La ragazza dell’Eldorado

Mistinguett primi passi verso la gloria.

L'ingresso del Petit Casino, passage Jouffroy, che vede il debutto di Mistinguett.

L’ingresso del Petit Casino, passage Jouffroy, che vede il debutto di Mistinguett.

Dal Petit Casino all’Eldorado.

Una ragazza percorre sognate l’Avenue de Champs-Élisées nel sole di una splendida mattinata parigina. Ha ventidue anni, un sogno nel cuore e, nella mente, la fredda determinazione a realizzarlo.

In realtà, quel sogno, lei lo sta vivendo ogni giorno da ormai sette anni, ma, per ora, si è rivelato assai poco esaltante: un po’ di paura, poche emozioni, qualche delusione e alcuni compromessi. Soprattutto è, al momento, fatica quotidiana e quotidiana incertezza.

Altre mollerebbero deluse. Altre cercherebbero un amante che le mantenga e buonanotte ai sogni di gioventù.

Altre! Non lei! Lei ora non è nulla, ma un giorno sarà una stella del varietà, brillerà come nessuna mai e si chiamerà Mistinguett!

L’abbiamo lasciata, nel post precedente, quindicenne, al suo debutto nei caf’ cons’ parigini, intorno al 1890. Per ora il suo nome d’arte è Miss Tinguette e praticamente nessuno sa nulla di lei.

La data non è così certa, perché la stessa Mistinguett, nelle sue memorie, ha contribuito non poco a confondere le cose riguardo a quel periodo della sua vita.

Secondo Jacques Charles, il compositore che scriverà per lei nel 1920 Mon Homme, la ragazza era già in attività nel 1888 e, quindi, a soli tredici anni.

Comunque, che avesse quindici o tredici anni, al suo debutto, poco importa. Lei è all’inizio della sua avventura, ma c’è ancora molta strada da percorrere per trasformare il suo nome nel simbolo di un’intera epoca.

Diventare una Star del varietà non è cosa per tutti e, soprattutto, non è semplice per nessuno: nemmeno per un’ambiziosa ragazza che si chiama Jeanne-Florentine e che il pubblico presto imparerà a chiamare Mistinguett.

A sette anni dal suo debutto al Petit Casino a Montmartre, la futura regina del Varietà non è altro che una dei tanti artisti che lottano ogni giorno per tenersi a galla. Il suo orizzonte non arriva oltre il prossimo ingaggio, il prossimo cachet. Ogni giorno la stessa storia e lo stesso meccanismo che si ripete senza sosta.

Così, ogni giorno, la giovane chanteuse si esibisce su infiniti palcoscenici, in ruoli di nessun rilievo, giusto per guadagnare quanto basta per arrivare al giorno dopo.

L’Alcazar d’Eté, le Folies-Bergères, non quelle di Parigi ma quelle più modeste di Rouen, L’Eldorado…a Lione, la Cigale, les Ambassadeurs e tanti altri.

Lei è sicura di poter riuscire. Lo capisce da certi segnali che le lancia il pubblico in sala.

Lei piace. Possiede un magnetismo naturale che, certo, deve essere affinato, ma è innato in lei.

La sua presenza sul palco colpisce gli spettatori, nonostante il caos delle sale e la difficoltà di farsi sentire anche solo dopo le primissime file d’orchestra. Eppure lei sente che basterebbe un nulla per dominarlo quel pubblico, ma, al momento, non sembra esservi modo di sfuggire alla mediocrità.

Oggi, per Mistinguette, il Petit  Casino è ormai un ricordo lontano, ma il suo quotidiano è ancora solo fatica, poco denaro e nessuna gloria.

Nel 1894 l’ingaggio al Trianon-Concert di boulevard Marguerite-de-Rochechouart, ai piedi della butte Montmartre, sembra un primo timido passo in avanti. È un locale che, rispetto ai precedenti, è un po’ meno cafè e un po’ più concert, ma nulla di più.

La giovane subrette canta, si muove sul palcoscenico motteggiando ed agitando le braccia. Il pubblico l’apprezza, ma il suo personaggio non emerge dal limbo dei tanti artisti di secondo e terzo piano che animano le notti di Parigi.

C’è una differenza fondamentale, però, fra lei e le tante altre che con lei condividono quella difficile esperienza.

Lei ama profondamente quel mondo effimero e dorato. Ogni giorno ed ogni notte, tutto quanto avviene intorno a lei diviene occasione di crescita, di maturazione. Sta cercando la sua giusta dimensione: freddamente consapevole dei suoi limiti e delle sue possibilità.

Dagli artisti più famosi di lei, che vede esibirsi ogni sera, impara gesti, valuta comportamenti: coglie quello che le sembra adatto, scarta quello che non le si addice.

Farsi ispirare: mai copiare!

Mistinguett conquista l’Eldorado.

Il vero salto di qualità si verifica all’Eldorado dove Mistinguett riesce a farsi assumere nel 1897. È, in una carriera che fatica ad ingranare, una possibilità: una vera possibilità.

Perché l’Eldorado di boulevard de Strasbourg, nel X arrondissement di Parigi, non è un locale di poco conto.

L'ingresso del mitico Eldorado, Boulevard de Strasbourg.

L’ingresso del mitico Eldorado, Boulevard de Strasbourg numero 4.

 

Nato nel 1858, l’Eldorado, è il più vecchio café-concert di Parigi e, dopo quarant’anni, è ancora uno dei più frequentati e più noti della capitale.

Certo, negli anni, la concorrenza è molto aumentata. Adesso, proprio sul marciapiede di fronte, ha aperto i battenti anche La Scala, un locale alla moda che attira una clientela più chic e sofisticata, ma è un fatto che tutte le glorie della canzone e della danza, ad un dato momento della loro carriera, sono passate per l’Eldorado.

L’Eldo, come lo chiamano abbreviando come al solito i parigini, è il bastione inespugnabile della canzone popolare. Sorge nel cuore del “quartiere della musica”, fra la Porte Saint-Martin e la Porte Saint-Denis, dove hanno sede i principali editori musicali. Un quartiere che, nelle sue vie, vede circolare una folla di cantanti di strada e dove, spesso, prendono vita i motivetti musicali che diverranno più alla moda.

Ancora più importante, per la carriera di un artista, è che l’Eldorado non si accontenta di difendere la tradizione musicale parigina: è un locale che ama innovare!

Terminate le esibizioni dei cantanti, che si susseguono ininterrottamente fino alle 23, l’intera troupe, dai principianti alle star, si riunisce sul palco per eseguire uno spettacolo, in stile operetta-vaudeville, che viene rinnovato ad ogni mese.
È un nuovo genere che va alla grande e sarà presto copiato dagli altri locali, a cominciare dall’Alcazar e dal Concert-Parisien, e che, in pochi mesi, rivoluzionerà il music hall da cima a fondo: è il cosiddetto théâtre de revue.

È in quei dieci anni trascorsi esibendosi all’Eldorado, lo ammetterà lei stessa, che prende le mosse tutto quello che poi sarà la sua sfolgorante carriera e il suo incredibile successo.

Lavoro e ancora lavoro per Mistinguett.

Per il momento c’è ancora molto da fare per la giovane Mistinguett, ma un timido (per modo di dire, trattandosi di lei) passo in avanti è compiuto.

Il suo numero, ora, non figura più in apertura di sipario. Lei si esibisce dopo l’intervallo, prima, ancora molto prima, delle vedettes più acclamate del locale. In finale di serata ha però occasione di esibirsi, con gli altri, in piccoli ruoli dove si mescola canto e recitazione.

Non è ancora al centro della scena, ma vi si sta avvicinando con decisione.

Sono gli anni in cui all’Eldorado dominano personaggi come Bérard, il cantante patriotico della Maison, Charlotte Gaudet, la cantante dall’occhio malizioso e dalla voce accattivante e pulita, Montel, il comico dalla triste espressione cavallina, Angèle Moreau, l’Apache dalla gonna nera ed il foulard rosso sangue, Mayol, il comico e cantante senza rivali, ma, soprattutto, ad esibirsi stabilmente è la più grande star comica che abbia calcato il palcoscenico dei caf’ conc’: il mitico Dranem!

Un personaggio incredibile, dalla comicità esilarante e che, per ben vent’anni, da solo sarà in grado di riempire il locale!

È all’Eldorado che scompaiono per sempre la ragazzina di Enghien Jeanne-Florentine, la debuttante senza speranza Miss Tinguette e la cantante alle prime armi Mistinguette. Da ora esiste solo Mistinguett: l’artista che ha sacrificato una e finale al suo nome, così da ottenere più spazio sulle locandine e poterlo vedere stampato un po’ più in grande quel nome.

È sempre all’Eldorado che, nei dieci anni in cui vi si esibisce, ella crea il suo personaggio artistico definitivo: quello che la renderà unica al mondo.

È un epoca in cui le donne sono al centro della scena nelle esibizioni del music hall. Cantanti, attrici e ballerine famose si esibiscono ogni sera davanti ad un vasto pubblico in cerca di emozioni.

Ogni artista, o aspirante tele, cerca una propria dimensione, adeguata alle proprie caratteristiche fisiche o vocali.

Nascono stili interpretativi molto distinti che caratterizzano dei “generi” espressivi altrettanto specifici.

In particolare emergono tre categorie di successo in cui le interpreti più significative finiscono per confluire, ognuna a suo modo: la pierreuse, la gommeusel’épileptique.

La pierreuse interpreta la prostituta di strada, sconfitta dalla vita, e canta canzoni realistiche, spesso drammatiche o disincantate: solletica il lato sentimentale del pubblico.

La gommeuse, all’opposto, è l’immagine della donna moderna, in abiti succinti, ma di una eleganza eccentrica ed aggressiva: il tipo fin-de-siècle immensamente popolare in quel momento.

L’épileptique interpreta la frenesia dei tempi moderni e, in particolare, quelli della vita parigina. Movimenti frenetici e sincopati che rompono in modo netto con la tradizione della soubrette di spettacolo inteso fino a quel momento.

In particolare, questo personaggio, cosiddetto epilettico, nasce, sembra, nel 1875 ad opera di un’artista dal nome ormai semi dimenticato: Emilie Bécat.

Mistinguett riesce a fondere in se i due generi che più le si addicono, creando il personaggio della gommeuse-épileptique, indossando abiti corti ed acconciature o cappelli stravaganti, come le gommeuse, ma muovendosi sul palcoscenico nel modo tipico dello stile épileptique. Un insieme originale ed assolutamente unico che le permetterà di diventare, nel tempo, la protagonista indiscussa delle notti parigine.

Non la più bella, ma l’unica!

Non si tratta di un caso: è il frutto di molto lavoro, molta abilità e di un’indole naturale assolutamente innata.

Eppure, lei, non è di una bellezza scintillante! Ha i denti che ricordano i tasti di un pianoforte, una vocina nasale di non grande estensione, sembra muoversi a casaccio sul palcoscenico…ma, come dirà lei stessa:

“È nelle gambe che devi avere voce.”

E le sue gambe lei le muove meravigliosamente e meritano d’essere ammirate!

Poi c’è tanto lavoro su se stessa. Un lavoro, costante e caparbio, che conduce coscienziosamente ogni giorno.

Impara a sopperire ai limiti della sua vocalità aggiungendo una certa mimica e quel tanto di recitazione che serve. Alterna movimenti frenetici a passi di danza sempre più naturali.

“À force d’assiduité je suis devenue nature”.

Di lei si dice che l’abbia addirittura inventato il genere “epilettico” ed è subito soprannominata l’eccentrica, ma quello che crea è soprattutto lo stile Mistinguett: uno stile che appartiene solo a lei.

Sviluppa l’innato talento di attrice costruendo passo dopo passo quel personaggio stravagante, popolare, comico e sfacciato che è l’esatto opposto delle interpreti drammatiche, pierreuse, della canzone realista francese come, ad esempio, la grande Fréhel, con le quali non potrebbe vocalmente competere e nemmeno lo vuole.

Molto rapidamente la voce corre per Parigi…

«C’è all’Eldorado una ragazzina non comune, dagli occhi nocciola d’un diavoletto, e che non assomiglia a nessun’altra».

A conquistare sono le sue battute, che sembrano fatte con lo stampino, ma che vanno a segno ogni volta. Il pubblico la sente complice, cotturato da quel suo spirito frizzante, ed è subito ai suoi piedi.

A lei piace, sopra ogni altra cosa, ridere con loro, mescolarsi con il pubblico in sala, anche intrattenersi con i più ardimentosi che la coprono di complimenti.

Perché nessuno al mondo più di Mistinguett ama affrontare una sala gremita e chiassosa, conquistarla e dominarla!

Si presenta sul palco con una gonna corta svasata, sottogonne luccicanti e un bustino ampiamente scollato.

Siede a cavallo della buca del suggeritore, si gira verso i musicisti, fa oscillare in alto le sue magnifiche gambe sotto il naso del pubblico entusiasta.

Danza al ritmo di Matchiche e canta agitando le braccia nude ornate di nastri colorati:

“Je suis Mam’zelle, sans façon,

Je rigole, je batifole,

Et j’adore le rigodon…

Je suis la femme torpille Pille, pille…”

In un altro numero, Lola 1900, si offre in sottogonne scintillanti, cappello piumato e calze nere in un numero al trapezio, simile allo spogliarello. Un’esibizione un tantino osé, ma più birichina che spudorata, in cui si sente la timida influenza del nuovo vento di follia che soffia sulle tavole del caf’conc’: lo strip-tease, o, piuttosto, il suo antenato più prossimo.

Un pubblico di giovani entusiasti assiste a queste serate osannando la sua nuova beniamina e ricoprendola di fiori ed applausi.

Lo scrittore Jean Cocteau, che di Mistinguett è, fin da subito, grande amico, rievoca l’atmosfera esaltata dell’Eldo in quelle sere della sua gioventù:

L’orchestra attacca la Matchiche e, sotto una pioggia di bouquet, ecco sul palco presentarsi Mistinguett. Pugno sul fianco, sombrero “en bataille”, scialle spagnolo drappeggiato intorno alla gonna da “gommeuse”.

Dopo La Matchiche e La Femme torpille, pille, pille, lascia il palco sotto una nuova salva di bouquet. Nessuna storia d’amore può valere quanto l’incontro di un minuto, vicino alla portineria, con la nostra stella, che s’incrocia sul petto un accappatoio a fiori…

Le notti e i sogni da Chez Maxim.

La sua vita, ora, è cambiata e nulla le impedisce di considerarsi un’artista a pieno diritto. Certo non è famosa, non ancora, ma a tutti gli effetti è nel “giro” e non intende uscirne o restarne ai margini.

La madre ha sempre meno occasioni di vederla, perché sempre meno sono le sere in cui, Florentine, rientra a dormire nella vecchia casa di rue Point-Raquet.

Dopo gli spettacoli, la giovane aspirante star, tira le ore piccole, con colleghi ed amici, nei bistrot aperti fino a tardi vicino al teatro. Sempre più spesso dorme a Parigi a casa di qualche amica.

Poi affitta il suo primo appartamento in rue Condorcet. Il primo di una serie infinita!

Frequenta Chez Maxim, ora, ne respira l’atmosfera esaltante. Certo non c’è ancora, per lei, un tavolo riservato in permanenza come le vere regine dello spettacolo, quei miti viventi che ancora non la degnano di uno sguardo, ma che ora le capita di sfiorare e di osservare da vicino.

 

 

L’Eldo: dieci anni di duro lavoro che le conquistano un pubblico sempre più adorante e fanno di lei un’artista unica, originale e completa.

È un buon risultato. Altri ne andrebbero fieri, ma non lei. Fuori dalle mura dorate dell’Eldorado il suo nome è poco più che sconosciuto e questo, nel 1907, comincia a pesarle un po’ troppo.

Molto più ambizioso è il sogno di quella ragazza da nome insolente di Mistinguett.

Leggi il post precedente dedicato a Mistinguett.


 

La ragazza dell’Eldoradoultima modifica: 2022-02-09T03:53:58+01:00da albatros-331
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