Il film Le quai des brumes.

Un capolavoro di Marcel Carné: Le quai des brumes.

Un immagine simbolo del capolavoro di Marcel Carné Le quai des brumes.

Un immagine simbolo del capolavoro di Marcel Carné Le quai des brumes.

Le quai des brumes segna un epoca del cinema francese.

Vertice del realismo poetico prebellico, Le quai des brumes, film realizzato dal regista Marcel Carné nel 1938, è una delle migliori opera del cinema francese fra le due guerre.

La storia narrata possiede tutti i crismi che caratterizzano il cinema realista francese della seconda metà degli anni ’30.

Personaggi al margine della società, malviventi, disertori, operai o comunque gente del popolo minuto, cercano un’occasione di riscatto, ma sono inesorabilmente sconfitti: dal destino prima ancora che una società ingiusta.

Il realismo poetico si caratterizza per questa visione pessimistica e, insieme, per la poesia dei sentimenti che animano i protagonisti delle tragiche vicende narrate.

Un cinema che coglie il sentimento di incertezza verso il futuro, che inizia a serpeggiare dopo la crisi economica seguita ai ruggenti anni ’20. Un cinema che vuole rappresentare una classe sociale condannata a dibattersi nelle difficoltà e che ora, siamo negli anni in cui in Francia arriva al potere il Fronte Popolare (unione politica di comunisti, socialisti e repubblicani).

Un cinema, infine, che si concretizza nelle opere di un pugno di registi, sceneggiatori e direttori della fotografia, di inestimabile valore. Artisti formatisi nelle avanguardie degli anni ’20 che il Cinema avevano contribuito largamente a crearlo ed a codificalo.

Marcel Carné, nel 1938, porta sullo schermo una storia dai contorni surrealistici e claustrofobici, dove l’amore appare, ai protagonisti, l’unica via d’uscita da una realtà senza speranza. Illusione destinata ad infrangersi sotto i colpi spietati del destino.

Una notte buia, un disertore di nome Jean arriva a Le Havre sperando di lasciare la Francia. In attesa di una barca, trova rifugio in fondo alle banchine, in una capanna attorno alla quale gravitano diversi emarginati. Lì incontra Nelly, una giovane donna bellissima e misteriosa il cui sguardo lo sconvolge. Quest’ultima vive nel terrore del suo tutore, il miserabile Zabel, lui stesso estorto da una banda di teppisti. Per amore, Jean si intromette negli affari di Nelly e finisce in una spirale drammatica…

Le quai des brumes fra modernità e classicismo.

Quasi settantacinque anni dopo la sua uscita, Le quai des brumes colpisce davvero per la sua audace miscela di classicismo e modernità.

Profondamente influenzato da Lang, Murnau, Sternberg e Hawks, Carné si rivela un maestro dell’atmosfera: la composizione molto elaborata della foto di Eugen Schüfftan, con suggestivi chiaroscuri, le decorazioni espressioniste di Alexandre Trauner e la musica con gli accenti tragici di Maurice Jaubert fanno parte di un dispositivo coerente che mescola riferimenti teatrali e prospettiva di un vero regista.

Carné è un esperto nell’arte del pittorialismo, che crea un effetto di distanziamento derealizzando con finezza l’esistenza di personaggi presi negli ingranaggi della fatalità. Erede del Kammerspiel tedesco degli anni ’20, il regista rispetta la regola delle tre unità e rinchiude Jean, Nelly e gli altri in un ambiente soffocante simile a una gabbia: Le Havre, con i suoi vicoli squallidi, i suoi negozi sordidi e le sue banchine accecanti.

Si capisce immediatamente che lo spazio scenico centrale soffocherà il giovane orfano, attirerà il disertore e sarà fatale per gli amanti divisi. E lungi dallo spezzare la tensione drammatica, le “buone parole” di Jacques Prévert gli conferiscono un’armoniosa tragica ironia: più del famoso “hai degli occhi belli, lo sai”, conserveremo la patetica autoironia di Michel Simon, dichiarando che ” è meglio avere la faccia sporca che non averla affatto”.

Meritano una citazione anche tutti gli interpreti secondari: da Pierre Brasseur un cattivo senza spina dorsale a Robert Le Vigan il pittore illuminato. Passando anche per Edouard Delmont un inquilino amichevole, Raymond Aimos il portuale ubriaco o René Génin medico equivoco. Ogni personaggio ed ogni attore, fino al più piccolo ruolo, contribuisce ad alimentare l’atmosfera perfetta di questa pellicola, fatta di nostalgia e disincanto.

Grazie al sostegno di StudioCanal e del Fondo culturale franco-americano, Le quai des brumes è stato ora riproposto in un magnifico esemplare fedele alla versione voluta dagli autori e che dona nuova vita all’immagine e al suono.

Carné e Prévert amati dal pubblico e meno dai critici.

Leggenda del cinema francese, Le quai des brumes è uno dei film più famosi del duo Carné-Prévert.

Il pubblico ha subito applaudito per questa storia disincantata costruita attorno alla personalità di Jean Gabin, che qui forma una coppia mitica con l’astro nascente Michèle Morgan.

La critica internazionale lo riconosce come un grande classico del famoso realismo francese, ribattezzato poi anche come “fantastico sociale”. Le molteplici apparizioni, in prima serata, sui canali televisivi, hanno contribuito a trasmettere alle successive generazioni questa perla degli anni ’30, garantendone la permanenza nella memoria collettiva, nonostante , nel tempo, non siano mancati molti attacchi da parte di alcuni critici anche famosi.

Se il censore dell’epoca non vedeva di buon occhio questa vicenda con protagonista un disertore e imponeva tagli, più tardi,  moralisti e politici rimproveravano la pellicola di aver contribuito, nientemeno, che alla debacle del 1940.

Dopo la guerra, certi cinefili, vorranno vedere in Carné nient’altro che un abile artigiano dell’inquadratura, cresciuto all’ombra del romanticismo nero di Prévert, unico autore dell’opera ai loro occhi.

La locandina di Le Quai des brumes, indimenticabile film diretto da Marcel Carné, con protagonisti Jean Gabin e Michéle Morgan.

La locandina di Le Quai des brumes, indimenticabile film diretto da Marcel Carné, con protagonisti Jean Gabin e Michéle Morgan.

Altri saranno più indulgenti con il regista, criticando però una scenografia e un’ambientazione ritenuti troppo allegorici e artificiali.

Il colpo di grazia tenterà di darlo François Truffaut, attaccando il film di Carné, giudicandolo reazionario, nonché, implicitamente, anti- Semita e omofobo, e riducendo il valore dell’opera alla somma di isolati talenti artigianali, senza alcuna reale visione dell’autore.

Punti di vista e pregiudizi magari legittimi, ma a parer mio fuori luogo.

Uno studio nuovo e accurato del film di Carné.

Uno studio nuovo ed accurato sul film di Carné è disponibile su Amazon, ma in lingua francese.

Nelle strade nebbiose dell’industriale Havre, Jean, un disertore del Coloniale, si aggira in compagnia del suo disagio. Il suo incontro con la bella Nelly, in una capanna isolata che sembra un’ambientazione spettrale, fa precipitare il suo tragico destino. Adattamento di un romanzo di Pierre Mac Orlan, testimone delle ansie del periodo prebellico, film noir classico, Le quai des brumes, diretto nel 1938 da Marcel Carné e sceneggiato da Jacques Prévert, è un’opera mitica del cinema francese. Un film di oscura e inquietante bellezza, interpretato da attori leggendari: Jean Gabin, Michèle Morgan, Michel Simon e Pierre Brasseur.
Basandosi in particolare su un’analisi senza precedenti delle diverse versioni della sceneggiatura e sulla corrispondenza di Carné e Prévert, Thomas Pillard getta nuova luce sulla produzione just-in-time, sulla ricchezza e sulle complessità estetiche, sociali e politiche di questo film dall’inaspettato successo, che turbava la censura tanto quanto divideva la critica.

 

 


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Il film Le quai des brumes.ultima modifica: 2022-09-02T11:00:49+02:00da albatros-331
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