Parigi Rue de Lappe

Parigi Rue de Lappe.

Parigi rue de Lappe

Parigi Rue de lappe

Parigi Rue de Lappe.

Rue de Lappe una strada di Parigi ben nota a tutti i lettori di Maigret, con la vicina Rue de la Roquette.

“Al numero 18 di rue de la Roquette, Maigret, trovò un albergo di infimo ordine. Quella parte della via è situata a meno di cinquanta metri da place de la Bastille e vi sbocca rue de Lappe con le sue balere e le sue bettole. A ogni porta c’è un bistrot, ogni casa è un albergo frequentato da vagabondi, disoccupati cronici, immigrati e prostitute.
Eppure in questo inquietante rifugio della malavita trovano modo di inserirsi delle officine dove, a porte spalancate, si lavora col martello e la fiamma ossidrica, in un andirivieni di pesanti autocarri. E si crea un violento contrasto fra la vita attiva, gli operai regolari, i commessi indaffarati, con in mano le loro bolle di consegna, e le figure sordide o insolenti che si aggirano nei paraggi”.

– Le pendu de Saint-Pholien

La via, situata nel quartiere de la Roquette, 11° arrondissement di Parigi, deve il suo nome ad un orticultore che, nel XVII° secolo, vi possedeva dei terreni da coltivazione; tale Gérard de Lappe.

La rue de Lappe, negli anni, è stata identificata anche con altri nomi: rue Galliard in omaggio all’abate che lì fondò una piccola comunità, destinata all’educazione dei ragazzi poveri del vicino faubourd Saint-Antoine e rue Louis-Philippe, dal 1830 al 1867. Oggi, all’ultimo Re dei francesi, rimane intitolato un “passage” che collega rue de Lappe alla parallela Passage Thiéré.

La via è stretta e doveva essere estremamente pittoresca già nell’800 quando sulla strada si aprivano decine di botteghe dedicate al recupero dei metalli. Rivestimenti di zinco dei banchi dei bistrot, tubi di rame e piombo, vecchi utensili in ferro. Tutto veniva recuperato e riadattato a nuovi usi. Un ambiente laborioso e popolare dove molti lavoratori immigrati vennero, negli anni, a stabilirsi giungendo a Parigi dai loro luoghi d’origine.

Prima bretoni, in seguito alverniati, giunti in cerca di lavoro e fortuna. Le loro botteghe dove

l'apache

Locandina del film L’Apache del 1919

si vendevano contemporaneamente carbone, legna, vino e bevande tipiche dei loro paesi crebbero, così, vicino ai luoghi di lavoro e di piccolo commercio.

Locali molto diversi dai tipici ed eleganti grands cafés parigini. Erano chiamati caffè “bois et charbone” e poi “bistrot” (da servitore di bevanda. Questa sembrerebbe una delle possibili origini dell’etimologia della parola).

In questi locali alla buona, fumosi ed economici, iniziarono a comparire anche figure poco rassicuranti. Perdigiorno e malavitosi, delinquenti di infimo ordine e magnaccia che vivevano alle spalle delle loro donne. Una comunità singolare, inquietante e pericolosa, ma essendo a Parigi non poteva che trasformarsi assai presto nell’icona romantica di una certa malavita di cui avrebbero cantato poeti e chansonniers: quegli “apaches” parigini raccontati da Gustave Aimard nei suoi romanzi e, nel 1919, da Joseph De Grasse nell’omonimo film. Addirittura un ballo si ispirerà a queste figure di fuorilegge ed al loro violento rapporto con le loro donne: La Dance apache.

In questi bistrot la gente, per dimenticare la miseria e divertirsi, balla al suono delle caratteristiche cabrettes alverniate (una specie di cornamusa) e, con l’arrivo dei primi immigrati italiani, delle fisarmoniche. Nasce dal miscuglio di questi suoni, nel 1880, quel bal musette che, in tutto il mondo, è oggi simbolo della musica popolare di Francia.

Questo contribuirà, negli anni, alla trasformazione della Rue de Lappe.

foto di Doisneau petit balcon rue de lappe

foto di Doisneau petit balcon rue de lappe

Nel 1930 la via è ancora quel miscuglio di lavoro e malavita che ci descrive Simenon, ma accanto alle botteghe artigiane e dentro molti di quelli che furono malandati bistrot sono apparsi locali alla moda diretti da importanti protagonisti del divertimento parigino.

Nei 265 metri di lunghezza della rue de Lappe si possono contare, in quegli anni, ben 17 locali da ballo: Le Chalet, La Boule Rouge, Le Barreaux Vert, Le Bal Chambon; solo per citare alcuni dei più famosi.

Al numero 9 della rue de Lappe schiude i battenti, nel 1936, Le Bal à Jo, dal nome del proprietario Jo France, inaugurato da Mistinguett, regina delle notti parigine dell’epoca. Questo locale farà danzare la java a tutta Parigi e nel giugno del 2011, dopo 75 anni di attività, potrà vantare più di cinque milioni di clienti entrati nelle sue sale.

Oggi la rue de Lappe è diventata il cuore del quartiere latino di Parigi ed attira ancora turisti e parigini con i suoi bistrot e i suoi locali. Le vecchie sale da ballo si sono trasformate in moderni locali di tendenza e le antiche botteghe in gallerie d’arte, caffetterie e boutique. Tutto cambia, ma le vie di Parigi mantengono il loro fascino di sempre!

Frequentata certamente da turisti, ma soprattutto da parigini, la rue de Lappe è il vero cuore della vita notturna del 11° arrondissement. Una ventina di locali aprono i battenti sulla via pronti ad intrattenere con la loro musica e con la loro vivacità chiunque voglia vivere un momento di gaia spensieratezza all’insegna della Ville Lumiere.

Bistrot tradizionali, per coloro che vogliono rivivere le suggestioni dell’antica via popolare: come il Bar de Ferrailleurs – dove ancora si può gustare un “planche auvergnate” il tagliere di tipici saucisson d’Auvergne, a 12 euro, prima delle 10 di sera, o a 15 euro dopo le h. 22,00 – o Le Bastide che da 30 anni non è mai cambiato, o, l’altrettanto caratteristico, Bistrot Les Sans-Culottes dai caldi rivestimenti in legno, le luci soffuse, il vecchio bancone e una moltitudine di lavagnette ad illustrarti il ricco menu.

Oppure locali più internazionali, come il Suchi Buffet, il Latin Fusion, il ristorante spagnolo La Pirada e quello cubano Havanita o, ancora, i classici pub moderni  e di tendenza come il Why Not Paris, il  Yellow Mad Monkey, il Treplay Club o anche L’Or en Bar.

Naturalmente le discoteche come il sempiterno e già citato Balajo e l’altro tempio della musica La Chapelle des Lombards.

Quest’ultimo locale ha una storia che viene da meno lontano del Balajo, ma è altrettanto significativa.

Alla fine degli anni ’70 del secolo scorso il locale La Chapelle des Lombardes si trova in rue des Lombardes nel quartiere delle Halles. Forse sulla spinta della chiusura dei mercati e delle trasformazioni del quartiere, il gestore Jean Luc Fraysse decide di chiudere e di trasferire il locale nella rue de Lappe. Non sono in molti, fra i suoi amici, a credere che si tratti di una buona idea; il quartiere è rimane malfamato e attraversarlo può essere ancora un rischio. Nonostante i pareri sfavorevoli degli amici Fraysse riapre il locale nel cuore della Rue de Lappe, quasi all’angolo con il passage Louis-Philippe. Propone subito musica afro-caraibica e chiama nomi di grido come Patato Valdes, Azuquita e i latinos di New York come Tito Puente, Ray Baretto e la grande Celia Cruz. Il successo non manca di premiare l’iniziativa e ancora oggi il locale è una classica meta delle notti parigine.

Noi, amanti della Parigi di Maigret e Simenon, continuiamo ad immaginarla come simbolo di quel mondo scomparso fatto di artigiani ed apaches, giovani commesse che corrono al lavoro e prostitute appostate nell’incerta luce che filtra dagli ingressi delle balere…mentre nell’aria si diffondono le note di un bal musette…

 

la rue de Lappe in musica

 


 

Parigi Rue de Lappeultima modifica: 2016-06-06T23:10:39+02:00da albatros-331
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