Léo Malet ha cantato per Simenon?

Georges Simenon e Léo Malet insieme a Parigi.

Parigi place Constantin-Pecqueur.

Parigi place Constantin-Pecqueur.

 

Due giovani destinati alla fama letteraria.

Abbiamo incontrato Georges Simenon, sulle pagine di questo blog, una notte di marzo del 1923.

Allora ventenne, il futuro scrittore, era in procinto di ripartire per la natia Liegi, ma solo per sposare l’amata Tigy e precipitarsi subito, di nuovo, nella capitale francese ad inseguire le ambizioni artistiche di entrambi.

In quella notte di marzo il giovane Simenon era molto impegnato a “gestire” due giovani turiste olandesi, districandosi fra la folla di avventori assiepati nella sala di uno dei più antichi ed emblematici bistrot di Montmartre: Au Lapin Agile!

Pochi anni dopo, nel 1925, lo scrittore belga non è certo divenuto più famoso ed il grande pubblico della stampa parigina ignora ancora completamente la sua esistenza, ma, pur senza saperlo, trova quasi ogni giorno un suo racconto, pubblicato sotto svariati pseudonimi, sulle pagine dei più svariati quotidiani e settimanali. Simenon ha iniziato a guadagnare abbastanza bene ed a cogliere i primi frutti dell’impegno costante e quasi maniacale con cui insegue il suo sogno.

Nonostante il matrimonio ed il lavoro incessante non smette certo di frequentare i locali parigini dove ferve la vita notturna e dove il meglio del mondo artistico e culturale della capitale si incontra e si confronta ogni notte. Serve a divertirsi, certamente, ma serve anche a coltivare amicizie e conoscenze. Serve a “tastare il polso” ad una città in continuo fermento.

Così, anche se non ne siamo certi, è possibile immaginare un Simenon che attraversa Montmartre in una notte di dicembre del 1925, solo o con la moglie che spesso lo accompagna, ed entra ad incontrare degli amici in un locale che apre i battenti al civico 4 della place Constantin-PecqueurLa Vache enragée.

Ci piace pensare che sia accaduto perché, proprio al cabaret La Vache enragée in quell’ultimo scorcio del 1925, da alcuni giorni si esibisce come chansonnier un ragazzo meridionale di sedici anni, originario di Montpellier. Il suo nome è Léon Malet e, proprio come Simenon, è destinato a divenire uno dei “padri” del poliziesco francese.

Léon Malet è un giovanotto dalla vita tribolata, segnata fin da subito dalla sofferenza. A due anni perde in rapida successione il padre, il fratello e la madre: tutti uccisi dalla tubercolosi. Sarà allevato dal nonno materno Omer Refreger.

Il nonno di Malet pratica il mestiere del tonnelier, artigiano specializzatissimo nella costruzione delle botti. Questo particolare è abbastanza importante perché avrà una certa influenza sulla formazione del ragazzo.

Molto più che nell’ambiente squisitamente operaio, legato alla “fabbrica” e al Partito Socialista, nell’ambiente degli artigiani e, più in generale degli operai molto specializzati, trovano grande diffusione gli ideali dell’Anarchia.

Così non è strano affatto che il giovane Malet nutra fin da subito il suo spirito con letture come LibertaireL’Insurgé e che stringa amicizia, prima epistolare poi diretta, con André Colomer che di quei fogli è uno dei principali animatori.

Léo malet i romanzi

Léo a Parigi a sedici anni.

Ed è proprio André Colomer a procurare al ragazzo, giunto da poco a Parigi con in tasca 105 franchi e l’intenzione di vivere il proprio impegno per la libertà, l’ingaggio a La Vache enragée.

Il cabaret La Vache enragée nasce dalla volontà di Roger Tozini (o anche Toziny), cantante, paroliere ed attore francese, che nel 1917 ha creato, con il cantante Maurice Hallé ed il disegnatore Jules Depaquit, un settimanale satirico dal nome appunto di La Vache enragée (il nome viene da un antico corteo carnevalesco di Montmartre). Nel febbraio del 1921 Tozini decide di aprire un locale a Montmartre e gli conferisce lo stesso nome del settimanale da lui fondato. Roger Tozini sarà anche tra i fondatori, nel 1920, della Commune Libre de Montmartre, della quale sarà il secondo Sindaco alla morte prematura di Jules Depaquit.

Léon Malet, abbiamo detto, è destinato a diventare, con il nome di Léo Malet, un’importante protagonista del genere poliziesco francese, ma quando esordisce cantando a Montmartre e mentre scrive corsivi rivoluzionari su L’Insurgé questo è ancora molto lontano dall’essere.

La carriera di chansonnier non si rivela essere molto fruttuosa per il giovane di Montpellier. Si vede presto costretto ad adattarsi ad ogni tipo di lavoro.

Così lo troviamo impiegato, operaio, giornalista occasionale (L’En-outside, L’Insurgé, Journal de l’Homme aux Sandales, La Revue anarchiste). Sarà anche il direttore di un negozio di moda, comparsa di cinema, strillone, imballatore per la casa editrice Hachette.

Nella primavera del 1926, trascorse due mesi nel carcere minorile Petite Roquette per vagabondaggio. Tornato a Montpellier, presenta la sua candidatura per le elezioni legislative francesi del 1928 come candidato non parlamentare, con le precise istruzioni “Non votare”.

Per candidarsi non servivano soldi, come oggi: bastava dichiararsi in municipio o in prefettura. Questo ci ha permesso di avere accesso a pannelli su cui potevamo mettere i nostri poster senza pagare il bollo. Ero minorenne. Ma abbiamo accettato tutti. Ovviamente, se avessi ottenuto il numero di voti necessario per essere eletto, non sarebbe valso nulla.

In quello stesso 1928 Malet torna a Parigi dove incontra Paulette Doucet, che diventa subito sua compagna. Si sposano nel 1940 e vivranno insieme fino alla morte di Paulette nel 1981.

Durante la riedizione dei suoi romanzi scritti sotto pseudonimi, Léo Malet gli ha reso omaggio con questa dedica:

In ricordo di Paulette, mia moglie che, durante tanti anni, mi ha dato il pane che era l’unica a guadagnarsi.

 

Léo Malet, dalla canzone al surrealismo.

La svolta per Malet arriva nel 1930 e ancora tramite l’incontro con un altro André, che questa volta di cognome fa Breton.

Avido di letture e sempre attratto da iniziative che abbiano un sapore rivoluzionario, Malet, ha occasione di leggere il Secondo manifesto surrealista, uscito proprio in quell’anno, e ne rimane colpito. Subito trova il modo di procurarsi il Primo manifesto del 1924. Lo colpiscono soprattutto le teorie sulla scrittura automatica: vi si cimenta, realizza alcuni testi e li spedisce ad André Breton.

Breton è colpito dai risultati ottenuti da Malet nella scrittura automatica e sollecita un incontro. Questo avviene il 13 maggio 1931.

Inizia così per Malet l’esperienza surrealista che, inizialmente, si concretizza con una raccolta di poesie che viene pubblicata in appena trenta copie.

In questo periodo Malet gestisce l’edicola all’angolo tra rue Sainte-Anne e rue des Petits-Champs a Parigi. È un’esperienza di vita socialmente arricchente per lui, che gli permette di entrare in contatto diretto con le più disparate figure umane e crearsi un bagaglio che si rivelerà essenziale pochi anni dopo.

La partecipazione al movimento surrealista gli consente di avere rapporti con tutti i principali esponenti del movimento e di stringere amicizia con importanti artisti, come: Salvador Dalí, Raymond Tanguy e Jacques Prévert.

Di questo periodo artistico della sua vita rimangono le raccolte di poesie surrealiste  Ne pas voir plus loin que le bout de son sexe (1936), J’arbre comme cadavre (1937) e Hurle a la vie (1940).

All’inizio della seconda guerra mondiale, il 25 maggio 1940, Léo Malet è arrestato con l’accusa, secondo quanto racconta nella sua autobiografia, di far parte di un “complotto surreale-trotskista” e “di attentato alla Sicurezza dello Stato e di un “complotto” in cui era coinvolto, tra gli altri, anche il poeta surrealista Benjamin Péret“.

Imprigionato nella prigione di Rennes, Malet, è poi trasferito allo stalag X-B a Sandbostel, tra Brema ed Amburgo, fino al maggio 1941 quando è liberato, sembra, per motivi di salute.

Léo Malet con la sua pipa.

Léo Malet con la sua pipa.

La Parigi di Léo Malet. A vent’anni dalla sua scomparsa

Il poliziesco all’americana di Malet.

È in questo momento che Léo Malet trova la sua strada artistica definitiva.

Malet ha avuto modo di leggere romanzi come Addio alle armi di Hemingway e Piombo e sangue (Red Harvest) di Dashiell Hammett, ha fatto la conoscenza di Louis Chavance autore di sceneggiature e tecnico del montaggio nonché scrittore di polizieschi.

I romanzi in stile americano sono piuttosto richiesti dal pubblico, ma c’è la guerra e gli autori anglosassoni non sono distribuiti per ovvi motivi nella Francia occupata. Gli editori francesi, spesso, per accontentare il pubblico, se li inventano letteralmente

Léo inizia a scrivere, dietro suggerimento dell’amico Chavance, alcuni romanzi polizieschi, ma anche di cappa e spada, firmati con pseudonimi appropriati: Frank Harding, Léo Latimer, Lionel Doucet, Jean de Selneuves, Noël Letam, Omer Refreger, Louis Refreger.

Nel 1941 Léo Malet pubblica il suo primo romanzo poliziesco: Johnny Metal, sotto lo pseudonimo di Frank Harding.

È un successo: il romanzo vende 40.000 copie!

Siamo al tipico romanzo poliziesco all’americana scritto da chi, europeo, dell’America conosce poco o nulla e, quel poco che conosce gli deriva più dal cinema che non dalla letteratura.

Segue nel 1942 un nuovo romanzo La Mort de Jim Licking, a firma Leo Latimer.

La vita di Léon Malet è cambiata completamente e si appresta a cambiare ulteriormente.

Nasce Nestor Burma il detective anarchico.

Nel 1943 vede la luce un romanzo a firma Léo Malet, un romanzo che alcuni hanno definito: “il primo vero noir francese”.

Sicuramente è un salto di qualità e rappresenta la conquista di una più personale ed autentica vena narrativa.

Si tratta di 120, rue de la Gare, protagonista il detective Nestor Burma.

Le diecimila copie del mio libro si sono esaurite in una settimana e due settimane dopo la casa di produzione cinematografica Sirius ha acquistato i diritti per fare un film.

Di fronte a questo successo non vi può essere altra alternativa: scrivere un secondo romanzo con lo stesso eroe.

Nel 1945 viene pubblicato: Nestor Burma contro C.Q.F.D.

Fra il 1943 e il 1971 vedono la luce 14 romanzi con protagonista il detective Nestor Burma. Altri quindici romanzi con lo stesso protagonista si aggiungono nel corso degli anni, a partire dal 1954, in una sorta di “serie dentro la serie”.

Si tratta dei romanzi del ciclo Les Nouveaux Mystères de Paris, dove ogni singolo romanzo è ambientato in un diverso arrondissement di Parigi. 

Malet e Simenon: due pipe a confronto.

Due uomini molto diversi, Malet e Simenon, entrambi fumatori di pipa, entrambi scrittori.

Il secondo ha portato nell’Europa continentale il poliziesco d’indagine, svincolandolo, al tempo stesso, dai canoni tipici del poliziesco. Il primo ha interpretato la nuova forma narrativa in modo sicuramente originale, senza riuscire a sfuggire alla schiavitù dell’intreccio e, in più, restando imbrigliato nella propria esperienza personale e nelle proprie convinzioni, senza arrivare al fondo dell’uomo “oltre” le convinzioni e l’esperienza.

Nestor Burma è un personaggio lontano anni luce da Maigret, non lo dico per sminuire il lavoro di Malet, che ha indubbiamente un suo pregio, ma questo detective privato perennemente arrabbiato con il mondo, riflette fortemente i sentimenti e le convinzioni che stanno al fondo della formazione culturale e dell’esperienza di vita del suo autore.

Surrealismo, anarchismo, impegno politico, sono caratteristiche, rispettivamente, dello stile narrativo dell’autore e delle tendenze caratteriali del personaggio.

Con tutti i limiti e le possibilità che questo comporta.

Questo impedisce all’investigatore di Malet di conquistare quel distacco assoluto dai fatti esteriori che, al contrario, appartiene completamente alla figura del commissario Maigret.

Alla base due diverse esperienze umane e due diverse valutazioni sull’uomo stesso.

Léo Malet è sempre e comunque engagé, mentre Simenon vede dentro l’uomo a prescindere dalla sua appartenenza sociale e politica: sempre.

Proprio per questo il personaggio ideato da Malet ha fornito ispirazione a tanti autori delle ultime generazioni, che non riescono a raccontare una storia senza pretendere di farne anche un manifesto delle proprie convinzioni. Quasi temessero d’essere criticati per mancanza d’impegno.

Quasi pensassero veramente ad una società che in virtù di un qualche ideale risulterebbe indenne dal crimine o dal delitto.

Vorrebbe dire una società senza uomini.

Léo Malet ha, almeno, il merito d’essere stato il primo.

Léo malet i romanzi


 

Léo Malet ha cantato per Simenon?ultima modifica: 2020-12-09T05:16:20+01:00da albatros-331
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