Fréhel è tornata! Viva Fréhel!

Fréhel torna a Parigi dopo dieci anni.

Fréhel è tornata. Viva Fréhel!

Fréhel è tornata! Viva Fréhel!

Millenovecentoventitre: la ragazzina sfacciata dall’abito corto e i capelli lunghi, che a soli quindici anni ha conquistato Parigi, cantando, con la sua voce profonda e incantata, il repertorio della canzone realistica francese, ritorna in patria dopo dieci anni di vita errante e disperata per l’Europa!

Alle spalle la fame dell’infanzia, il precoce successo sui palcoscenici dei più famosi cabaret europei, l’ammirazione incondizionata del suo pubblico. Dalle teste coronate che accettavano, da lei, sorridendo, battute mordaci che nessuno avrebbe osato rivolgere loro, agli Apaches dei quartieri malfamati che al cabaret de l’Ange Gabriel, alle Halles, si battevano al coltello per un posto più vicino al suo palco.

Ma dietro di lei anche un matrimonio fallito, un figlio morto in tenera età, l’amore finito in fretta con Maurice Chevalier. Alcol, droga, una sfilza di amanti improvvisati, provenienti da tutte le categorie sociali possibili. La Reggia di Bucarest, i bordelli di Costantinopoli.
Venere a Parigi. Donne donnine donnette donnone donnacce della Belle époque

Ha lasciato Parigi all’improvviso nel 1913, torna nel 1923. Torna a spese del governo francese che l’ha ripescata in condizioni precarie nella capitale turca. Torna mentre tutti a Parigi e in Francia la credono morta.

Una donna di trentadue anni, provata da uno stile di vita pesante, si ritrova sulle banchine di una stazione parigina. Probabilmente è autunno e la stazione potrebbe essere la gare d’Orsay. Che ore sono? Non lo so proprio. Sui marciapiedi la folla di tutti i giorni di una grande stazione o il silenzio quasi assoluto delle ore notturne. Due uomini l’attendono tra gli sbuffi di vapore della locomotiva immobile: Roberty, il suo ex marito, e Montéhus l’autore delle sue prime canzoni.

Lo sguardo è più cupo, ma profondissimo e vivo. Lei è Fréhel e quella città è Parigi!

E Parigi ancora non lo sa, ma la sta aspettando!

Il 25 novembre 1923 un trafiletto sul Paris-Soir annuncia il suo ritorno da Costantinopoli, ma informa i lettori che la salute della cantante non è buona e che si dubita fortemente possa riapparire in pubblico.

Il 7 dicembre di quello stesso 1923, ancora, il Paris-Soir esce con un articolo di Henri Jeanson che, entusiasticamente, annuncia il ritorno sulle scene di Fréhel.

La cantante si esibirà la sera successiva, un sabato, Au Canari, al n°8 di Faubourg Montmartre, durante una serata in suo onore. Molto presto, rivela lei stessa, sarà sul palcoscenico dell’Olympia.

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La serata del Canari è descritta come un successo. Parigi ritrova, dunque, l’interprete più autentica della “canzone realistica”? Certo non l’ha dimenticata!

Per quasi tutto il resto di dicembre Fréhel si esibisce ogni sera chez Camille Desmoulins al 5 di rue Beaujolais (Palais-Royal), compreso il cenone di Natale dove compare al fianco di un’altra artista folle e disperata quanto lei: Maud-Loty.
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Ma la grande serata è quella del 28 dicembre: all’Olympia! Quella sera nasce la leggenda de l’inoubliable inoubliée!

Ecco alcuni passi di un articolo redazionale de Comoedia:

“Fréhel après une absence de dix anées, nous revient enfin…! Celle dont on avait pleuré la mort, celle que l’on disait avoir rencotrée à Costantinople crevant de faim ou à Bucarest menant la grande vie, Fréhel sera demain parmi nous. La curieuse et si étrange artiste, l’inoubliable et inoubliée Fréhel nous revient simple, humaine, gouailleuse, tragique – et déjà légendaire…Elle paraîtra vêtue d’une robe sombre, parmi un halo de lumière blonde; elle chantera les douleurs, les amours, les vices, les gaudrioles de la vie…et ceux qui l’auront vue une fois ne pourront oublier son visage ironique et son sourire gouailleur, sa voix de noceuse et son regard prenant… Demain, enfin, nous reverrons Fréhel!

Il nome di Fréhel rimane in cartellone ininterrottamente fino al 3 gennaio del 1924.

Le serate de l’Olympia non sono un fiasco: tutt’altro! Ma non sono nemmeno il successo incondizionato che la leggenda, in seguito, attribuisce loro.

Il suo nuovo posto nel mondo della canzone francese, Fréhel, deve riconquistarselo.

Non dimentichiamoci che nei dieci anni in cui Fréhel era pressoché scomparsa, c’è stata una guerra mondiale in cui la Francia ha pianto più di tre milioni di morti. Un mondo intero è scomparso: quello della Belle Époque. Nuove tensioni agitano l’orizzonte europeo.

Gli anni venti sono come un periodo di mezzo della Storia. La gente cerca quello che non c’è più, senza sapere ancora che si avvia verso qualcosa di nuovo. E poi la vita è cara e molte donne hanno imparato a fare lavori da uomini: come guidare i tram e gli autobus.

Chi si aspettava di ritrovare la ragazzina impertinente, con la voce da usignolo arrabbiato, che gettava in faccia ad un mondo di uomini adulti l’arroganza della sua giovinezza cresciuta per strada, rimane sconcertato in quelle serate all’Olympia.

Proprio Comoedia, a firma di Gustave Fréjaville, il 3 gennaio 1924:

“…lorsque nous avons vu reparaître à l’Olympia, la fugitive, “l’inoubliable et inoubliée Fréhel” come disait le programme…nous avons bien retrouvé en un éclair ” son épaule de biais et sa bouche rossarde, sa lèvre relevée dont le duvet garde une moustache de poudre…”. Mais le contralto ” râpeux et prenant” qui autrefois nous remuait d’émoption jusqu’aux entrailles a subi de rudes atteintes et dans cette grande salle du boulevard, Fréhel n’a pas retouvé l’atmosphère cordiale de ce temps où, si près de son enfance, la chanteuse populaire voyait maint visage familier parmi les spectateurs des galeries de son petit concert montmartrois…Le charme est rompu et c’est une impression pénible que de voir cette artiste privée du meilleur d’elle-même se défendre à peine contre l’indifférence étonnée de ce public qu’elle ne reconnaît pas. Nous avons tout changé depuis votre dèpart, ô Fréhel! Vous ne parlez plus notre langue, vous n’êtes pas “à la page”, comme nous disons…Votre chanson pour ivrogne nous gêne…Le vin est cher, et on n’a pas le temps de boire…Vous êtes, Fréhel, un personnage de l’ancien répertoire, est ce cela, plus encore que cette voix trop cruellement blessée, qui déconcerte et met sur la défensive les spectateurs d’aujourd’hui…”

La critica è forse un tantino spietata ed esagerata. Se le cose fossero proprio andate così non avremmo più sentito parlare di Fréhel. Probabilmente il pubblico si divise fra coloro che amarono subito la cantante per quello che era diventata e coloro che rimpiangevano il passato o, come il nostro giornalista, disprezzavano un’epoca e la sua musica.

Per sua fortuna gli ingaggi non le mancano e non smetterà mai di esibirsi nei più prestigiosi locali parigini. Lentamente il suo personaggio saprà andare incontro al nuovo gusto della gente. Grazie soprattutto a quella sua autenticità, che nessuno a mai potuto negare, e a quella voce che non è più quella del 1910, ma rimane unica e si dimostra particolarmente adatta ad interpretare i tempi difficili che saranno presto gli anni ’30 del novecento.

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Quanto il suo pubblico possa arrivare ad amarla ce lo rivela un aneddoto della sua vita:

Un giorno, Fréhel, si trova al Velodromo d’inverno, il Vél’d’Hiv, come lo chiamano a Parigi. Si corre una competizione chiamata “La sei giorni”. Porta in bella mostra il più importante dei suoi tanti gioielli: un grande diamante donatole dalla Regina di Romania. Tra il pubblico un tipo le grida: ” Hé, fais voir ton caillou!”

Fréhel se lo sfila e lo passa al giovane. Il preziosissimo gioiello gira di mano in mano tra il pubblico fino a tornare nelle mani della cantante!”

-Molto liberamente tradotto dal libro di Patrick Pelloux: “On ne meurt qu’une fois et c’est pour si longtemps”

Fréhel, l’artista, ha ritrovato la Ville Lumière, anche se questa non è più quella d’anteguerra! Marguerite, la donna, ha scacciato dalla propria vita i suoi demoni?

No, come vedremo presto. Certe fragilità non è semplice superarle, soprattutto quando nascono da profonde e insondabili ragioni. Alcol e droga, ma soprattutto alcol, rimangono al suo fianco segnandone la vita fino alla fine. Un disagio profondo e invincibile che non è rabbia o ribellione, ma profonda sofferenza interiore.

Lo si capisce proprio confrontando la parabola di autodistruzione di Fréhel e dell’amica Maud Loty. Accomunate dallo stesso destino le due amiche e compagne di palcoscenico si ritrovano spesso a Pigalle a bere fino a devastarsi, ma è sempre presente un pudore in Fréhel che le impedisce di esibire in pubblico la propria debolezza di fronte al vizio, quando, al contrario, l’amica non esita a mostrarsi, come fosse una recita, con assoluta indifferenza, anzi, con rabbia e, quasi, isteria e senza alcun freno.

Maud Loty, detta La Maud. Nata Maud Charlotte Chaveron, classe 1894. Personaggio incredibile quanto singolare. amica di Fréhel e come lei protagonista della Parigi tra gli anni '10 e '30 del '900.

Maud Loty, detta La Maud. Nata Maud Charlotte Chaveron, classe 1894. Personaggio incredibile quanto singolare. Amica di Fréhel e come lei protagonista della Parigi tra gli anni ’10 e ’30 del ‘900.

Anche qui ci viene in aiuto, per sottolineare la differenza fra le due amiche, e soprattutto per cogliere la distanza fra due modi di vivere lo stesso dramma, una testimonianza resa pubblica da un giornale dell’epoca: L’Oeil de Paris.

“L’autre nuit, à la Coupole, il y avait Mlle Maud Loty entourée de quelques amis. L’artiste avait certainement fait un bon dîner, car elle avait le visage tres rouge, l’œil un peu vague et la voix mal assurée.

Au momant, elle voulut se rendre au lavabo, mais elle calcula sans doute assez mal l’espace dont elle disposait, car elle heurta une table, et vint choir sur une banquette à côté d’une dame d’allure respctable et de formes importantes.

Mlle Maud Loty éleva son œil jusqu’à elle et, tout à coup la reconnaissant, s’exclama:

_ Tiens! Fréhel!

_ Bonjour, Maud, répondit la dame, qui était effectivement la chanteuse Fréhel.

Alors Mlle Maud Loty, passant son bras au cou de sa compagne, lui dit:

_ Fais pas attention, hein…je…je suis un peu noir.

Et Fréhel de répondre, maternelle:

_ Va, mon petit, je connais ça.”

L’irriverente articolo che il giornale poteva forse risparmiarsi, ma si sa… quando sei un personaggio pubblico…, data al 2 gennaio 1932 e si intitola: Compétence.

Fréhel ritorna! Viva Fréhel! Tra pochi anni anche il grande cinema francese si accorgerà di lei. Seppure ingrassata e precocemente invecchiata, da grande artista, saprà donare al suo pubblico memorabili frammenti di se stessa immortalati nella pellicola. Con la sua voce unica, indimenticabile e indimenticata.

Leggi il post precedente dedicato a Fréhel.
Venere a Parigi. Donne donnine donnette donnone donnacce della Belle époque

Fotografie ed articoli tratti da: Gallica.it

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Fréhel è tornata! Viva Fréhel!ultima modifica: 2017-07-05T10:57:09+02:00da albatros-331
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