Mafia a Parigi

Simenon e la malavita francese.

Alain Delon mitico interprete del malavitoso francese in tanti film.

Alain Delon mitico interprete del malavitoso francese in tanti film.

La malavita francese nei romanzi di Georges Simenon.

L’ambiente della malavita organizzata non ha mai rappresentato per Georges Simenon un argomento di particolare interesse. 

È l’individuo nella sua essenzialità che intriga lo scrittore belga, non le organizzazioni dentro le quali un insieme di individui esplicita la propria opera perseguendo interessi privati e collettivi: leciti o meno che siano. 

Nonostante questo sostanziale disinteresse, Simenon, non ha mancato di utilizzare, come sfondo ad alcune inchieste del suo commissario Maigret, proprio quel mondo così particolare, costituito dalla malavita, con le sue regole, i suoi protagonisti, i riti e i luoghi tipici dell’ambiente. 

Lo ha fatto con l’essenzialità e la precisione con cui un pittore dipinge uno sfondo, che ha il solo compito di inquadrare in un determinato contesto, nel modo più preciso possibile, ciò che realmente conta nella vicenda che intende narrare. 

Cambia Parigi, cambia la malavita.

Quando il giovane Simenon giunge a Parigi, nel 1922, grandi cambiamenti sono in atto nella città che è, insieme, capitale della Francia e capitale culturale dell’Europa intera. 

Grandi cambiamenti nella società e, di conseguenza, nella malavita, che della società è, piaccia o non piaccia, una delle manifestazioni più estreme. 

Il primo conflitto mondiale ha spazzato via un mondo intero, nel bene come nel male e, anche la malavita si appresta a cambiare pelle, metodi, obiettivi e protagonisti. 

A Parigi sono arrivati gli “americani” e, con loro, nuovi stili di vita, nuove possibilità economiche, un primo barlume di benessere diffuso.

I vizi degli esseri umani sono, naturalmente, sempre gli stessi, ma le possibilità di soddisfarli si sono estese ad una più vasta platea della popolazione.

C’è più ottimismo, più individualismo e una nuova voglia di pensare in grande.

Sono gli “anni ruggenti” e anche la malavita ne è contagiata.

Scomparsi i leggendari quanto temuti Apaches della Belle Èpoque, dediti al prossenetismo su piccola scala e alla rapina di passanti incauti e solitari, restano sulla piazza le principali figure malavitose. Uomini che, anche se non sempre nativi della capitale, sono comunque definibili come parigini. 

Sono figure assolutamente determinate a cogliere le occasioni offerte loro dal nuovo corso, determinatosi con la fine della guerra.

Lo sfruttamento della prostituzione rimane il settore principale della loro attività, ma anche il gioco d’azzardo e la droga, prima appannaggio esclusivo delle classi superiori, ora iniziano ad assumere grande importanza, dato che si è ampliato di molto il potenziale di clientela disponibile.

La malavita organizzata nei romanzi Maigret.

Quell’ambiente malavitoso, pittoresco e un po’ anarchico, degli ultimi anni della Belle Èpoque, Simenon ce lo restituisce in un suo romanzo del 1949: La première enquête de Maigret (1913).

Sono anni che lo scrittore non ha personalmente vissuto a Parigi, eppure egli riesce a trasmetterci ugualmente, ed in modo non stereotipato, l’atmosfera di quel tempo andato.

Così come riesce a delineare con chiarezza, priva di retorica, il carattere quasi cavalleresco, sicuramente crudele e un tantino bohemien dei protagonisti in negativo di quegli anni: gli Apaches.

Questa escursione nel passato, da parte dello scrittore belga, rimane un caso unico. Molto più presente nei suoi romanzi, anche se mai predominante, è quella nuova malavita che inizia ad affermatasi proprio negli anni in cui il giovane Simenon si trasferisce a Parigi.

La malavita francese, a partire dagli anni venti, non assomiglia più a quella che dominava il decennio precedente.

Molto più pervasiva ed organizzata, persegue obiettivi più rilevanti e si avvia ad essere molto più pericolosa per l’insieme del tessuto sociale.

Eppure essa è percepita con minore preoccupazione dall’uomo della strada, proprio perché i nuovi interessi dei malavitosi pur se provocano sanguinosi scontri fra bande rivali, con morti e feriti, sono vissuti come meno pericolosi delle sanguinose aggressioni ad onesti cittadini che invece erano all’ordine del giorno al tempo degli apaches.

In fondo, questi nuovi criminali, tendono soprattutto ad ammazzarsi fra di loro.

La nuova malavita parigina ha mutuato il proprio comportamento dai modelli di quella americana che imperversano nei film proiettati sugli schermi delle nuove, modernissime, sale cinematografiche realizzate a Parigi dalla Paramount.

Controlla sale da gioco, bordelli e alberghi a ore e, naturalmente, il crescente mercato della droga.

Il cappello Borsalino ha rimpiazzato il tipico berretto delle banlieue, le grandi macchine americane sostituiscono le Dion-Buton, pistole e mitra hanno soppiantato i silenziosi coltelli apaches.

La vecchia malavita parigina è cambiata: alla pègre è subentrato il milieu.

Questa nuova realtà, Georges Simenon, impara presto a conoscerla e la restituisce, quando serve, nei romanzi del commissario Maigret.

Anche Maigret contro il crimine organizzato.

Se nel primissimo Maigret (Pietr le letton) compaiono i famigerati locali della rue Fontaine, in La nuit du carrefour, del 1931, ecco le prime raffiche di mitra e i traffici organizzati di merce rubata e gioielli.

Ma è nel romanzo che chiude il ciclo Fayard della saga maigretiana, che la nuova malavita parigina diventa, ed è l’unico caso, veramente protagonista.

Il romanzo, che si intitola semplicemente Maigret, vede lo scontro implacabile e diretto fra il commissario, ormai in pensione, ed una banda di malavitosi parigini.

Non manca nulla. C’è il locale notturno dove si esibiscono giovani spogliarelliste ed entraineuse, c’è lo spaccio di droga, c’è un boss che tiene in mano i fili dell’organizzazione ed al tempo stesso non esita a farsi informatore della polizia per guadagnarsi un po’ di protezione, o ad eliminare i propri complici quando diventano pericolosi.

Non mancano i giovani elegantoni con auto americane e grilletto facile.

Soprattutto è presente il mélange, ancora in atto, fra la malavita tradizionale parigina ed i nuovi arrivati alla ribalta della delinquenza: gli immigrati dal sud della Francia.

Se il capo della banda ha un cognome, Cageot, che rimanda alla Francia continentale, non mancano un Pepito, chiaramente di origini italiane, e non manca un marsigliese.

Marsigliese non significa necessariamente cittadino di Marsiglia, perché, per quanto riguarda la malavita, la città mediterranea era già il feudo incontrastato delle famiglie provenienti dalla Corsica.

Per tutti gli anni trenta e quaranta del ‘900 si assisterà, a Parigi come nelle principali città francesi, ad una lotta spietata e cruenta che contrappone la malavita continentale a quella corsa e marsigliese.

Da Parigi ad Ajaccio, passando per Marsiglia.

Dopo la seconda guerra mondiale la malavita corsa assumerà il sostanziale sopravvento ed il controllo di tutte le principali attività criminali. L’egemonia corsa non sarà mai del tutto assoluta, perché altre realtà malavitose provenienti dal nord Africa tenteranno di inserirsi, anche con un certo successo, nella gestione del malaffare.

Tutto sommato i corsi furono comunque i vincitori della guerra di mafia combattuta in Francia e il loro dominio dura tutt’ora sulle attività criminali d’oltralpe, anche se le autorità politiche francesi tendono a non dare troppo risalto alla cosa.

Non a caso, nei romanzi Maigret, del dopoguerra, Simenon, usa quasi esclusivamente cognomi corsi per riferirsi a criminali di professione o a gestori di locali notturni.

Georges Simenon, raccontando vicende che poco o nulla hanno a che vedere con la malavita, riesce a far percepire a noi lettori il carattere pervasivo delle infiltrazioni mafiose nella società francese.

Da Parigi alla Costa Azzurra, da Marsiglia a Tolone, ecco spuntare personaggi, importanti o secondari, che sono realisticamente rappresentativi di quel mondo criminale che costituiva e costituisce la malavita francese.

Questo post è il primo di una serie, in cui cercheremo di rievocare quel mondo e alcuni dei più noti fra i suoi protagonisti.

Dagli anni ’20 fino ai giorni nostri o quasi.


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Mafia a Parigiultima modifica: 2022-08-23T11:00:26+02:00da albatros-331
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