Parigi criminale: Zeta come Zemour

Banditi a Parigi fra realtà e leggenda.

I fratelli Zemour, detti gli Zeta, protagonisti della malavita parigina.

I fratelli Zemour, detti gli Zeta, protagonisti della malavita parigina.

Banditismo romantico e Malavita organizzata.

Banditismo e criminalità organizzata esistono a Parigi come in tutto il resto del mondo, ovviamente.

Cinema e letteratura hanno consegnato alla storia del costume francese, soprattutto, l’idea di un banditismo un po’ anarchico, i cui protagonisti sono personaggi solitari o, al massimo, riuniti in piccole consorterie, impegnate a combattersi per il controllo di un giro di squillo o per la spartizione di un grisbi: il frutto di una rapina fortunata e lucrosa.

Tutto vero, ma non del tutto.

Banditi solitari o riuniti in bande, magnaccia organizzati in certi quartieri o in più ampie zone di una città non sono mancati e non mancano a Parigi e in Francia come altrove.

Un tantino sotto traccia è rimasta l’idea di una vera malavita organizzata capace di operare, dalla Francia, a livello internazionale. Al pari della mafia italiana, russa, statunitense o giapponese ecc.

Il fenomeno della malavita veramente organizzata, che i francesi chiamano: “Grand Banditisme”, nasce, dopo il primo conflitto mondiale, intorno agli anni ‘20 del ‘900 e si diffonde rapidamente, anche in Francia.

In quegli anni il Mondo ha iniziato a farsi più piccolo e gli interessi criminali hanno trovato, di pari passo, il modo di allargare sempre di più il loro raggio d’azione. Sprovincializzandosi lentamente, ma costantemente, le organizzazioni criminali sono cresciute e dilagate un po’ ovunque, fino a giungere, ai giorni nostri, alla completa globalizzazione.

Parigi è da lungo tempo una delle principali città del mondo e certamente fra i più importante crocevia d’affari d’Europa.

La malavita francese non poteva certo restare racchiusa nel piccolo e pittoresco ambito degli arrondissement parigini o dei quartieri portuali di Marsiglia e Tolone.

Molto presto ha allargato i propri orizzonti, pur mantenendo, a Parigi e nelle città mediterranee, i propri santuari tradizionali e le collaudate “zone di influenza”.

Anche perché Parigi e il Mediterraneo rappresentavano il crocevia di vasti interessi, commerciali, economici e politici.

Il fenomeno è iniziato e si è affermato nel primo dopoguerra, agevolato da quella grande diaspora europea che, per ragioni soprattutto economiche, già dalla fine del secolo precedente aveva disseminato, un po’ ovunque nel mondo, uomini e donne affamati, intraprendenti e non sempre disponibili ai sacrifici di un lavoro onesto e mal pagato.

Con gli anni ruggenti, che seguono la carneficina del 14/18, ecco un fiorire di nuovi traffici, leciti ed illeciti, che varcano ogni confine, diffondendo la sensazione di un futuro radioso dove ogni cosa è possibile e ogni occasione deve solo essere afferrata.

Se, per quanto riguarda l’Italia, sono soprattutto i gruppi etnici siciliani, napoletani e calabresi a fornire capi e gregari di organizzazioni malavitose sempre più potenti (già attive in forma più artigianale anche prima della guerra), la Francia può contare in particolare su corsi e marsigliesi.

Non che le popolazioni meridionali di Francia e Italia siano peggiori di altre, naturalmente. Solo che, un delinquente lombardo o normanno è più propenso ad agire da solo o in piccole bande autonome le une dalle altre e insofferenti di qualsiasi autorità che non sia la propria. Al contrario, le popolazioni meridionali mantengono una struttura sociale più organica, legata al territorio e alla famiglia d’origine. Questa caratteristica assolutamente encomiabile in persone oneste, inclina i malviventi a riunirsi in strutture claniche e ad accettare senza difficoltà la supremazia di padrini o caid (termine di derivazione araba).

I settori di attività sono quelli della malavita di ogni tempo: sesso, gioco d’azzardo, furti, truffe, droga, armi e traffico di ogni prodotto che, per un motivo qualsiasi, non possa essere facilmente commercializzato in modo legale.

Le attività mafiose si espandono e si consolidano, ma è solo dopo la Seconda Guerra Mondiale che avviene il vero e determinante salto di qualità.

Durante il primo dopoguerra è la malavita corsa e marsigliese che inizia ad aggredire il potere degli storici gruppi preesistenti a Parigi.

I corsi escono sostanzialmente vincitori da questa lotta serrata e sanguinosa, ma, ben presto altre realtà malavitose cercheranno di imporsi sulla scena del crimine parigino: gente venuta dal nord, come i belgi, e gente venuta dall’estremo sud, come gli algerini.

I protagonisti di questa nostra ricostruzione, oggi, sono proprio cinque fratelli “Pieds-noirs” venuti a Parigi dall’Algeria e destinati, per quasi quarant’anni, a lasciare un nefasto quanto significativo segno del loro passaggio.

Cinque fratelli nella Parigi nera del dopoguerra.

Fra le tante vicende legate al Milieu parigino, imprescindibile, svetta quella di cinque fratelli algerini giunti a Parigi nei primi anni del secondo dopoguerra: i fratelli Zemour.

Roland, Théodore, William, Gilbert ed Edgard, ebrei algerini nativi della cittadina di Sétif. Gli Zeta, come presto verranno denominati, sapranno conquistare il sopravvento sulla criminalità parigina, riuscendo a mantenerlo per diversi anni, prima di cadere, uno dopo l’altro, sotto il piombo delle organizzazioni rivali.

I fratelli Zemour, fra il 1946 e il 1983, si dedicano soprattutto alla truffa e alla prostituzione, ma anche ad altri affari illeciti su scala internazionale.

Giunti a Parigi si installano, come tanti bianchi algerini, nel distretto del Faubourg Montmartre, territorio di cui divengono i boss assoluti alla fine della sanguinosa “guerre du Faubourg”.

Una lotta spietata che vede scontrarsi, per ottenere il sopravvento l’una sull’altra, fra il 1965 e il 1967, tre importanti famiglie pied noir: gli Zemours, gli Atlan e i Perrets.

Sconfitti i rivali, per i fratelli Zemour inizia l’epoca dell’ascesa.

Gli Zeta si lanciano allora nella guerra per il controllo del gioco d’azzardo, cosa che li conduce allo scontro con importanti padrini corsi.

Cercano di estendere la loro attività anche in Israele, si impegnano in politica, internazionalizzano la loro rete di prostituzione verso la Germania, investono in immobili e alberghi a ore, si impadroniscono del racket dei bordelli della capitale francese.

Questa loro continua espansione provoca inevitabilmente nuovi conflitti. Il principale e più sanguinoso sarà quello che li opporrà ad una spietata banda di giovani pistoleri emergenti nella zona  di Ivry, Vitry e Villejuif, soprannominata il “Clan dei Siciliani“.

Tra il 1973 e il 1976 i corpi non smetteranno di cadere sul selciato parigino. Saranno 25 in totale, tra cui quello di William Zemour, ucciso dalla polizia nel 1975. Con la sua morte sembra suonare l’ora del declino per il clan e, nella seconda metà degli anni ’70, i sopravvissuti lasciano Parigi per stabilirsi all’estero.

Théodore a Palma di Maiorca e poi in Martinica, Edgard a Miami, Gilbert tra Parigi, Canada, Florida, Germania e Belgio, moltiplicando i suoi fumosi affari al limite della legalità: immobili, bische, sale da gioco, discoteche. 

Sembra l’inizio di una fruttuosa riconversione verso attività sempre più legali, ma il processo viene bruscamente interrotto da tre proiettili calibro 357 Magnum nel 1983. 

Quattro mesi prima era stato ucciso a Miami anche suo fratello Edgard. 

Presumibilmente una vendetta, correlata all’assassinio del boss del gioco d’azzardo parigino Marcel Francisci l’anno precedente. Gira voce che l’ordine di ucciderlo sia partito proprio da Edgard Zemour, per un’oscura storia di debiti insoluti. Alla fine, solo Theodore, il più discreto degli Zemour, morirà nel suo letto anni dopo, vivendo delle varie attività (apparentemente legali) da lui avviate nelle Antille.

Si conclude la saga dei re del milieu parigino.

Cimitero di Bagneux, Campo 66, è il 2 agosto del 1983. Un mattino insolitamente fresco per la stagione.

Davanti al cancello spalancato della tomba di famiglia degli Zemour, il rabbino recita un breve omaggio al caro defunto; tesse l’elogio di un padre che aveva per i suoi figli una gentilezza ed una devozione sconfinata. Non può certo mancare un accenno alla precarietà della vita terrena.

Una cerimonia semplice e strettamente privata.

Privata per quanto lo consenta la presenza di giornalisti, fotografi e di una quarantina di poliziotti.

Quello che si seppellisce oggi non è un uomo qualsiasi: è uno dei più famosi e spietati padrini della mafia algerina a Parigi.

Della famiglia sono presenti solo Théodore-André, fratello del defunto, e la vedova con i figli. La madre è assente. Sembra che nessuno abbia avuto il coraggio di avvisarla della morte del quarto dei suoi cinque figli: tutti vittime di morte violenta.

In quel mattino d’agosto si seppellisce Gilbert Zemour. La sua fotografia andrà presto ad aggiungersi a quella dei suoi fratelli:

Roland ucciso nel 1947 in rue Blondel, in un regolamento di conti.

Williams morto in un bar, il Thélème, nel 1975, sotto i colpi della polizia.

Edgar che, nel marzo di quello stesso anno, un cecchino ha abbattuto da quattrocento metri di distanza, mentre passeggiava nel giardino della sua villa in Florida.

Ora è toccato a Gilbert, il piccolo pugile di Sétif, che tanto sperava di scongiurare “le grandi disgrazie della famiglia”. Colpito a morte di prima mattina mentre portava a passeggio il cane in avenue de Ségur.

Quando, in quella tiepida mattina d’agosto, il pesante cancello della tomba di famiglia nel cimitero di Bagneux si richiude, si chiude anche la storia tumultuosa dei cinque fratelli pied noir giunti a Parigi quarant’anni prima.

Nel prossimo post proveremo a ripercorrere quella storia terribile ed oscura, ma certamente avventurosa ed a suo modo affascinante dei fratelli Zeta venuti da Sétif.

Tutti i post sull’argomento.


Vuoi aiutare il blog a crescere? Leggi qui come fare!


 

Parigi criminale: Zeta come Zemourultima modifica: 2022-09-06T11:44:06+02:00da albatros-331
Reposta per primo quest’articolo