Poeti maledetti

I sei poeti dannati dell’ottocento francese.

I poeti maledetti nella Francia di fine '800.

I poeti maledetti nella Francia di fine ‘800. Un dipinto di Henri Fantin-Latour.

I poeti maledetti di Paul Verlaine.

È nel 1884 che Paul Verlaine dà alle stampe I poeti maledetti, il libro più sconvolgente e scandaloso che di lì a poco avrebbe rivoluzionato ogni futuro avvicinamento critico ed esistenziale alla poesia.

Un’antologia rigorosa e sfuggente, che convoca al seggio del maestro i sei poeti dannati della Francia ottocentesca – tra i quali Verlaine include anche se stesso sotto l’allusivo anagramma di Pauvre Lelian – e le loro opere più significative: Arthur Rimbaud l’enfant prodige venuto dall’inferno; Stéphane Mallarmé il maestro visionario della poesia simbolista; Tristan Corbière il Bretone, il marinaio, lo sdegnoso per eccellenza; Marceline Desbordes-Valmore la musa drammatica e suprema del fin de siècle; e Villiers de L’Isle-Adam il genio macabro e sconsacrato, morto senza riuscire a dare alla luce la sua opera centrale.

I poeti maledetti. Testo francese a fronte. Ediz. bilingue

Abbandonati giovani dalla vita, perseguitati da una sorte malinconica, spesso in preda alle convulsioni della droga e dell’odio per i contemporanei, i poeti maledetti di Verlaine incarnano la tensione più sconvolgente e mortale della letteratura occidentale, e la loro leggenda è spesso legata all’aura di anatemi e trasgressione che portavano con sé, al loro statuto universale di creature rovinosamente angeliche e refrattarie.

Ma, come Verlaine dimostra in questo volume capitale, i maudits furono soprattutto scrittori impareggiabili, artigiani millimetrici della parola oscura, sabotatori della norma e della tradizione per mezzo non soltanto dell’ebbrezza e dell’abiezione, ma di una fecondità e intransigenza stilistica senza eguali.

Uniti, formarono un gruppo di solitudini immortali, di ordigni esistenziali autodistruttivi, astri di un firmamento divorato dall’Assoluto, ma per sempre luminosi ai nostri occhi, se a distanza di decenni tentiamo ancora di indagarne le profondità e forse, talvolta, ci illudiamo di comprenderne le tragiche urgenze.

Il Saggiatore ripropone I poeti maledetti, il libro che ha aperto la stagione all’inferno della poesia francese ed europea. Un’opera microcosmica e travolgente che, abbattendosi sui princìpi e sui canoni moderni, ha modificato i parametri, spostato i limiti e reinventato le regole della poesia lirica in Occidente.

Paul Verlaine.

Paul-Marie Verlaine nasce a Metz il 30 marzo 1844 da famiglia della piccola borghesia; suo padre è un ufficiale d’esercito.

Si trasferisce con la famiglia a Parigi nel 1850 e lì compie i suoi studi, conseguendo la licenza media superiore al liceo Landry. Poi la facoltà di giurisprudenza che non conclude, il lavoro al Comune che perderà nel 1871 dopo i moti di Parigi cui partecipa attivamente. E la poesia, e l’amore, e la prigione, e il vizio…e un destino travagliato…

Parigi e i poeti maledetti.

Fu nel 1883 che Paul Verlaine pubblicò una serie di critiche letterarie, nella rivista Lutèce, e per la prima volta usò il termine “poeti maledetti”. Al di là dell’evocazione simbolista, questa felice designazione diventerà la principale corrente estetica di questo tempo. Un’estetica segnata dal mito de “L’Ideale Artificiale” che, attraverso i versi, resta intatto ed eterno.

Così, inevitabilmente, lo spleen si impone alla nostra immaginazione, così come la passione per l’esotismo, i miti contro natura di Parigi dove regna il dandismo. Si tratta ancora di interni raffinati (e interiorità), gioielli, trucco sovrabbondante, hashish, alcol, assenzio, perversioni sessuali, nulla mallarmeiano, un bisogno universale dell’assoluto e, per citare Rimbaud, di un “grande bene verso lo sconosciuto”.

Nella loro poesia l’universo è fatto di analogie universali, grandi associazioni tematiche, paesaggi dell’anima, combinazioni sinestetiche. E, per citare il chiaroveggente Rimbaud, hanno raggiunto “le profondità dell’ignoto per trovare qualcosa di nuovo”. Questo libro ci ricorda che è questa ricerca dell’ignoto che ancora oggi ci parla attraverso parole, suoni e immagini che sono diventati imperituri, con Parigi come sfondo.

A loro e a quel periodo particolare, è dedicato il volume “Parigi e i Poeti Maledetti”, curato da Stefano Biolchini e pubblicato da 24 Ore Cultura, che va ricostruire perfettamente il clima culturale della Ville Lumière dell’epoca offrendone un ritratto esaustivo. Un libro prezioso, dedicato ai più nostalgici amanti di quella poesia e di quel mondo malinconico e decadente. Apritelo, sfogliatelo e leggetelo a caso, senza seguire una logica particolare – come avrebbe fatto uno di loro – e farete anche voi un salto “verso cose inaudite e innumerabili”, come direbbe Rimbaud, in quello stile di vita dandy con le raffinatezze degli interni, i gioielli e i preziosi, il trucco pesante, l’hashish, l’assenzio, l’alcool, le “perversioni sessuali”, il niente mallarmeiano e l’universale bisogno di assoluto. (Giuseppe Fantasia – huffingtonpost.it).

Stefano Biolchini.

Stefano Biolchini, giornalista cagliaritano, vive e lavora a Milano presso la redazione della Domenica de Il Sole 24 Ore dove scrive di narrativa contemporanea e cura la rubrica sugli autori esordienti. Ha ideato e curato fin dal 2005 le pagine culturali on-line del sito del Sole 24Ore e per le stesse pagine scrive di libri e di mostre. Sua la rubrica di video-recensioni “Andar per mostre”. Suo il romanzo “Virginia nel cassetto”. Ha pubblicato in Francia il saggio sulla poesia francese “Le Paris des poètes maudits” e in Italia “Parigi e i Poeti maledetti” oltre a racconti nelle più prestigiose riviste letterarie.

Parigi e i poeti maledetti. Stefano Biolchini Ediz. illustrata

Le Paris des poètes maudits


 

Poeti maledettiultima modifica: 2021-03-19T19:24:53+01:00da albatros-331
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