Maigret indaga nella città di Simenon

Maigret indaga nella città di Simenon

Maigret indaga nella città di Simenon, lento, pesante e con la fedele pipa.

Maigret indaga nella città di SimenonPer la seconda volta da quando Simenon ha presentato al pubblico il personaggio del commissario francese, Maigret conduce un’indagine a Liegi, città natale del suo autore.

Il romanzo è intitolato La danseuse du Gai-Moulin. Si tratta del decimo dedicato dallo scrittore belga al commissario Maigret. Esce nel novembre del 1931, per le edizioni Fayard, a soli dieci mesi dal lancio della collana nel febbraio dello stesso anno. Dieci mesi, dieci romanzi. Esattamente quanto Simenon aveva promesso al suo titubante editore presentandogli il progetto editoriale.

La stesura dell’opera risale al settembre di quell’anno. Simenon si trova nella cittadina normanna di Ouistreham a bordo del suo battello, l’Ostrogoth, con il quale, da tre anni, naviga i canali di Francia.

La vicenda è ambientata interamente a Liegi, dove il commissario si trova, in incognito, sulle tracce di un personaggio piuttosto stravagante. Si tratta di un tal Grafopulos, figlio sfaccendato di un ricco banchiere greco. Questi, giunto a Parigi, si è rivolto al commissario Maigret chiedendo di essere sorvegliato perché teme una minaccia, ma senza precisarne l’esatta ragione. Ottenuta a pagamento la protezione di un agente il giovane greco inizia a comportarsi in modo strano, cercando lui stesso di seminare il poliziotto e di eluderne la sorveglianza. Questo comportamento incuriosisce il commissario Maigret che decide di mettersi personalmente alle calcagna del fantomatico signor Grafopulos.

Quando il greco lascia Parigi, su di un treno diretto a Berlino, Maigret lo segue, giungendo maigret liegicosì a Liegi dove Grafopulos interrompe inaspettatamente il suo viaggio. Nella città belga il greco viene assassinato, dopo una notte trascorsa in un locale notturno della città in compagnia di Adele la ballerina che da il titolo al romanzo. Non è la prima volta che il giovane Simenon ambienta nella città di Liegi una delle inchieste di Maigret. È successo già con Le pendu de Saint-Pholien, proprio uno dei due romanzi che hanno dato il via all’avventura dei romanzi Maigret.

Se Simenon non fosse stato così prolifico nel lasciarci testimonianze scritte del suo passato, forse avremmo potuto pensare che la vicenda narrata fosse completamente frutto della fantasia dello scrittore. Questo è sicuramente vero per molti aspetti del racconto, ma non lo è per tutto un corollario di personaggi che vi compaiono e che scaturiscono invece direttamente dalla memoria dello scrittore. Il Gai-Moulin, i due giovani dissoluti che si ritrovano coinvolti nell’omicidio di Grafopulos, probabilmente la stessa Adele; sono tutti personaggi che Simenon trae dal ricordo degli ultimi anni trascorsi a Liegi. Anni tumultuosi e pericolosi, di un’adolescenza, segnata forse dalla guerra, condotta sul sottile filo di lama fra lecito e l’illecito, miseria e ambizione, lavoro mal pagato e prime esperienze sessuali. Brama di vivere e realtà quotidiana.

Certo Simenon non è arrivato ai livelli di depravazione dei due giovani protagonisti della vicenda narrata nel suo romanzo, ma l’autore ha più volte sottolineato nelle proprie memorie quanto egli sia andato vicino a situazioni che avrebbero potuto compromettere

Georges Simenon, à Liège, en 1953. © Reporters

Georges Simenon, à Liège, en 1953. © Reporters

tutta la sua futura esistenza. Al pari di tanti adolescenti di ogni epoca il futuro scrittore si trova a vivere la sua “stagione all’inferno” e come i protagonisti del romanzo egli arriva a sfiorare il disastro. Al contrario di essi lui non ne è travolto. Fugge in tempo da quella città che lo soffoca, che sembra negargli ogni possibilità di riscatto e ogni ambizione.

I due giovani scapestrati, Chabot e Delfosse, sono diversi per estrazione sociale (uno figlio di un impiegato come Simenon, l’altro ricco borghese), ma sono accomunati da una simile smania malsana di vivere in fretta e, soprattutto, senza sforzo. Il primo assomiglia molto al Simenon dei sedici anni, mentre il secondo è più probabilmente ispirato dalla figura di uno o più amici dello scrittore. Entrambi sono, allo stesso tempo, anche le diverse facce della stessa medaglia. Uno cade, l’altro si salva a stento e lascia Liegi per le colonie africane. Due soluzioni che appaiono entrambe possibili e alternative. Solo il caso ha scelto chi doveva salvarsi e chi perire. Una passeggiata sull’orlo del baratro, dalla quale uno torna, anche se segnato, e l’altro no. Non vi è merito alcuno. Solo il caso.La fortuna.

Se in Le pendu de Saint-PholienSimenon prende spunto dalla sua frequentazione di una sorta di setta segreta anarchico-bohemienne, qui l’autore ci conduce direttamente dentro casa sua. I genitori di Chabot sono i genitori di Simenon e la casa è la sua con tanto di studenti ospitati in affitto, per volere della madre di lui, che vuole arrotondare così il magro bilancio famigliare. Anche i furti di denaro compiuti da Delfosse nella cassa della pasticceria di suo zio, provengono da episodi reali vissuti da Simenon in prima persona. Oggi come allora mancanza di denaro e brama di vivere mal si conciliano. Una decina di anni dopo quando Simenon, convinto di morire a breve, fermerà in Pedigree le memorie di quei suoi anni giovanili ritroveremo gli stessi personaggi e gli stessi gesti.

Bohemetumblr_l8qh3vsaFF1qdy7vgo1_500In La danseuse du Gai-Moulin, Chabot e Delfosse si ritrovano trascinati nel dramma perché conducono una vita molto al di sopra delle loro possibilità. Hanno deciso di rubare dalla cassa del Gai-Moulin, il locale dove trascorrono la maggior parte delle loro notti, atteggiandosi a uomini di mondo, ma in realtà riempiendosi di debiti. Da quel tentativo di furto andato male e dalla passione per Adele, la ballerina-prostituta del Gai-Moulin, prenderà le mosse un dramma destinato a travolgerli ed a condurre uno di loro oltre la linea da cui non vi è ritorno. La linea dell’atto irreparabile.

Attraverso Maigret, Simenon, lancia uno sguardo su un frammento della sua stessa vita e, seppur inserito in una improbabile storia di spionaggio, il quadro che ne ricava è di un realismo che nessun romanzo poliziesco dell’epoca può vantare. Se ne accorge il lettore, oggi come allora, forse ancora di più di quanto se ne accorgano o ammettano i critici del tempo che pur apprezzando l’opera di Simenon non arrivano a sottolinearne abbastanza questo aspetto.

Non ci arriva almeno Alberto Savinio che, pur nella positiva valutazione espressa nel 1932 sull’opera di Simenon, sottolinea, nei romanzi dello scrittore belga, soprattutto l’accuratezza della forma e la precisione delle descrizioni dei luoghi e dei caratteri dei personaggi. E non va oltre la definizione di “borghese” per i romanzi polizieschi di Maigret.

Eppure il realismo è proprio la nota più marcata di queste opere che nulla concedono al fantastico. Tutti i personaggi dei romanzi di Maigret, protagonisti o comparse che siano, sono personaggi reali. Reali non perché realmente esistiti, ma perché realmente possibili. Concreti. Così come concreti sono i luoghi in cui le vicende si dipanano.

Unica concessione alla fantasia pura e semplice, a volte, gli intrecci delle storie che possono apparire più o meno probabili, ma mai fantastici.

Vi è nelle storie di Maigret quel tanto di “improbabile” che il lettore è disposto a mettere di suo nell’interpretazione dei veri fatti di cronaca.

Così la morte di Grafopulos, letta sul giornale del mattino, diventa, per il padre di Chabot, proprio quell’ovvio caso di spionaggio che in realtà non è, neppure nella finzione letteraria.

Maigret indaga nella città di Simenonultima modifica: 2017-01-30T20:53:29+00:00da albatros-331
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