La Chiusa n°1-Il lungo addio a Maigret

La Chiusa n°1-Il lungo addio a Maigret


La Chiusa n°1-Il lungo addio a Maigret.

La Chiusa n°1-Il lungo addio a Maigret

La Chiusa a Charenton-le-Pont. Dal sito http://archives.valdemarne.fr/

La Chiusa n°1, diciottesimo romanzo dedicato alle inchieste del commissario Maigret, penultima opera, di Georges Simenon, data alle stampe per i tipi delle edizioni Fayard.
Questo romanzo rappresenta un punto fermo nella vita artistica di Georges Simenon e un momento di passaggio nella sua carriera di scrittore.

Siamo nell’aprile del 1933 e, ormai, quella notte di febbraio del 1931, in cui il personaggio del commissario Maigret si rivelò ai parigini e al mondo, sembra già un lontano, leggendario ricordo.
Finito il vagabondare per i canali di Francia, finito il breve soggiorno in Costa Azzurra.
Ora Simenon ha lasciato Antibes, dove ha realizzato ben tre “Maigret” ed un quarto (iniziato nel ‘31 a Ouistreham) lo ha completato.

Lo scrittore belga ha ritrovato La Rochelle, che già lo aveva affascinato nel 1927, e si è stabilito in un palazzo di campagna del XV secolo, situato in un vallone boscoso a due passi dal litorale marino. Il palazzo sorge nei pressi dell’abitato di Marsilly, si chiama La Richardière e non è lontano da La Rochelle.

La Richardière è una casa di campagna dalla lunga storia, che ha visto alternarsi diversi proprietari. Nel 1931 ne è entrato in possesso un coltivatore di nome Georges Micou ed è proprio da lui che Simenon ottiene in affitto la proprietà.
Simenon rimane in questo luogo fino al principio del 1934. Ce ne ha lasciato una rapida descrizione in uno dei suoi romanzi.

“ce bâtiment de pierre grise avec sa tour coiffée d’ardoises, autour duquel une allée de marronniers, un petit parc, puis, serré, touffu, humide, coincé entre de vieux murs, un bois en miniature, deux hectares de chênes, domaine des araignées et des serpents.” – il Testamento Donadieu.

Qui a La Richardière, Simenon, scrive due tra i più famosi romanzi Maigret: Liberty Bar e, appunto, La Chiusa n°1.

Tra i due titoli passa un anno intero e il lasso di tempo – che sembrerebbe veramente infinito, trattandosi di un autore dalla produzione vorticosa come Simenon – ci dice già qualcosa sui cambiamenti che si stanno producendo nello scrittore.

Un lungo viaggio in Africa e un altro in giro per l’Europa, durante i quali egli realizza degli importanti servizi giornalistici, lo impegnano certo piuttosto a lungo. Ma il fatto più significativo è che, solo nel 1933, vedono la luce ben cinque romanzi non Maigret:
L’Âne rouge, Le Coup de lune, Les Gens d’en face, Le Haut Mal, La Maison du canal.

Simenon ha dunque saltato definitivamente il fosso (diciamo così). Il successo come scrittore di genere non gli basta più; ha delle storie da raccontare e sa bene come farlo. Restare legato definitivamente al generoso commissario che gli ha donato la popolarità non è più possibile.

Si preparano fatti nuovi: la fine della collaborazione con l’editore Fayard, l’inizio di quella con il più letterario e prestigioso Gallimard e il “lungo addio” a Maigret. Addio che in realtà non avverrà mai completamente.

La Chiusa n°1-Il lungo addio a Maigret.

Tanto per cominciare il distacco con il commissario della PG parigina non è immediato e non sarà assolutamente drammatico. Nessun tragico e sanguinoso finale a troncare, anticipatamente, vita e carriera del poliziotto che ha fatto della quotidiana normalità (appena intaccata dal delitto) la propria bandiera. Molto meglio mandarlo tranquillamente in pensione.

Nella progressione dei due romanzi scritti a La Richardière, l’autore sembra quasi preparare i lettori all’evento ineluttabile. Lo fa attraverso i personaggi antagonisti di Maigret. Due personaggi, il Braun di Liberty Bar e l’Emile Ducrau de La Chiusa n°1, e due vicende di tale spessore e sostanza, da risultare completamente autonomi rispetto alla trama poliziesca. Sarebbe eccessivo affermare che in questi romanzi, e in particolare ne La Chiusa, Maigret non sia più il vero protagonista, ma solo il testimone di storie più complesse d’un semplice “giallo” che potrebbero vivere di vita propria.

Di Liberty Bar scriveremo, prima o poi. Di La Chiusa n°1 scriviamo adesso.

quais-seine-charenton

Charenton-le-Pont, Île-de-France, dove Senna e Marna si incontrano. Impossibile, oggi, ritrovare il quai des Carrières così come ce lo racconta Simenon.
Tutto è cambiato. Case nuove ovunque e, addirittura, un’autostrada tra il quai e la banchina di carico lungo la Senna.

Forse solo in un piccolo tratto del quai, quasi di fronte al Pont Martinet, due vecchi edifici, sopravvissuti al rinnovamento edilizio, tra rue Victor Hugo, a sinistra, e la vecchia rue de l’Embarcadère, a destra, rimangono a testimoniare il passato di quella zona portuale di Parigi.
Due vecchi edifici alti cinque e sei piani, con i tipici tetti spioventi e gli alti lucernari. Due costruzioni, una in mattoni rossi, lunghe e strette, separate l’una dall’altra da un tratto erboso. All’estrema destra un giardinetto striminzito, a sinistra una piccola area di verde pubblico curato un po’ meglio.

Un po’ più in là, lungo la Marna, vicino alla chiusa che regola la navigazione sulla via d’acqua, ha inizio questo romanzo di Simenon, La Chiusa n° 1. Un romanzo che potrebbe fare a meno di Maigret: o quasi.

Ha inizio sotto la luce della luna in una notte di primavera. Nel silenzio della grande arteria che collega Parigi al resto del mondo e delle banchine di carico, lungo il fiume, deserte, silenziose e quasi spettrali.
Un vecchio pilota di chiatta ubriaco e malfermo sulle gambe, lascia la bettola dove ha bevuto fino a poco prima e, tentando di risalire sul proprio battello, cade in acqua. Lo salvano. Accorrono alle sue grida dalla bettola che ha appena lasciato, da un’altra lì vicino e dalle tante chiatte ormeggiate intorno. Insieme a lui viene recuperato un altro uomo, mezzo annegato e ferito da una coltellata. Emille Ducrau il principale armatore della zona.

La trama, chi ha letto il libro la conosce e chi non lo ha letto la scoprirà quando deciderà di leggerlo. (Se interessa potete acquistarlo qui con pochi euro).

Non credo esistano altri romanzi o racconti dedicati a Maigret dove la storia poliziesca sia più inconsistente di questo.
Intendiamoci, non che la storia poliziesca non ci sia! Rimane, a mio avviso, in sottofondo. Solo un pretesto per raccontare altro.

La Chiusa n°1-Il lungo addio a Maigret.

Quando Maigret inizia ad investigare lo fa su richiesta dello stesso Ducrau e ancora non c’è un vero delitto. In seguito, quando, finalmente, si verifica un omicidio la cosa rimane sotto traccia per tutto il seguito del racconto; come un semplice corollario alla vicenda umana, ben più significativa e profonda, che coinvolge il vero protagonista della storia, Emile Ducrau, ed il ristretto gruppo di persone cui egli è legato dalle vicende della sua vita.

Subito Maigret riconosce nell’armatore una sorta di suo alter ego. Ducrau è più basso del commissario, ma altrettanto massiccio, solido e di carattere determinato. Ma è allo stesso tempo il contrario di Maigret. Spietato nel lavoro, duro di sentimenti, pronto ad umiliare i sottoposti come i famigliari. Ha ingannato il suo migliore amico, Gassin, il marinaio caduto in acqua ubriaco, non esitando a sedurre sua moglie. Ora Gassin ha una figlia, Aline, bella ma un po’ ritardata, che in realtà è figlia di Ducrau. Tutte le qualità ed i difetti che contribuiscono a rendere Maigret l’uomo autocentrato che è, dall’altra parte dello specchio, fanno di Ducrau un perfetto dissoluto egoista.

Il vero dramma non è l’attentato a Ducrau, ne il suicidio di suo figlio Jean; meno che mai l’omicidio di un giovane aiutante del guardiano della Chiusa n°1. Il vero dramma è che tutti questi fatti insieme portano inesorabilmente Gassin a scoprire la verità sull’infedeltà di quella moglie che adorava da viva come da morta e sulla reale paternità di Aline.

Amicizia, amore, onestà dei sentimenti. Questi i temi della vicenda. Da una parte il predatore Ducrau il cui complesso di inferiorità lo conduce a calpestare tutto e tutti, dall’altra parte Gassin, che potremmo definire ingenuo o, forse, solo fedele, che di fronte al crollo di tutto il suo mondo tenta una rivolta disperata. Prova ad uccidere l’amico di una vita, poi fallito il tentativo, uccide se stesso.

Nel mezzo un Maigret che segue passo passo gli eventi, scoprendo sempre di più come le caratteristiche di un uomo molto simile a lui, e che per certi versi egli ammira ricambiato, abbiano condotto a risultati tanto perversi.

Un Maigret a sei giorni dalla pensione, che ha richiesto in anticipo, incerto ancora se seguire sua moglie nella nuova casa di Meung o fare un passo indietro e restare in servizio. Maigret non è uomo da passi indietro. Certo non accetterà il cospicuo denaro che Emille Ducrau gli ha offerto per entrare al suo servizio.

Da quando gli uomini hanno iniziato a raccontare storie, è lo scontro tra il protagonista e l’antagonista, ha dare senso al corso del racconto.
Se non ci fosse Maigret, sarebbe il personaggio di Gassin, che andrebbe indagato più a fondo, a rivestire il ruolo di antagonista di Ducrau. La presenza di Maigret impedisce che questo avvenga; il protagonista rimane il commissario e il conflitto con il suo “altro” Ducrau, si risolve proprio in quel non vendersi di Maigret. Atto che marca definitivamente la differenza di motivazioni alla base delle scelte di vita dell’uno e dell’altro.

Visto in quest’ottica il prepensionamento di Maigret diventa un escamotage letterario quasi indispensabile all’autore, per segnare il confine fra i due uomini e le loro diverse visioni del mondo.

Eppure sappiamo che lo scrittore pensa veramente di pensionare Maigret e lo farà nel romanzo successivo, ultimo Fayard, intitolato semplicemente Maigret, dove ritroveremo il commissario già pensionato e ben ambientato nella sua nuova dimensione di campagnolo.

Quindi, ne La Chiusa n°1 Simenon sembra voler preparare il suo pubblico all’abbandono del personaggio. Sembra volerlo smontare, rendere meno reale. Gli cambia nome di battesimo e anche l’indirizzo di casa.
In realtà il diverso indirizzo dell’appartamento dei Maigret a Parigi è quasi certamente un errore di stampa. Nell’edizione a puntate apparsa su Paris-Soir fra il 23 maggio e il 16 giugno 1933, quindi prima della pubblicazione in volume che è del giugno ‘33, Maigret indica a due taxi due indirizzi differenti: prima Boulevard Richard-Lenoir, che conosciamo bene, poi Boulevard Edgar-Quinet, che non abbiamo mai sentito e non sentiremo mai più. Tutto avviene all’inizio ed alla fine del sesto capitolo e non si può spiegare diversamente se non come un errore degli editori o dello scrittore stesso.

Sul numero di Paris-Soir del 16 giugno 1933: ultima puntata de La Chiusa n°1 e intervista di Simenon a Trotsky.

Sul numero di Paris-Soir del 16 giugno 1933: ultima puntata de La Chiusa n°1 e intervista di Simenon a Trotsky.

Maigret lascia dunque il servizio. Lascia però uno spiraglio, quasi ad alimentare la curiosità del lettore: Maigret andrà veramente in pensione? Cambierà idea all’ultimo minuto? Si riciclerà nelle vesti di un investigatore privato?

“Insomma, ora potrà partire subuto, vero?” Chiese bruscamente (Ducrau). “Ha risparmiato due giorni!”

“Non lo so ancora!”

“È molto bello, laggiù?”

“È quieto.”

Noi sappiamo come sono andare le cose, ma non così i lettori dell’epoca.
Del resto Simenon è stato certamente un viaggiatore ed un girovago pronto ad intraprendere sempre nuove strade, ma non certo un uomo che ama tagliarsi i ponti dietro le spalle.

Sostieni il lavoro di questo blog senza spendere nulla. Leggi qui come fare.

La Chiusa n°1-Il lungo addio a Maigretultima modifica: 2017-07-29T12:45:30+00:00da albatros-331
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato ma sarà visibile all'autore del blog.
I campi obbligatori sono contrassegnati *