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Racconti bianchi, racconti neri, racconti della pazzia.

Alberto Savinio propone in questo volume venti fra i più bei racconti di Maupassant. Un incontro, quello tra lo scrittore italiano e Maupassant, avvenuto nel 1944 e dal quale sono scaturiti una serie di traduzioni e un saggio, “Maupassant e l’Altro”, tra i più riusciti di Savinio.

Mai come qui, infatti, la sua scrittura è tanto sapida e scintillante, in particolare nel gioco di rimandi ironici fra il testo e le note, e mai la faccia nera e nascosta dello scrittore francese è stata così acutamente messa in luce.

Racconti bianchi, racconti neri, racconti della pazzia

Racconti bianchi, racconti neri, racconti della pazzia by Adelphi.

Guy de Maupassant, ci informa Savinio, «morì nel 1893 ma “cessò di essere lui” due anni avanti, nel 1891, cioè a dire nell’anno medesimo in cui Nivasio Dolcemare entrò nella vita». Ed è solo una di quelle «coincidenze astrali» che tanto piacciono al doppio letterario di Savinio, il quale ci propone qui una scelta di venti fra i più bei racconti di Maupassant, da lui stesso tradotti in una lingua magnifica, perfettamente all’unisono con la voce di colui al quale Stefan Zweig riconosceva «un senso quasi soprannaturale della misura».

Un incontro, quello di Savinio con Maupassant, a dir poco esplosivo, dal quale sono scaturiti nel 1944 una traduzione magistrale e un saggio introduttivo di ampiezza inconsueta: Maupassant e «l’Altro», vale a dire uno dei suoi libri più felici e inafferrabili. Mai come qui, infatti, la scrittura di Savinio è stata tanto sapida e scintillante, in particolare nel gioco di rimandi ironici fra il testo e le note – e mai la faccia nera e nascosta dello scrittore francese è stata così acutamente messa in luce.

Maupassant e l’Altro by Adelphi.

Con Maupassant e “l’Altro”, Savinio ha scritto, poco più di trent’anni fa, uno dei suoi testi più felici e inafferrabili: una specie di saggio-divagazione, e insieme frammento di autobiografia, aperto a tutti i venti dell’intelligenza, irriverente e acutissimo, un testo che a ogni passo sembra sbucare su prospettive impreviste e le abbandona subito con sovrana indifferenza.

Alla fine di questo capriccioso percorso il lettore constaterà, comunque, di essere arrivato almeno a un risultato indubitabile: vedere come fosse la prima volta, e con enorme sorpresa, la vita, l’opera e l’ambiente di Guy de Maupassant. Prendendo spunto proprio da certi tratti di comica semplicità e quasi animalità ‘carnale’ della persona Maupassant, Savino è riuscito a scavare dall’ombra la sua ‘altra’ fisionomia, il suo Doppio, accompagnatore discreto fino alle soglie della pazzia, «l’inquilino nero» che, varcate quelle soglie, diventa un «esigente dio», desideroso di trionfare uccidendo il proprio ospite.

Tutta l’opera di Maupassant appare così intrecciata di un doppio filo, che ne spiega il fascino contraddittorio, gli improvvisi sbalzi fra un vitalismo spesso e l’angoscia spettrale. Ed è lo stesso doppio filo che incontriamo in ogni particolare di quell’epoca imbarazzante, l’Ottocento, trattata con mano sicura e leggera in questo testo, che sembra compendiare tutti gli estri di quel grande critico, narratore e pittore che fu Savinio, oggi riscoperto in tutta Europa.

Maupassant e l’Altro

Racconti bianchi, racconti neri, racconti della pazzia


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Maupassant visto da Alberto Savinioultima modifica: 2022-03-16T01:50:05+01:00da albatros-331
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