove romanzi e diciannove Maigret potrebbero bastare come esempio.

Invece, in quegli stessi quattro anni, vedono la luce anche tre raccolte di racconti, per un totale di trentanove titoli e l’esperimento del Phototexte (misto di testo ed immagini) rappresentato dal racconto La folle d’Itteville, in collaborazione con la giovane fotografa, ebrea tedesca, Germaine Krull (con buona pace di chi si ostina a definire Simenon ferocemente antisemita), pubblicato da Jacques Haumont nel 1931.

Poi Simenon passerà nel 1934 alla prestigiosa casa editrice Gallimard e tra i motivi che lo spingeranno a quella scelta uno sarà certamente l’ambizione.

È comprensibile: Gallimard era ed è sempre Gallimard!

Una decina d’anni ed ecco un altro cambio d’editore: quello definitivo.

Questa volta i ruoli sono invertiti ed è Simenon a decretare la fortuna della nuova casa editrice: la Press de la Cité di Sven Nielsen.

Quello che non cambia mai in tutti questi anni è il bisogno ossessivo di scrivere, di narrare nuove vicende e, attraverso esse, l’essenza ultima ed intima dell’essere umano.

Mi piace citare, in conclusione, la perfetta analisi che Umberto Cantone fece sul rapporto tra Simenon e la sua opera:

“La smisurata produzione di questo bulimico campione della narrativa corrisponde in tutto per tutto alla sua personalità (irrequieta, infelice) di uomo e al suo metodo (artigianale, compulsivo) di scrittore, capace di partire dal metafisico teatrino della sua provincia “nera” per interpretare i più realistici segreti dell’identità umana.”

Dal blog di Umberto Cantone: http://www.umbertocantone.it/lora-di-simenon/

Detto questo, credo di aver rimediato doverosamente a quell’errata narrazione, fatta fino ad oggi,  che si scorgeva tra le righe di tanti post e che mi spiaceva lasciarmi alle spalle.


 

Georges Simenon-ossessione e volontàultima modifica: 2019-06-30T09:36:02+02:00da albatros-331
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