Maigret Simenon Simenon Maigret

 

maigret-simenon-maigret

Il giovane Simenon al lavoro

Maigret Simenon Simenon Maigret.

Maigret-Simenon, Simenon-Maigret. Un gioco degli specchi tra l’autore e il suo personaggio. Un gioco che continua anche oggi, dopo tanto tempo dalla scomparsa dello scrittore e dall’assassinio di quel signor Charles che fu l’ultima inchiesta dell’ultimo Maigret.

Lo scrittore belga ed il suo personaggio più famoso sono legati indissolubilmente. Lo sono molto più di quanto lo sia mai stato un qualsiasi altro scrittore ad un suo personaggio.

Tanti i fattori che hanno contribuito alla nascita di questo curioso “triangolo” tra autore, personaggio e pubblico. In primis, certamente, i lunghi anni di “frequentazione” tra Simenon e Maigret e, in conseguenza di questo, il gran numero di romanzi che compongono l’insieme della saga del commissario parigino.

Naturalmente, anche il grande successo di questi romanzi e del loro protagonista è certo un fattore rilevante. Ma un altro aspetto, e in questo risiede la vera originalità del caso, gioca un ruolo fondamentale nella costruzione del singolare rapporto tra l’artista e il suo personaggio.

Mi riferisco al fatto che, caso abbastanza unico, l’autore mostra, a partire da un certo periodo, una progressiva tendenza ad identificarsi in larga misura con il proprio personaggio.

In particolare dopo il ritorno in Europa dagli Stati Uniti, siamo nel 1955, diventa sempre più comune vedere Simenon offrirsi al pubblico in abiti ed atteggiamenti che, se non scimmiottano certo Maigret, sottolineano o riecheggiano un legame sempre più fisico tra i due.

Quanto di questo è stato puro marketing e quanto autentica, più o meno, involontaria identificazione, è difficile dire. Certo Simenon è stato sempre un ottimo impresario di se stesso e mai è mancata in lui l’attenzione a tutti gli importanti aspetti della comunicazione: verbale e non.

Io sono abbastanza convinto che le due cose siano andate almeno di pari passo e che Simenon avesse messo in Maigret quel tanto di se stesso sufficiente a fargli credere seriamente, almeno da un certo momento in poi, che il miglior interprete del commissario fosse proprio lui: Georges Simenon!

Simenon con alcuni dei più famosi interpreti di Maigret.

Simenon con alcuni dei più famosi interpreti di Maigret.

Maigret Simenon Simenon Maigret.

Non credo di essere l’unico a pensare in questo modo. Troppi i segni che puntano in questa direzione.

Primo fra tutti quella tensione comune ad entrambi a “comprendere e non giudicare” che emerge fin dal primo MaigretPietr il lettone“.

Poi l’interesse di Simenon per la professione medica in generale e per la psicanalisi in particolare, diventa in Maigret un’aspirazione giovanile frustrata da eventi famigliari avversi e, allo stesso tempo quella sorta di vocazione a tentare di essere più un “aggiustatore di destini” che un poliziotto vero e proprio.

Anche la profonda critica a quella presunta superiorità morale che il borghese di successo tende ad attribuire a se stesso e alla propria classe sociale, rappresenta una caratteristica del pensiero simenoniano trasferita nel suo commissario. Ora sotto forma di autentico fastidio fisico, ora come aperta rivolta ed opposizione.

Rovescio di questo sentimento “antiborghese” ecco in entrambi, all’opposto, il riconoscimento dei valori di vita “aristocratici” che Simenon vede come contraltare al gretto interesse borghese e che nella sua vita ha spesso preso la forma esteriore della “munificenza” e dell’apparente disinteresse per lo spendere il denaro.

In Maigret si manifesta apertamente nell’implicito riconoscimento all’aristocrazia di una sorta di diritto alla diversità rispetto al resto degli uomini. Diritto che l’aristocratico paga con l’obbligo costante ad essere all’altezza del proprio nome. Anche a costo della vita.

Quel “noblesse oblige” che, del resto, in tutto il mondo si pronuncia in francese!

Tutto questo, e sicuramente altro che ho tralasciato per dimenticanza, spiega anche il motivo per cui Georges Simenon non abbia mai ceduto alla tentazione di far morire il suo personaggio. Credo che non l’abbia mai nemmeno avuta.

Tentazione comune in molti autori che, giunti ad un certo punto della loro carriera, temono di restare intrappolati dal successo del personaggio da loro stessi creato e provano a sbarazzarsene uccidendolo.

Solitamente è fatica sprecata. E Simenon se n’è guardato bene dal farlo.

Forse anche per scaramanzia.

Maigret Simenon Simenon Maigret.

Fermo restando, dunque, che i romanzi e i racconti dedicati al commissario non sono mai stati, per Simenon, la cifra principale della sua capacità espressiva.

Non può sfuggire quanto, nel corso degli anni, proprio questi romanzi definiti dall’autore stesso “semi-letteratura”, abbiano finito con l’assomigliare sempre di più a degli abbozzi di opere più complesse. Finendo con il diventare un po’ dei romans-romans in miniatura.

Un titolo tra tutti: Une confidence de Maigret, 1959, ma è solo uno dei tanti.

Il personaggio “cresce” negli anni nelle mani del suo autore. Cresce e ripropone costantemente il punto di vista dello scrittore man mano che gli anni passano. Gli aspetti psicologici delle vicende narrate si fanno sempre più significativi.

Arrivano a dominare completamente la narrazione, relegando quasi al rango di pura routine l’inchiesta poliziesca vera e propria.

Lo stesso Simenon, ad un certo punto, decide di stabilire un nesso tra il personaggio e il suo autore e lo fa, ovviamente, con un romanzo della serie Maigret. Mi riferisco, naturalmente al romanzo “Le memorie di Maigret“.

Si tratta di un romanzo molto particolare che nell’insieme della saga rappresenta un unicum assoluto.

In primo luogo non è un romanzo poliziesco, in quanto, pur avendo il commissario come protagonista, non racconta alcuna storia criminale. Non vi è un delitto né un’inchiesta della polizia per scoprire un colpevole.

La storia narrata è quella dell’incontro tra Maigret e lo scrittore Georges Simenon! L’incontro vero tra due persone in carne ed ossa! Genesi di un rapporto umano e di un’amicizia.

Il romanzo data settembre 1950, esce in Francia nel ’51 per i tipi delle edizioni Presses de la Cité. È un opera del periodo americano e, trentacinquesimo Maigret, si colloca, casualmente, ma molto singolarmente, proprio all’incirca a metà dell’intera produzione maigrettiana e grosso modo a metà della vita stessa dello scrittore!

Si tratta anche dell’unico Maigret dal quale non è stato tratto alcun adattamento per cinema o televisione (almeno fino ad oggi) ed anche questo è significativo della singolarità dell’opera.

Perché Simenon sente il bisogno di scriverlo? Per puro divertissement? Per dare finalmente un passato al suo commissario e arricchirne lo spessore? Per alimentarne la leggenda? Per raccontare di se stesso attraverso il suo personaggio? Forse un po’ tutte queste cose insieme.

Certo un testo estremamente originale, dove lo scrittore arriva ad osservare il se stesso di vent’anni prima attraverso gli occhi del proprio personaggio.

Il lettore si trova così ad osservare il proprio beniamino come fosse un uomo in carne ed ossa e, nello stesso tempo, fa la conoscenza con il giovane scrittore, un tantino arrogante e tanto sicuro di se stesso, che ne ha decretato notorietà e successo.

Negli otto capitoli che compongono il romanzo abbiamo modo di conoscere un po’ dell’infanzia di Maigret, i tempi dei suoi primi passi in polizia, il fidanzamento con Louise, futura M.me Maigret, e tantissime considerazioni del commissario sul proprio lavoro di poliziotto e sul suo modo di intenderne il senso e il significato.

Contemporaneamente scopriamo il giovane Simenon intento a preparare con cura la realizzazione di quella collana di opere che gli daranno notorietà e fortuna.

Lo vediamo molto attento ad osservare il modello cui intende ispirarsi (il commissario Maigret appunto) non solo e non tanto nel corso della sua attività professionale, ma molto di più nei momenti intimi della sua vita. Quelli che permetteranno allo scrittore di caratterizzarlo.

Vediamo quanto lo scrittore si sia documentato su testi di criminologia e frequentando gli ambienti dove l’attività d’indagine viene organizzata. Polizia Giudiziaria, pubblica sicurezza, carcere provvisorio ecc. Ma è solo il veder vivere il suo personaggio che gli consente di realizzare i primi romanzi.

Una genesi del tutto fittizia delle opere che renderanno Simenon famoso in tutto il mondo, ma lo stesso scrittore ci avverte dialogando con il commissario:

 

“La verità non sembra mai vera…Provi a raccontare a qualcuno una storia qualsiasi. Se non la ritocca un po’, apparirà inverosimile, inventata. Con qualche aggiustatina, invece, sembrerà più vera di quanto non sia.”

 

Un libro intrigante quindi questo Le memorie di Maigret. Un libro che, nella finzione narrativa assoluta, ci presenta il punto di vista originale dello scrittore, i gesti e i luoghi che, trasfigurati, diventano simboli attraverso i quali, modificandola, egli arriva ad esprimere la realtà umana più profonda e, se vogliamo, immutabile.

Ma anche un romanzo in cui lo stesso Simenon, nei panni di Maigret, afferma chiaramente come lo scrittore, invecchiando, abbia finito con l’assomigliare sempre di più al modello dal quale egli ha tratto ispirazione: il commissario Maigret.

“Sa che con gli anni lei si è messo a camminare, a fumare la pipa, persino a parlare come il suo Maigret?…Alla fin fine, è come se, col tempo, cominciasse a scambiare se stesso con me.”

Naturalmente questo modello non è mai esistito o, al massimo, è il frutto di tutta una serie di osservazioni diverse su soggetti differenti. Anche se credo sinceramente che il vero modello di Maigret, Simenon, l’abbia trovato in se stesso.
Le memorie di Maigret


 

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Maigret Simenon Simenon Maigretultima modifica: 2018-05-24T20:07:28+02:00da albatros-331
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