Corte d’Assise Geoges Simenon

Corte d’Assise romanzo di Geoges Simenon.

Corte d’Assise romanzo di Geoges Simenon.

Corte d’Assise è un romanzo di Georges Simenon.

Simenon ha scritto questo romanzo nell’agosto del 1937 quando si trovava in vacanza in un hotel dell’Isola dei Pescatori sul Lago Maggiore. È stato pubblicato per la prima volta nel marzo del 1941 da Gallimard che gli fa cambiare il titolo. Il manoscritto, su richiesta di Simenon, è stato battuto all’asta nel 1943 e il ricavato devoluto a favore dei prigionieri di guerra.

Da questo romanzo è stato tratto anche un episodio della serie televisiva “L’Heure Simenon” che è stata trasmessa in Francia dal 18 febbraio 1982 al 6 agosto 1988.

  • Georges Simenon, Corte d’Assise, trad. di Massimo Romano e Alberto Mittone, “Biblioteca Adelphi” nº 559, Adelphi, Milano, maggio 2010 ISBN 978-88-459-2503-0

Corte d’Assise un accenno alla trama.

C’è un momento, in molti romanzi di Georges Simenon, in cui il protagonista “raggiunge il limite”, attraversa cioè una invisibile frontiera al di là della quale l’immagine che ha di sé va in pezzi – ed egli si trova di fronte a qualcosa che somiglia molto alla verità. Così accadrà anche a Petit Louis in questo romanzo. Uno che si dà arie da gangster e invece è solo una mezza cartuccia. Uno che al massimo può fare il palo, o distrarre con le sue prodezze di giocatore di bocce i turisti di Le Lavandou, mentre i gangster veri, i Marsigliesi, rapinano l’ufficio postale.

Uno che non sa tenere la bocca chiusa: tant’è che, alla matura signora che quella notte se lo porta nella sua camera d’albergo, lascia intendere che di quel colpo qualcosa lui sa. Della signora (che si è presentata come contessa, ma è fasulla quanto lui e si fa mantenere da un ex funzionario delle dogane) Petit Louis diventa l’amante: vitto, alloggio, bei vestiti e qualche oggettino di valore gli regalano un’esistenza da mediocre gigolò che sembra appagare tutti i suoi desideri. Eppure un giorno, quando meno se l’aspetta, si troverà in mano delle carte truccate, e verrà accusato di un delitto che non ha commesso, ma in cui tutte le apparenze sono contro di lui. Solo allora, costretto a confrontarsi con una giustizia che si rivelerà “una macchina mostruosa” decisa a stritolarlo, il piccolo, fatuo malavitoso comincerà a vivere “la sua vera vita, la vita secondo il suo Destino”.

Corte d’Assise visto da Emilia Malpaga.

Il romanzo “Corte d’Assise” fu ideato nel ’37 durante un soggiorno dello scrittore all’Isola dei Pescatori
Gli ingredienti per un buon romanzo ci sono tutti: il sesso, i soldi, il crimine e la giustizia ingiusta. Se il protagonista fosse il presidente del Consiglio – ma non lo è, i lettori stiano tranquilli – sarebbe un bestseller. Di bestseller non si tratta, ma di romanzo sì. E di un ottimo romanzo, non fosse altro per il Pedigree (che è anche il titolo di una delle sue opere più apprezzate) dell’autore. Da qualche mese nelle librerie si trova “Corte d’Assise”, noir giudiziario-poliziesco che Adelphi propone inedito in italiano come omaggio al suo papà: Georges Simenon. Non deve stupire che uno dei più famosi e letti scrittori del Novecento abbia ancora volumi non pubblicati nel nostro paese, né deve stupire che “Corte d’Assise”, scritto negli anni ’30, si presenti come inedito. Di Simenon, che in vita ha prodotto quattrocentocinquanta tra romanzi e racconti e venduto settecento milioni di copie in cinquantacinque lingue, c’è ancora qualcosa da scoprire. E quel qualcosa, nel nostro caso, ha a che fare con il Lago Maggiore, in particolare con l’Isola dei Pescatori e l’Hotel Verbano.
Siamo nell’agosto del 1937, in pieno Ventennio ma non ancora in guerra. Fa caldo e sul Lago Maggiore si rilassano i turisti: villeggianti e vacanzieri d’elite o – come diremmo oggi – vip. Georges Simenon lo status di vip se lo merita: ha trentaquattro anni e larghe disponibilità economiche ottenute anche grazie alla sua creatura più nota, l’ispettore Maigret, al quale ha già dato i natali letterari e somministrato il battesimo cinematografico. È in viaggio ma non riposa: osserva, scruta, prende nota e cerca ispirazione.
L’ispirazione all’Isola Pescatori, dove si trova alloggiato all’Hotel Verbano, arriva per “Corte d’Assise”, come ricorda la quarta di copertina. Pensando alla compulsività del romanziere belga, capace di produrre un libro in un paio di giorni, non è azzardato ipotizzare che i personaggi si rifacciano a persone incontrate all’Isola. Ecco così che il tragico protagonista Petit Louie e la vittima Constance Ropiquet, sedicente contessa d’Orvant ma in realtà seducente (per i soldi, poiché straricca) e matura amante del gigolò nizzardo (il libro è ambientato in Costa Azzurra) potrebbero essere stati una coppia scorta in una giornata di libertà o libertinaggio. La trama narra dell’assassinio di Constance e del processo che vede imputato Petit Louie. Un processo in cui è innocente ma che, per i suoi atteggiamenti, per il cinismo del sistema giudiziario francese e per torbidi intrecci tra un’altra amante e la malavita marsigliese, lo vede condannato. Petit Louie è uno sgangherato perdente che s’atteggia a gangster e che per la sua vanagloria e in mancanza di prove reali finisce triturato dalla Corte d’assise.
Per il 1937 (e infatti Simenon troverà un editore disposto a pubblicarlo solo nel 1941) i temi sono scabrosi. Temi però non lontani dall’attualità. Se a settantaquattro anni di distanza la giustizia non è più giusta di allora – evitiamo paragoni migliorativi o peggiorativi, ma diamo il fatto per assodato – e il vizio, poiché diffuso e “popolare”, corrompe molto di più, sovvengono due considerazioni: la sottolineatura delle grandi doti del romanziere Simenon, capace di fissare in un libro una storia in quanto tale, avulsa dalla sua epoca; e la deriva della società contemporanea, già intuibile in allora. La prima si fa con piacere, la seconda con amarezza.

Emilia Malpaga su RMF online

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