I fratelli Zemour nella Parigi del 1950

L’epopea dei cinque terribili fratelli Zemour.

I fratelli Zemour nella Parigi del 1950. Una prostituta a Port Saint-Denis.

I fratelli Zemour nella Parigi del 1950. Una prostituta a Port Saint-Denis. (Paris by Night: Frank Horvat’s Photographs, 1950’s)

I Padrini di Montmartre venuti dal Deserto.

I fratelli Zemour hanno lasciato un segno indelebile nella storia della malavita organizzata francese. Un segno triste, come tutte le storie di violenza, ma non privo di fascino.

Cinque giovani fratelli trapiantati dal nord Africa al pavé parigino, per conquistarlo e, alla fine, esserne dilaniati.

Una lunga scia di sangue che attraversa, prima, Parigi, poi il Mondo intero, fra il 1950 e il 1983.

Un’avventura che ha per colonna sonora sirene della polizia e raffiche di mitra, e per scenario Parigi, con i suoi vicoli più sordidi e i viali più illuminati.

Una storia come quelle che abbiamo imparato ad amare con i film di Jean Gabin, Alain Delon e Lino Ventura, ma vera e tragica come può esserlo solo la vita di autentici malviventi.

Dove sono nati i fratelli Zemour?

Come sono cresciuti? Come e perché il loro destino li ha condotti a Parigi, uno dopo l’altro?

I cinque Zemour nativi di Sétif in Algeria.

La città di Sétif si trova nel nord-est dell’Algeria, 217 km a est-sud-est di Algeri, e sorge a un’altitudine di 1.100 metri sul livello del mare; nella regione degli altipiani a sud della Petite Kabylie.

Una città dal clima semi-arido, distante cento chilometri dal mar Mediterraneo e circondata da montagne. Estati calde e secche, inverni rigidi e piovosi.

Città importante, Sétif, una delle principali d’Algeria. Importante già al tempo dei Romani, poi decaduta nei secoli e, al tempo delle dinastie mussulmane che regnarono sull’Africa del nord, ridotta a piccolo centro carovaniero.

Nel 1838 diviene colonia francese ed iniziano ad affluirvi i primi europei. Nel 1877 viene costruita la stazione ferroviaria e, nel 1926, si avvia un programma di edilizia sociale.

Sétif, durante l’epoca coloniale, vide un lento, faticoso e difficile sviluppo. Prima centro militare, poi agricolo, successivamente e grazie alla ferrovia, mercato di una certa rilevanza e con qualche attività industriale ed estrattiva. Più tardi la città conobbe un certo sviluppo immobiliare, sia speculativo, che popolare.

Di certo è che il numero dei suoi abitanti, soprattutto nativi algerini, fu sempre superiore alle possibilità di lavoro che la città era in grado di offrire.

Capoluogo della seconda regione più popolata dell’Algeria, Sétif, vanta cittadini illustri: uomini politici come Ferhat Abbas; architetti innovativi e visionari come Charles Lévy; registi cinematografici come Jean-Luc Azoulay; atleti come Henry Boério; scrittori come Kateb Yacine.

La città può vantare, molto meno orgogliosamente, d’essere la patria di cinque fra i più feroci banditi che abbiano mai operato a Parigi e in diversi altri luoghi del mondo: i fratelli Zemour.

La popolazione di religione ebraica di Sétif, negli anni ’30 del novecento, è concentrata soprattutto nel quartiere detto Cité Lévy. Gode di un discreto tenore di vita, in particolare se paragonato a quello dei contadini mussulmani e dei lavoratori a giornata che occupano i quartieri popolari della città.

Gli Zemour rappresentano una comunità famigliare piuttosto numerosa nel quartiere ed il loro tenore di vita è in linea con quello dagli altri abitanti di Cité Lévy. Esiste un’eccezione, naturalmente, ed è rappresentata dalla famiglia costituita da Raymond Zemour e Clairette Atlani.

Una famiglia numerosa e povera per i fratelli Zemour.

Raymond ha un incarico non troppo prestigioso presso la sinagoga locale, Clairette è soprattutto impegnata a sfornare figli a getto continuo.

Il loro primogenito, Roland, nasce nel 1925, seguito da Théodore, detto Dédé, nel 1927, William, detto Zaoui nel 1930, Gilbert nel 1935, Edgard nel 1937.

Dopo aver dato alla luce ben cinque maschi, nell’arco temporale di appena dodici anni, Clariette si preoccupò di equilibrare almeno in parte la situazione, sfornando quattro femmine, negli anni fra il 1938 e il 1944: Adèle, Renée, Josette e Lucienne.

Evidentemente il lavoro in Sinagoga non era troppo faticoso e doveva lasciare al focoso Raymond parecchio tempo libero!

Di certo non gli consentiva di mantenere troppo nell’agio se stesso, i nove figli e la moglie.

Troppe bocche da sfamare per questa povera famiglia.

Certo Raymond, per sopravvivere, può comunque contare su di un aiuto economico, da parte del padre, e sulla solidarietà della folta comunità di parenti Zemour.

Una situazione comunque difficile ed umiliante. Il continuo raffronto fra la propria povertà e la ben maggiore agiatezza dei numerosissimi parenti più ricchi, ha l’effetto di acuire, nei cinque fratelli Zemour, amarezza e sentimento di rivalsa.

Molto rapidamente, nella città di Lévy (ora città di Tlidjene), l’importante quartiere ebraico di Sétif, i cinque fratelli iniziano a farsi notare, e non certo per le loro qualità di educazione e morigeratezza.

Abbandonano la scuola molto presto, preferendo industriarsi in giro per racimolare un po’ di denaro.

Turbolenti e litigiosi, ammazzano la noia tra il caffè Chez Maklouf, gestito da un parente, e il selezionato Café de France, in rue Constantine, giocando a carte e a bocce tra un’anisette e un Pernod.

Gilbert, sembra essere il più coscienzioso dei cinque e si dedica con un certo successo alla nobile arte della boxe. Edgard è, al contrario il più instabile. Un incidente, in cui è rimasto coinvolto, gli ha procurato lesioni alla testa ed i parenti, presto, finiscono per attribuire a questo fatto l’indole estremamente violenta del ragazzo.

Entrambi si distinguono soprattutto per le frequentissime risse con gli arabi della città.

Roland, Théodore e William non sono da meno e spalleggiano immancabilmente i fratelli.

Tutti hanno comunque un lavoro regolare: ragazzi un po’ violenti, ma sostanzialmente onesti.

Roland, Gilbert ed Edgard si impiegano in aziende meccaniche della città. William, il futuro capo del clan, diviene parrucchiere, mentre Théodore-Dédé si trasferisce ad Algeri, dove trova occupazione come agente di commercio per una ditta di abbigliamento.

Le quattro sorelle trovano tutte un marito e non è cosa da poco, vista la situazione economica della famiglia.

Adèle sposa un falegname ed apre un negozio di prodotti esotici, Renée e Josette due onesti lavoratori, dipendenti di aziende locali. La prima apre una lavanderia, la seconda si lancia con il marito nel settore dei trasporti frigoriferi. Lucienne vive un’esperienza matrimoniale meno fortunata: divorzia e si trasferisce in Israele per vivere in un kibbutz sotto il cognome di Ben Sion.

Vite normali, come quelle di tanti in qualsiasi altra parte del mondo.

I tempi, però, non sono del tutto normali, in Algeria, in quegli anni.

Odio e violenza nell’Algeria del dopoguerra.

Dopo la fine della Seconda guerra mondiale, il movimento indipendentista algerino ha preso nuovo vigore. Proprio a Sétif, l’8 maggio del 1945, ha luogo una prima manifestazione anti francese che degenera in violenza e che il governo coloniale reprime nel sangue con estrema ferocia.

Morti fra gli europei, morti fra gli algerini, molti di più. La popolazione bianca si organizza in squadre di autodifesa ed è caccia all’uomo per diversi giorni.

È l’inizio di un sanguinosissimo processo che si concluderà solo con l’indipendenza dell’Algeria nel 1962.

La situazione politica è decisamente turbolenta negli anni che vedono i ragazzi Zemour affacciarsi alla maturità della loro vita.

Tempi difficili e violenti in cui cinque ragazzi, che non temono lo scontro fisico, possono fare molto comodo a chi svolge attività politica in quel periodo.

Il sindaco di Sétif, Charles Brincat, organizza l’attività politica cittadina ed anche i militanti che vi si impegnano. I fratelli Zemour non sfuggono alla sua attenzione e molto presto inquadra i ragazzi nei gruppi incaricati di svolgere l’affissione di manifesti di propaganda politica nella città. È un’attività rischiosa, perché gli scontri con i nazionalisti sono all’ordine del giorno.

Per gli Zemour si tratta, più o meno, di un invito a cena!

Se il caos politico consente di sfogare per strada la violenza repressa dei cinque giovani arrabbiati con il mondo, la situazione economica non consente loro grandi prospettive future di affermazione sociale.

Roland Zemour in fuga verso Parigi!

Nel 1947, Roland, il primogenito, che ha ormai compiuto 23 anni, rimane coinvolto in un mai ben chiarito episodio di aggressione ed omicidio.

Lascia un messaggio sibillino a genitori e fratelli:

“Parto per Parigi. Vi terrò informati. Soprattutto, non dite nulla a nessuno se vi interrogano.”

Roland lascia definitivamente Sétif dove è ricercato dalla polizia. Fugge in treno, trova un imbarco per la Francia. Durante il viaggio incontra un’avvenente studentessa di Belle Arti, Catherine Lavallière, nata a Parigi nel 5º arrondissement.

È lei che lo introduce in città. Divengono amanti ed insieme trovano un alloggio in rue Blondel, poco distante dalla porte Saint-Denis.

Se la porte Saint-Denis è, a Parigi, sinonimo di prostituzione, la rue Blondel gode di una reputazione ancora peggiore.

Tutto è mutato, ora, e di quelle antiche vestigia non rimane che un luogo, consacrato a tramandarne il ricordo: Aux Belles Poules, 32 rue Blondel.

Negli anni ’50 del novecento la via era al suo massimo splendore!

Roland, il primo Zemour del Faubourg-Montmartre.

Roland Zemour, che presto sarà detto “le balafré” (lo sfregiato), trova, in quel quartiere, un ambiente molto più confortevole di quanto non gli dovesse apparire l’interno, rumoroso e malsano, di una fabbrica.

Giovane, violento, piuttosto attraente, non fatica ad organizzarsi un piccolo giro di “ragazze” in grado di mantenere lui e Chaterine, che lo aiuta nell’organizzare la sua nuova attività.

Non è così semplice ritagliarsi un posto nel Milieu parigino: non lo è oggi e non lo era neppure allora.

Bisogna farsi degli amici e farlo in fretta, perché i potenziali nemici sono tantissimi!

Vi sono gli Zingari ei Marsigliesi, i Grenoblesi e i Lionesi, i Rital (gli Italiani), gli Armeni e quelli di Lille.

Non vanno dimenticati i potentissimi Corsi come i Guérini e i Francisci, ma anche i greci, gli inglesi, gli spagnoli e gli afgani.

Vi sono anche i cosiddetti “Parisiens”: una definizione che identifica indifferentemente i delinquenti nativi della città e quelli provenienti dalle regioni del nord della Francia, che non hanno l’abitudine di farsi designare con il nome del territorio di provenienza (bretoni, normanni,alveniati ecc.).

Per fortuna vi sono i Kabyles, gli algerini di origine ebrea, concentrati nel quartiere del Faubourg-Montmartre, nel 9° arrondissement.

Il quartier generale della malavita pieds-noires è situato in un cabaret della rue Bergère, le Solei d’Alger, gestito dalla famiglia Stora.

Non è un cabaret di poco conto le Solei d’Alger. Dal 1946 al ’49 vi si esibisce regolarmente il grande interprete della canzone arabo-andalusa Lili Boniche.

Non può mancare la musica Jazz, con artisti del calibro di Dario Moreno, Henri Genes e soprattutto Sidney Bechet.

Quasi ogni sera, fra il pubblico, c’è ad applaudire un cliente particolare: il futuro Presidente François Mitterrand.

Due cosche controllano il “mercato” locale: i sei fratelli Atlan capitanati da Maurice detto Sion, e i tre fratelli Perret, detti anche i mezzi ebrei, con la loro terribile madre: Léonie Benaïm, detta “Mère Léo”.

Al giovane Roland non rimane molta scelta: legarsi ad un clan ben consolidato o scomparire molto presto e molto male.

Non è dato sapere se per scelta o per caso, ma il giovane pied-noir, si ritrova molto presto sotto la protezione degli Atlan.

Un’amicizia destinata a durare, quella fra gli Zemour e gli Atalan ed a cambiare gli equilibri del Faubourg-Montmartre.

Tutta la famiglia Zemour si ritrova a Parigi.

Nel frattempo, in Algeria, dopo il massacro di Sétif nel maggio 1945 e la terribile repressione che ne segue, la tensione aumenta costantemente, fino allo scoppio “ufficiale” della guerra di indipendenza il 1° novembre 1954.

La famiglia Zemour, che ha già visto troppi spargimenti di sangue nella sua città natale, decide di partire per Parigi e di lasciarsi alle spalle l’Algeria.

Il primo a partire è Théodore, ormai ventottenne, nel 1955. Subito seguito da Edgard, il pugile di Sétif, che di anni ne ha ora19.

Seguono ben presto gli altri due fratelli, con al seguito i genitori.

Raymond e Clairette si stabiliscono in un primo tempo a Saint-Denis, poi, trovano un alloggio ad Ormesson.

Théodore-Dédé, che sembra il più portato per gli affari ed ha esperienza nel commercio di tessuti e abbigliamento fonda a Troyes un’azienda in cui farà collaborare i suoi fratelli.

Non si tratta esattamente di un’attività illegale, ma nemmeno completamente legale.

Bisogna sapere che la grande specialità dei piccoli delinquenti, di origine ebraica, in circolazione a Parigi come in provincia, è allora la bufala o il bidone come si dice più spesso. Un discreto numero di futuri grandi banditi ebrei si sono fatti le ossa con il “modesto” affare delle piccole truffe.

Gli anni ’50 sono infatti il periodo della ripresa economica ed è il momento d’oro delle vendite porta a porta. Per i “bidonneurs” si tratta quindi di andare esattamente porta a porta, negli angoli remoti dei grandi centri urbani, e di confondere il potenziale cliente spacciando, a caro prezzo, prodotti di scarso valore per merce di gran pregio.

Anche la moneta francese è stata modificata in quegli anni e la confusione tra franchi vecchi e nuovi, molto spesso, aiuta questi signori a derubare meglio le loro vittime.

Dietro questi venditori ci sono organizzazioni che forniscono loro i beni da rivendere, acquistati, ad un prezzo irrisorio, da artigiani malpagati che spesso hanno sede al Sentier, il quartiere ebraico di Parigi, dove hanno sede una grande quantità di laboratori di confezione.

È in questo settore della filiera che si inseriscono gli Zemour.

Forti dell’esperienza nel settore tessile, maturata da Théodore in Algeria, i fratelli Zemour si lanciano in grande stile in questa prima attività truffaldina. Poco più tardi, in società con gli Atlan, si lanceranno nella truffa del vino, ben più redditizia: un’attività in cui riusciranno a fare miracoli!

L’attività nel commercio tessile non è fuori legge, ma la vera fonte di finanziamento è costituita dallo sfruttamento della prostituzione e, questa si, è assolutamente illegale.

Del resto un malvivente, a Parigi, non può sperare di essere rispettato se non ha ragazze che battono, per lui, i marciapiedi della rue Blondel. Poi l’attività è particolarmente lucrosa e non vi si può certo rinunciare.

Grossi guadagni, ma anche grossi rischi, perché si sa: l’invidia non è mai morta.

Qui comincia a scorrere la scia di sangue che condurrà i fratelli Zemour al vertice della malavita parigina.

Una storia che continueremo a narrare in un prossimo post e in altri successivi.

Post precedente sullo stesso argomento.

Contributi: La fotografia che illustra il post è del fotografo Frank Horvat.

Ecco un film in lingua francese ispirato alla saga dei fratelli Zemourle Grand Pardon. Lo trovi su Amazon.


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I fratelli Zemour nella Parigi del 1950ultima modifica: 2022-10-06T11:00:51+02:00da albatros-331
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