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Canzone Francese-Fréhel, la voce indimenticabile   Aggiornato recentemente!


Canzone Francese-Fréhel, la voce indimenticabile.

Canzone francese: la voce indimenticabile e indimenticata di Frèhel.

Canzone Francese-La voce indimenticabileLa canzone francese, quella sofisticata e intellettuale e, soprattutto, quella popolare dei bals musette, non è solo musica, è evocazione di un’intero universo emozionale. Supera i confini della Francia e coinvolge tutti coloro che sono appassionati di quel mondo fatto di libri, film, ambienti, luoghi e personaggi.

Uno di questi personaggi, uno di quelli più singolari e significativi, è sicuramente Frèhel. La donna e la cantante. Figura emblematica che attraversa la Belle Epoque e poi gli anni del primo dopoguerra e del “realismo poetico”, come un fulmine impazzito.

Non è esagerato paragonare la vita di questa straordinaria artista a quella di un personaggio letterario; tanto essa fu eclatante, tragica e disperata. Non è fuori luogo trovare in lei i tratti di uno dei protagonisti di un romanzo che potrebbe essere uscito dalla penna di Georges Simenon.

Lui che così a fondo ha indagato la tragica fatalità dei destini umani. Il punto di rottura cui, a volte, questi destini conducono, trascinando nel baratro esseri che il caso o le scelte, altrui o proprie, hanno condotto lontano da se stessi.

Certo Frèhel non è l’unica artista ad aver conosciuto un’infanzia miserabile, ne l’unica ad aver conquistato il successo e perduto se stessa. Ma vuoi che tutto questo accade a Parigi e vuoi che la sua voce ha rappresentato due epoche simboliche della cultura e della società europea: tutto assume i tratti della leggenda triste e magnifica insieme.

Canzone francese- Fréhel la bambina bretone con l’organetto.

La ragazza che per il pubblico presto diventerà Frèhel, nasce a Parigi venerdì 13 luglio del 1891 in Boulevard Bessières nel XVII arrondissement. Una ex strada del demanio militare ai piedi della Butte Montmartre.

I suoi genitori sono bretoni, nativi di Primel-Trégastel nel Finistère, regione del Bas Léon. Un villaggio di case basse e fattorie gettate qua e là fra mare e terra; sotto un cielo spesso uggioso e in faccia a un mare sempre imbronciato.

Lei viene al mondo con il nome di Marguerite Boulc’h. Il padre, Yves Marie, ex marinaio (da buon bretone), è poi approdato ad un lavoro nelle ferrovie e assegnato Parigi, ma in un brutto infortunio, ha perso un braccio restando invalido.

La madre, Marie-Jeanne nata Daniel, fa la portinaia, ma si dice che arrotondi le magre entrate esercitando, a livello occasionale, il mestiere più vecchio del mondo.

Non se la passano tanto bene i Boulc’h e la piccola Marguerite finisce in Bretagna dalla nonna.

Rimane in Bretagna fino ai quattro anni, poi raggiunge i genitori, che ora abitano nel sobborgo parigino di Courbevoie. Evidentemente anche la nonna fatica a mantenerla o non è più in grado di farlo.

Con il padre perennemente al bistrot e la madre impegnata come portinaia, ma con la necessità di mantenere l’alloggio sgombro da marmocchi, Marguerite cresce nelle vie circostanti e già a cinque anni la troviamo che accompagna un mendicante cieco, canticchiando semplici motivetti su un organetto di barberia.

A sette anni sfugge ad un tentativo di stupro ad opera di un vagabondo che vorrebbe abusare di lei in un terreno abbandonato. Lei resiste e gli sfugge, ma è così che impara a conoscere, in tenera età, un lato oscuro degli uomini.

Lo ripeterà spesso nel corso della sua vita:

Les hommes sont comme ça ! 

Sembra che il suo aggressore abbaia poi avuto dal destino la giusta punizione: ucciso proprio in quel campo incolto da un proiettile vagante.

Marguerite deve averli nel sangue la musica e il canto perché da allora non smetterà mai di cantare. Lavora per la ditta Cérébos che si sta facendo un nome nel commercio del sale da tavola e poi per un farmacista di rue d’Aboukir, ma non smette di cantare per strada. Nei caffè, nei bistrot, nelle tavole calde del quartiere Batignolles, tutti la conoscono.

Poco più che bambina inizia forse a coltivare un sogno: quello di diventare un giorno una vera cantante. Di quelle famose e ammirate dal pubblico! O forse sogna solo di arrivare a sbarcare il lunario facendo quello che le piace di più e in cui riesce a meraviglia.

Canzone francese- Nasce la mitica Mademoiselle Pervenche.

Frequenta le Edizioni musicali Marcel Labbé in rue l’Echiquier e diviene prestissimo la mascotte dell’ambiente dove fa la conoscenza con il repertorio della canzone popolare e, in particolare, con quello di Montéhus.

Continua a lavorare vendendo cosmetici porta a porta e, intanto, canta nei bistrots di Lavallois. Forse è un caso, forse il destino, o un estremo azzardo della ragazzina dalla voce incantevole e dal carattere sfrontato, fatto sta che questa sua attività porta a porta la conduce a bussare a quella di una potenziale cliente che risponde al nome di Augustina Otero Iglesias: la Bella Otero! Simbolo stesso della Belle Epoque.

Siamo nel 1905 e Marguerite ha quattordici anni. La Otero di anni ne ha trentasette ed è da tempo all’apice del successo. Quella ragazzina dagli occhi azzurri e dalla voce così intensa riesce a farsi notare dalla grande diva, che ne intuisce le possibilità, e la prende sotto la sua ala protettrice.

Arrivano i primi ingaggi. Debutta alla brasserie l’Univers in Avenue de Wagram, poi si esibisce in apertura di sipario al teatro de La Pépinière. Alterna un repertorio comico ad uno realistico. Ha preso un nome d’arte: Mademoiselle Pervenche.

Ma i tempi rimangono duri. La ragazza continua a cantare qua e là, spesso come compenso ha solo la garanzia d’un pasto.

Quello stesso anno inizia ad esibirsi alla Taverne de L’Olympia, prestigioso locale in Boulevard des Capucines.

Marguerite, ora Mademoiselle Pervenche, ha solo sedici anni. Certo non è ancora il successo. La pagano con un litro di caffè e due croissants e dorme regolarmente sui divani del locale. Ma canta il repertorio di Montéhus e il pubblico inizia ad ascoltare la sua voce dalle singolari espressioni metalliche,  che così bene si accordano al suono delle fisarmoniche.

Nel 1909, cosa rara per le cantanti della sua generazione, registra un 78 giri per Odeon. Sarà l’unico della sua carriera con il nome di Pervenche. Contiene due canzoni: C’est une grosse di H. Christiné ed E. Favari e Fenfant d’amour di L. Daniderff e E. Ronn.

Canzone francese- Un matrimonio, un figlio e un divorzio: voilà Fréhel.

fréhelEcco ancora il destino o il caso intervenire in forma della più naturale delle espressioni umane: l’amore.

Tutti ci innamoriamo di qualcuno ad un certo momento della nostra vita. Spesso accade che ci si innamori più volte. Più raramente una volta sola. In ogni caso alcuni di questi amori cambiano la vita, la sconvolgono o la indirizzano su vie diverse da quelle in precedenza immaginate.

Marguerite incontra, all’Olympia, Robert Hollard, un giovane borghese infatuato del Varietà,  dove si esibisce con il nome di Roberty. Lui diviene il suo pigmalione, la segue, le insegna la dizione, l’aiuta a costruire un personaggio da presentare al pubblico.

I due si innamorano, lei rimane incinta e il 28 novembre 1907 si sposano. Il bambino nasce, si chiama Marcel, e, pare, sia affidato ad una balia in Normandia. Anche Marguerite, in fondo, era stata affidata alla nonna in tenera età e c’è da lavorare, a Parigi, per costruire il personaggio della nuova protagonista della canzone francese!

Nuovo nome d’arte: Frèhel, in omaggio alle origini bretoni di Marguerite. Nuovo ingaggio: il Moulin Rouge!

Il 15 giugno del 1908 l’esibizione nella rivista d’estate nel locale che è il simbolo stesso del divertimento a Parigi. Frèhel canta interpretando le canzoni di Jean Richepin ed è subito il successo.

Diventa immediatamente una delle interpreti più richieste di Parigi! Si esibisce al Bataclan, all’Ambassadeurs, alle Folies Belville, all’Alcazar. Presto approda all’Eldorado. Il repertorio è quello della cosiddetta canzone realista di quegli anni. Canzoni composte da Léo Daniderff, Henri Christiné, Gaston Gabaroche.

Frèhel si distingue subito dalle altre interpreti della canzone realista. L’immediatezza e la semplicità con cui comunica al suo pubblico e l’emozione che suscita la sua voce in chi ascolta, ne fanno un personaggio unico nel suo genere.

Un critico scrive di lei:

“Canta il marciapiede perché ella ne è il fiore più autentico.”

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È il trionfo, la popolarità, il denaro. Ma è anche la vita che si riprende in fretta un po’ di quel che ha dato.

Probabilmente Robert Hollard non ama Marguerite. Il desiderio e l’ammirazione lo hanno spinto verso di lei e se la ragazza non fosse rimasta incinta non l’avrebbe sposata. Sono cose che capitano da sempre.

Marcel, il bimbo avuto da Roberty, muore a pochi mesi, forse trascurato da chi doveva accudirlo, forse perché allora

era cosa assai comune. Il marito, nel frattempo, si dedica all’educazione musicale e al lancio di una nuova artista: Damia, quella che diverrà famosissima, per gli abiti neri e attillati (anticipando di quarant’anni Èdith Piaf e Jiuliette Gréco), come “la tragédienne de la chanson”. Presto Roberty, avrà con lei una relazione.

Canzone francese- L’amour fou: Maurice Chevallier.

Frèhel intanto si da alla gran vita, forse in rivalsa alla miseria conosciuta fin da piccola e alle ingiustizie che ha subito e che

La cantante Damia, qui stranamente in bianco.

La cantante Damia, qui stranamente in bianco.

ancora subisce dal destino. Il suo modo di vivere è prepotente e in qualche modo autodistruttivo. Alcol, etere e cocaina iniziano a farle compagnia.

C’è una fragilità di fondo in questo fiore del marciapiede. Una fame di vita e d’amore, che viene dalla solitudine e dalla fatica della scuola più dura del mondo: la strada.

Gli avvenimenti si susseguono per Marguerite, in questo 1908, al ritmo frenetico della sua stessa ossessione di vivere. È Damia a rubarle il marito, ma è sempre Damia che le fa conoscere il nuovo amore della sua vita.

Una sera fra le quinte del Casino de Montmartre (un café concerto di Boulevard de Clichy ormai scomparso) Damia presenta a Frèhel il bel Maurice Chevallier, anche lui all’inizio di una promettente carriera.

Per la giovane stella nascente è il colpo di fulmine. Dimentica i tradimenti del marito e la prematura morte del figlio. Ora vuole Maurice a tutti i costi. Per attirare la sua attenzione ed ingelosirlo gli si nega e si accompagna ogni notte con un uomo diverso fino a che lui non cade fra le sue braccia.

Lei ha vent’anni, le Tout-Paris nel palmo della mano e Maurice Chevallier al suo fianco. È l’apoteosi, ma dura poco. Spaventato dalle folli notti di Fréhel, fatte di alcol, etere, cocaina e sesso fino allo sfinimento, il bel Maurice fugge dopo circa un anno di follia. Di quell’epoca gli resterà una dipendenza dalla cocaina cui solo con difficoltà riuscirà a liberarsi. Per lui l’ancora di salvezza sarà il nuovo amore per Mistinguett e con lei dividerà dieci anni di vita e professione.

Canzone francese- Il crollo nervoso e la fuga all’estero di Fréhel.

Per Marguerite/Frèhel è l’inizio di un tracollo nervoso sempre più devastante.

Il matrimonio con Roberty finisce ufficialmente il 13 giugno del 1910 con l’inevitabile divorzio.

Il pubblico la pretende e lei continua a cantare. Spaccona e stravagante arriva ad affrontare ed intimidire l’intera sala quando la richiamano a gran voce sul palco per riascoltarla. Ma il pubblico la vuole e la chiama! Ormai per tutti è la grande Fréhel.

Ma dentro di lei si è spezzato qualcosa. Continua ad inanellare storie occasionali con ricchi ammiratori, campioni dello sport, musicisti. Sempre più coinvolta con droghe ed alcol e sempre più depressa.

Decide di lasciare Parigi per sfuggire al disastro della sua vita sentimentale. L’occasione gli arriva, nel 1911, da un invito ad esibirsi a San Pietroburgo, proveniente dalla Granduchessa Anastasia di Mecklembourg.

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Cabarets du Ciel et de l’Enfer a Parigi.

La cosa, francamente, non è chiarissima. La Granduchessa Anastasia, nel 1911, è vedova da tempo e, alla morte del padre, ha ereditato un’immensa fortuna. Passa la gran parte della sua vita a Monte Carlo (in particolare al Casino), ma viaggia anche fra Londra e Parigi. Conduce una vita, per quei tempi scandalosa per un’aristocratica, e i suoi famigliari la vanno a trovare con molta discrezione. Il figlio è Granduca di Mecklembourg, dove lei è considerata “persona non grata”, le due figlie sono sposate con i principi ereditari, rispettivamente, di Danimarca e Germania. Lei se ne sta tranquilla nel Midi della Francia cercando di non dare troppo nell’occhio.

Può darsi, in ogni caso che l’invito ci sia davvero stato. Tutto è comunque possibile.

Certo è che il 16 aprile 1913 il quotidiano Comoedia pubblica un articolo a firma J.V. che annuncia: “Rantrée sensationelle de M.lle Fréhel”. L’autore non nasconde la sua ammirazione per lei. La definisce la più curiosa e significativa fra le artiste dell’epoca.

“Tout en elle est original: la physionomie curieuse et jolie, qui tient de l’ange et de la pierreuse à la fois; elle passe d’une façon déconcertante à des sensations très différentes; elle fait succéder la terreur à la gaieté, la joie à la tristesse. Fréhel est restée un des seuls types d’artistes que nous ayons; elle est incapable de faire les petites concessions et les génuflexions nécessaires de nos jours…”

Ancora, un articolo del settimanale Le Frou-Frou, da conto di una serie di spettacoli all’Eldorado con in cartellone anche il nome di Fréhel. L’articolo è del 16 novembre 1913. L’Eldorado esiste ancora, in Boulevard de Strasbourg, ed è un teatro, ma in quegli anni era, probabilmente, il più celebre Café-Concert di Parigi.

Che la partenza di Fréhel avvenga nel 1911 o nel 1913 poco importa. Di certo la ragazza si reca a San Pietroburgo e da lì inizia una serie di peregrinazioni che la tengono lontana dalla Francia per una decina d’anni, anche se probabilmente con dei rientri occasionali a Parigi. Viaggi quindi, prima in Russia, poi a Vienna, a Bucarest, a Odessa e, infine, a Costantinopoli.

Lei è a Vienna quando avviene l’attentato di Sarajevo. Fréhel sembra trascorre gli anni del primo conflitto mondiale a Bucarest, ma anche qui tutto non è così chiaro come sembra. La leggenda vuole che i francesi non sappiano più nulla di lei, ma un trafiletto apparso su La Grimace  il 15 ottobre 1916 – mentre annuncia l’apertura di un nuovo cabaret a Montmartre fra la rue Lafayette e la rue de Provence: il Perchoir – comunica al pubblico dei lettori che:

“Retour de Roumanie. La bonne chanteuse Fréhel fera sa prèmiere réapparition dans un concert de Montmartre.”

Non si dice il nome del locale dove la cantante intende esibirsi, ma, nella stessa pagina, viene presentata una intervista con lei in cui ella racconta un aneddoto accaduto in Romania: “la Regina si complimenta con lei alla fine di un applaudito concerto, dichiara di essere molto felice di averla ascoltata cantare e le chiede se intende fermarsi molto in Romania. Fréhel risponde, con la consueta impertinenza, che si, probabilmente si fermerà a lungo, perché si è innamorata di un bell’ufficiale della guardia reale.”

Comunque sia Fréhel, in questi anni risulta essere più una “presenza” che una realtà. Chi dice di averla vista coperta di gioielli a Bucarest, chi la segnala morente di fame a Costantinopoli, addirittura Comoedia del 21 luglio 1914 ne annuncia la morte!

“Fréhel est morte.

La nouvelle que nous donnions il y a quelques jours était malheureusement exacte: la jeune et charmante artiste a succonbé en Roumanie, où elle était en tournée.

Elle est morte, tout seule, dans un pays inconnue, sans un parent, sans un ami.”

Questo la dice lunga sull’attendibilità della stampa: ieri come oggi!

Certo alcol, droga e relazioni senza domani non l’aiutano a migliorare la sua situazione, ma il vero,il verosimile e l’inventato si mescolano e, a questo punto, dobbiamo fidarci un po’ della “leggenda” quando afferma che

costantinopoliil fondo è raggiunto proprio a Costantinopoli dove la ritroviamo, alcolizzata e drogata, prostituirsi nei bordelli della capitale turca. Anche l’Impero Ottomano è caduto e lei con esso. Un fatto è certo, a Costantinopoli, nel 1923, l’ambasciata francese la prende in carico e provvede a rispedirla in Patria. Le sue condizioni fisiche sono devastanti.

Invecchiata precocemente, a soli trent’anni, quasi irriconoscibile, si ritrova sulle banchine di una stazione di Parigi. Ad accoglierla l’ex marito Robert Holland e l’affezionato Montéhus.

Il suo corpo è distrutto, ma la sua voce è, incredibilmente, ancora intatta. Anzi! Per quanto possibile è addirittura migliore! E qui inizia un’altra pagina della storia di Fréhel, ma ne parliamo nel prossimo post.

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Canzone Francese-Fréhel, la voce indimenticabileultima modifica: 2017-06-26T10:32:18+00:00da albatros-331
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