Le vertige (Marcel L’Herbier 1926)

Le vertige (Marcel L’Herbier 1926).

 

immagini dal film Le vertige (Marcel L'Herbier 1926).

Le vertige (Marcel L’Herbier 1926)

Le vertige (Marcel L’Herbier 1926).

Le vertige cult movie del regista Marcel L’Herbier realizzato nel1926.

Per gli appassionati del cinema francese riportiamo qui di seguito un bell’articolo di Stefano Barbacini apparso su: http://www.dysnews.eu/. Rende l’importanza di quest’opera cinematografica, molto meglio di quanto potrei fare io con le mie misere parole.

Le vertige (Marcel L’Herbier 1926) come Hitchcock 1958.

Le vertige, ovvero l’uomo che visse due volte!

Curiosa somiglianza di titolo e vicenda di questo film di L’Herbier (tratto da un melodramma di Charles Méré) con il “Vertigo” di Hitchcock, dove ad avere due vite sembra essere però l’amante della nobile russa Natacha Svirski.

Nel prologo del film ambientato nella Russia della rivoluzione (di cui si ricorda una bella sequenza ambientata in un bosco innevato all’interno di un casolare isolato tra gli alberi) l’amante viene prima “sparato” dal marito di lei, il generale Svirski (che regola i conti con il rivale amato dalla moglie, costretta da lui anni prima al matrimonio col ricatto, prima della fuga dai rivoluzionari) e poi finito a colpi di baionetta dai “rossi”.

 

Ritroviamo generale e moglie in Costa Azzurra come tanti nobili costretti alla fuga dalla madre Russia e qui Natacha, che vive nel dolore dell’amante perduto, incontra il bel Henri de Cassel sosia del defunto. Qui il grande dilemma hitchcockiano (sarà lui o un sosia?) non si pone dato che la morte del primo è, come mostrato, ben certificata. Non significa però che la trasposizione dell’innamoramento di Natacha da uno all’altro non avvenga… Infatti la donna rintraccia il giovane a Parigi (dove nel frattempo tutti si sono trasferiti) non prima di un inseguimento (anche questo anticipa Hitchcock? “Il ladro”?) tra le strade della Costa Azzurra e di aver avuto un incontro già rivelatore dei loro sentimenti. Nella capitale hanno luogo incontri segreti tra i due con l’uomo affascinato dalla donna misteriosa che non ha rivelato nulla del suo passato (“amo una donna senza nome”) e lei in preda ai ricordi e alle sovrapposizioni di sentimenti (ben esplicitati da L’Herbier con un’innovativo utilizzo del mezzo cinematografico in cui i flashback vengono appunto a sovrapporsi come le immagini del passato su quelle del presente).

 

Quando, inevitabilmente, tutto viene messo in chiaro e anche il generale, sempre gelosissimo, possessivo e di pistola facile, si accorge della clamorosa somiglianza del nuovo “amico” della moglie con il vecchio amante, la vicenda si carica di tensione e di possibile violenza (anche qui pezzo di bravura di L’Herbier che costruisce tutto l’intreccio durante un ricevimento con geometrica gestione di persone e strutture).

 

Natacha capisce che il nuovo amore rischia di fare la stessa fine del vecchio e si ritira in Provenza insieme al generale per fargli da serva-infermiera. In un burrascoso (nel vero senso della parola, infatti il regista utilizza la forza della natura e del fortissimo vento per creare l’atmosfera di violenza e tensione nello scontro tra i due uomini) finale, Henri de Cassel si presenta nel castello del generale armato di pistola per la resa dei conti e per liberare Natacha.

 

Il film di L’Herbier fa parte delle opere di questo periodo del regista meno sperimentali e più in linea con il gusto dell’epoca, in generale si guarda al cinema coevo americano e anticipa la struttura delle commedie sonore di alcuni anni dopo prodotte a Hollywood (nonostante il film inizi e finisca in dramma, il rapporto tra Henri e Natacha ha questo tipo di svolgimento).

 

Non mancano come detto, però, tentativi di innovazione e pezzi di bravura tanto da essere recensito entusiasticamente da Germaine Dulac: “M. Marcel L’Herbier ha avuto il coraggio di imporre la propria tecnica al pubblico: il suo talento ha trionfato e il suo esempio è da incoraggiare. Certe sovraimpressioni, che sottolineano il pensiero nello stesso tempo dell’azione, sarebbero sembrate in altri tempi audaci. Queste stesse sovraimpressioni sono diventate oggi una sorgente di emozioni (…). Il successo di Marcel L’Herbier è sintomatico: non è lui che è andato verso il pubblico, è il pubblico che è andato verso di lui. Le Vertige è un film molto bello, un film di alta classe dove la storia vale solo per i sentimenti ben valorizzati e per la sensibilità delle immagini dove la luce, le linee e le espressioni si trovano in armonia.” (Germaine Dulac, La Fronde, 19 novembre 1926).

 

Praticamente nullo il product placement, infatti riportiamo solo la lettura de “Le Journal” e de “Paris music-hall”. In verità la lussuosa auto guidata da Natascha è sicuramente ben riconoscibile dal pubblico dell’epoca anche se non da me (non essendo particolarmente esperto) e può essere sicuramente considerata un posizionamento a tutti gli effetti.

Stefano Barbacini

 

Cinema- Le vertige (Marcel L’Herbier 1926)

 


 

Le vertige (Marcel L’Herbier 1926)ultima modifica: 2017-01-04T17:48:33+01:00da albatros-331
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