Mistinguett la regina del varietà

Da Jeanne-Florentine a Mistinguett.

Mistinguett regina del varietà, protagonista tra due epoche

Mistinguett regina del varietà, protagonista tra due epoche.

La più grande fra le grandi.

Mistinguett è stata una straordinaria interprete della canzone francese, protagonista, più nello specifico, del varietà parigino. Quella forma di spettacolo che, meglio di ogni altra, ha rappresentato la joie de vivre della Ville Lumière in due momenti fondamentali del nostra storia.

Prima negli anni a cavallo tra ottocento e novecento: la Belle Époque.

Un epoca di grandi cambiamenti sociali e culturali, durante la quale, il sacrificio di tanti, consentì il progredire di molti ed il privilegio per pochissimi. Che poi è l’eterna ingiustizia di questo mondo.

Poi l’epoca, altrettanto leggendaria, tumultuosa, sofferta e vivacissima che l’Europa visse negli anni tra le due guerre mondiali: gli anni ruggenti

Quando, uscito sconvolto e rinnovato dall’immensa carneficina del primo conflitto mondiale, il Vecchio Continente ed i suoi popoli, marciando decisi verso il sogno di un avvenire di pace, precipitarono consapevoli ed impotenti verso una seconda devastante tragedia.

Mistinguett rappresenta, di quei tempi l’immagine più emblematica e scanzonata .

Mistinguett è stata l’étoile! Sicuramente non la più bella, magari neanche la più brava. Certo è stata quella che più di ogni altra ha saputo conquistare il favore e l’ammirazione del pubblico. Con caparbia ostinazione, con serietà assoluta, con sacrificio, lei, è riuscita a costruire la sua stessa leggenda. Ha interpretato il gusto, le ambizioni ed i sogni della sua epoca

Artista intelligente e raffinata, ma con quel tanto di “canagliesco” che le conquista il favore del popolo come della borghesia. Donna ambiziosa e determinata, riesce a scalare, senza perdersi, la dura via del successo ed a lasciare il suo nome inciso a lettere d’oro nel Pantheon della cultura popolare francese.

«Non essere dotati, è l’eleganza suprema. Nella vita, non ho dovuto essere dotata, ma essere Mistinguett.»

Toute ma vie – Toute ma vie De 1924 a nous jours

La bambina che vede arrivare i treni.

Con la Belle Époque, tra la fine del XIX e i primi dieci anni del XX secolo, si consolida il mito di Parigi e della sua Joie de vivre.

Una Joie de vivre, in realtà, appannaggio di pochi fortunati.

Mistinguett nasce Jeanne Florentine Bourgeois il 3 aprile 1875 in rue du Chemin-de-Fer 5, ora rue Gaston Israël, a Enghien-les-Bains.

Il luogo in cui le accade di venire al mondo è già, in un certo senso, un segno del destino che l’aspetta, se solo saprà come coglierlo.

Enghien-les-Bains non è un comune francese come tutti gli altri. Si trova a soli undici chilometri da Parigi e, soprattutto, vi è un lago pittoresco ed un Casino sfavillante di luci che, in quegli anni di fine secolo, vive il suo periodo di massimo splendore.

Tutto il meglio della società parigina ha preso a radunarsi nel piccolo comune dell’Île-de-France. Soprattutto nella bella stagione è tutto un continuo sfilare di personalità, più o meno note, tutte elegantissime e raffinate.

Dalla Gare du Nord, dalla primavera in poi, arrivano a partire anche 150 treni al giorno, destinati solo a raggiungere la prestigiosa località lacustre.

Negli anni, intorno alle casupole poco più che miserabili che costituivano in precedenza il villaggio, sono sorte ville sontuose ed alberghi di lusso, dedicati ad accogliere il meglio del tout-paris. Impossibile, per una bimba nata in quel luogo, non cogliere subito e pienamente lo stridore tra la propria difficile esistenza e la ricchezza ostentata, ogni giorno, da tutta quella rumorosa minoranza di privilegiati, ricchi ed eleganti.

La futura Mistinguett è pura figlia del popolo. Il padre è un manovale di origine belga, la madre una sartina proveniente da Lille nelle Fiandre francesi. Quando nasce la loro bimba lui ha trentacinque anni, lei ventuno.

Lui, Antoine Bourgeois, si definisce un carpentiere, ma campa riparando le molle deformate di materassi usati. La moglie, Jeanne Bourgeois nata Debray, è una sartina, ma lo affianca nell’attività dedicandosi alle imbottiture.

Gente del nord induriti da una vita che non ha mai concesso loro regali. Una vita che, da un lavoro saltuario all’altro, è solo e sempre la quotidiana fatica del sopravvivere.

In seguito la famiglia, dopo la nascita del secondo figlio, Marcel, si trasferisce pochi chilometri più a sud, al confine con il comune limitrofo di Soisy-sous-Montmorency. Un’altra abitazione di nessuna pretesa, in un cortile della rue de la Point-Raquet, seminascosta dietro una caffetteria.

Tutta Parigi ad Enghien-les-Bains.

C’è il lago, ad Enghien-les-Bains, e c’è il Casino. Tutto è cominciato, nel lontano 1856, quando si sono scoperte le inestimabili proprietà curative del ruscello d’acque sulfuree che scorre nei pressi di quel piccolo borgo popolare dell’Ile-de-France.

La storia di questa località termale ricorda le pagine di Mont-Oriol, il romanzo di Guy de Maupassant del 1887.

Il lago si è presto trasformato in una sorta di oasi della nobiltà parigina, che vi accorre in massa, anche per l’estrema vicinanza alla Capitale.

L’élite dei salotti letterari ed artistici, il gotha della finanza e delle banche, della moda e dell’eleganza ha colonizzato tutta la zona.

Sorgono dimore sontuose ovunque lungo le rive del lago: castelli addirittura!

A dare il tono a tutto l’ambiente, personaggi come la Principessa Mathilde, cugina dell’Imperatore Napoleone III, o Hippolyte de Villemessant, giornalista celebrato e fondatore del quotidiano Le Figaro.

Decine e decine di treni scaricano quasi ogni giorno centinaia di questi illustri visitatori e la piccola Jeanne-Florentine, che abita proprio in faccia alla stazione, cresce osservando con i grandi occhi lucenti quella variopinta e rutilante umanità.

Naturalmente, in casa dei Bourgeois, le cose vanno un tantino diversamente e la loro esistenza non ha nulla in comune con quella passeggeri di quei treni.

Al ritorno da scuola e durante le vacanze estive la piccola aiuta i genitori nel lavoro di riparazione dei materassi. Detesta assolutamente quel cortile pieno di molle rotte e la cantina ingombra di materassi consunti, che per lei hanno odore di vecchiaia e malattia.

La piccola Jeanne Florentine gioca come tutti i bimbi della sua età, ma non è esattamente uguale a tutti gli altri. È intelligente, attiva, ama prendere l’iniziativa, organizzare e comandare il fratellino e i compagni. Sembra un maschiaccio ed è il leader naturale del nutrito gruppo di bambini e bambine con cui s’accompagna.

A scuola supplisce alla sua scarsa propensione allo studio con la fantasia. Inventa storie, mostra una parlantina inesauribile.

Estremamente precoce ed affidabile, non teme nulla e sa come farsi valere. Piuttosto che maneggiare le fodere dei materassi, preferisce mille volte essere inviata dai genitori presso i clienti in ritardo con i pagamenti, ad esigere le somme dovute.

Nel suo intimo un irresistibile desiderio d’evasione. Quel mondo è decisamente troppo piccolo per lei. Si sente soffocare.

Non sa bene né come né quando, ma di certo la sua vita non può e non deve consumersi in quel luogo e a quel modo.

Sarà un circo a cambiare la sua vita!

Un circo da quattro soldi che ad ogni stagione alza il suo tendone nella piazza del paese. La piccola Jeanne Florentine ne è sempre più affascinata e dentro di lei si fa largo un’idea sempre più precisa: diventare un’artista, salire su di un palcoscenico.

Non importa quanto tempo e fatica ci vorrà.

Un violino per Jeanne-Florantine.

Jeanne Florentine ha circa una decina d’anni quando il padre muore di Tetano. Si è ferito alla mano con una di quelle sudice molle che ripara ogni giorno.

La madre ritorna al lavoro di sartina cercando, al meglio possibile, di mantenere se stessa e i due figli piccoli.

Inizia un periodo di lotta quotidiana fra madre e figlia. La ragazzina vuole fare “l’artista”, come i figli dei girovaghi del circo con cui ha stretto amicizia.

In un primo tempo la madre la deride, poi la punisce ed infine trova un compromesso accettabile: se Jeanne Florentine vuole diventare un’artista deve imparare almeno la musica e quindi deve mettersi a studiare. Imparare a suonare il violino potrebbe essere un buon inizio.

In realtà, la povera madre esausta, spera in cuor suo che la figlia si stanchi presto dei noiosi studi di solfeggio necessari ad apprendere la musica e rinunci a quei sogni che giudica infantili, senza sbocco e anche pericolosi.

Per la giovane vedova, Jeanne Bourgeois nata Debray originaria delle Fiandre francesi, tutti i luoghi del divertimento popolare hanno fama d’essere equivoci e scandalosi.

I giornali raccontano ogni giorno le avventure galanti delle “cortigiane” dell’epoca. Delle famose horizontales di chez Maxim’s e delle audaci ballerine del Molin-Rouge.

Per Mme Bourgeois si tratta di tutto un unico universo scandaloso: dai giardini delle Folies-Bergère fino ai cabaret di Montmartre e giù fino ai bassifondi dei fortifs dove brillano nel buio i pugnali degli Apaches.

C’è un vecchio professore disponibile a dare lezioni a giovani aspiranti musicisti. Vive a Parigi e si chiama Boussagol.

È un famoso musicista dell’Opéra e riceve gli alunni nella sua abitazione di rue Vivienne.

Come la madre aveva facilmente immaginato lo studio del violino si rivela per Jeanne-Florantine un vero supplizio, ma contrariamente alle sue aspettative la ragazza non molla.

Per lei il vero piacere sono quei quasi quotidiani viaggi in treno per recarsi a Parigi. Vedere l’elegante rue Vivienne, la gente per la strada, le prime amicizie fatte fuori dal suo piccolo mondo abituale. I primi ragazzi che l’ammirano, nonostante non sia né troppo bella né particolarmente attraente, ma che presto impara a dominare con la grazia e l’astuzia della donna di mondo.

I giovani prendono a chiamarla: la princesse de la Pointe-Raquet.

La ragazza delle camelie e la diva del varietà.

Per guadagnare un po’ di denaro e non pesare troppo sulle scarse finanze di famiglia, s’inventa fioraia ed ottiene dal direttore del Casino di poter montare il suo banco proprio d’avanti all’ingresso del prestigioso edificio.

Lei appunta con disinvoltura rose e violette all’occhiello degli eleganti avventori del Casino. Quando le capita è entusiasta di recapitare mazzi di fiori nei camerini degli artisti. Si sente a casa e sogna ad occhi aperti la vita che verrà. Prima o poi.

È in questo periodo che, passeggiando fra le sontuose ville della natia Enghien, scopre il luogo dove si è ritirata a vivere una famosa artista del Vaudeville: Alice Ozy.

Un’artista che ha goduto di grande fama negli anni fra il 1830 e il 1855. Amica di Théophile Gautier, amante di numerosi principi ed artisti. Ritiratasi dalle scene si divide fra la sua abitazione parigina al 91 di boulevard Haussmann e la casa sul lago ad Enghien.

La ragazzina forse dodicenne e l’artista più che sessantenne fanno amicizia, segno dell’evidente intraprendenza della giovane Jeanne-Florentine, che ha trovato in qualche modo l’occasione di presentarsi.

Alice Ozy racconta alla piccola le affascinanti storie della sua vita, le insegna il portamento necessario sul palcoscenico, suona per lei il flauto, mentre Jeanne-Florantine danza e canta entusiasta ed eccitata.

Il treno dei desideri.

Lo studio del violino, nel frattempo, continua con sempre meno convinzione. Anche il buon maestro Boussagol inizia, ormai, a non vedere l’ora di sbarazzarsi di quell’allieva cosi poco incline a maneggiare l’archetto.

Nel tentativo di sviare altrove le sue ambizioni musicali le impartisce alcune lezioni di “bel canto”. Spera di convincerla a dedicarvisi così da affibbiarla a qualche nuovo maestro. Scopre così che Jeanne è decisamente più portata per la canzone che per l’orchestra, ma, ancora una volta, contrariamente alle sue aspettative non è la canzone operistica che appassiona la ragazza.

Durante l’esecuzione di un pezzo classico, il Rondo de la paysanne, lei motteggia, sculetta, prende una cadenza popolaresca ed il maestro è costretto, inorridito e con le mani nei capelli, a gridarle:

«No! Non così! Questo è caf’ conc’!».

Dal suo punto di vista è una pesante critica, ma, per lei, è un grande complimento!

Ormai Jeanne-Florentine ha circa quindici anni. Spesso buca le lezioni di violino per andare a passeggiare con qualche compagno lungo gli Camps-Elisées spiando i prestigiosi Cafè concerto che attendono la sera per spalancare le loro porte ed accendersi di mille luci. Lei sogna.

L’appuntamento cui non rinuncia mai è quel viaggio in treno, al mattino,che dal Enghien la porta a Parigi.

Tutti la conoscono e lei parla con tutti. Racconta i suoi sogni, si vede già come una stella del varietà. Ora la “princesse de la rue Point-Raquet” si è guadagnata un nuovo nomignolo: per tutti è ora “Miss Heliet“. È il nome della protagonista d’una operetta di Audran che trionfa in quel momento al Bouffes-Parisiens.

Sul treno incontra spesso un uomo che ha conosciuto in casa di Alice Ozy: M. de Saint-Marcel.

Si tratta di un autore molto in voga nei music-hall parigini. Uno spettacolo con la sua firma spopola in quel periodo al Parisiana.

Saint-Marcel, da consumato uomo di spettacolo, trova intrigante quella ragazzina piena di vita e d’entusiasmo. Intuisce la potenzialità di quei suoi capelli rosso scuro, dei grandi occhi azzurri e maliziosi, del naso camuso su quei denti sporgenti in avanti.

Lei non smette mai di parlargli del suo futuro da grande artista del varietà. Quando non parla canta e canta un motivetto di gran moda: La Vertinguette. L’autore, manco a dirlo, è proprio Saint-Marcel. Lui le sorride, lusingato, e magari trova buffa quella ragazzina fanatica del varietà che tutti chiamano Heliet. Forse vede anche un po’ più in là.

«Conosce la mia canzone Miss Heliet? Miss Heliet…Vertinguette…Miss Vertinguette…Ecco Miss Tinguette! È un nome carino per un’artista. Mia cara, se mai un giorno salirà su di un palcoscenico, questo è il nome che le si addice».

Lei non risponde nulla, ma quel nome le si fissa nella mente a lettere indelebili.

Si, un giorno lei sarà Miss Tiguette.

Un nome e un debutto in Boulevard Montmartre.

Quel giorno è più vicino di quanto ella possa pensare.

Saint-Marcel non si limita a trovarle un nome d’arte, si impegna anche a procurarle un ingaggio.

Naturalmente con l’approvazione della madre di Jeanne che ormai si è rassegnata.

Ovviamente non un grande ruolo, solo un posto da ballerina che accompagna l’apertura del sipario.

Nemmeno in un locale blasonato come il Casino de Paris, dove lui è di casa.

Sarà le Petit Casino Saint-Martin diretto da madame Favart, impasse Joffroy, Boulevard Montmartre: nel cuore di Parigi.

È il caf’ conc’ in tutto il suo splendore. Il regno del vero spettacolo popolare.

È anche dura gavetta. Un luogo a metà fra un saloon del far west e l’arena di un circo, dove un pubblico di conoscitori, severi fino alla crudeltà, nulla perdona ai giovani artisti esordienti.

Soprattutto gli spettatori al piano di sopra, il pollaio fumoso e maleodorante, grondante di sudore e da cui piovono battute sporche, quando non si tratta di bucce d’arancia o noccioli di ciliegia.

Per farsi apprezzare, o anche solo sentire, da un pubblico del genere serve un carattere d’acciaio, un temperamento ed una verve non comuni.

Le Petit Casino non è l’Eldorado. Siamo lontani dagli Camps-Elisées, dall’Alcazar e dalle Folies-Marigny. Dalla clientela mondana immaginata dall’allieva svogliata del professor Bougassol.

Miss Tinguette scopre un mondo senza pietà, fatto di sorrisi in faccia e colpi bassi dietro la schiena, di invidia e rivalità senza pari. Scopre l’implacabile concorrenza che esiste fra gli artisti, la competizione estenuante che imperversa tra gli sconosciuti esattamente come tra i famosi.

Un mondo fatto anche di fatica, di ambienti sordidi, di logge soffocanti e corridoi gelidi.

Molti, prima e dopo di lei, non hanno retto alla prova. Molti si sono visti rifiutare da quel pubblico grossolano e crudele.

Molti, ma non lei!

Lei cade dritta nel suo tempo. Senza forzare la sua natura. Lei è alla moda. Ancora non sa fare quasi nulla sul palco, a parte qualche smorfia e qualche gesto volgare, ma la sua personalità, un po’ maliziosa, un po’ sfacciata, corrisponde ai gusti di quella clientela altrettanto sfacciata nella quale non fatica minimamente a riconoscersi.

J’suis la môme du Casino

Oh! Oh!

Fraîche comme un coquelicot

Oh! Oh!

Mais galbeuse et rieuse

Et toujours rigolo

La môme du Casino!…

È il successo e l’inizio di una leggenda!

Toute ma vie – Toute ma vie De 1924 a nous jours


Gran parte delle informazioni provengono da un libro:

Mistinguett: La reine des Années folles (French Edition)

 

Mistinguett la regina del varietàultima modifica: 2022-01-19T02:54:50+01:00da albatros-331
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