Simone Weil: della libertà e dell’oppressione

Riflessioni sulle cause della libertà e dell’oppressione sociale.

Le Riflessioni di Simone Weil valide oggi più di ieri.

Riflessioni sulle cause della libertà e dell’oppressione sociale, il saggio che Simone Weil scrive a soli venticinque anni per indagare con spietata chiarezza quell’immutabile rapporto tra potere ed oppressione: la sua implacabile “necessità” storica.

Dagli albori delle società umane alla civiltà delle macchine che si approssima sempre più, l’uomo si emancipa dalla sua servitù verso la natura costruendo sempre più complessi rapporti di sudditanza dell’uomo sull’uomo, camuffandoli ogni volta sotto la maschera di una nuova rivoluzione, destinata però inevitabilmente a sostituire una forma di oppressione ormai consunta con una nuova e più potente.

Queste riflessioni possono essere lette come un’esortazione lanciata all’umanità affinché si riappropri di se stessa, tenendo comunque ben presente come il mero desiderare sia nullo e occorra invece conoscere quali siano oggettivamente le condizioni materiali che determinano la possibilità d’azione: ella considera infatti come la sfera naturale, ossia i bisogni primari umani, e quella sociale, cioè la contestualizzazione dell’individuo nella società, siano strettamente necessarie per l’esistenza del singolo, quindi mai removibili. Silvia di Conno

Le Riflessioni di Simone Weil dal risvolto Adelphi.

A venticinque anni, nel 1934, Simone Weil scrisse queste “Riflessioni”, vero talismano che dovrebbe proteggere chiunque è costretto ad attraversare l’immenso ammasso di menzogne che circonda la parola «società». Come sempre nelle parole più ovvie, in essa si cela una realtà segreta e imponente, che agisce su di noi anche là dove nessuno la riconosce. La Weil è stata la prima a dire con perfetta chiarezza che l’uomo si è emancipato dalla servitù alla natura solo per sottomettersi a un’oppressione ancora più oscura, ancora più capricciosa e incontrollabile: quella esercitata dalla società stessa, poiché «sembra che l’uomo non riesca ad alleggerire il giogo delle necessità naturali senza appesantire nella stessa misura quello dell’oppressione sociale, come per il gioco di un equilibrio misterioso». Da questa intuizione centrale si diparte, con cristallina virtù argomentativa, una sequenza di ragionamenti che svelano nei meccanismi del potere come in quelli della produzione e dello scambio altrettanti volti di una stessa idolatria. Scritto quando Hitler era al potere da pochi mesi e quando Stalin era venerato da gran parte dell’intelligencija come «piccolo padre» di una nuova umanità, questo testo non ha un attimo di incertezza nel delineare l’orrore di quel presente. Ma, come sempre nella Weil, lo sguardo è così preciso proprio perché va al di là del presente e percepisce un’immagine inscalfibile del Bene, in rapporto alla quale giudica il mondo. È uno sguardo che ci induce a «sfuggire al contagio della follia e della vertigine collettiva tornando a stringere per conto proprio, al di sopra dell’idolo sociale, il patto originario dello spirito con l’universo».

Riflessioni sulle cause della liberta’ e dell’oppressione sociale. Prefazione di Alberto Melloni.

Simone Weil filosofia e verità.

Simone Weil nasce nel 1909, secondogenita di una famiglia di origine ebraica alsaziana da parte paterna, che vive a Parigi da diverse generazioni. Sua madre, Salomea Reinherz, è nata a Rostov sul Don ed è cresciuta in Belgio. La famiglia Weil viveva allora al 19 di boulevard de Strasbourg. Simone Weil è tre anni più giovane di suo fratello, il matematico André Weil.

Suo padre, Bernard Weil, è un chirurgo militare. Mobilitato con il servizio sanitario durante la prima guerra mondiale, la sua famiglia lo seguì in tutti i suoi vari incarichi: Neufchâteau, poi Mentone e Mayenne dall’aprile 1915 all’agosto 1916, Algeria, Chartres e Laval dall’ottobre 1917 al gennaio 1919.

La Weil, senza sviluppare un vero e proprio nuovo sistema di pensiero, volle fare della filosofia uno stile di vita: non per acquisire conoscenza, ma per essere nella verità.

Nata in una famiglia alsaziana di origine ebraica ed agnostica, si convertì dal 1936 a quello che chiamava “l’amore di Cristo” e continuò ad approfondire la sua ricerca della spiritualità cristiana.

Sebbene non abbia mai aderito al cattolicesimo per battesimo, si considerava ed è oggi riconosciuta, come una mistica cristiana. Da alcuni è anche vista come una “anarchica cristiana”.

Ha offerto, attraverso il suo lavoro intellettuale, ai suoi contemporanei, e a noi ora, una nuova lettura del pensiero greco. Commenta la filosofia di Platone, in cui vede “il padre del misticismo occidentale”, traduce e interpreta anche i grandi testi letterari, filosofici e religiosi greci, nei quali scopre “intuizioni precristiane”, che confronta con le sacre scritture indù e con il catarismo.

I suoi scritti, dove la ragione si mescola alle intuizioni religiose e agli elementi scientifici e politici, nonostante il loro carattere apparentemente disparato, formano un insieme il cui principio guida è da ricercare nel suo imperioso amore per la verità, che lei definisce come bisogno dell’umano più sacro.

Simone Weil, muore di tubercolosi in un sanatorio inglese, il 24 agosto 1943.

Scritti di Simone Weil


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Simone Weil: della libertà e dell’oppressioneultima modifica: 2021-05-09T03:13:06+02:00da albatros-331
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